giuliano

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IL TOMO

martedì 19 dicembre 2017

GALLERIA DI STAMPE (& punti di fuga...) (59)


















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Se avrai imparato a disegnare la foglia... (61)  &




















Porfirio














Zero ed Infinito furono in senso stretto al centro del Rinascimento. Allorché l’Europa si riscuoteva dal sonno dei Secoli Bui, questi concetti – il nulla e il tutto – avrebbero demolito le fondamenta aristoteliche della Chiesa e aperto la strada alla rivoluzione scientifica. Sulle prime la Curia romana non avvertì l’insidia, e altri dignitari ecclesiastici si cimentarono con le pericolose idee, benché queste minassero il fulcro medesimo di quella filosofia tanto grata alla Chiesa; lo zero fece capolino…




 (come abbiamo visto nelle pagine precedenti, di cui sottolineo la Memoria fedele a codesto principio, in quanto il solo evocare l’impropria sua natura [eretico nulla e zero]  espone ad ogni numerata ora e ciarliero intento evoluto nel Tempo e secolo l’inquisitore di tale opera… Scusate l’asterisco ma l’aguzzino in italico principio va ravvisato nella verità della propria limitata veste e cultura di cui oppone ogni tortura ed intento… di cui si affanna e nutre… E se osservato nella piatta sua prospettiva, mirato cioè, nel museo che adorna, e, spogliato dell’ipocrisia con cui cura forma e sostanza e prospettica apparenza nell’- icona per ogni chiesa e opera mirata e pregata e da un papa difesa…, rivelerà, in verità e per il vero, un corpo malato un’Anima violenta quale essere che dibatte la clava in difesa dell’errato principio velato nella propria intimidatoria natura… Chi perenne antenato, e chi invece, filosofo alla caverna assiso ad incidere verità ed opera qui non dico, in quanto lo scritto Eretico per suo principio e l’aguzzino scalcia alla porta con mezzi e metodi dei quali provo vergogna per ogni sua sillaba o vocale che sia, scusate che dico, per ogni ‘grugnito’ neppur ‘evoluto’ solo regredito ad un verso dalla ‘gola’ nutrito come un rutto nei confronti della Parola mal digerita…o forse giammai compresa nella difficile impresa di saziare il corpo dalla bestia macellata…)…




….al centro come enunciato di tale intento o pittogramma predire futuro per quanto incerto matematico enunciato o equazione che sia… …Un Cardinale dichiarò che l’Universo era infinito, senza limiti. Ma d’infatuazione si trattava, e non era destinata a durare. Come la Chiesa si sentì minacciata, si trincerò nuovamente dietro la vecchia dottrina filosofica che così bene l’aveva affiancata per tanto tempo. Ma era troppo tardi: lo zero aveva ormai preso piede in Occidente e, nonostante le pontificie obiezioni, la sua forza era tale da non consentire più un nuovo esilio – Aristotele dovette piegarsi di fronte all’infinito e al vuoto, e con lui si sfilacciò la prova dell’esistenza di Dio. Alla Chiesa restava aperta un’unica via: accettare lo zero e l’infinito; i credenti, ad ogni buon conto, avrebbero sempre potuto trovare Iddio anche celato dentro l’uno e l’altro. …Nei primi tempi del Rinascimento non risultava evidente che lo zero avrebbe posto una minaccia nei confronti della Chiesa; esso appariva uno strumento pittorico, un infinito nulla che annunciava lo straordinario rifiorire delle arti figurative…




…(l’offesa non arrechi fallace intento giacché la prospettiva all’indice posta e rilevata da una più attenta analisi monitorata danno più che certa tale arte figurativa pregata ed ammirata, infatti ogni anima e spirito avere sicura stella nell’ora di ogni mattino e sera giacché così piace et conviene all’oculo… tempo e quadro della sua vista… Così la parabola per ogni cielo affisso adornare la volta ed ogni parete con l’icona e la figura di chi privato del principio – di volta in volta l’affresco divenire sublime opera quando per sua indomita natura rifiuta ogni legge alla parabola dal feudatario ‘fui...ita’… per l’appunto… ‘Fuire’ in volgo intento divenuto odierno… ‘fuggirre’ alla legge, non certo qual punto tridimensionale o più certa prospettiva [di fuga] anche questa vien ora spacciata e venduta qual nuova ed evoluta icona -  talché l’opera sua sublime intento distribuito in globalizzato principio dal Nuovo al Vecchio continente a rete (e/o rate) distribuito… E l’arte di cui il pittogramma intento e figura per magia della nuova e secolare avventura, inquisito nella prospettiva della dubbia sua virtuale natura in nome del nuovo traguardo cui comporre regredita opera… alla parete di ogni ominide ornare e comporre ‘parola’… 




