giuliano

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IL TOMO

giovedì 8 marzo 2018

1951 1591 (il trionfo della morte) (13)
















































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… L’interbase muove i piedi per rompere la trance dell’attesa….. E’ la regola del confronto, fedelmente mantenuta, scritta anche sulla faccia del più tonto dei lanciatori sin dai tempi in cui c’erano squadre con nomi come Superbas e Bridegrooms.
La differenza arriva quando viene colpita la palla. Allora niente è più lo stesso. Gli uomini scattano, rialzandosi dalle loro posizioni accosciate, e tutto si sottomette al volo della palla che schizza via come un sasso sull’acqua, obbedisce a rotazioni, giravolte e folate di vento.
Ci sono coefficienti di frenata. Ci sono vortici trascinati. Ci sono elementi che incidono in modo irripetibile, memoria muscolare, scariche di adrenalina e granelli di polvere. La storia che vive negli spazi del resoconto ufficiale azione-per-azione. E in questo spazio perso c’è anche la folla, la folla che riemerge in quel millesimo di secondo in cui la mazza e la palla si incontrano.
Un brusio di mormorii e imprecazioni, gente che si lascia sfuggire deboli lamenti, mentre le facce cambiano man mano che il gioco si srotola da un capo all’altro del diamante. Tra loro c’è anche John Edgar Hoover. Sa guardando dall’ampio corridoio in cima alla rampa.




Ha detto a Rafferty che resterà alla partita. Andarsene non servirebbe a nulla. La Casa Bianca darà la notizia tra meno di un’ora. Edgar odia Harry Truman, gli piacerebbe vederlo contorcersi su un parquet, stroncato da un attacco di cuore, ma non può criticare il tempismo del presidente. Dando la notizia per primi, impediremo ai sovietici di presentare l’accaduto a modo loro, indorando la pillola. E in una certa misura allenteremo la tensione del pubblico.
La gente capirà che abbiamo conservato il controllo delle notizie, se non della bomba, che è già qualcosa. Edgar guarda le facce che lo circondano, aperte e speranzose. Vorrebbe provare una vicinanza e un’affinità da compatriota. Tutte queste persone formate da lingua, clima, canzoni popolari e prima colazione, dalle barzellette che raccontano e dalle macchine che guidano, non hanno mai avuto niente che le accomuni più del fatto di essere sedute nel solco della distruzione.
Il Direttore cerca di provare un senso di appartenenza, cerca di aprire la valvola d’arresto della sua vecchia anima bloccata. Ma c’è in lui una strana amarezza che non è mai riuscito a definire, e quando si imbatte in una minaccia proveniente dall’esterno, dal declino morale che di fatto regna ovunque, scopre che questo compensa il suo stato d’animo, che è una forza ristoratrice.




L’ulcera si mette a scalciare, naturalmente. Ma c’è quell’aspetto di lui, quella parte di lui che dipende dalla forza del nemico. Guardate l’uomo nella gradinata scoperta che va su e giù….

… Hieri se fesce una bella giostra, et si combatette un castello che fa assai bel vedere. Tutti li signori Principali compari con livereie belle. Il Primo il Serenissimo Arciduca Ferdinando il quale certo mostra un gran valore nel arte dell’arme quasi cosa da non creder, per eser homo tanto graso però non stima fatica noina. …

… per i corridoi, il matto del quartiere che gesticola e farfuglia, basso, tozzo con una massa cespugliosa di capelli – potrebbe essere uno dei Ritz Brothers o un membro perduto dei Three Stooges, il Quarto Stooge, di nome Filippo o Dummy o Shaky o Jakey, e sta disturbando tutta la gente intorno, che gli grida, siediti e falla finita, vedi di andartene, brutto balordo, e lui va su e giù tutto preoccupato, scuote la testa e si lamenta come se sapesse che sta per succedere qualcosa, o che è già successo e non c’è più niente da fare – è sensibile a cose che sfuggono al più acuto dei tifosi.
E’ un Direttore dalla faccia impenetrabile quello che ritorna al suo posto per la sgranchita del settimo inning. Non dice niente naturalmente. Gleason sta gridando a un venditore di scendere, tenta di ordinare delle birre. 




