giuliano

giuliano
IL TOMO

domenica 17 novembre 2019

'COMMENTARIO' dei precedenti capitoli (3)



















Precedenti capitoli:

Il Sacro Universo (1)  &

L'Universo dissacrato (2)















Anche in formato (per tutti gli appassionati...) Fotoblog...


Prosegue con...:













Eugnosto & la Filosofia (4)

& La caduta del Logos (5)













Riproporre il prezioso complesso studio di Schneider ci aiuta - quale metro di paragone e distanza - comune denominatore della Storia, scissa ed unita dal Sacro e ugual Universo celebrato nella diversa essenza e consapevolezza di come manifesto e avvertito nell’urgenza del Dio.

Un Primo o Secondo [Dio] che l’ha pur pensato e Creato [assente, o al contrario, presente nella materia e nel Tempo misura di quanto oggettivato preesistente allo stesso].

Misura e distanza la quale possiamo adottare come valore per poter meglio specificare la Natura pensata pregata e disquisita (compresa l’umana), nonché odierna indistintamente vissuta nei nuovi miti condivisi, per valutare dal punto di vista Filosofico e Teologico, come Eretico, quanto dell’antica pur quotidiana disputa l’odierno vivere cela.

Ossia, non certo un inutile Tempo perso riproporre Frammenti e passi rilevanti di un brillante tomo come quello di Jonas, ma altresì il saperli, oltre che interpretare, rapportarli al vasto odierno dibattito (e non solo storico) ove ugual medesimi ‘attori’ e ‘comparse’, si dimenano ed alternano in ugual palcoscenico interpretando quella ‘pubblica cosa’ da cui la ‘polis greca’ specchio di una civiltà intera.




Ora, codesti attori i quali come un Tempo che pensavamo passato si dimenano su ugual teatro, siano essi rappresentanti di un più vasto contesto, siano essi Frammenti dall’Io assoggettato, se pur libero nel virtuale sociale in cui proiettato, ma quantunque rappresentando similar attori convergenti-divergenti per ciò cui partecipi nella manifestazione pubblica e privata della Natura.

Va da sé che la divisione come nell’època riproposta è di una attualità taciuta oppure sottintesa nell’intesa, appunto, di celare la velata eresia trattata, e lo Gnosticismo se pur apostrofato o dedotto se non addirittura del tutto sconosciuto, in verità e per il vero rappresentare l’odierno in cui ugual Essere uomo (quantunque dalla bestia e natura derivato) riflesso qual specchio dell’Universo, oppure, e all’opposto, completamente estraneo a questo.

Ed anche, come dal Jonas espresso, qual manifesto della polis greca ed agendo di concerto con questa.




E l’Io enunciato divenire “soggetto-oggetto” di una scienza psicologica (e frattura) di vasta portata quale nuova salvezza non ancora del tutto approfondita rapportata all’uomo, e non più, quale rimossa eresia, ma al contrario, qual più profonda conoscenza.

Basta rivolgersi all’ampia opera di Jung per comprenderne e interpretarne la vasta portata, andando a celebrare l’Io nelle varie e successive scissioni assieme alla coscienza studiata, quale ampia scienza ove rilevare e rivelare simmetriche ugual fratture. Quindi non più Eresia rimossa dalla stessa umana natura, semmai una più vasta interpretazione ad uso della stessa (teologica dottrina divenuta scienza) nella propria ed altrui psicologia.

Quindi la portata dello Gnosticismo nell’odierna cultura è di vasta duratura consistenza.




La Psicologia ne è un esempio nuovo se pur derivata dall’interpretazione di ciò che sembra antico ma del tutto atemporale per propria eretica natura. Altrettanto la Fisica quale Divina antica scienza, studiare, e quindi successivamente interpretare, medesima civiltà riflessa nel proprio, non più secolo bensì Universo:

Spirale equiangolare divergere da Sé medesima in ciò che accrescerà o muterà la Terra in nome di Archimede medesima Spirale del progresso.

L’antropologia di certo anche lei nei numeri posta scavare nella propria altrui coscienza specchio dei trascorsi secoli e millenni riflessi nella crosta (come nelle martoriate ossa) quanto nei Geni dell’Universo intero, riflettere ed altresì amplificare i termini ‘disquisitivi’ fin qui trattati, ricercando e celebrando anelli di congiunzione i quali, nella maniera o modus operandi greco, ci fanno meglio comprendere circa l’Armonia, abdicandoci, però, ‘ereticamente’ all’oscura materia del principio quale univoco rumore di fondo in profondo ascolto, e cioè, qual regola e/o difetto di come il ‘quanto’ quindi ‘la materia’, ed immaginando il Dio creatore di conseguenza, il Primo indiscusso artefice nonché Artista, al di fuori ed immensamente, anzi spropositatamente e sproporzionatamente, distante da questo.




