IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

domenica 11 marzo 2018

1891 - DECIFRARE L'UOMO CHE FU E SARA' (7)







































Precedenti capitoli:

Il modo giusto di sbagliare (6/1)

Prosegue in:

1891-Decifrare l'uomo che fu e sarà (8)













Talvolta si è voluto mettere in rapporto ambiente desertico fenomeno religioso…
Ci si è domandati se c’è una religione nel deserto, se il deserto predisponesse a un tipo piuttosto che a un altro di esperienza religiosa. In particolare, si è pensato che il  deserto favorisse il misticismo. All’incirca cento anni fa’, nel 1881 nella sua ‘Histoire du peuple d’Israel’ Ernest Renan affermava non senza audacia: ‘il deserto è monoteista’. Queste tesi che, in ultima analisi, si fondano su un determinismo geografico alquanto semplicistico, oggi non possono essere più prese per buone.
Ma il deserto – vero o immaginario – ha avuto una parte importante nelle grandi religioni eurasiatiche: giudaismo, islamismo, cristianesimo. Di solito, rappresentò i valori opposti a quelli  della città e, per questo, deve interessare la Storia della società e della cultura. Nel cristianesimo medievale, l’ideologia del deserto si presentò in una forma inedita: il deserto fu la foresta.




…Ma il deserto è anche il luogo di incontro con Satana e i dèmoni, benché questo tema della spiritualità orientale del deserto non abbia incontrato l’Occidente dell’alto Medioevo lo stesso successo che in Oriente. Eucherio accenna solo di passaggio alle tentazioni del Nemico che si aggira invano intorno all’eremo come il lupo intorno all’ovile. Il pericolo che insidierà l’eremita occidentale nel deserto è la noia esistenziale e metafisica: l’accedia. Il deserto insulare è stato ancora più ricercato dai monaci celtici e nordici. Essi hanno scritto un grande capitolo dell’antropologia storica del deserto marittimo, dei deserti del mare e del freddo. ‘Il mare ha sostituito per questi monaci il deserto egiziano’. San Brendano, le cui peregrinazioni marittime sono state narrate da un libro di successo nel Medioevo, la ‘Navigatio sancti Brendani’, va di isola in isola, incontrando mostri e cose meravigliose, scansa l’isola dell’Inferno e approda infine all’isola del Paradiso. Nella vita di uno di questi monaci erranti sull’Oceano scritta negli ultimissimi anni del VI secolo da uno di loro, Colomba, si dice che essi ‘speravano di trovare il deserto nel mare insormontabile’.
Ma questi eremiti insulari e marittimi non saranno che la frangia estrema ed effimera dei marginali del deserto in Occidente. In questo mondo temperato senza grandi distese aride, il deserto – cioè a dire la solitudine – assumerà un aspetto del tutto diverso, il contrario, quasi, del deserto sotto il profilo della geografia fisica: sarà la foresta.




Qual è stata la ‘realtà’ della foresta nell’Occidente medievale?
Per Gaston Roupnel, nella sua celebre ‘Histoire de la campagne francaise’, la foresta è stata per l’uomo, dal Neolitico alla fine del Medioevo, ad un tempo lo spazio indispensabile che ‘prolungava e completava i suoi campi’ e il luogo delle sue ‘paure leggendarie’: ‘su questa soglia sacra che tutto proteggeva, il dissodatore primitivo arrestò una volta per tutte le sue imprese profane’. Charles Higounet ha redatto l’inventario e la carta delle foreste dell’alto Medioevo, epoca che ha conosciuto, dal 500 al 1200circa, una fase climatica calda e, dunque, ‘un ritorno offensivo della foresta’. Fra queste foreste europee, Higounet distingue la foresta d’Ardenna, che dal tempo dei celti era la foresta per eccellenza. Registra l’apparizione, a fianco dell’italiano e dello spagnolo ‘selva’, che continua il latino ‘silva’, e del germanico ‘wald’, di ‘forestis’ o ‘foresta’, che darà ‘foret’ in francese, ‘forst’ in tedesco, ‘forest’ in inglese.




