CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

giovedì 20 febbraio 2020

INTANTO IL VOSTRO AGENTE.... (3)



















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Zi Zi Zi... (1/2)

Prosegue...:

...all'Avana (& in tanti altri luoghi) (4)














RECLUTAMENTO

                                   
“Non voglio saperne di nessun lavoro. Perché ha scelto proprio me?”

“Inglese e patriottico. Risiede qui da anni. E’ un socio rispettato della Camera di Commercio europea. Ci occorre un agente all’Avana, vede? I sommergibili devono rifornirsi. I dittatori si uniscono. Quelli grossi attraggono i piccoli.”

“I sommergibili atomici non hanno bisogno di rifornirsi.”

“Giustissimo, vecchio mio, giustissimo. Ma le guerre incominciano sempre un po’ in ritardo rispetto ai tempi. Dobbiamo essere preparati anche nel campo delle armi convenzionali. Poi c’è lo spionaggio economico... zucchero, caffè, tabacco.”

“Tutte queste notizie può trovarle sugli annuari governativi.”

“Non ce ne fidiamo, mio caro. Poi lo spionaggio politico. Con i suoi aspirapolvere, lei è introdotto in tutti gli ambienti.”

“Pretende forse che analizzi la polvere?”




“Potrà sembrarle uno scherzo, mio caro, ma ai tempi di Dreyfus il più abile informatore dello spionaggio francese era una donna addetta alle pulizie che toglieva i pezzi di carta dai vari cestini dell’Ambasciata tedesca.”

“Lei non si è neppure presentato.”

“Hawthorne.”

“Ma chi è?”

“Be’, potremmo dire che sto organizzando la rete nei Caraibi. Un momento. Sta venendo qualcuno. Io mi lavo le mani, lei entri in un gabinetto. Non devono vederci insieme.”

“Siamo già stati veduti insieme.”

“Incontro fuggevole. Tra compatrioti.”

Spinse Wormold in uno dei gabinetti, come lo aveva spinto nella toletta.

“E’ l’abitudine, sa”




e poi vi fu il silenzio, eccettuato lo scorrere dell’acqua. Wormold si mise a sedere. Anche quando stava seduto, gli si vedevano le gambe sotto la mezza porta. Una maniglia girò. Passi risonarono sul pavimento a piastrelle nella direzione degli orinatoi. L’acqua continuava a scorrere e Wormold era invaso da un’enorme meraviglia. Si domandava perché non avesse fatto cessare sin dall’inizio tutte quelle assurdità. Non v’era da stupirsi che Mary lo avesse abbandonato. Ricordò uno dei loro litigi: ‘Perché non fai qualcosa, non agisci in qualche modo, un modo qualsiasi? Non fai altro che startene lì in piedi...’. Almeno, pensò, questa volta non sono in piedi, sto seduto.  





…NELLE ALTE SFERE…


“Sì. Voleva iscriversi al circolo di campagna. Un covo di milionari, come lei sa. La miglior fonte di informazioni politiche ed economiche. La quota di iscrizione è molto alta, circa dieci volte maggiore di quella del White Club, ma gli ho concesso la somma.”

“Ha fatto bene. Come sono i suoi rapporti?”

“Be’, a dire il vero ancora non ne abbiamo ricevuto, ma naturalmente gli occorrerà qualche tempo per organizzare i propri contatti. Forse ho esagerato un po’ troppo con lui l’importanza della prudenza.”

“Non è possibile. I fili di collegamento non servono a niente se saltano le valvole.”

“In realtà egli si trova in una posizione piuttosto vantaggiosa. Ha ottimi rapporti commerciali... molti dei quali con funzionari del Governo e con alti ecclesiastici.”

“Ah”




…disse il capo. Si tolse il monocolo nero e incominciò a lucidarlo con un foglietto di ‘kleenex’. L’occhio che venne così rivelato era di vetro; di un celeste pallido e non convincente, sarebbe potuto appartenere a una di quelle bambole che dicono ‘Mamma’.

