giuliano

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IL TOMO

domenica 24 novembre 2019

UNA LETTERA RITROVATA (9)




































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(di una e più lettere...) (10)













Ciò di cui mi accingo riproporre nel frangente storico esaminato - apparentemente trascorso oppure remoto seppur attuale visto i successivi accadimenti a cui costretti quando si manifesta la Verità assoggetta alla costante persecuzione, così come un Tempo [narrato], e di cui lo stesso (sia Tempo e chi al meglio lo difende nel regolare proprio ed altrui svolgimento) costituire vasto argomento non certo Gnostico avverso agli Elementi, bensì Gnostico affine agli stessi.

…E come inquadrato (sia il Tempo e chi al meglio lo contempla ed osserva nella costante propria ed altrui evoluzione, o se preferite, progressiva irreversibile involuzione) nel precedente Commentario, con una vecchia ma certamente pur nuova ‘datata Lettera’, in quanto (sia il Tempo che l’Eretico) ben presente oppure attuale nel principio violato nel diritto d’ognuno costantemente vilipeso non men che ‘truffato’ in nome e per conto di quella cosa pubblica che dovrebbe contraddistinguere l’uomo ed ogni suo rappresentante, sia nella prevenzione che nella corrotta cura di cui ognuno necessita e non solo in privato luogo.

Giacché il malaffare somma una costante involuzione facente parte d’una più vasta ‘equazione’ di valori aggiunti o sottratti, come nel Commentario espresso, dividendo oppure sotttaendo e/o frammentando l’uomo in ciò di cui enumera e non più Logos, nella progressiva costante discesa a cui soggetto.

Per cui quando si richiede una ‘cura’ - evitando dovuta prevenzione - facente parte di una più vasta ed estesa truffa l’Eretico impone, non men per il nome che porto, additare sia l’incapace che il corrotto, in cui l’odierna cultura contesa e divisa in cotal Gnostica pretesa alla deriva affogata.

Per cui la mia Settima Lettera da Storia di un Eretico rimane valida soprattutto quando in questa Terra Straniera si è perseguitati per i reati di cui i delinquenti associati nella gestione della cosa pubblica pretendono sana dovuta cura astenendosi sia dalla prevenzione, sia, ed ancor peggio, dalla corretta gestione del Principio, di ogni Principio offeso nella costante corruzione a cui soggetti non men che associati.  




     
                                                                                       Giuliano 

 P.S.



La Natura

È più di una bella donna

È il Principio

o

Se preferisci, Grande Madre

Sposa

Amante

E diletta figlia

Chi non sa coglierne

Né la Bellezza

Né l’Armonia

È un essere approssimato

E non solo limitato

Inferiore alla bestia:

Approssimato per ogni

Falsa finalità

Incapace d’amare

O solo appena comprenderne l’amore donato

Ma anche contraccambiato

Dal suo viso evaporata

E discesa come lieve cascata

Sulla Terra ove l’uomo dimora e lavora

Incapace però di comprendere

Quanto l’amore urlato

E giammai condiviso

O peggio consumato

Possa consumare

Giacché chi incapace di intenderlo

Quanto il volerlo

Mai potrà celebrarlo!






                                
                           



Non avevo torto, la natura ha manifestato di nuovo la sua forza, quando costretta, si vendica contro colui che tenta (il troppo) di imporre la propria logica a dispetto di un ordine precostituito che determina il corso ‘naturale’ degli eventi. Pur dettando una nostra volontà di dominio sugli elementi della natura, non dobbiamo né temere né sottomettere ciò che troppo spesso pensiamo di conoscere, che ci affrettiamo a studiare, sezionare, catalogare, sradicare, ma mai a concepire come elemento unico che tende ad evolversi e se necessario, quando gli equilibri vengono meno, a reagire secondo la violenza a cui viene sollecitato.




Quando nostro malgrado, da una premessa di naufragio, semplice nella sua dinamica, ma complessa nelle responsabilità, siamo costretti ad assistere ad eventi di una portata maggiore che superano ampiamente la prevedibilità dell’evento stesso, siamo certi delle sicure responsabilità dell’uomo.