La più antica attestazione conosciuta del termine associa d’altra parte l’idea di foresta all’idea di solitudine. Si tratta di un diploma di Sigeberto III, del 648, per l’abbazia di Stavelot-Malmédy: ‘nella nostra foresta chiamata Ardenna, vasta solitudine dove si riproducono le bestie selvagge’. La parola deriva senza dubbio dall’espressione ‘silva forestis’, una selva che dipende dal tribunale, ‘forum’ del Re. Designa all’origine una ‘riserva protetta di caccia’; ha un significato giuridico. Così gli uomini della seconda funzione indoeuropea, i guerrieri, i ‘bellatores’, gli uomini della forza fisica, hanno tentato di appropriarsi della foresta durante il Medioevo, e di farne il loro terreno di caccia. Ma hanno dovuta dividerla con gli uomini della Prima funzione, gli ‘oratores’, coloro che pregano, gli uomini Pagani Eretici Eremiti e Santi e talvolta in questo  apparente paradosso anche Gnostici…, che ne hanno fatto il deserto dei loro eremiti; e con gli uomini della terza funzione i ‘Laboratores’, che, per via della raccolta, della legna, del carbone, del miele e del ‘ghiandatico’ ne hanno fatto un territorio supplementare dell’attività economica.
Ma tutti, in realtà, vi sono andati soprattutto per marginalizzarsi, per comportarvisi come uomini della… Natura, fuggendo il cosiddetto mondo della ‘cultura’ in tutti i significati della parola…





Decifrare l’uomo che sarà: falso mito nel progresso scritto…


(*)….A codesto punto premetto ed intendo sia al volgo che al diletto intelletto, sia Laura Beatrice della diletta mia via, sacro Sentiero della vita, torniamo per un momento al Faggio della pagana favola di Natale e guardiamo l’albero della foresta con un diverso occhio… E più non dico ma scrivo affinché tutti possano meglio comprendere il principio della fine, ed annunciare al Nino che fu’ e sarà una certa e prematura dipartita nel principio della vita, e con lei della Natura in precoce morte annunciata al Teschio della Storia. Nel mito qui e per sempre scritto… ed anche pregato… Che la Filosofia, l’Eretico pensiero, l’Ortodossa via, ci accompagni per un migliore domani dal deserto di codesta morte prematura la quale va narrata e spiegata in tutta la limitata sua opera… In tutta il limitato intento… In tutta la limitata cultura…




…Gli anni 90 sono stati il decennio più caldo mai registrato dagli strumenti meteorologici, quelli seguenti lo sono e saranno ancor di più, tutti indistintamente caratterizzati da eventi estremi quali gravi alluvioni in Asia  America ed Europa. E se un umile e secolare Faggio può farci meglio comprendere la Natura del mito della credenza della speranza della dovuta fede dell’uomo io narro di Lui ed al suo anello mi (ri)compongo quale uomo nato…
La ‘dendrocronologia’, la scienza che studia gli anelli degli alberi, ha una lunga storia. Leonardo da Vinci fu il primo ad osservare che gli anelli degli alberi si formano annualmente. E’ però grazie all’astronomo Andrew E. Douglass (1867-1962) che tale disciplina diviene scienza accreditata. Il suo uso in Ecologia è più recente, e per quanto concerne il clima, nei suoi anelli abbiamo rivelato e rilevato alcune inoppugnabili certezze. Le temperature minime notturne sono salite più di quelle diurne, gli eventi estremi sono aumentati così come le precipitazioni alle medie e alte latitudini, mentre ai tropici sono diminuite, con conseguenti problemi di siccità. Perché allora esiste tuttora un notevole scetticismo nel mondo della ricerca e si sentono voci che non ritengono sufficientemente provata l’origine antropica dei mutamenti climatici?
 
Torniamo quindi al Crittogramma uomo e cerchiamo di spiegare…

Uno degli aspetti più importanti dell’Evoluzione della terra è la formazione dell’atmosfera, dal momento che è la sua combinazione di gas ad avere consentito alla vita di emergere dagli oceani e di svilupparsi. Si è ipotizzato, già a partire dagli anni 50, che l’atmosfera terrestre fosse costituita da gas provenienti dall’interno del pianeta, emessi dai vulcani. Ma gli scienziati si sono chiesti se questo processo si sia svolto improvvisamente circa 4,4 maliardi di anni fa’ quando il nucleo si differenziò, o se piuttosto abbia avuto luogo gradualmente nel tempo.
Per rispondere a questa domanda, Allègre e colleghi hanno studiato gli isotopi dei gas rari. Questi gas, tra cui elio, argo e xeno, hanno la proprietà di essere chimicamente inerti, vale a dire di non reagire in natura con altri elementi. Due di essi sono particolarmente importanti per gli studi sull’atmosfera: argo e xeno. L’argo ha tre isotopi, uno dei quali, l’argo 40, è il prodotto di decadimento del potassio 40. Dei nove isotopi, quello con numero di massa 129 ha due diversi origini. Lo xeno 129 è stato prodotto per nucleo sintesi prima che si formassero la terra ed il sistema solare, ma lo stesso isotopo è derivato anche dal decadimento dello iodio 129, radioattivo, che non esiste più sulla Terra. Questa forma di iodio era presente agli albori della terra, ma in seguito scomparve, e lo xeno 129 ne è il lascito. Queste coppie di isotopi costituiscono eccellenti cronometri… I risultati sono davvero eccellenti. I calcoli indicano che per l’80-85% i gas componenti l’atmosfera sono stati emessi nel primo milione di anni di vita della Terra; il resto è stato liberato dai vulcani lentamente, ma costantemente, nei successivi 4,4 miriadi di anni.




