giuliano

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IL TOMO

lunedì 16 giugno 2014

LA TESTA DEL LUPO











































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La testa del lupo (2) &

Migrazioni  &  Relazioni












                                       
Ho scelto quei libri tra le migliaia conservati con cura nella biblioteca perché in tutti vi è la presenza del lupo e perché il Medioevo, durante il quale quei manoscritti venivano completati o avidamente letti, costituiva un periodo in cui il lupo era parte considerevole del folklore, dei temi della Chiesa e della letteratura delle classi istruite.
Se con un dito scorriamo la pergamena increspata di questi grossi fogli, notiamo un senso vertiginoso, quasi elettrico, di comunicazione immediata con un’altra epoca. Coloro che scrissero o stamparono quei testi erano persone che come voi e me sedevano a cena, che si meravigliavano al cospetto dell’universo e che si alzavano e si stiravano alla fine della giornata. Quelle persone sono cenere ormai da tempo, eppure ciò che hanno scritto rimane, completo di errori grammaticali e note in latino scritte a margine da qualche sconosciuto lettore del Rinascimento. Anche qui, è forte la sensazione che pure noi, in un’era più moderna, siamo destinati alla medesima sorte.




Nei bestiari antichi, nella storia di San Edmondo, nel Primo canto dell’Inferno di Dante, nella Historia naturalis di Plinio..  ed in molti altri testi ancora, è impossibile esaminare uno solo di questi libri senza avere la percezione di toccare appena i contorni di un’idea umana sul lupo. Il lupo sembra muoversi proprio sotto le pagine di questi volumi, con la sua andatura sciolta, attraverso l’intera storia dell’umanità, stimato da ogni sorta di uomo, ma senza proferire verbo.
Il contatto con questo mistero appare tenue come il delicato movimento del dito sulle pergamene. In questa biblioteca si possono anche trovare copie vecchie di centinaia d’anni della storia di ‘Cappuccetto Rosso’; il ‘Malleus Meleficarum’ o Martello delle streghe, l’autorità di cui si serviva l’Inquisizione per condannare al rogo centinaia di supposti lupi mannari; ed enciclopedie del XIV secolo ben corredate di credenze popolari sui lupi.




Qui, inoltre, esistono documenti sui pensieri dell’uomo a proposito del lupo, dai tempi di Esopo e prima, dall’epoca di Fenrir e degli altri lupi giganti della mitologia teutonica, attraverso l’epoca dei processi contro i lupi mannari per giungere alla credenza dei bambini-lupo nell’era moderna. Non esiste un nome vero e proprio per tutto ciò. E’ una storia lunga e ossessionante della psiche umana che lotta contro il lupo, incapace di distinguere e controllare in se stessa attrazione e repulsione per l’animale.
Tutte queste idee divennero d’attualità in un periodo particolare della storia: nel Medioevo. La mentalità medievale, più che in altri momenti storici, era ossessionata dalle immagini dei lupi e del fenomeno dei lupi mannari. La Chiesa romana, che dominò la vita medievale in Europa, sfruttò l’immagine sinistra dei lupi allo scopo di indurre la gente a credere che diavoli reali stessero predando il mondo reale. Negli anni dell’Inquisizione, la Chiesa cercò di soffocare il fermento sociale e politico e di conservare il controllo secolare scovando i ‘lupi mannari’ nella comunità e condannandoli a morte. Così facendo, acuì la paura del lupo in ogni sua forma. Nelle infide strade dei boschi scuri che separavano i villaggi medievali, i viaggiatori temevano di cadere vittima di agguati sia di banditi sia di lupi, e i due si fondevano spesso nella mentalità medievale: il lupo e il fuorilegge erano una sola entità, creature senza legge che regolavano la morale umana.




Chiedere ‘la testa del lupo’ significava condannare a morte un uomo accusato di trasgressione  e questi poteva essere ucciso da chiunque senza timore di recriminazioni legali. Una credenza sulla trasmigrazione delle anime voleva che l’anima di un bandito oppure di un Eretico, dopo la morte, si trasferisse nel corpo di un lupo. Il pensiero medievale era preso tra l’ignoranza dei tempi bui dell’alto Medioevo e la luce del Rinascimento. Nell’ambito della più potente metafora architettonica del tempo, il passaggio avvenne dalla cattedrale romanica fiocamente illuminata alla chiesa gotica piena di finestre e di luce.
Non è forse un caso se il lupo, creatura crepuscolare, era così ricorrente nelle espressioni di un popolo che emergeva dall’alto Medioevo. Sin dai tempi classici era stato un simbolo di transizione. Era un cacciatore crepuscolare, che si aggirava al tramonto e all’alba. Dalla diffusa percezione che il suo stile di vita somigliasse per qualche aspetto a quello dell’uomo primitivo, provenne l’idea che i lupi stessi avessero acquisito caratteristiche sia dell’uomo che da altri animali.




Il legame tra il lupo e un periodo di penombra, sia esso l’alba che il tramonto, pur essendo quest’ultimo per eccellenza l’ora del lupo, suggerisce due immagini in apparenza contraddittorie. La prima è il lupo creatura dei primi albori, simbolo del passaggio dall’oscurità all’illuminazione, all’intelligenza, alla civiltà. La seconda è una creatura del vespro, simbolo del ritorno all’ignoranza e alla bestialità, un percorso a ritroso nel mondo delle forze oscure. Quindi, nel Medioevo, il lupo era il compagno di santi e del Diavolo. Il suo ululato mattutino elevava lo spirito, come il canto del gallo annunciava l’alba, la fine della notte e le ore del lupo. L’ululato notturno terrorizzava l’anima: le ore del lupo (fame, stregoneria, carneficina) erano imminenti.




COMMENTI SENZA COMMENTI: dagli archivi parrocchiali (privi di analisi scientifica dei fatti documentati):
Erano ormai 16 anni che nel Biellese i lupi predavano almeno per quanto ci è dato di sapere, quando a fine agosto una bambina di quattro anni venne divorata a Piatto. Fu l’inizio di una strage: in settembre due bambini vennero sbranati a Mongrando e in ottobre ne furono divorati altri tre del vicino paese di Sala Biellese, nel dicembre successivo, il lupo uccise un’altra bambina.
Le predazioni cessarono nell’inverno e nella successiva primavera, ma nell’agosto del 1630, di nuovo a Mongrando, due bambine persero la vita a causa dei lupi ed il 10 settembre un’altra ne venne uccisa a Sala Biellese. La cattiva stagione passò ancora senza vittime, ma il dramma si replicò puntualmente a fine aprile del 1631 quando ancora a Sala Biellese, venne sbranata una dodicenne; poi, tra luglio e novembre si registrarono altre sei vittime del lupo nel medesimo paese e altre due a Graglia.

(Prosegue....)


















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