Tutte argomentazioni tenute ben celate per il timore che una diversa visione, non materiale, possa intralciare il - regredire - dell’umanità.

Dal ponte della nave lanciamo una scialuppa di salvataggio nell’attesa del prevedibile naufragio dopo la lunga tempesta. Prima e dopo siamo ben lieti di dimostrare che le nostre ragioni e argomentazioni sono state ben occultate negli itinerari culturali che tanto vi affannate a compiere. Se nuove crociate dovranno renderci ciechi e sordi al cospetto di tribunali ben peggiori che l’inquisizione ci ha tramandato, vi rammento con le parole di De André …:

“Anche se voi vi credete assolti, siete per sempre coinvolti …”.




Ed è vero, anche se ognuno di noi nel tepore della propria intimità, lontano da sciagure e disastri si sente ben al sicuro dagli elementi della bufera, ebbene egli è sicuramente coinvolto quanto lo è l’industriale di turno alle prese con un nuovo sistema di produzione, o il semplice operaio che esegue con diligenza il proprio lavoro. Non cerco facili capri espiatori di fronte alla tragedia, ma certamente è accertata una nostra ben precisa responsabilità nell’evolversi degli eventi.

Alcuni anni fa, nell’Ottobre del 99, mi sono permesso di esprimere un giudizio in materia ecologica sviluppandolo in una dinamica matematica, che ha trovato puntuale conferma scientifica. Da supposizioni che sono scaturite dalla pura osservazione degli eventi, fino a coinvolgere argomentazioni di natura filosofica, e sociologica, rapportate giustamente nella dinamica dell’ambiente che occupiamo.




Questa ultima non trascurabile considerazione, sta ad indicare una precisa presa di coscienza, innanzitutto scientifica, dello spazio da noi occupato e delle nostre esigenze presenti e future.

Qualsiasi solida argomentazione deve poggiare su questa consistenza dei fatti.

Qualsiasi nostra opera presente e futura deve sempre tener conto di questa dinamica.

Quando assistiamo ad un nuovo fiorire di opere, in qualsiasi luogo esse vengono concepite, dalle più indispensabili alle più inutili, dobbiamo integrarle perfettamente nell’ambiente circostante ed interagire con esso. Non è un semplice problema circoscrivibile all’architettura, ma bensì, oltre alla forma o lo stile, concepire l’idea che queste due prerogative intervengono nell’equilibrio delle armonie che ci accingiamo a comporre.

L’universo appartiene a questo tipo di armonie, così come lo pensarono i Greci, ed è vero!




Noi rappresentiamo con la nostra evoluzione la stessa dinamica dell’intero Universo che ammiriamo e scrutiamo, e quindi non possiamo discernere da Gaia ed i suoi millenari equilibri ed evoluzioni, che sono le nostre progressioni stratigrafiche di milioni di anni. La sua armonia poggia su ciò, che alla percezione degli eventi potrebbe apparire come puro CAOS; basta studiare l’evoluzione della terra dal punto di vista geologico o glaciologico.

Come il CLIMA di un pianeta che proviamo a rappresentare alle nostre percezioni, scorgiamo in esso una disarmonia apparente perché contrasta con la concezione della nostra armonia.




Quell’inferno che pensiamo di scorgere, in realtà è composto dall’evolversi di determinati elementi e condizioni. Così questi progrediranno nei secoli. Ma il tutto appartiene ad una perfetta armonia che governa la meccanica celeste. Così la stessa dall’infinitamente piccolo fino alle ipotesi del pre e post Big-Bang per formulare delle probabili ipotesi su alcuni stati della materia. C’è alla base di tutto un ‘equilibrio’, per chi si addentra anche da semplice profano verso queste verità, poi non smetterà mai di cercare e meravigliarsi.


Se veniamo meno a questi principi siamo costretti ad assistere nostro malgrado a delle catastrofi incredibili nello scenario delle opere umane. Sono pienamente convinto che questa verità che purtroppo non appartiene più agli uomini, perché protesi verso altri orizzonti di dominio, ci ricondurrà su altre strade abbandonate, riconsiderando argomentazioni che fino ad ora abbiamo trascurato. 








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