La composizione di questa atmosfera primordiale era quasi certamente dominata dall’anidride carbonica, con l’azoto secondo in ordine di abbondanza. I dettagli dell’Evoluzione dell’atmosfera primordiale sono oggetto di dibattito… Successivamente si presentò ai vari studiosi un altro enigma da risolvere: quanta anidride carbonica poteva esserci nell’atmosfera primordiale?
L’anidride carbonica terrestre è oggi incorporata in rocce carbonatiche come i calcari, ma non è chiaro quando cominciò ad essere intrappolata in queste rocce. Ai nostri giorni il carbonato di calcio è prodotto soprattutto dall’attività biologica; nel corso dell’Archeano il carbonio potrebbe essere stato rimosso da reazioni inorganiche. La rapida emissione di gas da parte del pianeta liberò enormi quantità di acqua dal mantello, dando origine agli Oceani e al ciclo idrologico dal quale la vita così come ci appare dipende. Gli acidi presenti nell’atmosfera erosero le rocce, formando altre rocce ricche di carbonati. L’importanza relativa di un simile meccanismo è comunque oggetto di dibattito.















sabato 10 marzo 2018

1891- DECIFRARE L'UOMO CHE FU E SARA' (9)







































Precedenti capitoli:

1891- Decifrare l'uomo che fu e sarà (8)

Prosegue in:

1891- Decifrare l'uomo che fu e sarà (10)













....DOVE LA NEVE E’ INTERMITTENTE DURANTE LA STAGIONE FREDDA, LE PRECIPITAZIONI NEVOSE MEDIE TENDERANNO A DIMINUIRE VIA VIA CHE IL CLIMA SI RISCALDERA’ PRIMA DI CESSARE DEL TUTTO IN ALCUNI LUOGHI. E’ INTERESSANTE CHE L’AREA RICOPERTA DA COLTRE NEVOSA DURANTE LA PRIMAVERA E L’ESTATE SI SIA BRUSCAMENTE RIDOTTA DI CIRCA IL 10% dopo il 1986: questa diminuzione ha contribuito all’innalzamento delle temperature primaverili alle medie ed alte latitudini.
Ma al di là dell’entità complessiva delle precipitazioni, gli scienziati sono particolarmente interessati alla frequenza dei grandi rovesci e del rapido aumento del livello dei fiumi, date le implicazioni pratiche di questi eventi.
QUALI CAMBIAMENTI DOVREMO ATTENDERCI IN QUESTA FREQUENZA?




Il verificarsi delle precipitazioni è condizionato dall’umidità relativa, che è il rapporto della concentrazione del vapore acqueo rispetto al massimo valore di saturazione. Quando l’umidità relativa raggiunge il 100%, il vapore condensa in nubi, permettendo le precipitazioni. I modelli al calcolatore indicano che la distribuzione di umidità relativa potrebbe e dovrebbe variare in misura inferiore rispetto agli altri cambiamenti climatici. La concentrazione di vapore acqueo necessaria a raggiungere la saturazione nell’aria aumenta rapidamente con la temperatura: di circa il 6% per grado centigrado. Quindi, in un clima più caldo, la frequenza delle precipitazioni (che è legata alla frequenza con cui l’umidità relativa raggiunge condizioni di saturazione) varierà meno della quantità di precipitazioni (che dipende da quanto vapore acqueo si trova nell’aria). Inoltre, non solo un mondo più caldo avrebbe probabilmente più precipitazioni, ma l’evento medio di precipitazione sarebbe plausibilmente più intenso.
Varie analisi sembrano già confermare questo aumento di intensità. TEMPERATURE PIU’ ALTE ESSICCANO IL SUOLO INCREMENTANDO I TASSI DI EVAPORAZIONE ATTRAVERSO LE PIANTE. PARECCHI MODELLI FANNO PREVEDERE UN SIGNIFICATIVO AGGRAVAMENTO DEGLI EPISODI DI SICCITA’.