Ma non per questo possiamo ricordarlo Eretico nella sua prospettiva di fuga… forse solo un moderno ed evoluto ‘ciarlatano’ nella piazza del borgo reclamare falsa ricchezza e bellezza… Ed il libro come poc’innanzi dicevo sopraffatto nel suo proverbiale e sicuro martirio, indice ed oblio nell’onda divenuta ingiuria cenere di un avverso destino, giacché dalla pianta e cellulosa nati ed alla fotosintesi destinati porgiamo l’onore di rilevare e rivelare immateriale dimensione la quale da lei si nutre ed a lei ritorna per ogni illuminato intento papiro ed antico Frammento… Reclamare il quadro o l’icona dipinta per tanta bellezza… ed un lupo in solitaria compagnia alla caverna cui assieme costretti. Ma per Dio! Di nuovo in codesto cunicolo confondere Rete e Gog di chi Google padrone del Tempo…! L’indice appare cosa più gradita e sarà il mio come l’altrui destino di un remoto intento al cunicolo ove passato e futuro corrono dall’uno all’altro principio condensato nella materia ed invisibile impresa di svelarerne significato… In quanto si rimprovera, da chi, dio e padrone dell’icona (così come ieri ed oggi…) di non ben decifrare la luce del  motivo, di non comprendere cioè, i valori numerati nella prospettiva cui l’apparenza ogni cosa adorma... 




Scusate signori giudici, chierici, porporati, scienziati, formare la comune ‘materia’ della sapienza di cui dispensate secolare verbo, e cui distribuite saggezza non certo antica distillata nella velenosa opera e critica… O chiunque voi siate celati nell’ottica della vostra prospettiva… Scusate signor miei, quantunque latitanti e debitori della verità nella prospettiva divenuta falsa misericordia ed opera e di cui nutrite e purgate la Storia e coltivate la Memoria… nella pretesa e secolare premessa di torturare il libero arbitrio e Dio, se qui offendo la vostra illuminata ragione e con essa la geografia, oppur che dico, l’invisibile ‘oculo’ con cui inquisite l’Anima o lo Spirito giacché reclamate, nonché, come più volte ripetuto alla corda della vostra secolare tortura, il sogno e la coscienza… Il Sé primordiale geneticamente monitorato qual nobile e prefissato Orwelliano traguardo… ed altra Verità non affine alla vostra ingiuria ed armati di tale e più certo intento offendere ed attentare la quiete con cui affrancate e rincuorate dai tempi remoti ogni anima e natura (già espresso i motivi di cui fui e sono oggetto nell’aggressione di cui il citato asterisco, aggressione nell’intento e giardino ove la mela è stata colta…)… 




Sicché è bene offrire e coltivare tal prospettiva nell’ottica di una diversa cultura che fa della stessa icona ed opera evoluta nell’arte una diversa moneta coniata per la ricchezza del corpo di taluni e pochi fortunati feudatari e lo Spirito di tutti… al sogno contemplato (‘prima o seconda visione’ è solo questione di tempo… pausa in cui diluita la celeste ‘briciolina’ o ‘seme’ della vita nella verità composta in fibra trascesa in megapixle sintetizzata quale mondiale visione per ogni stella e stellina affissa…) …Giacché monasteri come l’evo andato parlano e predicano identica, l’antica visione accompagnata dal miracolo distribuito e certificato in etere distribuito, ma che dico! Forse solo aggiornato! Sì certo è pur strano questo Dio predicato al giubileo di chi fui-to perdonato, e il Dio da loro predicato convenire alla fotosintesi di un pensiero a Lui alieno, giacché lo gnostico principio nella dualità espresso assumere nel nulla l’antica consapevolezza di un illustre antenato al tempo Autier di cui lo zero certificò eretico motivo e principio… fine di ogni Perfetto nato! Le statistiche attestano e parlano chiaro, o al contrario, scusate signori miei…, scuro… in questa duplice visione, allorché il tomo ed il sapere gravemente punito da altra e diversa prospettiva fuggita o solo sfuggita… allo zero convenuto  per l’appunto! 