“Che lavoro fa?”

“Oh, importazioni, sa. Macchinari, cose del genere.”

Era sempre importante per la propria carriera servirsi di agenti che si trovassero piuttosto in alto sulla scala sociale. I particolari insignificanti della scheda segreta concernente il negozio di via Lamparilla non sarebbero mai arrivati, in circostanze normali, in quell’ufficio nello scantinato.

“Come mai non era già socio del circolo di campagna?”

“Be’, credo che abbia condotto un’esistenza piuttosto ritirata in questi ultimi anni. Qualche difficoltà domestica.”

“Non correrà dietro alle donne, spero?”

“Oh, nulla del genere, signore. Sua moglie lo ha abbandonato. Se n’è andata con un americano.”

“Voglio sperare che non sarà anti-americano? L’Avana non è il luogo adatto per pregiudizi del genere. Dobbiamo collaborare con loro... solo fino a un certo punto, s’intende.”





BASSE ORBITE


Bevvero insieme un liquore tra le rovine del salotto e poi Wormold se ne andò. Il dottor Hasselbacher era in ginocchio ai piedi del ‘Cavaliere sorridente’, e scopava sotto il divano. Chiuso nell’automobile, Wormold sentì il rimorso rosicchiare intorno a lui come un topo nella cella di un carcere. Forse si sarebbero presto abituati l’uno all’altro e il rimorso sarebbe venuto a mangiargli briciole di pane nella mano.

Altri come lui avevano fatto la stessa cosa: uomini che si lasciavano reclutare sedendo al gabinetto, che aprivano camere d’albergo con la chiave di altre persone e ricevevano istruzioni in inchiostro invisibile nonché mediante un’utilizzazione imprevista dei ‘Racconti da Shakespeare’ di Lamb.




Ogni burla ha sempre un altro aspetto, l’aspetto della vittima. Le campane squillavano a Santo Christo, e le colombe si alzarono dal tetto nella sera dorata e fecero un ampio giro sopra le botteghe di biglietti della lotteria in via O’Reilly e sopra le panchine di Obispo; ragazzetti e bambine, il cui sesso era indistinguibile quasi quanto quello degli uccelli, irruppero come un fiume dalla scuola dei Santi Innocenti, con i grembiuli bianchi e neri, reggendo le piccole cartelle nere. L’età li divideva dal mondo adulto di 59200 e la loro credulità aveva una qualità differente.

Pensò con tenerezza: Milly tornerà presto a casa. Gli faceva piacere ch’ella credesse ancora alle fiabe: una vergine che partoriva un figlio, immagini che versavano lacrime o pronunciavano parole d’affetto nell’oscurità. Hawthorne e gli uomini della sua specie erano altrettanto creduli, ma essi bevevano cose diverse, incubi, storie grottesche ispirate alla fantascienza. A che serviva stare al gioco solo a mezzo e a malincuore? Doveva almeno dar loro qualcosa che li ripagasse del denaro speso, qualcosa di meglio di un rapporto economico da classificare negli schedari…





INTELLIGENCE


Scrisse una rapida minuta:


