IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

giovedì 12 giugno 2014

LE SFIDE DELLA NATURA: l'orientamento (3)



































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Le sfide della Natura: un nobile viaggiatore....

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L'orientamento (1)  &  (2)













Negli uccelli, a differenza di altri mammiferi, l’orientamento per mezzo dell’olfatto è meno diffuso ed è noto solo fra berte e uccelli delle tempeste. In queste specie pelagiche, in cui l’olfatto è più sviluppato che in tutti gli altri uccelli, le narici sono protette da una sorta di doppio tubo che si protrae lungo il becco.
L’importanza di questo olfatto particolarmente sviluppato è probabilmente relativa quando l’animale si trova in mare aperto e viene presumibilmente utilizzato solo per identificare le carcasse putrefatte di pesci e cetacei.
Uccelli delle tempeste e berte devono però avvicinarsi alla costa per riprodursi; ogni anno questi uccelli abbandonano le loro abitudini eminentemente pelagiche e si raggruppano in colonie costituite da migliaia di coppie. Arrivati alla costa di qualche isola, essi si predisporranno a nidificare in cavità scavate dai conigli o da loro stessi.



 
Durante le ore diurne una colonia di questi uccelli appare come un luogo quasi deserto. Qualche adulto è in mare a cacciare, mentre gli altri sono al sicuro nelle cavità a incubare le uova o ad accudire ai pulcini. Questi uccelli alimentano i loro pulcini con le sostanze oleose che ricavano cibandosi di pesci e altri animali marini; questa sostanza, di odore molto intenso, viene anche utilizzata per allontanare i predatori, e i dintorni del nido ne sono spesso cosparsi.
L’odore dei rigurgiti, unito a quello delle deiezioni e a quello degli uccelli stessi, fa sì che l’ambiente circostante la colonia risulti molto puzzolente e, sulla base di questa constatazione, alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che l’orientamento degli uccelli avvenga grazie alla loro grande sensibilità olfattiva.
In ogni caso, molti altri sistemi di riferimento per l’orientamento possono essere utili ai nostri ‘amici con le ali’, e forse anche più affidabili. Il campo magnetico terrestre, ad esempio, non viene oscurato dalle nuvole, né scompare durante la notte; è inoltre fisso e assicura quindi un punto di riferimento costante per gli animali che in base ad esso si orientano.




Fra questi, il piccione viaggiatore è forse la specie più conosciuta. La varietà selvatica di questa razza, il piccione selvatico, è un animale piuttosto sedentario, che permane per tutta la vita in un territorio piuttosto ridotto. Gli uomini scoprirono però, fin dall’antichità, che questa specie, se trasportata lontano dal suo ambiente, ha una sorprendente capacità di ritornarvi, anche se deve attraversare territori completamente sconosciuti.
La varietà domestica della specie fornisce agli scienziati odierni la possibilità di studiare le cause di questo fenomeno. Alcune osservazioni hanno permesso di appurare che gli animali osservano attentamente l’ambiente circostante prima di allontanarsi, quasi a rinfrescarsi le idee sulle sue caratteristiche. Per capire se questo tipo di ricognizione visiva gioca un ruolo nella loro capacità di orientarsi, gli occhi degli uccelli sono stati coperti di lenti a contatto affumicate, che limitano il campo visivo a pochi metri. I risultati mostrano che i piccioni sono comunque in grado di far ritorno al luogo di partenza.
Si è allora pensato che essi si orientino tenendo conto della posizione del sole, in modo simile alle api, ma uccelli trasportati lontano dalle piccionaie in presenza di cielo coperto sono invariabilmente tornati al luogo di partenza.




