giuliano

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IL TOMO

venerdì 6 dicembre 2013

AMMAZZARE IL TEMPO (nuova cosmologia compiuta...) (18)










































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La vita nel suo progredire (14/15) &

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Dall'Alchimia.....   All'Algenia (20/21) 













Le tecnologie dell’informazione non sono tanto una risorsa economica, quanto piuttosto un ‘linguaggio’ di gestione e di coordinamento.
Il loro destino è intimamente legato alle risorse genetiche grezze che esse isoleranno, renderanno disponibili, organizzeranno, interpreteranno, dirigeranno e programmeranno nel prossimo secolo della biotecnologia.
Il computer e le tecnologie delle telecomunicazioni sono, come hanno sottileneato il teorico dei media Marshall McLuhan e altri, un’estensione del sistema nervoso umano al mondo. Sono delle proiezioni meccaniche della mente umana in ogni angolo e in ogni fessura della realtà fisica.
D’altro canto, i geni sono l’incarnazione dell’esistenza biologica, la miriade di istruzioni che servono agli organismi per organizzare il loro viaggio di vita. Insieme, il computer e i geni creano un dualismo corpo/mente estremamente potente.
Nei prossimi anni, l’umanità userà il computer sempre di più come un ‘sostituto della mente’ o del linguaggio per manipolare, dirigere e organizzare l’enorme quantità di informazioni genetiche che sono alla base della natura fisica del vivente.
Il computer organizza le comunicazioni in un modo rivoluzionario, che lo rende lo strumento ideale per gestire i flussi dinamici e i processi interattivi che costituiscono il mondo fluido dei geni, delle cellule, degli organi e degli ecosistemi.
Le lettere e le parole esistono sotto forma di bagliori fosforescenti, effimeri e privi di attrito. 
Non esistono a priori come unità solide individuali, ma appaiono sullo.....




schermo quando le istruzioni del software le chiamano. Non hanno né passato né futuro, ma esistono nel momento in cui brillano sullo schermo. Le parole elettroniche non sono fissate, come avviene nella tradizionale carta stampata, ma piuttosto si trovano in uno stato di dinamicità, possono essere ricombinate, composte facilmente, sono provvisorie e fugaci.
In questo senso hanno molti punti in comune con la natura dinamica dei geni, che continuamente guizzano su e giù nel processo di scrittura e della direzione della trama della vita.
La comunicazione elettronica è organizzata in modo cibernetico, non lineare. Le nozioni di sequenzialità e di causalità danno origine ad attività integrate in modo continuo. In un mondo elettronico di comunicazioni, i soggetti sono sostituiti da una serie di reti e nodi, la struttura e funzioni sono parte di un processo.
Il modo in cui il computer è organizzato, specialmente le reti complesse di computer, rispecchia i processi dei sistemi viventi, dove ognuna delle parti è un nodo in una rete dinamica di relazioni che continuamente perfeziona e rinnova se stessa a ogni livello della sua esistenza, conservando una presenza vivente.




La comunicazione elettronica, inoltre, organizza il sapere in modo differente rispetto alla tecnologia della carta stampata. L’ipertesto sostituisce il più limitato e ristretto sistema di riferimenti della stampa. Il libro come lo conosciamo oggi, con il suo contenuto ben definito di fatti e riferimenti, verrà sostituito, grazie agli ipertesti, da un campo illuminato di informazioni, poiché le note e i collegamenti possono espandersi, letteralmente, all’infinito, dando origine a ‘sottotesti’ e ‘metatesti’.
La comunicazione elettronica è senza limiti, aperta e integrativa. D’altro canto però è priva della chiarezza creata dai confini. E’ una forma di comunicazione molto vicina al fluire dei pensieri dell’inconscio: si può saltare da un pensiero all’altro, procedendo su linee parallele, giustapponendo le idee una sull’altra, vagabondando in argomenti non correlati o marginalmente correlati. E’ meno struttura, meno razionale, meno analitica e più vivace e giocosa. Il linguaggio elettronico del computer sta costruendo un nuovo tipo di consapevolezza umana, meno.....




‘prometeica’, ma molto più versatile. Il cambiamento della consapevolezza è in parte attribuibile al fatto che la comunicazione elettronica elimina il contesto spaziale. Lo schermo non è un posto fisico nello stesso senso in cui viene concepita la pagina stampata.
Piuttosto, è una finestra su mondi virtuali che supera lo spazio tridimensionale. E’ un’arena di fantasia dove ognuno può dimenticare i confini convenzionali, il futuro e il passato non esistono e ognuno è libero di creare una serie illimitata di ambienti nei quali giocare.
Nei mondi virtuali che si trovano dietro lo schermo, il principio della realtà viene fermamente superato dal principio del piacere e la fantasia gioca il ruolo più importante, sostituendo lo spietato mondo del lavoro regolato dai principi dell’accumulazione materiale con nuovi mondi in cui si fanno illimitate esperienze virtuali e ci si può trasformare continuamente.
Sociologi e psicologi stanno già osservando un cambiamento nel tipo di consapevolezza che si trova nella prima generazione di ragazzi cresciuti nell’era dei computer: essi si discostano dall’antica nozione di un ‘sé ben definito’ e si avvicinano a un nuovo concetto di ‘sé multiplo’.