Come possiamo scorgere dall’alba della ‘materia’ nel ‘Tempo’ nata il vasto dibattito dagli Gnostici innescato qual nuova Filosofia con annessa visione circa la Vita, generare una successiva doppia spirale, ed anche se l’odierna si riconosce e divide su quella propria di Archimede, il quale se non erro greco per eccellenza, dobbiamo manifestare la volontà non tanto di interpretare, quindi, assoggettarci da una condizione all’altra avverse, ma come, semmai intendere, l’interpretazione dell’Uno scisso e coniugato nella successiva dualità posta.

Astenendoci - quale specchio della divina natura - di assoggettarci nei limiti della materia detta…

Otto (Rudolph), anche lui un tedesco, si è misurato sulla natura del sacro, così come il Guenon, ed hanno univocamente rivelato delle simmetrie quasi antropologiche sulla natura del Dio - disquisita pregata ricercata e celebrata - da parte di taluni mistici, apparentemente molto distanti tra loro.




L’oggetto e comune denominatore, però, come direbbe il saggio Giamblico, risiede appunto su quell’Uno indistintamente venerato e nel qual tempo mediato nonché devotamente e dovutamente meditato quasi con ugual tratti, se pur (apparentemente) distanti tra loro.

Antropologicamente e scientificamente parlando cosa possiamo e dobbiamo rilevare se non nell’Uno, anche nella successiva dualità manifesta e contesa, si è pur formato l’intero Universo e ‘quanto’ creato. Tutto ciò mi par specchio e riflesso di quella natura greca di cui oggetto circa l’interpretazione e non solo del Dio ma i tanti dei celebrati, così come il sì pur vasto panteon indiano.

Quantunque l’Uno specchio del mondo dal Dio creato comunque da un Caos gradualmente ed evolutivamente perfezionato, nelle varie successive evoluzioni in cui l’uomo qual specchio e riflesso della Natura può costantemente manifestare la propria universale, oppure, eretica distanza e appartenenza.




Di sicuro cosa possiamo e dobbiamo affermare in questo non certo inutile esercizio culturale nonché filosofico, che l’odierno per quanto ai più sfugga dall’antica disquisizione nata e da cui l’intera civiltà compresa l’attuale democrazia evoluta, rappresentare molto di più lo gnosticismo seminato, e per quanto possiamo pensare l’opposto dall’Uno derivato, in verità e per il vero, il mondo vittima di questa successiva celata duale realtà trasfigurata.  
L’eretica condizione come paradossalmente evoluta ed approdata anche nella nostra cultura qual Libro Grande oggetto di eresia e controversia, in questa sede riproposta nella dovuta coniugazione e successivo intendimento di una e più celate realtà rappresentate e da valenti ‘attori’ recitate: ovvero, se nella mitologia l’Uno inteso e trasceso e successivamente decifrato e coniugato qual comune denominatore - comune da un comune cielo vissuto ed interpretato -, la frattura si consuma sull’Io interiore oggetto-soggetto-oggettivato quale rottura interiore e disillusione nonché pessimismo a cui soggetto, per l’appunto, l’uomo, dalla (stessa) natura derivato.

E nel ‘nulla’ motivato come la parola nata (e da ugual natura nata)!




Quindi la costante volontà di migliorarla, ed in qual tempo, visto l’imperfetta imperfezione se non addirittura sbaglio a cui soggetto, ricrearla, escludendola subordinandola se non addirittura rimuovendola dal dovuto dibattito evolutivo specchio della costante materia celebrata nonché interpretata, qual, seppur condizione necessaria e sufficiente funzione primaria a cui l’uomo si deve rimodellare nella costante equazione in cui ricostruire quanto approssimato e nella Gnosi evoluto.

Rimuovendo (abusando del progresso) l’imperfezione di quanto fin qui Creato!   

Va da sé che il saper o il dover coniugare la Gnosi anche di Princeton, con la rigida determinazione di ugual scienza degli Elementi che per sempre hanno e governano la Terra, è condizione non più ortodossa e pagana, ma oggetto di un più vasto e profondo dibattito non certo del tutto affiorato.

Ma quantunque sull’uomo ricaduto anche se volutamente ignorato!

Eresia significa innanzitutto interpretare tanto l’Uno, del greco non men del pagano, e saperlo rapportare alla conseguente scissione e frattura del successivo Due (derivato).