Al contrario, se durante questi esperimenti venivano applicati piccoli magneti al capo degli uccelli, essi smarrivano la via del ritorno. Talvolta, allora, il campo magnetico terrestre serve a questi uccelli per l’orientamento, e subito sorge spontanea una domanda: come fanno a percepirne la presenza?
Questo meccanismo non è ancora perfettamente conosciuto: recentemente sono state scoperte, nel cranio e nei muscoli del collo, particelle magnetiche che probabilmente giocano un ruolo importante in questo processo.
L’orientamento è condizione indispensabile per codesti figli di ‘Madre Natura’, oltre che per la sopravvivenza nella difficile sfida della vita, anche per la migrazione, che per milioni di uccelli rappresenta una condizione di sopravvivenza da milioni di anni. Ogni autunno la metà delle specie che hanno nidificato nell’Europa settentrionale si sposta verso sud. Con l’approssimarsi dell’inverno, infatti, l’abbondanza di anfibi, insetti e piccoli mammiferi comincia a declinare e la temperatura a scendere.




La migrazione di alcune specie sarà solamente a corto raggio, e il viaggio si interromperà in prossimità delle coste meridionali. Altre specie attraverseranno invece il Mediterraneo e il Sahara e arriveranno fino all’Africa meridionale. Spostamenti simili avvengono nelle Americhe, con specie che si portano dal nord all’America Meridionale per sfuggire al freddo invernale.
I minuscoli colibrì, per esempio, discendono la Nuova Inghilterra e la Florida per intraprendere un lungo viaggio di 900 chilometri che li condurrà attraverso il Golfo del Messico e la penisola dello Yucatàn fino alle accoglienti foreste dell’America Centromeridionale.
La migrazione più lunga è senza dubbio quella compiuta dalla Sterna Artica; questa specie nidifica a nord del Circolo Polare Artico e, dopo avere allevato i pulcini, migra lungo la costa occidentale americana per raggiungere la Patagonia. Alcuni individui migrano invece verso l’Europa occidentale e, attraversando la costa occidentale africana, raggiungono la zona del Capo di Buona Speranza. Molte continueranno la migrazione attraverso l’Oceano Antartico, dove troveranno un lungo periodo di illuminazione continua, mentre i territori di nidificazione sono coperti da una lunga notte.




Entrambe le rotte sono lunghe circa 18.000 chilometri e vengono percorse senza interruzioni da parte delle sterne, che sopravvivono alimentandosi dei pesci che riescono a catturare in mare. Effettuando questi lunghi e sorprendenti viaggi, gli uccelli utilizzano sensi che ben conosciamo, insieme a qualche altro sistema di orientamento che non conosciamo ancora del tutto. Molte specie elaborano certamente mappe visive dei territori che devono sorvolare e riescono ad orientarsi osservando attentamente la geomorfologia dei territori; valli, catene montuose e fiumi rappresentano i probabili punti di riferimento per i migratori.
In questo modo i migratori europei valicano il Mediterraneo nel suo punto più stretto, lo stretto di Gibilterra, o lo costeggiano scendendo il Bosforo e la costa occidentale della Palestina. Un’altra rotta abituale, anche se meno frequentata, è quella che attraversa la penisola italiana.
Gli scienziati si sono chiesti a lungo come abbiano fatto gli uccelli a sapere che in altri parti del globo le situazioni climatiche e alimentari erano migliori di quelle dell’ambiente in cui sostavano. Alla fine dell’era glaciale, circa 11.000 anni fa’, la calotta di ghiaccio si estendeva attraverso l’Europa e gli uccelli africani trovavano molto facile raggiungerne i margini settentrionali durante l’estate, periodo in cui trovavano un’ampia disponibilità di cibo e pochi competitori. Alla fine del periodo glaciale i ghiacciai iniziarono a ritirarsi, ma fra gli uccelli rimase l’abitudine di portarsi in estate verso nord. Questo comportamento è rimasto fino ad oggi, anche se gli spostamenti sono ora dell’ordine delle centinaia o migliaia e non più di pochi chilometri.