Si tratta di una consapevolezza.
Tutti questi importanti cambiamenti nella consapevolezza e nella cultura, prodotti dalle tecnologie elettroniche e dal linguaggio, stanno ponendo le fondamenta per un nuovo concetto della Natura e dell’umana natura viste come un’opera d’arte incompiuta, alla quale si può dare continuamente nuova forma e nuovo contesto.
Non sono solamente le regole di impiego del computer che lo rendono lo strumento di comunicazione adatto a gestire i sistemi viventi dinamici. Il ‘linguaggio operativo’ del computer di per sé si adatta ai sistemi biologici. E’ questo linguaggio comune che sta creando una rete, priva di giunture, tra l’informazione e la scienza e sta rendendo possibile l’unione dei computer con i geni in una singola e potente rivoluzione tecnologica. Nel 1953, appena sette anni dopo che gli ingegneri avevano inserito la spina e acceso il primo computer a Philadelphia, all’Università della Pennsylvania – l’Electronic Numerical Integrator and Computer -, James Watson e Francis Crick annunciavano che avevano scoperto la doppia elica del Dna, aprendo la porta dei segreti del mondo della biologia.




Importante quanto la scoperta fu il linguaggio che essi usarono per descriverla. Prendendo in prestito metafore e termini dal nuovo settore della cibernetica e dalle nascenti scienze dell’informazione. Watson e Crick fecero riferimento alla natura della doppia elica dei geni come a un codice, programmato con informazioni chimiche e che doveva essere decifrato.
Joseph Weizenbaum, del Massachusetts Institute of Technology, un pioniere nel campo dei computer, nota che dall’inizio della rivoluzione genetica il computer ha fornito la metafora, e il linguaggio del computer ha fornito la spiegazione più adatta per comprendere il funzionamento dei processi biologici.

I risultati annunciati da Crick e Watson caddero su un terreno che era già stato in parte preparato dalla pur vaga conoscenza che la gente aveva di computer, circuiti e teoria dell’informazione….. A partire da questo momento per il pubblico risultò più facile vedere la scoperta del codice generico come le istruzioni alla base di un programma per computer, e la scoperta della struttura a doppia elica del Dna come un esempio per la cablatura di un computer.

Oggi, mezzo secolo dopo, la teoria sull’informazione è diventata indispensabile per decifrare, organizzare e comprendere il mondo sempre più complesso della biologia molecolare e dell’ingegneria genetica.
Al fine di capire fino in fondo come il linguaggio del computer sia diventato il linguaggio della biologia, è necessario comprendere i principi operativi che sono alla base della rivoluzione del computer. Questi principi presero prima una forma concreta durante la seconda guerra mondiale, quando squadre di ingegneri e scienziati vennero formate dal governo con il mandato di scoprire nuove vie per ordinare le più disparate informazioni in un modo operativo intelligente ed efficiente.




L’impresa fu chiamata ‘ricerca di operazioni’ e da essa emerse un nuovo approccio organizzativo; questo approccio venne chiamato cibernetica e fornì i principi operativi’ per la rivoluzione del computer.
Il termine ‘cibernetica’ deriva dal termine greco Kybernetes, che significa ‘timoniere’. E’ una teoria generale che cerca di spiegare come i fenomeni si mantengano nel tempo. La cibernetica riduce l’attività a due ingredienti essenziali, l’informazione e la retroazione, e afferma che tutti i processi possono essere intesi come un’amplificazione di entrambe.
Il matematico Norbert Wiener, del Massachusetts Institute of Technology, l’uomo che divulgò la teoria cibernetica, definì l’informazione come:

il nome che diamo al contenuto di ciò che viene scambiato con il mondo esterno mentre cerchiamo di adattarci a esso o facciamo in modo che esso si adatti a noi. Il processo durante il quale riceviamo e usiamo le informazioni riflette sia il processo grazie al quale ci adattiamo all’ambiente che ci circonda, sia il nostro vivere all’interno di quell’ambiente.

Quindi l’informazione consiste in un numero infinito di messaggi e di istruzioni che vanno avanti e indietro tra le cose e il loro ambiente. La cibernetica, invece, è la teoria del modo in cui questi messaggi o singole informazioni interagiscono uno con l’altro al fine di produrre prevedibili schemi d’azione.