Disquisire oppure interpretare un Cosmo avverso non significa una bestemmia, ma una errata interpretazione dell’armonia, giacché se pur i pianeti in apparente statico equilibrio da cui l’antica interpretazione, in realtà se visti con l’occhio dello scienziato dimostrano tutti i limiti della suddetta creazione.

Da qui l’antica disquisizione divenire odierna, giacché nell’Uno qual ‘regola o (unica) eccezione’ il Dio si è pur in qualche modo manifestato (e manifesta per ogni Elemento rinnegato nella pura propria originaria essenza e consistenza), compresa tutta quella Natura a cui mi rivolgo, e se pur Eretico da codesto nuovo movimento Gnostico mi distanzio, e qual Eretico nell’Eresia posto rettifico e completo quanto fin qui interpretato (come altresì esposto nell’odierno antico Eretico Viaggio).

Andando semmai a constatare quanto sia prevalso (dell’eretico erroneamente interpretato e pubblicamente divenuto) nell’odierno argomento apparentemente taciuto, se pur in pubblico ampiamente celebrato. Con tutte le dovute divergenze in cui l’uomo tende  precipitare, basti vedere come l’interpretazione della cosa pubblica di cui singolo frammento pubblicamente vilipesa segnalandoci altresì come cotal eresia e non più dottrina sia costantemente celebrata.




Quindi il saper dovutamente leggere ed interpretare, non più l’Io conteso e vilipeso, ma quantunque, quanto e come ambedue le dottrine appartengano alla genesi (e coscienza) dell’uomo.

Da qui successivo dilemma:

ossia la Natura così cara agli antichi come agli odierni moderni quale ruolo gioca nella nuova antica prospettiva e contesa?

Cosa prevale; l’antica se pur non rilevata eresia, oppure l’antica dottrina dimenticata se pur ampiamente celebrata?

Di certo questa una ulteriore frattura, giacché, come dicevo, in pubblico pur manifesta una volontà specchio dell’antica dottrina, in verità nell’Io e non solo privata coscienza ampiamente disillusa, in quanto quotidianamente constatiamo una avversione per l’intero creato.

Si!

Certo!




Scendiamo in piazza soprattutto in quest’ultimo quarto di secolo, però sappiamo che costretti dalla coscienza collettiva ‘ereticamente’ costruita oppure rimossa; ‘ereticamente’ non significa in questo caso, per chi sceso in piazza rapportando la verità oggettiva dei fatti, ma all’opposto per tutti coloro che in questa eresia pur ampiamente manifesta e seminata non trovano i termini filosofici quanto umani di come interpretata, oppure e ancor peggio, gnosticamente ricreata.

Leggere l’imperfezione significa ammettere ed anche sottintendere la volontà della stessa scienza, di ‘volerli’ in qualche modo migliorare (oppure peggiorare tutte le volte che urlano e professano una diversa ortodossa antica sacra appartenenza), compreso tutto ciò di cui compreso e decifrato nel limite; il limite, cioè, della stessa creazione, la quale però, secondo l’Uno nato e nell’Uno creata, ha perfezionato il caos da cui derivata compresa suddetta scienza andando a formare una eccezione oppure regola.

Il dilemma come già espresso frantumato nella coscienza e nell’Io posta, di cui agli gnostici riconosciamo un grande intuito psicologico ed introspettivo all’origine non solo di un nuovo mito, ma come intendere lo stesso nell’arco temporale da cui l’uomo, ed il suo ed altrui dilemma, con lui creato.

Ora se questo dilemma facente parte della genetica ed in cui scritto l’intero arco temporale in cui letto, oppure, se al di fuori di questa, dobbiamo e possiamo postulare una superiore originaria condizione in cui l’Anima quanto lo Spirito specchio del Dio straniero oppure ortodosso.

Si può riconoscere quindi esplicitare una più profonda lettura e non solo genetica, non appartenere né alla gnosi ne all’ortodossia, ma dai fatti in cui l’Essere - qualsiasi Essere - può e deve essere interpretato, compresi tutti quei Frammenti in cui per quanto ereticamente o ortodossamente dedotto, esulare o limitare il campo non solo interpretativo, ma come Dio - il dio oggettivato - possa manifestare nel creato nella natura e nell’uomo il più alto significato-significante seppur indistintamente contrastato, sia da quella ortodossia ad uso di eretici mascherati da ortodossi, sia da eretici ortodossi per la volontà di univoca appartenenza e nella finalità di ogni sacra dottrina celebrata.

(Giuliano; Inverno 2019; dedicato a mio fratello)











Nessun commento:

Posta un commento