…ORA ESAMINIAMO IN LOCO LA CONSEGUENZA DI QUANTO DETTO E CI SPOSTIAMO NEL VASTO TERRITORIO DEL CANADA: IL NUNAVUT…

Il Nunavut è il nuovo territorio del Canada nato il 1° Aprile 1999: la creazione del terzo territorio del Canada è stato un prerequisito per arrivare alla richiesta formale degli Inuit. Il Nunavut comprende circa un quinto della geografia canadese e in questa area approssimativamente vivono circa 28.000 persone… Per migliaia di anni, gli Inuit, a prescindere le alterne condizioni meteorologiche nei vari decenni della loro permanenza nel nord dei loro stanziamenti, sono sopravvissuti con la raccolta delle risorse della terra. OGGI STA CRESCENDO LA CONVINZIONE E CON ESSA LA CERTEZZA CHE LE RISORSE STANNO CAMBIANDO E CHE MOLTI DI QUESTI CAMBIAMENTI SONO IL FRUTTO DELL’ATTIVITA’ INDUSTRIALE IN ATTO PROPRIO OLTRE I CONFINI DEL NUNAVUT.




Le grosse quantità di gas-serra che si stanno immettendo nell’atmosfera, come risultato dell’uso umano dei combustibili fossili nel mondo, stanno intensificando l’effetto serra naturale…, di conseguenza, diversamente da come sono abituati gli abitanti delle zone temperate, l’anno Inuit ha sei stagioni come rilevato in due o tre comunità di studio. Queste sono: Ukiaquaaq (da metà settembre all’inizio di ottobre); Ukiaq (da fine settembre all’inizio di novembre); Ukiuq (dall’inizio di novembre all’inizio di marzo); Upinngaqhaaq (marzo, aprile e maggio); Upinngaaq (da giugno all’inizio di agosto); e Aujaq (da metà agosto alla fine di settembre). In inuktitut ci sono anche i nomi diversi per i diversi tipi di neve e ghiaccio.
COSA HANNO NOTATO GLI INUIT?
I Nunavummiut stanno sperimentando drammatici cambiamenti da parecchie generazioni, ma i cambiamenti più pronunciati sono stati osservati negli ultimi dieci anni. Le comunità di studio sono tutte concordi nel dire che il tempo ora è molto instabile in confronto alle esperienze del passato. L’instabilità del tempo si nota nelle fluttuazioni della temperatura, nel cambiamento della direzione e dell’intensità del vento e delle caratteristiche delle tempeste…con tutto ciò che ne consegue per l’equilibrio della Natura e con essa dell’uomo…




ESISTE UNO SPECIFICO EQUILIBRIO-SQUILIBRIO INTESO COME FLUTTUAZIONI INTERANNUALI NELLA STABILITA’ EVOLUTIVA DELL’AMBIENTE, UN EQUILIBRIO E RECIPROCO RAPPORTO FRA ATMOSFERA ED OCEANO IL QUALE STUDIATO ANCHE NEGLI ANDAMENTI E/O MODELLI ANNUALI NELLE FREQUENZE INDIPENDENTI DALL’INTERVENTO UMANO, PUO’ RISENTIRE, CAUSA FATTORI UMANI ENUNCIATI E GRAZIE ALLE STESSE INTERCONNESSIONI DI CUI GODE E DI CUI OGGETTO DI STUDIO, E DI CONSEGUENZA ALTERARE E CONDIZIONARE L’EQUILIBRIO  NELLA CICLICITA’ DI CIO’ CHE MONITORATO QUALE  FREQUENZA ALTERNATA. EVENTI ED EQUILIBRI PIU’ O MENO STABILI PIU’ O MENO REGOLARI NELLA LORO MANIFESTA CICLICITA’ I QUALI GRAZIE AD UN DELICATO RAPPORTO E RECIPROCA INTERCONNESSIONE INERENTE ANCHE AL CLIMA GLOOBALE DEL PIANETA POSSONO CONDIZIONARE IN MANIERA IMPREVEDIBILE UNA CATENA IRREVERSIBILE DI EVENTI – ANCHE NELLE PREVISIONI MONITORATE DALLO STUDIO DI QUESTI...