La gente si è alzata per scuotersi di dosso la tensione e il nervosismo. Un uomo si pulisce lentamente gli occhiali. Un altro ha lo sguardo imbambolato. Un altro ancora si stiracchia per sciogliere gli arti irrigiditi.

Combaté anche il Serenissimo Arciduca Carlo, il Serenissimo Signor Principe nostro signore, il Duca di Baviera, il Signor Duca Ferdinando di Baviera, l’illustrissimo et Eccellentissimo signor Marchese figliolo di Sua Altezza. Mantenitore certo, si portò valorosamente et hebbe l’onore di ogni altri mantenitori…

C’è un uomo sulla tribuna superiore che sta sfogliando una copia dell’ultimo numero di Life. C’è un uomo nella Dodicesima strada a Brooklyn che ha collegato un registratore alla radio in modo da registrare la voce di Russ Hodges che commenta la partita. L’uomo non sa perché lo sta facendo. E’ solo un impulso, un capriccio, è come sentire la partita due volte, è come essere giovani ed essere vecchi allo stesso tempo, e questa sarà l’unica registrazione conosciuta del famoso commento di Russ del finale di partita.
La partita e le sue estensioni….
La donna che cuoce il cavolo. L’uomo che vorrebbe farla finita col bere. Sono l’anima più remota della partita della giostra…. Collegata allo stadio dalla voce pulsante della radio, unita al tam tam orale che trasmette il punteggio per strada e ai tifosi che telefonano al numero speciale, e la folla dello stadio che diventa un’immagine televisiva, persone grosse come chicchi di riso, e la partita come voce e congettura e storia interna.




C’è una sedicenne nel Bronx che si porta la radio in cima al tetto del caseggiato per poterla ascoltare da solo, un tifoso dei Dodgers, acquattato nel crepuscolo, e sente il resoconto della smorzata mal giocata e della volata che segna il pareggio e guarda al di là dei tetti le spiagge di catrame con le corde per stendere il bucato, le piccionaie e i preservativi spiaccicati e si sente accapponare la pelle.
Il gioco non cambia il modo in cui dormi e ti lavi la faccia o mangi. Ti cambia soltanto la vita….

… Da poi cena si fesce una bellissima festa… questa sera ha mangiato Sua Altezza nel prato vicino a Palazo dove aveva fatto fare un castello sopra il fiume… ha mangiato in una saletta che son in fine del giardino et nel principio del gran prato dove vi era in detto prato 5 padiglioni per ornamento, con gran quantità di mortai che sparò molta quantità di ragi di fogo che faceva bel vedere…

Il produttore dice: ‘Finalmente, almeno un punto. Era ora! Russ è a pezzi, fratello, è rauco, stazzonato e spettinato. Quando la squadra segna all’inizio dell’ottavo ricorda che i Giants hanno giocato 154 partite stagionali, due partite di spareggio e sette inning della terza e adesso eccoli arrivati a un punto morto, astutamente bloccati, sono in un vicolo cieco, ragazzi, quindi accendetevi una Chesterfield e restate dove siete…




… Nel box J. Edgar Hoover stacca la pagina di una rivista che gli è rimasta appiccicata alla spalla. Sulle prime è irritato che l’oggetto sia entrato in contatto col suo corpo. Poi cade l’occhio sulla pagina…
E’ la riproduzione a colori di un quadro popolato da figure medievali morte o moribonde – un paesaggio di visionaria distruzione e rovina. Edgar non ha mai visto un quadro che avesse la seppur minima somiglianza con questo. Occupa tutta la pagina e deve sicuramente dominare la rivista.

(Prosegue...)
















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