giuliano

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IL TOMO

sabato 17 settembre 2016

L'AUTUNNO (21)











































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L'Autunno (22)

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Il Mouseion (20)














 In ogni Autunno il compito non stava nel raccogliere la legna e destinarla al normale componimento che ci dona la stagione del Tempo (questo il segreto dello Sciamano del bosco…).
In quel dì di Novembre la preghiera è di altra natura.
Gli spiriti vanno raccolti affinché le voci assieme ai loro ricordi non rimangano muti. In verità sono rinati in nuovi elementi che ora raccontano l’infinita strofa.




La sinfonia della vita… non vista…
Questa eresia strana, che solo a raccontarla potrebbe essere bruciata come una pianta, un tronco, un ramo secco, va narrata per la gloria celata a cui la verità è stata per sempre condannata.
Il grande componimento della vita ora inizia la sua vera rima. E quando la neve scende ad imbiancare la vallata, il vecchio albergatore la saluta con una preghiera mai raccontata.




Immobile rimane a contare le ore come apostolo di una diversa dottrina: come uno Sciamano contempla e parla alla Terra. Il Tempo è assente in quel lungo dialogo, perché ogni frammento e fiocco di neve è come un nuovo albero risorto. Ogni foglia di nuovo narra la sua infinita storia perché ognuna diversa dall’altra. Ogni albero raccoglie la rima come il grande Tomo della vita. Ogni fiocco di neve torna al suo principio: cade nello stesso identico posto dove ha dimorato una Primavera e una Estate intera.
Nulla per il vero è morto.




E quando rimango immobile ad udire tutto quel silenzio, quel rumore di vita pronta a morire per poi rinascere nel suo infinito dire, tanti segreti apprendo e prego… tanti frammenti in quell’invisibile Universo…
Anni dopo, per mio diletto, fotografai il loro volto, per scoprire come ogni anima ha un disegno perfetto: una bellezza delicata raccolta in ogni pagina come una strofa imprigionata nel destino nominato vita. 
Una musica strana di cui ascolto e odo ogni singola nota.




La compongo per il diletto di questa storia segreta… eretica preghiera…
Ho atteso la loro rima come un uomo strappato dalla vita e gettato in un sogno, e da quella poesia… non riesce più a farne ritorno. Quella vita da loro narrata e vissuta non è figlia di questo frammento di Tempo raccolto e bruciato come l’anima a cui si vuole purgare un peccato mai consumato.
Per questo ho atteso con apprensione, ora che la vita domina un villaggio nominato progresso, il ritorno di ogni elemento a cui il loro misero Tempo destina il fuoco delle ore. A cui la creazione destina il fuoco che allontana ogni tremito, come fosse il freddo della morte a cui non sanno dare un nome.
Forse perché vivono nell’illusione della vita.
Forse perché vivono l’illusione dell’Inverno.
Forse perché hanno paura della morte.




Così come dicevo, quando arriva l’Autunno mi raccolgo vicino al bosco, e quando la neve lenta si posa su ogni foglia dell’albero della vita e ne imbianca la cima, io ascolto la voce che si fa’ rima…
Ascolto e leggo il libro della vita.
Non provo freddo… e parlo con il vento.
Non provo solitudine, odo tante voci come se la sala del mio vecchio albergo fosse rinata entro il mio invisibile Tempo.
Prima non riuscivo più ad udire verbo nella stagione del loro incompreso Tempo, ora ascolto ogni frammento, ogni proponimento, ogni pensiero del Primo Dio risorto.




La sala in quel momento senza Tempo è colma di tutti gli ospiti di questa eterna nostra avventura, la vestono con i nuovi colori della loro invisibile natura. Ora che il Tempo trema entro la sua strana ora, una cella fredda, una sala scaldata dal fuoco della passione entro il mito nominato istinto, temono la verità soffocata dal vino…, mentre adoro e parlo con Dio.
La sala ora si adorna, è l’Autunno che accende ogni colore come una stella che muore del proprio dolore, ed i colori, quando la linfa della stagione forma la strofa di un’altra vita, danno illusione di una morte sospesa… mentre la neve adorna il ricordo e simmetrico disegno non scorto si posa in ugual ramo di una morte prematura. 

(Prosegue...)









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