Secondo la teoria della cibernetica, il meccanismo chiave che regola tutti i comportamenti è la retroazione. Chiunque abbia mai aggiustato un termostato ha familiarità con il suo funzionamento. Il termostato controlla la temperatura di una stanza. Se la stanza si raffredda e la temperatura scende sotto un punto fissato, il termostato accende la caldaia e la caldaia rimane accesa fino a quando la temperatura della stanza non coincide nuovamente con la temperatura stabilita. A questo punto il termostato spegne la caldaia, fino a quando la temperatura della stanza non scende nuovamente richiedendo ancora calore.
Questo è un esempio di retroazione negativa.
Tutti i sistemi si mantengono grazie all’uso della retroazione negativa. Il suo opposto, la retroazione positiva, ha un risultato molto differente. nella retroazione positiva, il cambiamento dell’attività umana si autoalimenta, rinforzando e intensificando il processo, piuttosto che aggiustando nuovamente e smorzando.
La cibernetica è interessata principalmente alla retroazione negativa. Wiener evidenzia il fatto che ‘se vogliamo che una macchina, legata a un ambiente esterno in continuo cambiamento, funzioni efficacemente, è necessario che alla macchina vengano forniti – oltre a tutte le altre istruzioni di funzionamento – i dati sulle conseguenze del suo funzionamento’.
La retroazione fornisce alla macchina l’informazione sul suo attuale rendimento, che spesso viene misurato in rapporto al rendimento atteso. L’informazione permette alla macchina di adattare la sua attività di conseguenza, allo scopo di chiudere il gap fra quello che ci si aspetta e quello che in effetti avviene.




La cibernetica è la teoria di come le macchine si regolano in rapporto agli ambienti che cambiano. Ma, più di questo, la cibernetica è la teoria che spiega il comportamento finalizzato delle macchine. Wiener introdusse per primo il concetto che le macchine possono agire secondo uno scopo.
In un articolo storico, pubblicato in ‘The Philosophy of Science’ nel 1943, Wiener definì il comportamento finalizzato come ‘la condizione finale nella quale l’oggetto raggiunge una correlazione definita nel tempo o nello spazio rispetto a un altro oggetto o evento’. Per Wiener, ogni comportamento finalizzato riduce se stesso a un’ ‘elaborazione dell’informazione’.
Egli scrisse:
'Diventa plausibile che l’informazione appartenga ai grandi concetti della scienza come la materia, l’energia e la carica elettrica. Il nostro adattamento al mondo intorno a noi dipende dalle informazioni che i nostri sensi riescono a capire'. Dopo un’attenta riflessione, Wiener concluse che ‘la società può essere compresa solamente attraverso lo studio dei messaggi e le modalità e strutture di comunicazione che le appartengono’.

Wiener vede la cibernetica sia come una teoria unificatrice sia come uno strumento metodologico per riorganizzare il mondo intero. Generazioni successive di scienziati e di ingegneri si sono poi dichiarati d’accordo con lui.




Con l’aiuto del computer, la cibernetica è diventata il principale approccio metodologico per organizzare le attività economiche e sociali. In realtà ogni attività di una certa importanza nella società di oggi sta per essere portata sotto il controllo dei principi della cibernetica.
L’ ‘elaborazione dell’informazione’ grazie al computer sta rapidamente diventando il punto principale della nostra cultura tecnologica. In nessun altro luogo è così evidente come nel nostro sistema economico.
Considerata un tempo come un’aggiunta alla gestione dell’organizzazione su vasta scala dell’economia, l’elaborazione dell’informazione permea, adesso ogni aspetto della struttura di un’azienda e definisce l’organizzazione in sé. Le grandi aziende saranno sempre più considerate come sistemi di informazioni all’interno di una rete di relazioni.
La cibernetica non ha solamente cambiato il modo di organizzare il mondo, ma anche infuenzato il modo in cui lo concettualizziamo. A cominciare dalle ipotesi operative della cibernetica, che sono antitetiche rispetto alla visione ortodossa
Durante l’era industriale, venne supposto che l’intero non era altro che un mero aggregato delle parti assemblate che lo costituivano. La cibernetica, al contrario, concepisce l’intero come un sistema integrato. La costante retroazione delle nuove informazioni che vengono dall’ambiente e il continuo riadattamento del sistema all’ambiente mette a punto un processo circolare, opposto al modo lineare dell’organizzazione che caratterizzava l’era industriale.
Il processo circolare in cui è prevista l’autocorrezione tipica di questo nuovo modo di organizzazione ‘marca la distinzione tra la causa e l’effetto’. Secondo i teorici dell’informazione, in un ambiente sempre più complesso non è più possibile essere convinti che un evento isolato porta a un altro evento isolato.

(J. Rifkin il Secolo Biotech) 

(Prosegue....)















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