CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

lunedì 28 febbraio 2022

COMMENTARIO (per ciò detto) (36)

 









Precedenti capitoli: 


D'una seppur breve introduzione (35) 


[Commentario] 


Prosegue con un seppur: 









...breve Dialogo (37)







Credo che per ovviare ad ogni umano fraintendimento circa la vera comprensione di suddetto scritto introduttivo abbisogniamo di un breve Commentario, così come si era soliti un Tempo di cui ne abbiamo smarrito il senso odierno rivolti con il Pensiero al passato.

 

Odiernamente siamo accecati dalla volontà dell’immediata comprensione (immediatezza) non più acquisita tramite un Credo scritto nel Fine di ogni probabile Salvezza attraverso la Conoscenza, semmai al contrario, l’effimera volontà di contenere (nell’immediatezza sottratta alla vera Comprensione) l’intero Mondo evoluto e successivamente calcolato sottratto alla relativa ricerca di un Dio qual ‘summa’ (si badi anche l’ateo è vittima o servitore del proprio Dio, non men del peccatore medesimo servo del diavolo…), e i relativi principi di un simmetrico Mondo come di un Universo Creato (per causa e fine e/o scritto in un fine casuale ciò comporta e comprende molte Ragioni da intendere), ciò che scaturisce dall’immediato non simmetrico alla evoluta Conoscenza - con cui e per cui - intendere quanto Creato e dall’uomo propriamente o impropriamente adoperato (come un arma più o meno evoluta la quale supera i motivi della necessità asservendo altri fini diversi dalla creazione sia umana che naturale confacenti con l’evoluzione o il progresso), seppur ugual immediatezza tradisce l’inesperta critica di chi non comprendendo pur possedendo lo strumento litico evoluto al pari di un arma, tradisce nella Parola nata (non data dallo stupore così come nata) posta nella paradossale condizione della ‘critica immediata’ al pari e ben al di sotto del suo progenitore antico da cui deriva, ponendoli entrambi in ugual medesima caverna, con il Nulla rivolto all’univoca indistinta condizione di Conoscenza.

 

Nulla infatti più comprende di quanto scorto, non più dal Cielo specchio dell’Universo in Terra, ma dal piccolo visore dell’immediatezza con il quale travalica la paradossale rifiutata condizione della vera meditata Conoscenza.

 

Logicamente i caratteri distintivi dell’evoluzione che scorgiamo nel mondo così come nell’infante tradiscono le future condizioni, di cui accennava anche un Filosofo, contro ogni cinico dal più piccolo al più cresciuto, ponendo le basi della vera dotta ignoranza con cui lo sterco del diavolo, ogni diavolo in Terra, concima l’improprio profitto. I tempi mutati seppur calcolati al milionesimo di millimetro, seppur osservati nella paradossale condizione di efficienza assoluta scaduti nella summa della deficienza dal micro al macro cosmo; se fosse vero il contrario non ci troveremmo odiernamente dopo l’avvento della peste, sprofondati in una nuova guerra. Cotal deficienza un bene assoluto per ogni tiranno in terra, e si badi bene, non solo quello indicato dal piccolo strumento litico a portata di mano, bensì di tutti i piccoli e futuri grandi tiranni (privati della sana Conoscenza) di questa misera disgraziata martoriata Terra.

 

L’intero Universo (e Dio o dopo di lui l’ateo che lo ha impropriamente ri-creato) entro la propria misera mano, e con questa presunzione di misurare Cielo e Terra nella indubbia volontà di Pace scritta nella Conquista…

 

