giuliano

giuliano
IL TOMO

lunedì 24 febbraio 2020

LA PESTE... (8)




















Precedenti capitoli:

Il perché di un virus (7/1)

Prosegue con...:


(la peste) NERA (9)

























& con il Capitolo completo (della suddetta) (10)

























& L'evoluzione degli agenti patogeni (11)













La cosa che maggiormente ci stupisce ed in qual tempo sorprende non di per sé un evento facente parte della Storia con i suoi annali più o meno aggiornati, bensì come ugual preconcetti innestati possano evolvere paradossalmente in medesime situazioni di panico e terrore.

Ciò che ci rende ancor più perplessi è che se il morbo fagocita la ‘razza umana’ (più o meno evoluta) in una situazione di costante irreversibile (commerciale) progresso protratto nel Tempo da cui la Storia, così come leggeremo o avremmo dovuto leggere, non avendo imparato, o meglio, di cui nulla hanno imparato pur nulla di questa trascorsa nell’attuale osservato se identica paura viene innestata e foraggiata - peggio o similmente - così come il banditore scandendo il tamburo della Notizia entro le mura di ugual Tempo distillava ugual umore annullando il principio da cui il Ritmo del proprio motivo!

Forse che i nostri operatori si pensano evoluti?




Addetti all’informazioni oggi come ieri, dovrebbero dismettere tamburo e campana a morto, la qual cosa,  non ci sorprende, crea più danno che retto beneficio; ma va da sé che l’economia corre e si dispiega oltre che sul virus anche da tutto ciò che ne deriva come il commercio da cui l’intera malattia, ed in ciò che dicono calcolato, compreso l’immancabile guadagno di chi commerciando muore del suo stesso medicamento o unguento pensando di porre beneficio ed alla piazza urlando e richiamando… così come il Tempo narrato,

“anziani giovani dotti cavalieri poveri ed ignoranti pargoli e chierici uniti senza distinguo alcuno giacché l’unguento è di giovamento ad ognuno!”.  


  

Certo signori miei se non si supera codesta grave carenza d’intelletto o d’intelligenza per chi pensa d’averne più a che sufficienza non comprende che il pericolo innescato non solo a beneficio del singolo tamburino addetto all’asociale informazione, e con lui, l’immancabile commercio o traffico nell’apparente unità e traguardo indice di ricchezza ed efficienza (digitalizzata fors’anche anestetizzata nonché tamponata) sperata, ed ove ognun pensa al più facile guadagno o come si soleva dir nel Tempo rimembrato…

alla propria panza dispensata d’ogni peccato!

Codesto uomo evoluto infatti misura - come sempre ha misurato - la propria avidità in codesta solerte caratteristica o carenza d’intelletto!

Ricordiamo bene la Via Crucis di chi formulò diverso pensiero e più elevato intento!




Tutto ciò non potrà che precipitare nell’antico caos della Storia (numerata come i morti di cui l’economia che ne deriva), ed il rimembrarla per ciò che è ed èra, mi par porre in evidenzia oltre il difettevole immancabile morbo dal ratto o pipistrello derivato, anche il conseguente irrazionale umano procedere della Ragione.

Dacché per ciò che ne possiamo concludere che se pur apparentemente l’evoluzione apostrofata quantunque l’uomo fermo alla sua incapacità di evolvere Ragione ed Intelletto. Paura e panico ed isolamento non creano di certo alcun beneficio solo momentaneo graduale smarrimento in tutti i valori su cui pensavamo - oggi come ieri - più solidi castelli eretti e difesi, pur crollati in se medesimi.




Ciò di cui vogliamo o vorremmo ragguagliare e non di certo abbaiare in codesto grave momento storico è medesima pretesa di combattere ‘lo vero male’, e cioè, di poter oltre che comprenderne fini ed intendimenti apparentemente avversi alla vita così come pensata e nell’umano evoluta, anche - diagnosticamente parlando - far sì che indistintamente nel male non si nutra ed evolva diverso economico principio assecondando non tanto il fine del morbo, bensì l’invisibile di cui purtroppo non ne comprendiamo l’evoluzione giacché il tamburino oggi come ieri appartiene allo stesso meccanismo di cui si nutre e distilla, pur nell’apparente beneficio, il veleno o il miracoloso unguento detto!