(Prosegue) 















lunedì 9 giugno 2014

VIAGGI ONIRICI: il correttore di bozze (18)











































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Viaggi onirici: l'incubo (17)

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Viaggi onirici: il correttore di bozze (19)  &  (20) &

Viaggi Onirici: 'lezioni di vita' (21)












La United States Robots and Mechanical Men Corporation,
che era stata citata in giudizio, aveva abbastanza potere da pretendere un
processo a porte chiuse e senza giuria.
D'altra parte la Northeastern University non si sforzò di ostacolare questa
pretesa. Il consiglio d'amministrazione sapeva benissimo come il pubblico
potesse reagire a qualsiasi controversia riguardante la cattiva condotta di
un robot, per quanto infrequente questa cattiva condotta mostrasse di es-
sere.
Né gli sfuggiva che manifestazioni anti-robot potevano di punto in bianco
trasformarsi in manifestazioni anti-scienza.
Anche il governo, che nella causa era rappresentato dal giudice Harlow
Shane, era a sua volta ansioso di porre fine in sordina a quel pasticcio.
Sia la U.S. Robots sia il mondo accademico erano ossi duri, quando li
aveva come avversari.























Il giudice Shane disse:
- Signori, dal momento che non sono presenti né la stampa, né il pubblico,
né la giuria, vediamo di soffermarci il meno possibile sulle formalità e di
venire subito ai fatti.
Così dicendo accennò un sorriso forzato, forse perché pensava che il suo
invito avrebbe avuto effetto, e si sistemò la toga per sedersi più comoda-
mente. Aveva un viso simpatico e rubicondo, il mento arrotondato e mol-
le, il naso largo e gli occhi chiari e distanziati.
In complesso non era una faccia che esprimesse l'autorevolezza consona
a un giudice, e lui lo sapeva....
Barnabas H. Goodfellow, professore di fisica alla Northeastern University,
fu chiamato per primo a deporre e prestò giuramento con un'espressione
da cui non trapelava affatto la bontà che il suo nome suggeriva.


























Dopo le prime domande di rito, il pubblico ministero si ficcò le mani in tasca
e disse:
- Quando fu, professore, che vi proposto per la prima volta di utilizzare il
robot EZ-28, e in che circostanze?
Il professor Goodfellow, un uomo dal viso piccolo e spigoloso assunse un'-
espressione inquieta, pocopiù benevola di quella precedente.
- Avevo avuto rapporti professionali con il dottor Alfred Lanning, direttore
delle ricerche alla U.S. Robots,
disse,
- e l'avevo incontrato anche in alcune occasioni mondane. Ero dunque pro-
penso ad ascoltarlo con una certa indulgenza, quando mi avanzò una proposta
piuttosto strana, il tre marzo dell'anno scorso.....
- Del 2033?
- Esatto.
- Scusate se vi ho interrotto. Continuate pure.
Il professore annuì con aria glaciale, aggrottò la fronte riepilogando mental-
mente i fatti, e cominciò a raccontare.




















Il professor Goodfellow guardò il robot con un certo disagio.
Era stato portato nel magazzino sotterraneo chiuso in una cassa, così come
prescrivevano le regole riguardanti la spedizione di robot da un posto all'altro
della terra.
Goodfellow non si sentiva a disagio perché impreparato a ricevere quella
merce; sapeva benissimo dell'invio. Da quando il dottor Lanning gli aveva te-
lefonato la prima volta, il 3 marzo, si era fatto progressivamente convincere
dalle sue parole, e adesso, com'era inevitabile, si trovava faccia a faccia con
il robot.
L'automa dunque era lì, a portata di mano, e appariva straordinariamente...
grande, ma era pur sempre un robot tele-comandato dell'ultima generazione....