(da questo punto di vista - infatti - tanto il pacifista che il tiranno sono accumunati e congiunti da ugual immediatezza e vista, circa il cosiddetto ‘punto della dovuta prospettiva’ di cosa sia la pace in terra; per il tiranno nella propria presunzione di concezione umana la pace asserve un ordine da formicaio nel quale il singolo non più umano schiavo dello stato; per il pacifista improvvisato servo e/o cliente fino a ieri del tiranno, la pace consiste nel conseguire ugual fine scritto nel ‘beneficio’ del valore economico sostituendo i termini della tirannia, o meglio rimuovendoli dalla summa posta, ed asservire di conseguenza ugual condizione tirannica; ne deduciamo ugual contesti sottratti alla dovuta comprensione di cosa sia la pace (e la tirannia) interiore o la coerenza protratta nella summa circa una o più vite, e non più una momentanea condizione di convenienza a cui votati dettata da ugual tirannia avversata…; le due tirannie poste su ugual Logica - o punto privo della dovuta prospettiva - dell’immediatezza precludono i canoni, oltre che della dovuta Conoscenza anche della corretta vista indistintamente scritti nella coerenza, l’anamorfismo una specchio risolutivo di gioco fuori dalla realtà di ogni giorno seppur più reale dell’immagine o icona; infatti - paradossalmente - se ben osservate i numeri o il numero dal negativo al positivo con cui si differenziano e contraddistinguono, la summa sarà pari a zero; il valore non più del Nulla dovuto alla mancata Conoscenza, ma un Nulla prossimo alla deficienza assoluta, infatti gli stessi sino a ieri indistintamente avrebbero asservito le condizioni del tiranno, se i valori numerici contraddistinti dal valore positivo e/o negativo fossero spostati nell’equazione data [dalla prospettiva geopolitica] non mutandone il risultato pari a zero; tutto ciò che vuol dire? Che siamo dei cinici mascherati da filosofi? Non certo questo, bensì che il valore della summa del Credo scritto nell’ideale  tradotta in numeri così come la Teologia della Filosofia impone, comporta la condizione di Conoscenza dalla quale il numero deriva; da una più remota Conoscenza evoluta nei Secoli, e non certo la Deriva con cui il numero ci arreca la presunzione dell’economica immediatezza posta alternativamente al positivo quanto al negativo della Deriva dei continenti; il numero approdato attraverso la Conoscenza maturata qual evoluta condizione non fine a se medesima, ma un fine più elevato e simmetrico a Dio; che questo sia cristiano o pagano tale differenza è stata risolta nei Secoli con mirabili capolavori non più affini alla guerra; hora da ciò detto e in parantesi posta dedurrete le odierne condizioni dell’uomo tratto da ugual numero posto al palmare del progresso, il quale se posto nelle condizioni della Conoscenza - e non più dell’immediatezza - avrebbe ovviato alla misera soluzione della guerra, seppur parlando di pace arma la propria pace in Terra nel positivo posta della crescita avversare il negativo di ugual pace di una diversa tirannica scelta; la summa sarà lo zero di qual si voglia crescita e non solo intellettuale-evolutiva, solo chi ne ha seminato le premesse godrà i frutti della stessa)…

 

…la quale per sua povera natura accomuna tanto il tiranno quanto chi lo avversa, adoperando gli stessi strumenti litici - non più dell’Intelletto e della Ragione quindi della Logica, ma della comune forza che deriva da una impropria interpretazione circa Ragione e Forza.

 

La ‘Pace’, come direbbe ogni buon cristiano comandato da un Illuminato Profeta, è una condizione spirituale di interiore elevatezza con il conseguente fine della salvezza, e non certo materiale, semmai attinente all’anima spirituale affine ad un principio morale, la quale simmetrica con la Natura di un più probabile Dio la quale la motiva e la ispira, e non certo l’illuminato fine dell’energia di cui e per cui ogni guerra, sia essa economica che strategica, la quale impone non più pace ma sottomissione all’immediata comprensione del termine da cui il positivo o il negativo si alternano rendendo nullo il Pensiero posto e relativizzato di una semplice equazione in relazione all’oggetto pensato, con il fine di risolvere l’intendimento della dovuta paradossale conoscenza circa la presunta ricchezza calcolata, nel falso fallace intendimento della pace armata!

