giuliano

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IL TOMO

venerdì 7 settembre 2018

DA UNA REGIONE COSMICA ALL'ALTRA (9)









































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....Senza dubbio. Lo spirito al quale stiamo alludendo non è però una rinconcezione dello spirito in generale, ma una concezione di un particolare tipo di spirito. In base alle vostre descrizioni, è uno spirito autosufficiente, autonomo, che si nutre degli elementi ed è piuttosto indipendente dalla vita animale. Denota perciò un tipo di spirito indipendente che non è una manifestazione della vita animale. E' come se questa 'donna' avesse conosciuto, in qualità di spirito, solo la manifestazione della vita animale (attraverso un lupo o un orso), il respiro della creatura vivente con tutti gli eccessi ed i difetti (parliamo di un lupo...). Ma questo non è il vero spirito.
SIG. BAUMANN: Soprattutto per un americano, si potrebbe definire lo ‘spirito’ come una forma di azione.
DOTT. JUNG: Esattamente. Invece lo ‘spirito’ è anche una forma di inattività. Una forma di ‘spirito’ si presente come un senso di turbamento. Per esempio, il vocabolo tedesco per spirito è 'geist', che deriva dalla radice gotica 'us-gaisyan', che significa essere turbati, emozionati. La parola svizzera 'uf-gaista' significa essere molto turbati. 'Geist' in origine si riferiva alla parola 'ghost', si potrebbe dire quindi che uno spirito, uno spettro, denoti un turbamento. L'irritabilità, l'eccitazione dei cavalli focosi, nella nostra concezione, è 'geistig'. Le radici delle parole rimandano alle immagini che sottendono la nostra rappresentazione mentale, possiamo perciò concludere che lo spirito, 'Geist', l'anima, è un soffio, il "respiro dalle nostre bocche". Ma per contraddistinguerlo da ciò che si potrebbe chiamare un fraintendimento animale, l'inconscio reputa che la vita ‘spirituale’ autentica sia ‘assimilabile alla crescita delle piante’. E' la condizione orientale - della Cina o dell'India - ma non la nostra concezione occidentale. In occidente lo abbiamo identificato con ciò che chiamiamo 'Geist'. La gente comune definisce tuttora le grandi menti come grosse 'Geister'. Il  vocabolo inglese 'mind' (mente) è di gran lunga migliore del tedesco 'Geist', ma in tedesco è più significativo. In Francia sarebbe 'grand esprit'; lì pensano che gli esseri umani, essendo animali, potrebbero essere grandi spiriti….




… Questa rappresentazione mentale trae origine dalla supposizione che coloro che emettono respiri potenti, che producono un vento potente, devono essere ‘spirituali’ poiché producono qualcosa che ha una natura invisibile, come corpi fatti di respiro e che non possono essere visti, ma che escono dalla bocca. Si è sempre pensato che l' ‘anima’ uscisse dalla bocca. Le parole sono corpi aeriformi, suoni invisibili, perciò si presume siano ‘spiriti’. Eppure questi sono tutti fraintendimenti animali, perché le cose veramente ‘spirituali’ sono in ogni caso invisibili ai nostri occhi, per noi sono principi diametralmente opposti, il principio della vita vegetale che è interamente opposta, una forma di vita diversa. La vita dello ‘spirito’ è un contrasto assoluto, e per questo ci si accorge che, comunque lo ‘spirito’ si manifesti, è ostile a molte forme della nostra vita animale, alle nostre abitudini e alle nostre convinzioni. Ogni nuova manifestazione dello ‘spirito’ ha sempre comportato ogni sorta di guai. Pensate alla manifestazione dello spirito nell'islam, o nel Cristianesimo, sono stati versati fiumi di sangue, perché la vita delle piante ha una crescita diversa da quella degli animali. Vedete, la vita animale ha una crescita che può essere rappresentata così: A è l'inizio e B è la fine della vita, si presenta come un'ascesa e una discesa. A causa delle diverse stagioni della vita non c'è una crescita regolare, la stagione degli amori per gli animali, i periodi di calore, per esempio, o i cambiamenti dovuti alle migrazioni stagionali. Per l'uomo è la stessa cosa, la crescita animale è sempre crescente e decrescente. Bene, anche la crescita delle piante ha un'oscillazione stagionale, ma per lo più si tratta di una crescita di questo tipo: (AC) sino a quando, alla fine, l'albero muore improvvisamente. Ma fino al suo ultimo anno di vita fiorisce e produce frutti come ha sempre fatto sin dall'inizio. Inoltre, in questo tipo di vita, le oscillazioni stagionali sono molto meno violente. E' naturale che siano meno violente per qualcosa che è radicato nella terra; un albero non può tirare fuori i piedi dalla terra. L'animale può saltare via, può permettersi di turbarsi, di eccitarsi, e perciò ne trae vantaggio e indulge nella sua eccitazione, come facciamo noi; la maggior parte della gente indulge nel proprio turbamento, le piace essere eccitata e saltar via, mentre coloro i quali hanno una nozione della vita degli alberi sentono che questa eccitazione è per niente positiva. E' per questo che nello yoga cinese o indiano il primo principio fondamentale è che si rinunci alle proprie emozioni, che ci si ritragga da esse; è come se ci si allontanasse dalla curva del corpo animale che procede a scosse in quel modo insensato.




