giuliano

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IL TOMO

domenica 1 giugno 2014

VIAGGI ONIRICI: l'incubo (lo sdoppiamento del DUE) (14)









































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Benché lo sdoppiamento possa essere inteso come un processo diffusissimo, presente in qualche grado nella vita della maggior parte delle persone se non di tutte, noi ci siamo occupati di una sua versione distruttiva: lo ‘sdoppiamento del persecutore’….
I tedeschi dell’epoca nazista vennero a compendiare in modo paradigmatico questo processo, non perché fossero intrinsecamente più malvagi di altri popoli, ma perché riuscirono a servirsi di questa forma di sdoppiamento per attingere al potenziale umano generale, morale e psicologico, per mobilitare il male su vasta scala e per incarnarlo in funzione di un eccidio sistematico.




Benché lo sdoppiamento del persecutore (sempre innocente alla infima morale della sua approssimata coscienza…) possa verificarsi praticamente in ogni gruppo, una speciale capacità di un tale sdoppiamento è forse prerogativa degli appartenenti a vari tipi di professioni: medici, psicologi, preti, generali, uomini di stato, scrittori, artisti. In essi a un sé umano anteriore può associarsi un ‘sé professionale’ disposto ad aderire a un progetto distruttivo capace di coinvolgere in associazione fra di loro molti soggetti detti ‘civili’, e per di più disposti ad aderire a un progetto distruttivo con la finalità di arrecare danno ad altri e addirittura a ucciderli.
Consideriamo la situazione di uno psichiatra americano durante la Guerra del Vietnam. Curando veterani del Vietnam, io fui sorpreso dalla speciale animosità che manifestavano contro ‘cappellani e strizzacervelli’. Risultò che molti veterani avevano sperimentato un misto di avversione e di conflitto psicologico (due sentimenti difficili da distinguere fra loro nel pieno della lotta nel Vietnam) ed erano stati affidati alle cure o di un cappellano o di uno psichiatra a seconda di quale fosse l’orientamento del soldato stesso o del suo diretto superiore.




Il cappellano o lo psichiatra tentavano di aiutare il militare a superare le sue difficoltà e a continuare a combattere, cosa che nel Vietnam significava partecipare alle atrocità quotidiane, in una situazione produttiva di atrocità, o quanto meno ad assistervi. In tal modo il cappellano o lo psichiatra, senza rendersene conto, minavano quello che in seguito il soldato avrebbe considerato il suo ultimo residuo di umanità in quella situazione.
Tanto il cappellano quanto lo psichiatra potevano comportarsi in quel modo solo perché avevano subito una forma di sdoppiamento che dava origine a un ‘sé militare’ al servizio dell’unità militare e del suo progetto di annientamento distruzione e controllo. Una ragione per cui il cappellano o lo psichiatra andavano così facilmente soggetti a una tale forma di sdoppiamento era la loro fiducia mal riposta nella loro professione e nel loro sé professionale: il loro assunto che, in quanto membri di una professione che aveva una finalità terapeutica, qualsiasi cosa avessero fatto avrebbe condotto alla guarigione del ‘presunto’ paziente.




In questo caso il sé militare poteva pervenire a sussumere in sé il sé professionale. Così gli psichiatri di ritorno dal Vietnam, nel reinserirsi nelle loro situazioni cliniche o d’insegnamento in America, sperimentarono lotte psicologiche non meno gravi di quelle di altri veterani del Vietnam.
Consideriamo anche il caso di un fisico che è, per la maggior parte, una persona sensibile, dedita alla famiglia e fortemente contraria a violenze di qualsiasi genere. Egli può subire una forma di sdoppiamento, dalla quale può emergere quello che possiamo chiamare il suo ‘sé delle armi nucleari’. Egli può partecipare attivamente alla produzione di tali armi, sostenere che esse sono necessarie per la sicurezza nazionale e per controbilanciare le armi sovietiche, e può addirittura difenderne l’uso in certe circostanze come teorico di una guerra nucleare limitata.




E’ proprio il suo impegno umano verso la democrazia e verso la famiglia (il suo sé anteriore) a permettergli di rivendicare un’umanità simile per il suo sé delle armi nucleari, nonostante il suo contributo alla produzione di ordigni che potrebbero uccidere milioni di persone. Egli può fare ciò che fa perché il suo sdoppiamento fa parte di un equilibrio psicologico funzionale. Alla luce delle informazioni recenti di cui disponiamo sui professionisti impegnati negli eccidi di massa possiamo affermare che il secolo in corso sia il secolo dello sdoppiamento?
O, dato il potenziale sempre maggiore di professionalizzazione del genocidio, questa distinzione apparterrà al secolo XXI? Oppure ancora, possiamo chiederci in modo un po’ più sommesso, non è possibile interrompere questo processo, innanzitutto dandogli un nome?
Lo sdoppiamento facilita il genocidio.
E benché il diavolo di Thomas Mann dichiari che il tedesco ‘è proprio la mia lingua preferita’, noi sappiamo abbastanza bene che il diavolo sa parlare qualsiasi lingua.
Il genocidio sul singolo o su un gruppo di persone, è un’azione potenziale di qualsiasi nazione.

(Prosegue....)














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