Anche Alfred Lanning lo guardò con attenzione, come per assicurarsi che
non fosse rimasto danneggiato durante il viaggio. Poi, con la sua testa di lun-
ghi capelli bianchi e le folte sopracciglia corrugate, si girò verso il professore.
....Il 16 di giugno, però, gli avvenimenti presero una piega inaspettata.
Ninheimer fu chiamato al telefono e fissò stupito l'immagine sullo schermo.
- Speidell! Siete qui in città?
- No, signore. Sono a Cleveland.
La voce di Speidell tremava per l'emozione.
- Allora come mai questa telefonata?
- Perché ho appena letto il vostro nuovo libro. Siete impazzito, Nenheimer?
Siete diventato matto?
Ninheimer s'irrigidì.
- C'è qualcosa che...non va?
chiese..allarmato.
- Che non va? Posso ricordarvi cos'avete scritto a pagina 562? Come vi
salta in mente di interpretare il mio lavoro in quel modo? Dove mai, nel mio
saggio, affermo che la personalità criminale non esiste e che i veri criminali
sono gli enti che hanno la funzione di applicare la legge? Sentite qui, lascia-
te che vi citi......





















- Un attimo, un attimo!
esclamò Ninheimer, cercando la pagina in questione.
- Fatemi controllare.....Dio santo!
- Allora?
- Non capisco come sia potuto succedere, Speidell. Io non ho mai scritto
cose del genere.
- Però sono stampate nel volume! E questo travisamento non è nemmeno
il peggiore. Date un'occhiata a pagina 690. Come pensate che reagirà I-
patiev quando vedrà che interpretazione assurda avete dato delle sue sco-
perte? Sentite, Ninheimer, il libro pullula di bufale di questo genere. Non
so cos'avete in mente quando l'avete scritto, ma l'unica è che lo ritiariate
dal mercato. E sarà meglio che vi profondiate in scuse alla prossima riunio-
ne dell'Associazione!
- Sentite, Speidell, ascoltatemi un attimo....
Ma Speidell riappese con tale violenza, che sullo schermo continuarono a
brillare per alcuni secondi immagini residue.























Ninheimer allora cominciò a leggere attentamente il libro e a segnare certi
punti con la biro rossa.
Riuscì a mantenersi abbastanza calmo quando fece di nuovo visita a Easy
(EZ-28), però aveva il viso tirato e le labbra esangui. Passò il libro al robot
e disse:
- Ti spiace leggere i passi da me sottolineati alle pagine 562, 631, 664 e 690...
li vedi bene Easy?
Easy eseguì l'ordine in un attimo (il suo cervello era un miracolo dell'ultima
generazione di cavi telefonici interconnessi ad altissima velocità.....).
- Ebbene, professor Ninheimer?
- Quanto stampato non corrisponde a ciò che era scritto nell'originale.
- No signore.
- Sei stato tu a cambiare il testo?
- Sì, signore.
- Perché?
- Perché i brani in questione, nel vostro manoscritto, esprimevano un giudizio
poco lusinghiero nei confronti di alcuni gruppi di esseri umani. Ho ritenuto
opportuno cambiare determinate parole per evitare offesa ai detti gruppi.
- Come hai osato fare una cosa simile?



























....Bene disse il giudice, ancora incerto.
- Siete voi l'avvocato in questa causa. Chiamate il teste.
Ninheimer andò al banco, e gli fu ricordato che era ancora sotto giuramento.
Appariva più nervoso del giorno prima, quasi turbato.
Ma il difensore lo guardò con aria benevola.
- Allora, professor Ninheimer, voi nella causa intentata ai miei clienti chiedete
750.000 $ di danni.
- Sì, è la somma che richiedo.
- E' un bel po' di denaro.
- Il danno da me subito è notevole. EZ-28 ....Copia e legge male i manoscritti....
- Non certo tale da giustificare una pretesa del genere. In fin dei conti i passi
che si suppone siano stati modificati, copiati, e altro, negativamente sono pochi.
Non dimentichiamo che nei libri a volte si trovano errori strani e imprevisti...
Nenheimer dilatò le narici.
- Caro signore, quel libro avrebbe dovuto segnare il culmine della mia carriera
professionale! La United States Robots and Mechanical Men Corporation ....
mi ha truffato...ed assieme a me quanti altri.....?

