giuliano

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IL TOMO

venerdì 18 gennaio 2019

BIG JOHN 33-33 (47)



















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L’altro giorno, avendo bisogno di qualcuno più giovane di me che mi facesse sentire ignorante, ho telefonato al numero dell’assistenza informatica. Mi ha risposto un tizio con la voce da ragazzino che, per prendere in carico il mio caso, voleva il numero di serie del mio computer.

‘Dove lo trovo?’,

ho chiesto sulla difensiva.

‘È sul fondo dell’unità di squilibrio funzionale della CPU’,

è stata la risposta, o qualcosa di simile e altrettanto destabilizzante.




…È proprio per questo che non chiamo molto spesso il numero dell’assistenza: nemmeno quattro secondi di conversazione e già avverto una risacca di ignoranza e vergogna che mi trascina nei gelidi abissi della Baia dell’Umiliazione.

So che adesso, da un momento all’altro – come una condanna – mi chiederà quanta RAM ho.

‘È da qualche parte vicino all’aggeggio che sembra un televisore?’,

mi informo impotente.




‘Dipende’. Il suo modello è lo Z-40LX Multimedia Hpii o lo ZX46/2Y Chromium B-BOP?’…

…E via di questo passo.

Alla fine, ho scoperto che il numero di serie del mio computer è inciso su una piastrina di metallo applicata sul fondo dell’unità di sistema, quella scatola con il cassettino per il cd che è uno spasso da aprire e chiudere.

Adesso dite pure che sono uno scemo idealista, ma se dovessi mettere un numero identificativo su ogni computer che vendo, e se poi pretendessi che la gente me lo rigurgitasse ogni volta che deve comunicare con me, non credo che lo piazzerei in un posto che obbliga il cliente, quando ha bisogno di leggerlo, a spostare i mobili e chiedere l’aiuto di un vicino.




Comunque, non è questo il punto.

Il numero del mio modello era qualcosa come CQ1247659-00-03312- DiP/22/4.

Il punto è questo.

Perché?

Perché il mio computer deve avere un numero di una complessità così scioccante?

Con un sistema del genere, se ogni neutrino dell’universo, ogni particella di materia da qui fino alla più remota traccia di gas in allontanamento dal centro del Big Bang, acquistasse in un modo o nell’altro un computer da questa azienda, ci sarebbe ancora una gran quantità di numeri disponibili. Incuriosito, cominciai a esaminare tutti i numeri della mia vita, e quasi senza eccezioni risultarono così esagerati da rasentare l’assurdo.




Il numero della mia Barclaycard, per esempio, ha tredici cifre: sufficienti per quasi due trilioni di potenziali clienti.

Ma chi vogliono prendere in giro?

La mia carta Budget-Rent-a-Car ha ben diciassette cifre. Perfino il videonoleggio sotto casa sembra poter contare su 1,999 miliardi di clienti (il che spiegherebbe come mai L.A. Confidential è sempre fuori in prestito). Di gran lunga la più impressionante è la tessera sanitaria della Blue Cross/Blue Shield – quella che ogni americano deve portarsi dietro se non vuole essere lasciato a terra sul sito di un incidente – la quale non solo mi identifica come il Nr. YGH475907018 00, ma anche come membro del Gruppo 02368.

È dunque lecito supporre che ogni gruppo abbia, al proprio interno, una persona con il mio stesso numero.

Viene quasi la tentazione di organizzare una rimpatriata.




Tutto questo lungo giro per arrivare all’argomento centrale della discussione, e cioè che uno dei miglioramenti fondamentali in America negli ultimi vent’anni è stato l’avvento di numeri telefonici che qualunque idiota può ricordare. Molto tempo fa la gente si accorse che era più facile ricordare i numeri telefonici se – invece che ai numeri sui pulsanti delle tastiere – ci si affidava alle lettere.

Nella mia città, Des Moines, per esempio, se uno voleva l’ora esatta – ‘l’orologio parlante’ secondo l’affascinante espressione usata in Gran Bretagna – il numero ufficiale era 244-5646, che ovviamente nessuno riusciva a ricordare. Ma se si componeva BIG JOHN, si otteneva lo stesso numero, e tutti riuscivano a ricordarselo (tranne, e questo è curioso, mia madre, la quale faceva sempre un po’ di confusione con i nomi, e così in genere finiva per chiedere l’ora agli estranei che aveva appena buttato giù dal letto – ma questa è un’altra storia).




Poi, a un certo punto negli ultimi vent’anni, le grandi aziende scoprirono che potevano semplificare la vita di tutti, e al tempo stesso allargare il proprio giro d’affari, basando i propri numeri su combinazioni di lettere facili da ricordare. E così adesso ogni volta che uno chiama un’impresa commerciale compone stringhe come 1-800-FLY TWA oppure 244-GET PIZZA, o cose simili.

Non sono molti i cambiamenti che negli ultimi vent’anni hanno reso la vita incommensurabilmente migliore per i tipi semplici come me, ma questo è senza dubbio uno.

E adesso ecco la mia grande idea.

Credo che dovremmo tutti avere un unico numero per tutto. Il mio, ovviamente, sarebbe 1-800-BILL. Questo numero servirebbe proprio per tutto – farebbe suonare il mio telefono, comparirebbe sui miei assegni, farebbe bella mostra di sé sul mio passaporto, e potrei usarlo per noleggiare un video. Naturalmente, ci sarebbe da riscrivere un sacco di software, ma sono certo che si possa fare. Ho intenzione di discuterne con il produttore del mio computer, non appena mi riesce di leggere quel numero di serie là sotto.

(B. Bryson, Notizie da un grande paese)













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