giuliano

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IL TOMO

mercoledì 5 luglio 2017

I SENTIERI DI JONATHAN: 'Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la Terra; soggiogatela e dominatela sui...' (3)


















Precedenti capitoli:

I sogni di Jonathan (2/1)

Prosegue in:

I sentieri di Jonathan (4)













Basta salire al Gianicolo in una giornata serena d’inverno. Oltre le cupole (e non solo quelle dei celebri edifici barocchi…) e i palazzi (condomini di potere e ….), al di là delle meraviglie e dei mille problemi di Roma, compare l’Appenino.
A sud, oltre l’Aventino e l’Eur, si scorgono le lontane cime dei Simbruini, degli Ernici, le vette tra la Ciociaria e l’Abruzzo. Tra l’altare della Patria e il Quirinale, il triangolo bianco del Velino è la vetta più alta – 2.487 metri – che è possibile avvistare dalla capitale. Più vicine sono le gobbe scure dei Lucretili, le montagne di Tivoli, così care agli erboristi del Cinque e del Seicento.
Per vedere il Gran Sasso occorre spostarsi un po’ a nord: la piramide del Corno grande compare dalla via Cassia, dalla Storta, dalle rovine di Veio. Nel panorama dal Gianicolo è un’altra cima ad imporsi allo sguardo. E’ una grande cupola innevata, sembra galleggiare sopra il Palazzo di giustizia, a Castel Sant’Angelo, al Pincio.
E’ il Terminillo, la ‘montagna di Roma’.




Gli antichi lo conoscevano bene. Sentinella delle terre dei Sabini, visibile anche per i Fallisci e gli Etruschi, comparve nell’ Eneide di Virgilio come ‘Tetricae horrentes rupes’. Nelle gole del Velino, ai suoi piedi, gli ingegneri romani avevano fatto passare la via Salaria verso Amatrice ed Antrodoco, il Piceno e l’Adriatico. Oltre mille anni dopo, San Francesco lo contemplò a lungo dai solitari conventi di Greccio, Poggio Bustone e La Foresta.
Ferdinand Gregorovius, viaggiatore e cantore del Lazio ottocentesco, scrisse di ‘valli eccezionalmente pittoresche’ percorse da ‘torrenti spumeggianti’. Enrico Abbate, segretario della sezione di Roma del Cai e autore delle prime guide dell’Appenino, descrisse una montagna ‘imponente e con creste scoscese’, capaci d’inverno di ricordare le emozioni di ‘una difficile salita alpina’.




‘Impossibile andare! Ci sono i lupi! C’è troppa neve!’, rispose nel 1882 un guardaboschi ad Abbate, che poi trovò come guide e compagni il luparo di Leonessa e i suoi figli. ‘Se il paese di Leonessa fosse in Svizzera’, commentò poi l’alpinista, ‘questi luoghi subirebbero grandi trasformazioni.  Il paese si rimodernerebbe, sorgerebbero alberghi, comode diligenze percorrerebbero ampie strade trasportando continuamente touristes’.
Difficile, sul Terminillo di oggi, non ripensare amaramente a quella profezia di 111 anni fa. Sul versante meridionale, il più noto, la ‘valorizzazione’ degli anni Cinquanta e Sessanta ha portato un’autentica alluvione di cemento sui pascoli, e qui apriamo una parentesi…




(ed ancor oggi, dopo più di vent’anni dall’articolo di Ardito, si assiste a questa secolare controversia che esamineremo più dettagliamene cercando di non opporre fratture, ma valutare sapientemente per amor primo di ‘Madre Natura’ un adeguato progetto di sviluppo compatibile con le varie esigenze turistiche già in essere, con soluzioni ‘verdi’ confacenti con le esigenze degli amanti della Natura. Dove sportivi ed appassionati di Ecologia possano convivere in armonia in un contesto che rischia l’isolamento per ‘secolari’ controversie che debbono essere superate per gli interessi a lunga scadenza a beneficio dell’Ambiente di cui mi faccio paladino, in quanto l’Economia legata all’Ambiente si è dimostrata, cifre alla mano, la soluzione vincente anche nella logica e conveniente previsione di una graduale ‘riconversione’ e adeguato indirizzo delle strutture già in essere (le quali si possono prestare quali ottime soluzioni per scopi culturali). E dove, sia gli addetti ai lavori legati al vasto mondo del turismo, sia gli appassionati della Natura con le esigenze confacenti con un territorio protetto dalla morsa asfisiante del cemento legato ai suoi ‘controversi’ e ‘limitati’ interessi, sia pastori ed allevatori che certificano una economia sdoganata dalla morsa industriale del prodotto, sia coloro che prediligono un ecosistema compatibile ed ecologicamente equilibrato con strutture in grado di accoglierlo e contenerlo in termini adeguati agli standard europei, dove qui come nei dintorni, inaspettatamente trova varie e sconosciute espressioni di oasi protette da scoprire… come altrettante manifestazioni storiche-culturali da percorrere…; possano stabilire un esempio di ‘adeguamento e tolleranza’ di interessi intesi come risorse a lunga scadenza per il territorio occupato, risorse, che come i piccoli cantoni sovente citati e da noi spesso ed inadeguatamente ‘finanziati’, sanno valutare e rendere compatibili con il territorio occupato, non mortificando l’ecosistema con il 