                                                                    1891…


…In origine, il termine El Nino si riferiva ad una corrente stagionale calda che si instaurava lungo le aride coste del Perù e dell’Ecuador nel periodo natalizio, mitigando le condizioni determinate dalle correnti da sud normalmente prevalenti….
La prima descrizione scritta del fenomeno risale al 1891, ma i pescatori peruviani ne erano consapevoli già da molto tempo. A intervalli di alcuni anni la corrente da nord era eccezionalmente calda e intensa, e si incuneava fino a latitudini molto meridionali recando con sé ‘doni’ in grande quantità. In una di queste occasioni un viaggiatore in terra peruviana aveva descritto in questi termini lo spettacolo presentatosi ai suoi occhi: ‘…il mare è pieno di meraviglie, e ancor più la Terra. Innanzitutto il deserto diviene un giardino, il suolo si intride d’acqua per le forti piogge, e in poche settimane tutto il paese si ammanta di pascoli verdeggianti. Il bestiame si riproduce in misura doppia rispetto al solito e il cotone può crescere in luoghi altrimenti del tutto sterili’.




Da questo resoconto si può ben comprendere perché l’evento di El Nino non fosse considerato una iattura, ma al contrario un evento positivo, un ‘regalo’ dal Bambino Gesù (El Nino, appunto). Oggi, però, il termine El Nino non si riferisce solo alla corrente costiera annuale, ma al ben più spettacolare fenomeno interannuale che influenza gran parte del globo…
Le variazioni interannuali delle temperature superficiali del mare nel Pacifico tropicale sono sia la causa sia la conseguenza delle fluttuazioni nelle condizioni atmosferiche associate alla ‘Southern Oscillation’. Questa circolarità dei fenomeni spiega l’instabilità delle interazioni tra OCEANO e ATMOSFERA e dà luogo ad un processo di retroazione positiva. ATMOSFERA e OCEANO, per esprimerci con una metafora pari al mito, sono compagni di danza: ma chi è che conduce? Benché intimamente accoppiati, OCEANO e ATMOSFERA non formano una coppia perfettamente simmetrica. Mentre l’ATMOSFERA è veloce e agile e risponde puntualmente ai segnali dell’OCEANO, l’OCEANO è lento e pesante e impiega molto tempo ad adeguarsi a un cambiamento dei venti. L’ATMOSFERA risponde ad un’alterazione delle temperature superficiali del mare in pochi giorni o settimane: l’OCEANO ha molta inerzia e impiega mesi per raggiungere un nuovo stato di equilibrio… Pur questo essendo un fenomeno periodico la sua frequenza e intensità si SONO ACCENTUATE NEGLI ULTIMI DECENNI…





      …Da che cosa è dovuto…?

la Terra assomiglia sempre di più ad una pentola in ebollizione con un coperchio che non lascia sfogo al suo carico di energia termica. Non stupisce dunque che una delle preoccupazioni più sentite fra gli studiosi dell’Ambiente riguardi il riscaldamento dell’atmosfera.
Il fenomeno dipende dal fatto che alcuni gas prodotti dalle attività umane modificano la chimica e la fisica dell’aria, al punto che si ha una amplificazione del cosiddetto ‘effetto serra’ anche in quei fenomeni o eventi metrologici più o meno monitorati compresi e previsti. Gli aerosol (polveri, fumi prodotti nei processi di combustione), che hanno potere refrigerante, riescono a frenare solo in parte questa tendenza. Il risultato è uno spostamento significativo del bilancio termico del pianeta Terra, in grado di influenzare molti processi di interesse climatico ed ecologico. Il ‘surplus’ di calore che rimane confinato nell’atmosfera è responsabile dell’alto numero di eventi climatici estremi che si scaricano sull’ambiente e sulle popolazioni. Alle latitudini tropicali le precipitazioni a carattere alluvionale e gli uragani sono sempre più frequenti e producono disastri, anche e soprattutto economici, che allarmano gli esperti.




