giuliano

giuliano
IL TOMO

martedì 20 marzo 2018

LA CIMA DI SATANA & L'ISOLA DEL DIAVOLO (4)








































Precedenti capitoli:

I Diavoli ovvero: i Geni della Foresta (3/1)

Prosegue in:

Siamo qui! (5)














A codesto punto mentre mi appresto al misero pasto alla radice composto, la parabola - mia nemica - ne soffia una nuova, io Albero per questa segreta cima, io Straniero di questa strana Vita, scorgo da lontano un alpinista innominato reduce e maestro anche lui della Grande Notizia dal Vento narrata.

Si racconta di lui che alto mentre vagava in cerca della vera cima da lontano scorge strane figure o abominevoli uomini delle nevi; tutti neri anche loro con l’impronte ben distinte e visibili sulla neve, solamente che questa specie avvistata, e da Satana annusate, di Rima più scura e non certo solo per il freddo, da quassù con Satana accompagnato mi diletto in questo breve Frammento di Pensiero che dovrebbe far riflettere nel corretto componimento dell’intera Via conquistata: scambiati per animali non certo da me che tanti ne accompagno su per questa cima con il peso della parola udita giammai della corda o dello zaino pesante come una croce, Satana mio fidato amico li osserva da lontano giacché è lui il capobranco di questa breve avventura…




…Insomma, dicevo, che all’improvviso dopo un Viaggio alquanto strano mi ritrovo su’ per questa innominata cima in Franco solido terreno o soldo di una strana cordata, lo Yeti già annunziato fu avvistato da Satana in persona gli si para incontro con la coda festosa e mi fa cenno che trattasi di esseri una volta umani e non certo caduti dal cielo come spesso del germanico parente Franco si racconta e ciarla. Questi, mezzi assiderati negri - per loro sfortunata natura - sia per lo Yeti che per il prode Franco - furono, per il diritto di cronaca tramandata, annunziati e salvati da Satana capobranco tanto che in cor loro (degli animali non certo degli umani) debbono provare una grande compassione per simil spettacolo…

Dal Rifugio denunziato!

Fuggiti da ogni confino accompagnati da accidenti e strani accadimenti mi cascarono alle ginocchia implorando il bene del nostro Dio non sapendo in verità e per il vero che in codesto nuovo Viaggio sono accompagnato da Satana fedele scudiero…




Ho pensato, dopo averci ben ragionato di scrivere una Lettera al Papa e proporgli di spartirci non più l’Universo intero ma anche la Sfera che da questo deriva visto il miserando spettacolo che agli umani Yeti nei loro governi si paventa, giacché non esiste bene o male che ci possa dividere su questa disgraziata vista, la quale per il dovere di cronaca nel Giardino dell’Eden celebrata o zoo dell’uomo evoluto dal progresso nominato, fui arrestato in flagranza di reato.

Caro Papa sembrerà strano o fors’anche il ‘roverso’ di quanto da noi per secoli discusso talché potremmo disquisire, in verità e per il vero, chi il vero demonio che governa la Sfera intera e con essa l'Universo detto!

Rischio la galera e non solo quella forse anche l’Isola del Diavolo cioè l’isolamento dal mondo intero, cosa altro potrei aggiungere rispetto alla brevità di tale Rima…


  

...Erano luoghi di Sabba, e chissà quale ridda si sarebbe svolta tra breve su pei monti diabolici!

Sentivo Satana alle mie calcagna; ansava forte, la lingua fuor di bocca e mi cacciava il muso tra le ginocchia, e andava e veniva inquieto. Ci accostammo fin sotto la parete grigia che saliva subito altissima come il muro d’una prigione.

Eravamo giunti.

Da quel punto levando il capo nulla si vedeva del monte: lo scorcio della rupe imminente finiva subito nel cielo. Sostammo noi pure; si sciolse la corda dal collo di Satana, si smisero le giubbe sulle quali cane esperto si accovacciò, rassegnato ad attenderci per lunghe ore...

Quanto tempo trascorse da questo momento a quello che ci vide giungere in vetta? Furono brevi minuti o tutto un lungo giorno? Fu un volo il mio o strisciai penosamente come un verme sul pel muro? Quando tutto fu compiuto, e la cima conquistata con il grande.... Diavolo delle Dolomiti e con Satana alla testa, la schiera de’ miei compagni s’avviò giù per la sassaia verso l’albergo e in breve scomparve; si perdé poco a poco nella valle il rumore dei passi. Rimasto solo ai piedi delle torri, le contemplavo ancora una volta; volevo prolungare quel giorno troppo breve, chiuderlo nel raccoglimento di un muto colloquio colla montagna, fissare per sempre ne’ miei occhi la visione dei piedistalli sublimi sui quali, per un momento della vita, m’ero sentito felice. 




Ritrovo sul mio taccuino segnate fedelmente le… ‘Bestemie’ di Piaz che raccolsi e scrissi… lassù; in quel momento non v’era per me proprio null’altro da fare.

Né s’imprechi all’insensibilità del cuore d’un vecchio alpinista; io era freddo e calmo come giova di essere in simili frangenti; di fronte alle evenienze più tragiche, l’animo umano sorpreso in piena lotta si mantiene forte e sereno. Non ero inconscio, giacché ricordo che, in quei lunghi minuti passati nel dubbio, affrontavo con… straordinaria lucidezza dello spirito e rapidità di pensiero il problema assai difficile del soccorso, qualora vi fosse un ferito e quello più dolente, ma assai più facile di un abbandono, qualora fosse accaduto… di peggio…

Ricordo che, quando Piaz ebbe sfogato la piena del suo sdegno, io raccolsi tutta la mia dignità di seniore e gli dissi con fermezza:

Piaz se perdete la testa voi, chi di noi ha da conservarla? E questo bastò;




Tacque, con mirabile coraggio si slegò, scese da solo rapidamente nel precipizio, e, avvicinatosi al margine d’un (foglio d’un rigo…) salto, interrogò:

– Fraulein, wie geht’s?

E, come la signorina era muta e nessuno di sotto rispondeva, discese ancora e interrogò più forte:

– Ugo! come sta la signorina?

– Pare che vada meglio!

Rispose la voce lontana dell’amico e quanto mi fu caro l’udirla!

E questo ci è di conforto… a noi quanto al mondo intiero…

















Nessun commento:

Posta un commento