cemento (ed i suoi interessi e derivati) o con inutili opere che rischiano una limitatezza di intenti perché legate esclusivamente a determinati sport e strutture simmetriche ad eventi atmosferici che volente e nolenti condizioneranno ogni progetto futuro svalutando il territorio come bene primo da valorizzare e scoprire. Ma saper guardare più in là e al di sopra delle vette di cui si vuole scendere la cima. La Montagna con la ‘M’ maiuscola ed i suoi eterni scopritori camminavano e camminano sempre in ‘salita’ compreso il sottoscritto, che, quale pioniere ha trovato quelle secolari fratture crepacci e intimidazioni che interessi a breve scadenza intimano limitano e appannano, con la conseguente nebbia ‘meteorologica’ pericolosa espressione di quel clima che esula dalle variegate ed eterne quanto immutabili espressioni della Natura, e che offuscano ogni intento ‘costruttivo’ quanto ‘didattico’ legato alle risorse del territorio che rischiano di ornare un lugubre museo del futuro con la sua ‘Natura morta’ quale eterno quadro della Storia per l’incapacità degli addetti ai lavori…, o peggio, per quella corruzione di secolare e non decennale memoria che condiziona irrimediabilmente la vita economica e sociale dell’intera nazione!)…..




…. E nelle faggete di Pian de’ Valli. In alto, gli impianti salgono fino ai 2.108 metri del Termineletto. Un’inutile strada sale tra grandi sbancamenti alla Sella di Leonessa, scende al di là verso i boschi della suggestiva Vallonina. Un’altra, ripidissima e mai aperta al traffico, sfregia il versante di Micigliano, in direzione della via Salaria e del Gran Sasso. I progetti di oggi (alla data dell’articolo, ma che nella ciclicità della Storia da noi ‘gnosticamente ed ereticamente’ valutata, deve procedere ‘lineare’ e simmetrica a quella economia ecologicamente compatibile che sempre ha tracciato un percorso adeguato e fruttifero alle risorse del territorio…) includono un traforo stradale, 41 nuovi impianti (ce ne sono 18), 94 chilometri di piste da aggiungere ai 45 già esistenti, il taglio di 17.000 faggi (.. alberi che parlano ed ognuno racconta la sua Storia… leggi anche la mia Favola della Memoria…).

E’ inevitabile dire ‘Terminillo, addio’?.....




(questa infezione ‘nasale’, questo male antico, abdichiamolo ad un profumo altrettanto antico, così che dalla favola si possa scivolare in maniera graduale ad una rima saporita e ben nutrita dell’esule fuggito, e dire ed anche sperare: che il loro concime diventi un campo fiorito, che il loro sterco diventi un sentiero che non conosce martirio: sia per l’albero che narra il secolare invito, sia per il viandante che non abdichi la sua ‘religiosa’ quanto ‘filosofica’ volontà all’Eretico passo antico, in quanto Madre Natura è sola padrona e ‘terapeuta’ in questo ‘calvario’ di cui la vera Eresia è signora della nostra Parola, di cui la foglia domina la risurrezione di quella cosa morta fotosintesi di Universale Memoria; cantata dalla falsa ed ingannevole signora che si vuol incoronare eretica della contraria loggia che male interpreta questa Eresia rimata in questa piccola ora…, perché la retta Rima nasce alla resurrezione del Cristo inchiodato alla sua eterna Parola, figlio del Dio Straniero al tuo breve messaggino: il Primo eterno risorto ed invisibile al tuo piccolo schermo, il Secondo morto e sepolto in odor di cemento misto a fumo e zolfo dell’Inferno profondo….). 




La strada così prosegue a pian di Rosce, a 1.200 metri, nel dicembre del 1933. L’anno dopo raggiunge Pian de’ Valli. Del 1936 è il primo albergo, il Savoia, seguito poco dopo dal Roma. Nel 1938 si inaugura la funivia del Terminiluccio, più noto come ‘il Conetto’. Mussolini torna più volte, si fa fotografare a torso nudo sugli sci. Angelo Manaresi, presidente del Cai, scrive di ‘un capo che assale.....














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