L’‘Ipcc’ già nel 2003, ragion per cui 16 anni fa’, affermava che se non verranno adottati provvedimenti concreti per diminuire le emissioni di gas serra, entro i prossimi 40 anni la temperatura media dell’aria salirà di oltre 1°C e la crisi sarà ancora più complessa da affrontare. Oggi alla data della presente, ben poche cose sono state fatte di quanto previsto ed i  danni ambientali sono più che evidenti più che riscontrabili più che accertati…
Oggi si stima che i livelli atmosferici di anidride carbonica (CO2) siano i più elevati degli ultimi 420.000, ma la scintilla del cambiamento climatico scoccò alla metà del XVIII secolo. Fu la Rivoluzione industriale, infatti, a segnare la radicale intensificazione delle attività basate sull’uso di combustibili fossili e dell’effetto serra. L’analisi di campioni di ghiaccio estratti da ghiacciai perenni ha permesso di stabilire che prima del 1750 la CO2 atmosferica era di 280 ppm (parti per milione), un valore decisamente più contenuto rispetto ai 368 ppm misurati nel 1999. Che si tratti di CO2 ‘artificiale’ cioè generata dalle attività umane, non vi è dubbio. Le prove si basano sullo studio degli isotopi del carbonio, ovvero delle diverse forme in cui l’atomo di carbonio si presenta a seconda della sua provenienza…





















giovedì 8 marzo 2018

1951 1591 (il trionfo della morte) (13)
















































Precedente capitolo:

1491 1941 (12)

Prosegue in:

1951  1591  (14)














… L’interbase muove i piedi per rompere la trance dell’attesa….. E’ la regola del confronto, fedelmente mantenuta, scritta anche sulla faccia del più tonto dei lanciatori sin dai tempi in cui c’erano squadre con nomi come Superbas e Bridegrooms.
La differenza arriva quando viene colpita la palla. Allora niente è più lo stesso. Gli uomini scattano, rialzandosi dalle loro posizioni accosciate, e tutto si sottomette al volo della palla che schizza via come un sasso sull’acqua, obbedisce a rotazioni, giravolte e folate di vento.
Ci sono coefficienti di frenata. Ci sono vortici trascinati. Ci sono elementi che incidono in modo irripetibile, memoria muscolare, scariche di adrenalina e granelli di polvere. La storia che vive negli spazi del resoconto ufficiale azione-per-azione. E in questo spazio perso c’è anche la folla, la folla che riemerge in quel millesimo di secondo in cui la mazza e la palla si incontrano.
Un brusio di mormorii e imprecazioni, gente che si lascia sfuggire deboli lamenti, mentre le facce cambiano man mano che il gioco si srotola da un capo all’altro del diamante. Tra loro c’è anche John Edgar Hoover. Sa guardando dall’ampio corridoio in cima alla rampa.




Ha detto a Rafferty che resterà alla partita. Andarsene non servirebbe a nulla. La Casa Bianca darà la notizia tra meno di un’ora. Edgar odia Harry Truman, gli piacerebbe vederlo contorcersi su un parquet, stroncato da un attacco di cuore, ma non può criticare il tempismo del presidente. Dando la notizia per primi, impediremo ai sovietici di presentare l’accaduto a modo loro, indorando la pillola. E in una certa misura allenteremo la tensione del pubblico.
La gente capirà che abbiamo conservato il controllo delle notizie, se non della bomba, che è già qualcosa. Edgar guarda le facce che lo circondano, aperte e speranzose. Vorrebbe provare una vicinanza e un’affinità da compatriota. Tutte queste persone formate da lingua, clima, canzoni popolari e prima colazione, dalle barzellette che raccontano e dalle macchine che guidano, non hanno mai avuto niente che le accomuni più del fatto di essere sedute nel solco della distruzione.
Il Direttore cerca di provare un senso di appartenenza, cerca di aprire la valvola d’arresto della sua vecchia anima bloccata. Ma c’è in lui una strana amarezza che non è mai riuscito a definire, e quando si imbatte in una minaccia proveniente dall’esterno, dal declino morale che di fatto regna ovunque, scopre che questo compensa il suo stato d’animo, che è una forza ristoratrice.




L’ulcera si mette a scalciare, naturalmente. Ma c’è quell’aspetto di lui, quella parte di lui che dipende dalla forza del nemico. Guardate l’uomo nella gradinata scoperta che va su e giù….

