giuliano

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IL TOMO

sabato 11 maggio 2013

RHODE ISLAND (5)








































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...All'incirca nel 1900 divenni un appassionato di geografia e storia, e grande
fanatico dei resoconti dell'esplorazione dell'Antartide.
La spedizione di Borchgrevink, che aveva appena ottenuto un nuovo prima-
to nell'impresa nel Polo Sud, stimolò parecchio i miei studi. Scrissi molti rac-
conti fantasiosi sul Continente Antartico, oltre a comporre trattati eruditi sui
fatti reali.
Nel 1902 tentai nuovamente di frequentare la scuola e, circostanza alquanto
singolare, andai nello stesso vecchio edificio di Slater Avenue, che ora ospi-
tava una scuola media oltre a quella elementare. Qui venni nuovamente a con-
tatto con altri bambini, ma il mio comportamento nei loro confronti ora era
diverso.




Avevo letto sufficiente poesia idilliaca per rendermi conto che l'infanzia è un
periodo dorato della vita dell'uomo, che non si recupera più una volta perduto;
così tentai di coinvolgermi negli interessi degli altri ragazzi, e conseguii un cer-
to grado di successo.
Entrai a far parte del cosiddetto 'Esercito di Slater Avenue', le cui battaglie
si svolgevano nei boschi limitrofi e, sebbene i miei suggerimenti drammatici
non venissero sempre accettati con totale convinzione, riuscii ad andare d'-
accordo abbastanza bene con i miei 'commilitoni'.




A scuola ero considerato un giovane ribelle, perché non mi sottomettevo
alla disciplina. Quando venivo criticato dalla mia insegnate per il fatto che
non mi curavo delle regole, ero solito rispondere facendole notare la fon-
damentale vacuità delle convenzioni,  usando un tono così sarcastico che
la sua pazienza deve essere stata messa davvero a dura prova; malgrado
ciò, con me era sempre notevolmente gentile, considerato il mio tempera-
mento difficile.
Nell'estate del 1903 mia madre mi regalò un telescopio astronomico da
due pollici e mezzo: da allora in avanti, il mio sguardo fu sempre rivolto al
cielo notturno. Il defunto professore Upton della Brown, un amico di fami-
glia, mi diede libero accesso all'osservatorio e vi entravo e uscivo a mio
piacimento, recandomi lì con la mia bicicletta.




L'Osservatorio si trova in cima a una considerevole altura a circa un miglio
da casa. Io ero solito salire a piedi su per la collina di Doyle Avenue por-
tando a mano la bicicletta, ma al ritorno scendevo splendidamente a ruota
libera.
Le mie osservazioni erano così costanti che il mio collo cominciò a risentire
della fatica di stare a scrutare i cieli a un'angolazione difficile. Ciò mi causò
molto dolore e risultò in una curvatura permanente percepibile ancor oggi
all'osservatore attento. Il mio corpo è sempre stato indotto alle esigenze di
una carriera attiva.
Fu all'incirca in quel periodo che il dottor Franklin Chase Clark, un lontano
parente divenuto più stretto sposando mia zia, cominciò a influenzare il mio
sviluppo intellettuale. Era un uomo di grande cultura - laureato alla Brown,
alla Scuola di Medicina di Harvard e al Columbia College, che aveva conse-
guito il dottorato di ricerca dopo la laurea in medicina.




Scriveva trattati specialistici ed era un'autorità nel campo dell'ertica profes-
sionale; ma oltre a tutto questo c'era un altro lato specifico nella sua vita
quello classico.
Traduceva Omero, Virgilio, Lucrezio e Stazio in eccellenti versi inglesi e
componeva grandi quantità di versi originali. Per puro caso, era un poeta
all'antica della mia stessa amata scuola e fece molto per correggere e pu-
rificare la mia metrica imperfetta. Inoltre fece miracoli con la mia prosa.
Consideravo il suo livello come irragiungibile da parte mia; ma considera-
vo talmente la sua approvazione che sudavo per ore sui miei scritti per
guadagnarmi una sua parola di lode.




Pendevo dalle sue labbra come Boswell da quelle del Dottor Jhonson,
tuttavia ero sempre oppresso da un senso di disperata inferiorità. La sua
preparazione storica era parimenti immensa. Dopo la sua morte, avvenu-
ta lo scorso anno, la Società Storica del Rhode Island ha preso in custo-
dia i suoi manoscritti ancora non pubblicati.
L'altro mio zio acquisito, il signor Gamwell, era un uomo della Cambridge
University e pertanto le mie conversazioni con lui erano meno frequenti,
ma sfruttavo al massimo ogni opportunità.
Mi aveva insegnato a pronunciare l'alfaberto greco all'età di sei anni, un'-
impresa che mi rese molto più semplice l'apprendimento di questa lingua
al liceo.
Nel 1903 era proprietario e direttore del Tribune di Cambridge e stimolò
le mie tendenze editoriali a tal punto che fondai la Rhode Island Journal of
Astronomy, per sostituire la quasi defunta Scientific Gazette.




Nel 1903/04 ebbi tutori privati, ma nell'autunno del 1904 mi mescolai an-
cora una volta col mondo - fino al punto di entrare nella Hope Street High
School.
Qui mi trovai di fronte per la prima volta a un ambiente cosmopolita.
La Slater Avenue School è pubblica, ma si tratta di una cosa alquanto di
quartiere, dove la maggior parte degli alunni provengono dalle vecchie fa-
miglie locali. Ma Hope Street è abbastanza vicina alla zona del North End
da avere una considerevole presenza ebraica. Conoscendo il mio carattere
ribelle e la condotta disordinata che avevo avuto alla Slater Avenue, molti
dei miei amici predissero disastri per me nel momento in cui la mia volontà
fosse entrata in conflitto con i severi docenti della Hope Street. Ma ebbe-
ro una felicissima smentita.




Gli istitutori della Hope Street compresero rapidamente il mio temperamen-
to come quelli della 'Abbie' non avevano mai fatto e, eliminando ogni restri-
zione, mi resero pressoché pari a loro, tanto che cessai di pensare alla disci-
plina e mi comportai semplicemente come un gentiluomo fra gentiluomini.
Non ebbi nient'altro che i più piacevoli dei rapporti con il corpo insegnate
della Hope Street durante la mia permanenza durata quattro anni.
La salute che peggiorava ostacolò parecchio il mio corso di studi, ma riuscii
a frequentarlo, sia pur saltuariamente, dal 1904 al 1908....
(Prosegue)













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