Scusate nobili signori meglio sprono l’illuminata vostra ragione diluita nella scientifica certezza, o meglio, come spesso ben dite, ‘evoluta’ e trascesa verso una diversa e più sicura matematica consapevolezza… da quando, cioè, il tempo nato e con questo, come poco sopra a questa crosta di cui nutro l’apparente Abisso al nucleo di un invisibile fuoco (e tomo) espresso… la relativa memoria genetica che ne deriva… Così il ‘sacrificio’ ben evoluto e consumato nella prospettiva del tomo accresciuto – scusate signori miei odo un tonfo sordo neppure un sisma: benvenuta dama ingiuria battere colpo e coniare l’indole della limitata tua natura conficcare il chiodo della propria crosta… certifico qui la tua reale consistenza attesto nell’immutabile verità di chi vede scorge  confonde e spia e si immagina non visto nel misfatto di cui il violento intento  seminare aggredire diversa ed Eretica Parola… In cui opera, cioè, l’irrazionale certezza di una superiore vista ed altezza alla quale vorrai sfuggire, alla quale, nella pretesa del limite ti pensi e credi superiore: si affanna proprio in questa breve se pur nutrita pagina di Storia mentre fuori invade la violenza di ogni risma e consistenza e/o tempo… Come sempre composto e convenuto alla secolare semina della propria incompiuta natura accompagnata al nutrimento del limitato e materiale intento!




Sì! E pur tutti la vedono e la sentono: batte e fustiga la mia schiena, batte la Parola spacciandosi per Verbo, colpisce ed ingiuria: è nulla dal nulla taciuto: il male di cui nato e composto il Tempo convenuto al teatro cui fu ed è affidato ruolo consumare e recitare il copione alla genesi intrappolato e circoscritto alla caricatura della propria maschera: anima ricomposta fuoco che sgorga bruciare in ortodosso principio: cacciatore che bracca la sua vittima: vapore e caos scomposto sgorgare non oltre la crosta ed alla crosta ritorna dopo il ciclo della nuova ed antica evoluzione destino della limitata e non certo infinita Natura crearne di nuova e aliena… e non certo simmetrica Anima Mundi nutrire la terra: male consumare e comporre la propria dottrina affine al Big-Bang cui tradisce ed offende la vita: dèmone accresciuto nella falsa prospettiva e Dio ‘veicolato’ verso materiale visione e sempre avverso all’immateriale ed irrazionale principio: e non certo assiso al trono di un diamante in cui la Verità evoluta ed ad un diavolo ridotta comporre il razionale cui il nostro Dio trascendente assente al Tempo detto… Numero che a quello torna dopo aver fatto di conto nell’orbita della limitata materia ridurre i dèmoni dei primi elementi ad una genesi contraria alla verità… 




E con questa incidere [falsa] ‘prospettiva’! Infatti, e per concludere, la ‘pedanteria’ o verità divenuta denso nucleo dell’Opera: il sapere è un male antico il quale per il ‘bene’ comune va taciuto nel paradosso della ‘mitica formula’ in cerca dell’agnello cui nutrire lo stesso nel computo e algoritmo di un numero [in cui ogni Cristo e profeta braccato per il bene del libero mercato]: e l’indice e le statistiche in questa breve parentesi confortare lo stesso in cui ogni messaggino composto e nutrito per la prossima visione programmata al telecomando di una diversa implosione: chi osa tanto esposto anche a questa certa e sicura equazione tanté il prete più che inchinato ed assiso nella secolare processione della sua venuta al Rina di cui la mafia padrona… E più taccio e non dico nobili signori padroni del sogno e dello Spirito…) …




Prima del XV secolo i dipinti ed i disegni erano sostanzialmente immobili e privi di rilievo; le immagini vi erano rappresentate fuori proporzione e costrette in due dimensioni, con piatti cavalieri che spuntavano… (come bene avete letto ma di cui solo vedete l’indomita loro natura…) da deformati castelli in miniatura. Neppure i migliori artisti sapevano ritrarre con verosimiglianza – non conoscevano il potere dello zero. Fu un architetto italiano, Filippo Brunelleschi, che per primo mostrò le possibilità di uno zero infinito, usando un punto di fuga (certo fu un altro illuminato secolo ora come espresso la latitanza adorna ben altra dipinto e fuga… nella prospettiva di ineguagliato intento….) per creare un dipinto realistico. Considerato dal punto di vista dimensionale, un punto è uno zero geometrico per definizione. Nella vita di tutti i giorni abbiamo a che fare con oggetti tridimensionali; l’orologio che teniamo nel cassetto, la tazza di caffè che prendiamo ogni mattina, lo stesso libro che stiamo leggendo ora, sono tutti oggetti a tre dimensioni. Ma immaginiamo che una mano possente cali a schiacciare il libro fino a ridurlo perfettamente piatto; non più simile a un parallelepipedo, esso è divenuto un rettangolo floscio, ha perso una dimensione ed è rimasto bidimensionale (ecco delinearsi l’intento in tale pittogramma…), con larghezza e lunghezza ma nessuna profondità…