‘Numero 1° dell’8 marzo inizia paragrafo A nel mio recente viaggio a Santiago ho avuto da varie fonti notizia di importanti installazioni militari in costruzione sulle montagne della provincia Oriente Stop questi lavori sono troppo estesi per essere giustificati da piccole bande ribelli che resistono laggiù Stop notizie di vasti diboscamenti mascherati da incendi di foreste Stop contadini di numerosi villaggi costretti a trasportare carichi di pietre inizia paragrafo B nel bar dell’albergo di Santiago ho conosciuto pilota spagnolo della linea aerea cubana in stato di accentuata ubriachezza Stop ha detto di avere osservato durante il volo Avana-Santiago vaste piattaforme di cemento troppo grandi per qualsiasi normale edificio paragrafo C 59200/5/3 che mi ha accompagnato a Santiago ha portato a termine pericolosa missione presso il comando militare di Bayamo ed eseguito disegni di strani macchinari che vengono trasportati nelle foreste Stop questi disegni seguiranno con valigia diplomatica paragrafo D mi autorizzate a versargli premio in denaro tenuto conto gravi rischi della sua missione e a sospendere per qualche tempo lavoro su rapporto economico tenuto conto della natura inquietante e vitale di queste notizie da Oriente? paragrafo E conoscete precedenti Raul Dominguez pilota della linea aerea cubana che mi propongo reclutare come 59200/5/4?’.




Wormold mise allegramente in cifra il messaggio.

Pensò: non avrei mai creduto di esserne capace.

Pensò con orgoglio: 59200/5 sa il suo mestiere.

Il buon umore di lui si estese addirittura fino a Charles Lamb. Scelse come brano-chiave la pagina 217, riga 12:

‘Ma io scosterò la tenda e mostrerò il quadro. Non è ben fatto?’.




Fece salire Lopez dal negozio. Gli diede venticinque pesos. Disse:

“Questo è il suo primo mese di stipendio, in anticipo”.

Conosceva troppo bene Lopez e non si aspettava alcuna gratitudine per i cinque pesos in più; ciononostante, fu colto un poco di sorpresa quando Lopez disse:

“Trenta pesos basterebbero per vivere”.

“Che cosa significa, ‘basterebbero per vivere’?

Lei è già ben pagato dal negozio.”

“Questa faccenda significherà parecchio lavoro”

…disse Lopez.

“Ah, sì, eh? Quale lavoro?”

“Servizio personale.”

“Quale servizio personale?”

“Evidentemente ci dev’essere molto da lavorare, altrimenti lei non mi darebbe venticinque pesos.”

Wormold non era mai riuscito a prevalere su Lopez nelle discussioni di carattere finanziario.




“Voglio che mi porti su un’aspirapolvere Pila Atomica dal negozio”

…disse.

“Ne abbiamo uno solo in magazzino.”

“Lo voglio qui.”

Lopez sospirò:

“E’ un servizio personale, questo?”.

“Sì.”

Non appena rimasto solo, Wormold smontò con il cacciavite l’aspirapolvere nelle sue varie parti. Poi sedette alla scrivania e incominciò a fare una serie di accurati disegni. Mentre si appoggiava alla spalliera e contemplava i suoi schizzi dello spruzzatore separato dall’impugnatura del tubo flessibile, dell’eiettore a spillo, del boccaglio e del tubo telescopico, si domandò:

‘Sto forse esagerando?’.




Si accorse di aver dimenticato di indicare la scala. Tracciò una linea suddivisa in segmenti e li numerò: ognuno di essi rappresentava un metro. Poi, per meglio rendere l’idea delle proporzioni, disegnò un ometto alto cinque centimetri sotto il boccaglio. Lo vestì per benino con un abito nero e lo fornì di bombetta e ombrello.

Quando Milly tornò a casa quella sera era ancora indaffarato; stava scrivendo il suo primo rapporto e aveva dinanzi a sé, aperta sulla scrivania, una grande carta geografica di Cuba.

“Che cosa stai facendo, babbo?”

“Muovo il primo passo in una nuova carriera.”

Milly guardò al di sopra della sua spalla.

“Vuoi diventare uno scrittore?”

“Sì, di opere dell’immaginazione.”

“Potrai guadagnare molto?”

“Un modesto reddito, Milly, se mi ci metterò di buzzo buono e scriverò con regolarità. Mi propongo di comporre un saggio come questo ogni sabato sera.”

“Diventerai celebre?”

“Ne dubito. Diversamente da quasi tutti gli scrittori, attribuirò ogni merito ai miei negri.”












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