SIG.RA SAWYER: In certa misura le piante dipendono dalla vita animale.
DOTT. JUNG: Sì, nella simbiosi tra piante e animali.
DOTT. BARKER: Sembra esserci un'associazione tra questa idea e il vegetarianesimo. I vegetariani si considerano molto più spirituali dei carnivori.
PROF. DEMOS: Si potrebbe forse dire che la comparsa dell'ellenismo sulla scena della cultura orientale corrisponda all'evoluzione dell'animale dalla pianta? Intendo dire, la prospettiva occidentale è la volubilità, mentre le piante sono padrone di sé, come l'Oriente.
DOTT. JUNG: Assolutamente, è quello che penso.
SIGN.RA CROWLEY: Vorrei chiedere se non possa basarsi su qualcosa di diverso dal respiro, poiché le piante respirano.
DOTT. JUNG: Verissimo. La respirazione delle piante però è una sorta di concetto scientifico, e noi dobbiamo tener conto del fatto che per ciò che riguarda i primitivi non esistono cose come dei concetti scientifici. Ciò che fa la pianta viene definito respirazione, ma il respiro di un animale fa veramente muovere l'aria, e questa è una caratteristica specificatamente animale. Per esempio, si sente l'impatto del vento, eppure non lo si vede; diventa perciò una similitudine per le cose che non possono essere viste nonostante i loro effetti siano evidenti. Vediamo che un fatto spirituale, un fatto invisibile, ha avuto luogo e ci chiediamo come sia stato provocato; è all'opera qualcosa di invisibile, e il nostro unico esempio di una forza invisibile è il vento. E' come se il primitivo fosse a modo suo terribilmente imbarazzato nel descrivere ciò che noi chiameremmo effetti psichici. Poiché il corpo caldo, dice che deve esserci una fiamma, oppure deve esserci un respiro poiché il corpo respira, o sta succedendo qualcosa di soprannaturale perchè sente freddo. Un vento freddo è sempre stato il segno di una presenza spettrale. Nelle sedute spiritiche succede davvero: si sente un soffio di aria fredda che precede la manifestazione dello ‘spirito’, come se qualcuno fosse passato molto velocemente. Si suppone che si tratti di uno ‘spirito’, il che significa:  ‘Sono turbato perché un vento freddo mi ha colpito’. Questa è l'idea di un effetto spirituale. Non c'è niente da vedere e niente su cui si possa poggiare le mani, non c'è niente. Ma il fatto è che l'aria si è mossa (nello stesso istante), ed è una sensazione molto particolare quando per la prima volta si sente (parlare) uno sbuffo di aria molto fredda innegabilmente reale. E' naturale pensare che si tratti di un'allucinazione, ma la gente ha avuto queste allucinazioni fin dalla creazione del mondo. In ogni cultura è possibile scoprire esattamente lo stesso fenomeno, sia che stiate partecipando a un incontro spiritistico in Cina, in Tibet, con i beduini sul deserto africano o a New York.
(C. G. Jung, Visioni)




1) Si può presumere che vi sia in noi una 'duplice sostanza' e perciò anche due specie di facoltà e attività, quelle che sono sempre perfette, e quelle che sono successivamente imperfette e perfette. Questa soluzione cerca di spiegare la tensione esistente nella nostra vita psichica attraverso un'anima duplice. L'uomo dunque avrebbe un'anima superiore, che è immutata e sempre perfetta, e un'anima inferiore, che cambia, e con cui si può spiegare il passaggio dall'imperfezione alla perfezione. Se le due sostanze sono separate l'una dall'altra, allora viene spezzata l'unità dell'essere vivente, in quanto essa poggia sull'unità dell'anima. In questo caso, sarebbe composta da una molteplicità. Inoltre, l'anima superiore sarebbe interamente separata, non avrebbe più controllo sulla vita umana, e non avrebbe, di fatto, niente da fare con essa. Il fatto che la vita umana sia caratterizzata dall'essere perfetta e imperfetta di volta in volta, si può imputare solo alla seconda anima. 'ipotesi di un'anima che non muti è pertanto completamente superflua. Si potrebbe, forse, sostenere che questo non si riferisce a due 'sostanze' in senso proprio, ma piuttosto a due 'vite' o 'princìpi'  o 'relazioni' all'interno dell'anima stessa. Certamente, in questo modo, viene garantita l'unità dell'essere vivente, cosicché l' 'Io' umano non è come un CORO o certe altre molteplicità, poiché queste  'vite', si combinano per formare un singolo principio. Ma allora ci troviamo....














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