(Isaac Asimov, Tutti i miei robot)
















domenica 1 giugno 2014

VIAGGI ONIRICI: l'incubo (lo sdoppiamento del DUE) (14)









































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Viaggi onirici (13)

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Viaggi onirici: l'incubo (lo sdoppiamento del DUE) (15)













Benché lo sdoppiamento possa essere inteso come un processo diffusissimo, presente in qualche grado nella vita della maggior parte delle persone se non di tutte, noi ci siamo occupati di una sua versione distruttiva: lo ‘sdoppiamento del persecutore’….
I tedeschi dell’epoca nazista vennero a compendiare in modo paradigmatico questo processo, non perché fossero intrinsecamente più malvagi di altri popoli, ma perché riuscirono a servirsi di questa forma di sdoppiamento per attingere al potenziale umano generale, morale e psicologico, per mobilitare il male su vasta scala e per incarnarlo in funzione di un eccidio sistematico.




Benché lo sdoppiamento del persecutore (sempre innocente alla infima morale della sua approssimata coscienza…) possa verificarsi praticamente in ogni gruppo, una speciale capacità di un tale sdoppiamento è forse prerogativa degli appartenenti a vari tipi di professioni: medici, psicologi, preti, generali, uomini di stato, scrittori, artisti. In essi a un sé umano anteriore può associarsi un ‘sé professionale’ disposto ad aderire a un progetto distruttivo capace di coinvolgere in associazione fra di loro molti soggetti detti ‘civili’, e per di più disposti ad aderire a un progetto distruttivo con la finalità di arrecare danno ad altri e addirittura a ucciderli.
Consideriamo la situazione di uno psichiatra americano durante la Guerra del Vietnam. Curando veterani del Vietnam, io fui sorpreso dalla speciale animosità che manifestavano contro ‘cappellani e strizzacervelli’. Risultò che molti veterani avevano sperimentato un misto di avversione e di conflitto psicologico (due sentimenti difficili da distinguere fra loro nel pieno della lotta nel Vietnam) ed erano stati affidati alle cure o di un cappellano o di uno psichiatra a seconda di quale fosse l’orientamento del soldato stesso o del suo diretto superiore.




Il cappellano o lo psichiatra tentavano di aiutare il militare a superare le sue difficoltà e a continuare a combattere, cosa che nel Vietnam significava partecipare alle atrocità quotidiane, in una situazione produttiva di atrocità, o quanto meno ad assistervi. In tal modo il cappellano o lo psichiatra, senza rendersene conto, minavano quello che in seguito il soldato avrebbe considerato il suo ultimo residuo di umanità in quella situazione.
Tanto il cappellano quanto lo psichiatra potevano comportarsi in quel modo solo perché avevano subito una forma di sdoppiamento che dava origine a un ‘sé militare’ al servizio dell’unità militare e del suo progetto di annientamento distruzione e controllo. Una ragione per cui il cappellano o lo psichiatra andavano così facilmente soggetti a una tale forma di sdoppiamento era la loro fiducia mal riposta nella loro professione e nel loro sé professionale: il loro assunto che, in quanto membri di una professione che aveva una finalità terapeutica, qualsiasi cosa avessero fatto avrebbe condotto alla guarigione del ‘presunto’ paziente.




In questo caso il sé militare poteva pervenire a sussumere in sé il sé professionale. Così gli psichiatri di ritorno dal Vietnam, nel reinserirsi nelle loro situazioni cliniche o d’insegnamento in America, sperimentarono lotte psicologiche non meno gravi di quelle di altri veterani del Vietnam.
Consideriamo anche il caso di un fisico che è, per la maggior parte, una persona sensibile, dedita alla famiglia e fortemente contraria a violenze di qualsiasi genere. Egli può subire una forma di sdoppiamento, dalla quale può emergere quello che possiamo chiamare il suo ‘sé delle armi nucleari’. Egli può partecipare attivamente alla produzione di tali armi, sostenere che esse sono necessarie per la sicurezza nazionale e per controbilanciare le armi sovietiche, e può addirittura difenderne l’uso in certe circostanze come teorico di una guerra nucleare limitata.