… Hieri se fesce una bella giostra, et si combatette un castello che fa assai bel vedere. Tutti li signori Principali compari con livereie belle. Il Primo il Serenissimo Arciduca Ferdinando il quale certo mostra un gran valore nel arte dell’arme quasi cosa da non creder, per eser homo tanto graso però non stima fatica noina. …

… per i corridoi, il matto del quartiere che gesticola e farfuglia, basso, tozzo con una massa cespugliosa di capelli – potrebbe essere uno dei Ritz Brothers o un membro perduto dei Three Stooges, il Quarto Stooge, di nome Filippo o Dummy o Shaky o Jakey, e sta disturbando tutta la gente intorno, che gli grida, siediti e falla finita, vedi di andartene, brutto balordo, e lui va su e giù tutto preoccupato, scuote la testa e si lamenta come se sapesse che sta per succedere qualcosa, o che è già successo e non c’è più niente da fare – è sensibile a cose che sfuggono al più acuto dei tifosi.
E’ un Direttore dalla faccia impenetrabile quello che ritorna al suo posto per la sgranchita del settimo inning. Non dice niente naturalmente. Gleason sta gridando a un venditore di scendere, tenta di ordinare delle birre. 




La gente si è alzata per scuotersi di dosso la tensione e il nervosismo. Un uomo si pulisce lentamente gli occhiali. Un altro ha lo sguardo imbambolato. Un altro ancora si stiracchia per sciogliere gli arti irrigiditi.

Combaté anche il Serenissimo Arciduca Carlo, il Serenissimo Signor Principe nostro signore, il Duca di Baviera, il Signor Duca Ferdinando di Baviera, l’illustrissimo et Eccellentissimo signor Marchese figliolo di Sua Altezza. Mantenitore certo, si portò valorosamente et hebbe l’onore di ogni altri mantenitori…

C’è un uomo sulla tribuna superiore che sta sfogliando una copia dell’ultimo numero di Life. C’è un uomo nella Dodicesima strada a Brooklyn che ha collegato un registratore alla radio in modo da registrare la voce di Russ Hodges che commenta la partita. L’uomo non sa perché lo sta facendo. E’ solo un impulso, un capriccio, è come sentire la partita due volte, è come essere giovani ed essere vecchi allo stesso tempo, e questa sarà l’unica registrazione conosciuta del famoso commento di Russ del finale di partita.
La partita e le sue estensioni….
La donna che cuoce il cavolo. L’uomo che vorrebbe farla finita col bere. Sono l’anima più remota della partita della giostra…. Collegata allo stadio dalla voce pulsante della radio, unita al tam tam orale che trasmette il punteggio per strada e ai tifosi che telefonano al numero speciale, e la folla dello stadio che diventa un’immagine televisiva, persone grosse come chicchi di riso, e la partita come voce e congettura e storia interna.




C’è una sedicenne nel Bronx che si porta la radio in cima al tetto del caseggiato per poterla ascoltare da solo, un tifoso dei Dodgers, acquattato nel crepuscolo, e sente il resoconto della smorzata mal giocata e della volata che segna il pareggio e guarda al di là dei tetti le spiagge di catrame con le corde per stendere il bucato, le piccionaie e i preservativi spiaccicati e si sente accapponare la pelle.
Il gioco non cambia il modo in cui dormi e ti lavi la faccia o mangi. Ti cambia soltanto la vita….

… Da poi cena si fesce una bellissima festa… questa sera ha mangiato Sua Altezza nel prato vicino a Palazo dove aveva fatto fare un castello sopra il fiume… ha mangiato in una saletta che son in fine del giardino et nel principio del gran prato dove vi era in detto prato 5 padiglioni per ornamento, con gran quantità di mortai che sparò molta quantità di ragi di fogo che faceva bel vedere…

Il produttore dice: ‘Finalmente, almeno un punto. Era ora! Russ è a pezzi, fratello, è rauco, stazzonato e spettinato. Quando la squadra segna all’inizio dell’ottavo ricorda che i Giants hanno giocato 154 partite stagionali, due partite di spareggio e sette inning della terza e adesso eccoli arrivati a un punto morto, astutamente bloccati, sono in un vicolo cieco, ragazzi, quindi accendetevi una Chesterfield e restate dove siete…




… Nel box J. Edgar Hoover stacca la pagina di una rivista che gli è rimasta appiccicata alla spalla. Sulle prime è irritato che l’oggetto sia entrato in contatto col suo corpo. Poi cade l’occhio sulla pagina…
E’ la riproduzione a colori di un quadro popolato da figure medievali morte o moribonde – un paesaggio di visionaria distruzione e rovina. Edgar non ha mai visto un quadro che avesse la seppur minima somiglianza con questo. Occupa tutta la pagina e deve sicuramente dominare la rivista.