 

Ora da intendere cosa sia pace e ricchezza.

 

Di ciò ho esplicitato l’intento con un Filosofo, il quale per queste ovvie Ragioni e motivi di una diversa interpretazione dell’uomo evoluto, attirò su se medesimo le ire dei cosiddetti pensatori al servizio di un presunto progresso non escluso quello bellico. L’intera società europea ancora non si era del tutto votata all’avventura coloniale, genesi di tale volontà umana la riconosciamo in Colombo il quale scoprì le Americhe pur approdando alla riva di una diversa vista, e tanto gli spagnoli quanto i vicini portoghesi avevano creato i motivi o principi disquisiti dal Filosofo successivamente avversato.

 

Ugual medesimi principi a cui il Rousseau si ispira li ritroviamo in Giuliano, l’ultimo imperatore pagano, quanto si rivolge al cinico Eraclio, rimproverandolo di scarsa comprensione di un determinato Linguaggio. Ai tempi odierni anche Diamond esamina traendo e ispirandosi a Rousseau, come Rousseau fece con Giuliano, per spiegare i termini umani posti, i quali intendono e premettono una cinica seppur pacifica Conoscenza, non solo dell’evoluzione e ciò che sia l’uomo, ma anche una precisa realtà dottrinale alla quale non si possiamo o dobbiamo sottrarre quando voliamo risolvere qual si voglia equazione posta sia nell’Anima che nella materia.

 

Il dibattito è sì vasto che non può e deve essere risolto nell’immediatezza (nell’immediatezza solo la violenza d’ogni tiranno deve tacere), infatti se chi avesse voluto risolvere i termini posti dell’insoluta equazione, avrebbe ben calcolato senza interessi di sorta e fedele all’ideale perseguito non macchiato dal falso ideale del compromesso, una precisa scelta, ovvero introducendo all’equazione non risolta coefficienti e parametri di probabili soluzioni a prescindere il risultato, al di sopra o ben al di sotto la summa del calcolo. Ovvero ed ancora, avrebbe ben calcolato al di fuori del profitto, ciò che impone la Logica nella tradotta scienza matematica, prendendo in considerazione la ‘summa’ sia questa al meno e/o al più data; tutto ciò tradotto in Dottrina sia questa pagana che cristiana e buddista, vuol significare che avrebbe esposto innanzitutto per se medesimo e gli altri le elevate condizioni del sacrificio dato dalla summa dei veri valori morali per cui votato in rappresentanza d’ogni trattato contestato. Ugual medesimo sacrificio richiesto con cui apparentemente avversa, al di fuori dell’interesse dato.

 

Il credo si riconosce e risolve non più nella duplice condizione di una doppia morale, bensì nell’Ideale con cui e per cui scritta ogni Dichiarazione, non dimenticando gli uguali medesimi valori da entrambi i ‘giocatori’ posti sulla scacchiera, li nominiamo tali giacché nulla ancora scritto nell’Ideale, se ciò fosse vero e il gioco non fosse premeditato da entrambi, la soluzione storica sarebbe stata sancita o certificata non al di fuori circa la certezza del pericoloso gioco - del pericoloso gioco in corso -, lette dall’unanime ovvia conoscenza del profitto, bensì da un ideale di certezza con cui scrivere la Storia, anche se questa avrebbe dovuto rimuovere materiali certezze incise nel compromesso economico.

 

Ovvero ciò che si pensa di fare oggi in nome della pace armata nell’immediato sarebbe già stato fatto e conseguito nella scelta di un valore posto e ben letto in un atto costitutivo; i tempi in cui i due schieramenti o giocatori si confrontano sarebbero stati di per se sufficienti per la dovuta abdicata comprensione, almeno che il punto di vista falsato dalla prospettiva economica di crescita che vizia l’ideale detto….

 

(Giuliano)    







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