E’ proprio il suo impegno umano verso la democrazia e verso la famiglia (il suo sé anteriore) a permettergli di rivendicare un’umanità simile per il suo sé delle armi nucleari, nonostante il suo contributo alla produzione di ordigni che potrebbero uccidere milioni di persone. Egli può fare ciò che fa perché il suo sdoppiamento fa parte di un equilibrio psicologico funzionale. Alla luce delle informazioni recenti di cui disponiamo sui professionisti impegnati negli eccidi di massa possiamo affermare che il secolo in corso sia il secolo dello sdoppiamento?
O, dato il potenziale sempre maggiore di professionalizzazione del genocidio, questa distinzione apparterrà al secolo XXI? Oppure ancora, possiamo chiederci in modo un po’ più sommesso, non è possibile interrompere questo processo, innanzitutto dandogli un nome?
Lo sdoppiamento facilita il genocidio.
E benché il diavolo di Thomas Mann dichiari che il tedesco ‘è proprio la mia lingua preferita’, noi sappiamo abbastanza bene che il diavolo sa parlare qualsiasi lingua.
Il genocidio sul singolo o su un gruppo di persone, è un’azione potenziale di qualsiasi nazione.

(Prosegue....)














INQUISITORI (sosta a Roma)







































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Inquisitori (sosta a Roma) (2)

Inquisitori (sosta a Roma) (3)

Inquisitori (sosta a Roma) (4)













Vendo ancora e per sempre
la stessa parola,
ora quotata anche in borsa.
Ho accesso alle segrete stanze
del potere talare,
posso contore sulla compiacenza
tradotta di questa storia antica
in complicità segretezza
e discrezione...,
.. di una banca antica.
Non deve rendere di conto
né ad una strega né ad una zingara,
né ad un pazzo che scava la terra
e si crede... anche profeta. 
(G. Lazzari, Frammenti in Rima, 
Dialogo con il nobile che vende parola, 
15/3) 






- Ma che cosa ho fatto, Paolo? Se hai voglia di scherzare, non
tormentarmi più a lungo.
- Scherzare? Dico sul serio per Dio! Io non posso fare a meno
d'informarne l'Inquisizione, perché altrimenti sarei scomunicato!
- Inquisizione?
balbettò lei, e cominciò a tremare.
- Ma che ho fatto contro la fede, in nome di Dio?
- Questo è appunto il guaio peggiore,
dicevo io.
- Guardatevi dal prendervi gioco degli Inquisitori. Dite che siete
stata una sciocca e che vi ritrattate, ma non negare la bestemmia
e la profanazione.
Piena di spavento, mi domandò:
- E se mi ritratto, Paolo, mi puniranno?
Le risposi:
- No, perché in questi casi assolvono sempre.
- Oh allora mi ritratto. Ma dimmi tu di che cosa, perché io non
lo so, quanto è vero che voglio vedere in Paradiso le anime dei
miei morti!
- E' mai possibile che non ve ne siete accorta? Non so come
dirvelo, tanto il vostro sacrilegio mi spaventa. Non vi ricordate
che andavate facendo 'Pio, Pio' ai polli, e Pio è nome di papi, di
vicari di Dio e di capi della Chiesa? Un peccatuccio da nulla!
(Francisco De Quevedo, Il paltoniere Don Paolo)