(Prosegue...)
















mercoledì 7 marzo 2018

1971 1791 (David alla conquista del Tibet) (15)


















Precedente capitolo:

1951   1591  (14)

Prosegue in:

1971   1791  (16)














Nel 1971, tre anni dopo la morte di David-Néel, in Francia uscì un libro denigratorio di Jeanne Denys – in cui si sosteneva che non era mai stata in Tibet, e tanto meno a Lhasa,  libro efficacemente smentito da uno studioso americano. Sembra che ci siano pochi motivi per dubitare della veridicità del racconto della stessa Alexandra David-Néel….

Il termine tulku significa letteralmente ‘una forma creata da un procedimento magico’. Secondo i letterati e i mistici tibetani, dobbiamo considerare i tulku come fantasmi, emanazioni occulte, esseri fabbricati da un mago perché servano alle sue intenzioni….
Come ho riferito nel primo capitolo di questo libro, nel 1912 mentre il Dalai Lama soggiornava nell’Himalaya, gli rivolsi varie domande relative alle dottrine lamaiste. Inizialmente mi rispose a voce poi, per evitare malintesi, mi chiese di redigere una lista di nuove questioni sui punti che mi sembravano ancora oscuri e le risposte mi vennero date per iscritto.




Quanto segue è tratto da quel documento.
‘Un bodhisattiva’ disse il Dalai Lama ‘è la base da cui possono scaturire innumerevoli forme magiche. La forza che genera con una perfetta concentrazione del pensiero, gli permette di esibire simultaneamente un fantasma simile a lui in migliaia di milioni di mondi. Non solo può creare forme umane, ma qualunque altra forma, anche oggetti inanimati come case, cortili, foreste, strade, ponti, ecc.
Può produrre fenomeni atmosferici e anche la pozione dell’immortalità che estingue ogni tipo di sete’.  ‘Infatti’, concluse il Dalai Lama ‘il suo potere di creare forme magiche è illimitato’.
La teoria sancita dalla più alta autorità del lamaismo ufficiale è identica a quella che si trova citata nelle opere buddiste ‘mahayana’. Sono elencati dieci tipi di creazioni magiche che possono essere prodotte dai ‘bohsisattva’ (esseri di grado spirituale immediatamente inferiori al Budda).




Ciò che si è detto del modo in cui budda può produrre forme magiche, si applica a qualsiasi essere umano, divino o demoniaco. Esiste una sola differenza nel grado di potere che dipende unicamente dalla forza di concentrazione dello spirito e dalla ‘qualità’ dello spirito stesso. Dal momento che i tulku di personalità mistiche coesistono con il loro creatore, capita che tutti e due siano venerati separatamente; è un’ulteriore prova che i tibetani non credono che il personaggio, divino o altro, sia interamente incarnato nel suo tulku.
Così, mentre il Dalai Lama, che è il tulku di Cenrezig, dimora a Lhasa, Cenrezig stesso dice che risiede a Nankai Potala, un’isola vicino alla costa cinese. Eupamed, di cui il Trachi Lama è il tulku, abita nel paradiso occidentale, Nub Dewachen. Certi uomini possono coesistere anche con il loro progenitore magico. Esempi di ciò vengono riferiti nelle leggende tibetane a proposito del re Songtsen Gampo, del capo guerriero Gesar di Ling e altri personaggi.




Ai giorni nostri si racconta che, quando il Tranchi Lama fuggì da Shigatse, lasciò al suo posto un fantasma perfettamente somigliante che si comportò come soleva fare lui, ingannado tutti quelli che lo vedevano. Quando il Lama fu al sicuro di là dalla frontiera, il fantasma svanì.
Le personalità citate sono esse stesse tulku, ma secondo i lamaisti questa circostanza non impedisce assolutamente la creazione di forme magiche. Queste ultime sorgono le une dalle altre ed esistono denominazioni speciali che si applicano alle emanazioni del secondo e terzo grado.
Capita anche che un defunto si moltiplichi, post mortem, in più tulku riconosciuti ufficialmente e che esistono simultaneamente. D’altra parte certi Lama sono ritenuti nello stesso tempo tulku di parecchie personalità.
Prima di continuare può essere interessante ricordare cle la setta dei docetisti, nel cristianesimo primitivo, considerava Gesù un tulku. I suoi adepti sostenevano che il Gesù che era stato crocifisso non fosse una persona, ma un fantasma creato da un essere spirituale per recitare quel ruolo…..

(Prosegue...)