Quell’invisibile il quale non risiede nella millenaria pretesa del virus, facente parte comunque sia - così come fu un meteorite per l’intera sfera della evoluzione - in Cielo come in Terra spirale dell’Universo (sicché e va da sé che qualcosa ci deve pur sfuggire nell’immancabile contato calcolato economico sfacelo), ma altresì quella oscura parte in cui l’uomo se pur vittima inconsapevole quantunque artefice; traducendo così nel male un momentaneo beneficio non nella più semplice aspirina, dacché leggiamo che l’influenza nell’anno precedente di codesta epoca ha generato più morti taciuti che l’odierno propagato.

E con ciò per dire et anco affermare che la Cronaca d’un (di)sperato Tempo perso così come la medesima ed il Progresso non possono e debbono degenerare nella psicosi collettiva giacché i mali non derivano dal secolare virus ma altresì dallo stesso taciuto Progresso il quale vittima come il Tempo fermo nella paradossale condizione da cui l’umano detto, ed in cui, pur il Virus dal Cielo precipitare di nuovo sulla Terra (né più né meno d’un meteorite o cometa giacché ogni evoluzione si misura in codesto funesto o lieto evento) qualcosa in questa non deve procedere secondo retto meccanismo dalla Spirale evoluto e non certo dall’affollata Crosta per ogni strato di pelle estinta e moribonda!




La vera medicina informa e non più si maschera d’ipocrisia - così come e per l’Ecologia - giacché affermiamo che il morbo - ogni morbo - che propriamente o impropriamente ne deriva facente parte dell’intera Economia (e giammai esulare da questa) il qual uomo principia così come nel Giardino (in questa sede intendesi il Primo Giardino dalla bella Eva come dal suo compagno Adamo di cui l’intero edificio edificato pur rimembrando l’ultimo Giardino ove la Verità ogni Verità sussurrata per poi esser crocefissa) fu detto o fors’anche non correttamente interpretato…

E se pur allertando ed apostrofando così come combattendo il male deve essere più che attenta a non innestarne duplice principio che dalla biologia corre sino all’intera sfera sociologica per poi propagarsi e regredire alla sfera della psicologia, giacché non di mia cultura - pur diversa l’opinione - manifestare qual si voglia ostilità o preconcetta avversa persecuzione contro ogni possibile untore…




Semmai correttamente interpretarne le Parole che da medesimo ugual Oriente così come il morbo avversato procedano ad una più consona Verità nell’Immateriale scritta ed in cui ogni Dio riconosce Sentiero e Confine giacché molte le sue Vie e non certo facenti parte dell’eterno commercio.

Di Eterno in codesto misero Regno impera solo lo Spirito esiliato vagabondo e rinato (anche se abbondantemente adoperato per medesimo duplice graduato effetto terapeutico) il che riproporlo indicando, come disse un esiliato Maestro, all’intero pollaio da cui un sol pollo malato ai molti che ne derivano… mi par un dovere di Cronaca risorta e giammai evoluta…

( Pensato a voi letto e Scritto addì del 24 Febbr. 2020 Il curatore del Blog)  








Tra il 1347 e il 1351 un flagello biblico si abbatté sull’Europa: la peste nera. La gente si ammalava e moriva in quantità incredibili, in tempi brevissimi. La minaccia della scomparsa della specie umana, sotto l’attacco di un nemico invisibile e spaventoso, fu allora non un timore lontano, non una possibilità astratta, ma una prospettiva concreta.

Nel breve spazio di qualche ora, chi era vivo non c’era più; bastavano pochi giorni perché i vivi che affollavano strade e mercati si affollassero in cataste di morti che nessuno riusciva più a seppellire. E la cosa è tanto più terribile se si pensa che la falce sterminatrice era mossa da una forza nascosta e sconosciuta.

La minaccia della morte atomica nel secolo XX ha riportato all’orizzonte dell’umanità il pericolo della fine della specie, ma sotto l’aspetto di un rischio scatenato da scienza e tecnologia umane. Nel Trecento, le cose erano del tutto diverse. L’aggressione veniva da una Natura ostile, misteriosa, dietro la quale si vedeva solo la mano di Dio.

Oggi lo sappiamo.

Ci furono cause naturali (i ratti, il bacillo della peste) e cause socioeconomiche della virulenza dell’infezione: sono le conoscenze accumulate dopo il 1348. Ma tutto questo allora era sconosciuto. Testimoni inconsapevoli e vittime di una guerra fra altre specie animali, gli esseri umani non avevano allora nessuna nozione delle cause dell’epidemia. Precedenti ce n’erano stati: una ‘pandemia’ di portata simile c’era stata nei secoli bui...

(Prosegue...)










Nessun commento:

Posta un commento