C'è un aspetto non meno importante, dei luoghi dell'Eresia che coincidevano
con quelli della cultura laica e del sapere libresco - i luoghi del libro a stampa,
(quando ancora non vi era Internet), cioè le librerie.
E chi meglio di un uomo di lettere poteva spiare quel che si diceva in quei luo-
ghi? Il Muzio, letterato e amico di letterati, si prestava bene allo scopo.
Poteva così spiare i discorsi... di Vergerio e combatterli con gli stessi strumen-
ti: la stampa, le lettere.
Erano lettere di delazione pubblica, polemiche letterarie che avevano per ogget-
to la verità dottrinale e che servivano al duplice scopo di aiutare il lavoro segreto
dell'Inquisizione e svolgere una propaganda pubblica come controveleno.
E, da bravo letterato, poteva colorare di parole e di immagini le scene del duello,
che diventavano selvagge prove di forza contro la belva feroce dell'Eretico:
'Egli se ne stava nella libreria dalla insegna di Erasmo, e (secondo che dice il Sal-
mo) quasi leone in spelonca dava di branche a questo ed a quello'......





Tre uomini segnarono l'avvio dell'Inquisizione romana (del 500) e le conferirono
i tratti destinati a colpire l'immaginazione dei contemporanei e la memoria dei po-
steri: Gian Pietro Carafa, Michele Ghislieri, Felice Peretti.
Il primo, nel 1542, presiedette alla nascita della congregazione, che fu considera-
ta la sua creatura, il secondo ne fu il temuto commissario generale - il vero 'Gran-
de Inquisitore' -, il terzo ne consacrò la preminenza nel sistema di governo romano
mettendo il Sant'Uffizio al vertice delle congregazioni nel 1588.






Il loro stile si impresse sull'azione del tribunale che presiedevano.
Il più celebre e più temuto fu quello del Carafa: la furia del popolo romano, che
alla sua morte nel 1559 si scatenò distruggendo le carte processuali e liberando
i prigionieri del Sant'Uffizio, dette la misura del clima di terrore che si era instau-
rato. Del resto, il Carafa non aveva atteso il papato per far vedere come si dove-
vano trattare gli eretici secondo lui.
La durezza con cui aveva preteso da un esitante duca di Ferrara l'esecuzione ca-
pitale del faentino Fanino Fanini era stata un segnale per tutti: l'immagine dell'In-
quisizione romana nell'Europa riformata rimase fissata da allora in poi nei tratti
del tribunale spietato descritto da Francesco Negri e da Giulio da Milano nelle
loro narrazioni della morte eroica del Fanino.






Di quella fama di crudeltà che lo riguardava personalmente Gian Pietro Carafa
cercò di liberare se stesso e il suo tribunale. Nelle conversazioni con l'inviato
veneziano a Roma, Bernardo Navagero, il papa sostenne che nell'Inquisizione
si procedeva 'con molta pietà et misericordia, et se si peccava, si peccava in
esser tropo miti'; quanto a se stesso, il Carafa affermava 'che esso in particular
non era mai stato avido di sangue, et che se non fusse qualche eccesso scanda-
loso per il qual bisognasse satisfar a qualche comunità con la pena, esso non
vorria veder mai la morte di alcuno'.
Ma in quel  momento il papa cercava di attirare nella rete una preda di prima
grandezza, il vescovo di Bergamo Vittore Soranzano. Ben più truce determina-
zione doveva mostrare parlando con quello stesso ambasciatore di altra 'peste
eretica' da bruciare - per esempio, gli odiatissimi Pole, Flaminio, Morone.






Dei tre papi inquisitori, uno solo però si identificava perfettamente con l'istitu-
zione, essendone stato insieme creatura e creatore. Fu sull'impianto del Sant'-
Uffizio di Paolo IV che si costruì la carriera di un oscuro frate piemontese;
carriera folgorante, da frate e cardinale a papa - e infine a santo.
Nominato inquisitore a Como dal capitolo provinciale di Lombardia, secondo
le regole antiche, al primo scontro coi potentissimi canonici della cattedrale di
Como il Ghislieri ricorse al Sant'Uffizio romano....

(Prosegue...)