giuliano

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IL TOMO

domenica 9 febbraio 2020

IL NUOVO FEUDALESIMO (Racconti d'Archivio) [9]














 

Prosegue in:

Il nuovo Feudalesimo (2)












Una rapida ricerca attraverso Internet rivela la molteplicità di significati che i linguaggi
di alcune pratiche scientifiche, dei mezzi di comunicazione e il senso comune corrente
attribuiscono ai temini feudalesimo e neofeudalesimo.
Così in ordine sparso, neofeudalesimo può essere inteso come; estrema 'deregulation
istituzionale', per esempio nel caso dei Balcani dopo la caduta dei regimi dell'Europa
orientale; come 'manovra di corporazioni e lobbies'; come 'ricerca di protezione'.
Il termine è poi spesso associato ad altri come 'neoliberismo' e agli attributi più diver-
si come 'legislativo, universitario, industriale, mediatico, globale, postmoderno ecc.




Ma addentriamoci un poco di più nel Web.
Alla fine del 2002 un importante protagonista dell'informatica paragona l'attuale indu-
stria del software 'al feudalesimo, quando vigeva ancora la legge del taglione'. L'analo-
gia, soprattutto l'associazione feudalesimo-legge del taglione, alquanto impropria e az-
zardata, è utilizzata in riferimento al gioco di azione e reazione, per il quale la Micro-
soft di Bill Gates (e i diretti e indiretti suoi derivati..) investe e investirà ancora sui ser-
vizi Internet e sull'hardware, può beneficiare della migliore organizzazione di marketing
esistente, mentre gli avversari devono rispondere puntando soprattutto sulla qualità del
software.




Nello stesso periodo Bruce Sterling, autore di importanti best-seller, sostiene che è
imperativo categorico contrastare le forze del 'feudalesimo-Microsoft' (ed i suoi deri-
vati) e sostenere quelle del 'rinascimento' ('open-source'..):

"I consumatori devono avere la possibilità di scegliere - egli dice - nessuno deve essere
obbligato a comprare i prodotti di Bill Gates, che oggi con Window detiene il 95% del
 mercato (analogo discorso per i motori di ricerca, vedi Google..) dei sistemi operati-
vi. Un monopolio che è l'esatto contrario della libertà.
Una compagnia privata che detenga una risorsa così importante e strategica per la so-
cietà non si era mai vista nella storia: non si tratta neppure più di un capitalismo sfre-
nato, ma di un 'feudalesimo', in cui tutto appartiene all'unico grande feudatario, davan-
ti al quale gli sforzi di altri sembrano quelli di piccole e magnifiche città rinascimentali".




E' appena il caso di notare, in questa battuta di Sterling, la contrapposizione negativo/
positivo, Golia/Davide, fuori da qualsiasi contestualizzazione storica (l'attuale esempio
dell'analista della C.I.A. appare la conferma di questa profetica analisi..): così il bene
delle 'piccole e magnifiche città rinascimentali' combatte contro il male del grande mo-
stro feudale'.
Non è l'unico caso di incomprensione americana della storia europea, oltreoceano,
l'Europa è vista come la responsabile di molte colpe, 'dal feudalesimo al nazismo'.....




Ma passiamo ad altro linguaggio: quello malsano e deleterio della politica.
Nella seduta della Camera dei Deputati del 10 gennaio 1996, l'on Bossi si scaglia con-
tro i boiradi, ossia tutti i nemici del federalismo: essi sanno - afferma il leader della
Lega - 'che un'assemblea costituente federale distruggerebbe ogni forma di 'feudale-
simo politico', e soprattutto bloccherebbe le operazioni restauratrici in atto per ri-
aprire la vecchia strada di compromesso che passa attraverso la politica, tra gli in-
teressi del grande capitale del nord e della mafia del sud'.




Un capitolo a sé meriterebbe il ricorso al feudalesimo per spiegare la fenomenologia
di Silvio Berlusconi in Italia, ma anche il suo declino.
Limitiamoci a due esempi.
Il primo è un editoriale dal titolo 'Il feudo mediatico'.
Il passo più significativo è il seguente:

"La sostanza della vittoria del cavaliere alle elezioni del 2001 non è solo nel suo impe-
ro economico e, probabilmente, neppure in quello mediatico-commerciale, essa risiede
nella capacità di questa figura di incarnare, rappresententandole, esplicandole e renden-
dole modernamente fruibili, tutte le eredità e i retaggi della concezione del potere auto-
ritario europeo, dal feudalesimo ai fascismi-romani, passando per lo statalismo di ispira-
zione stalinista.
Le carestie non hanno mai affamato i feudatari e mai hanno sconfitto la loro cultura pa-
drona, arrogante e oscurantista. Per questo non serve seccare il granaio pubblicitario,
dovremmo sconfiggere, con alternative credibili e con un pensiero complesso, il potere
e la fascinazione che gli unti, i destinati, i risolutori, i casti della casta, e i 'conductor'
di ogni tempo hanno esercitato, sempre, con le loro facili soluzioni offerte in cambio
della libertà".




Un Berlusconi, dunque, personificazione fuori del tempo e della storia (al quale i suoi
peggiori nemici di un tempo, si affannano a mantenere in vita al capezzale della vec-
chia Repubblica... all'ombra di una nuova P3...) di qualsiasi potere autoritario: solo
così la procedura analogica può mettere insieme feudalesimo, fascismo, populismo,
caudillismo latino-americano, e chi più ne ha più ne metta....
Altrove non si esita ad associare con disinvoltura Impero, Monarchia assoluta, feuda-
lesimo. Le elezioni regionali del 16 maggio 2005 hanno visto in Sicilia la nascita del
fenomeno Lombardo: nato dalle costole del partito di Forza Italia, Lombardo si è poi
 alleato con la Lega di Bossi e, con quattro liste inventate in pochi mesi, ha ottenuto
alle elezioni del 2006 il 20% dei voti.
Questo il commento del giornalista:




"La monarchia assoluta di re Silvio è finita. Morta a Catania il 16 maggio 2005. Quel
giorno è nato il 'neofeudalesimo postberlusconiano': i signorotti locali, i leghisti del
nord e del sud, portano a casa i voti e poi li mettono a disposizione dell'Imperatore,
che in cambio deve dare riconoscimenti e potere ai signorotti, i quali vogliono coman-
dare a casa loro. Rafé Lombardo è il primo di questi valvassori. E' diventato un grande
feudatario della politica italiana: all'insegna dei proclami autonomistici e della sua nuo-
va politica.
Ma della vecchia, vecchissima politica ha mantenuto il meccanismo della ricerca capilla-
re del consenso. Con sano pragmatismo e senza andare troppo per il sottile. Creando
liste differenziate, per target differenti, e ammassando una folla di candidati di tutte le
categorie professionali, dai professionisti al posteggiatore. E ora? Ora Berlusconi dovrà
accontentare le richieste del suo feudatario catanese".
(Prosegue....)













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