Nel 1425 Brunelleschi collocò un tale oggetto al centro del disegno di un famoso edificio fiorentino, il Battistero. Questa entità di dimensioni nulle, il punto di fuga, è un’impercettibile macchiolina sulla tela che rappresenta un punto infinitamente lontano lungo la direzione di osservazione. Più gli oggetti raffigurati sono distanti da chi guarda [ed infatti nell’Universo ove l’eternità della creazione e questa Opera quale fossile del Viaggio, similmente ed al pari di ciò cui visto: lontani da chi nutre il proprio intento - distanti in cotal punto confluiti e concentrati in una impercettibile prospettiva di fuga quale futuro cunicolo nell’assenza dello Spazio e Tempo… Cosicché l’osservatore maggiormente impegnato nell’inquisire con falsi ed avversi pretesti mascherati da principi e disegni come già espresso - intimidire e calunniare, offendere confondere e ingiuriare, minacciare qual indesiderata sentinella Coscienza Anima Spirito e Dio: visione dell’opera nel limite della cornice in cui ancora non costretta e posta… giacché spiano la cornice che l’adorna non cogliendo la sostanza [la rocca come espresso in un precedente asterisco protegge la cornice da ogni altro manifesto intento di qual si voglia vista ed opera]… 




Più o meno ed in pari tempo e prospetticamente tradotto, conformi alla verità di cui questa nutre e adorna la stessa nella prospettiva della luce sovrintendere la Terra ammirata calcolata o solo spiata calco dell’Universo [sicché scorgono il riflesso nello specchio ma non percepiscono o sovrintendono la vera forma - oppure ed ancora -  vedono un serpente là dove vi è una corda e là dove vi è un serpente di gnostica scienza… scorgono una corda per altra equivalenza tradotta e rapportata alla sostanza di una mela]; ed ancora, tanto più l’occhio che vede ma non comprende affida alla facile favella il glutterato ‘verso’ dell’inquisitore, inversamente alla proporzione percepita, io… alla bottega del Brunelleschi convenuto, traduco e compongo uguale intuito diametralmente opposto ricomporre il Tempo di una piatta prospettiva… e pur questa è sì certa matematica ed enunciato annunciare opera e forma…; ed ancora, nel futuro di questo infinitesimale punto, tanto più la navicella del progresso perseguita o solo pensa scrutare o modificare intento e orbita con la gravità del limite della propria secolare opera parente di ogni inquisizione detta, tanto più e similmente nella prospettiva di una non ancora ben definita natura matematica il sottoscritto punto perseguitato, allontana(ta) [e/o distante] quanto accertata come universale verità tradotta. 




In ciò componiamo l’irrazionale Opera, fieri, ogni qual volta la rima la poesia un pensiero non conforme al progresso del tempo (come da Jung espresso) è avviato alla prossimità infinitesimale di una fuga di un prospettico punto non visto… Ed anche questa inoppugnabile verità nutrirà e comporrà asterisco cui certificare la Storia nella rinuncia di una più elevata certezza! Quindi per concludere il matematico enunciato: tanto più l’improprio visitatore di questo Universo navigherà e violerà cotal spazio, tanto più si allontanerà - ed in pari tempo - allontanerà da ogni verità certa, e questa teologica e filosofica verità da un pittogramma precedente alla parola conformata al numero enunciato, comporre il ciclo di ciò che non appare sì certo manifesto, ma in verità e per il vero, più consona alla materia affine del Primo Dio…],  più sono prossimi al punto all’infinito e risultano, quindi, progressivamente ridotti in proporzione, fino a che ogni figura sufficientemente remota – persone, alberi, edifici – finisce in pratica per collassate in un punto a zero dimensioni e scomparire con esso. Lo zero al centro del dipinto contiene un’infinità di spazio… 




[Rapportiamo un valido esempio di cui la poesia in memoria e fedele a cotal principio ha creato o solo ricreato tale intento ed ove alla prova del nove la Rima non certo intuita nel panorama fedele alla vista, di chi, cioè, con quella pensa tutto comprendere non cogliendo, e neppure se per questo, svelato principio, ragion per cui adotto come esempio il Gog evoluto in compagnia del suo Lupo e propongo siffatto intento sperando che il breve ed eretico racconto nutrirà infinitesimale comprensione verso lo zero dell’ingegno nel quadro dipinto… E pur non essendo propriamente un edificio la prospettiva non muta la profondità e immutabilità di chi difettando nel disegno ha riproposto ugual intento in ragione della Rima, qual sia superiore natura Leonardo tracciò distinzione nel suo tomo sulla pittura, nella simmetria abbiamo scorto ugual punto albero pianta e lontana prospettiva… in questa ‘galleria di stampe’…]….






















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