giuliano

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IL TOMO

domenica 10 aprile 2022

IL CIMITERO DI GUERRA ovvero: SECONDA PARTE DELLA COMMEDIA DIVENUTA - nostro malgrado - TRAGEDIA (5)










Precedenti capitoli...: 


Del diario di bordo... (4/1) 


Prosegue con la replica 


della 'parabola' a voi 


offerta comprensiva 


di dedica.... 









a Caterina Madre di tutte 


le Russie riunite et imbandite



 





(al canone pattuito) [6]  &  [7]





 

 

La paradossale condizione di codesta Primavera, se l’osservi e scorgi lentamente rinascere dal lungo letargo dell’Universo donde proviene il Pensiero che l’ha creata e scritta, risorgere alla linfa e Tempo fondare la vita accompagnare il passo dello smarrito Sentiero per ugual vista; risiede nella corretta ‘grammatica’ con cui taluni deducano e traducono la ‘parola’ all’uomo data, qual distinguo e differenza, per cantarne - dicono ancora - l’Opera ammirata.

 

Nell’esplosione della Primavera!

 

…Almeno così dovrebbe essere qual Elemento specchio dell’Universale condizione da cui l’uomo per grazia e beneficio della ‘parola’ da cui la grande articolata ricchezza posta nella muta inarticolata differenza da cui proviene cotal ammirata bellezza… 

 

Almeno così dovrebbe essere!




Eppure, al contrario o roverso di ugual moneta, volgi medesimo occhio smarrito alla ‘grammatica’ d’una diversa articolata (muta) lingua, osserverai lenta sfiorire ugual esistenza per ogni Stagione apostrofata.

 

La prima condizione della vita posta nell’esistenziale universale unanime appartenenza di certo, e mai sia detto il contrario, mantenuta, giacché avvertiamo identico Big-Bang scandire ogni dì di questa primaverile sofferenza o tormentata nascita, qual nuovo e più reale vagito da cui nato, almeno così dicono, medesima condizione di essere ed appartenere alla celebrata e articolata nonché apostrofata futura ricchezza di mondo e da cui il mondo abitato, almeno anche ciò apostrofato, nascerà l’uomo il suo ricco ineguagliato ‘linguaggio’; e donde dai sulfurei gas nasceranno pianeti e costellazioni; chi sia cotal dio ci asteniamo per hora nel beneficio della sua caduta, oltre il bene dell’intera Terra, di nominarlo col nome che ogni Sacra Opera gli ha riservato per sua ribelle natura (senza natura alcuna!).   




E seppure pensavamo e credevamo nei presagi così come nella sacralità d’ogni Stagione incarnata conferire Linfa d’un più naturale primitivo Intelletto da cotal Madonna (e oracolo) ispirato, il ‘punto esclamativo’ o ‘interrogativo’ che ne deriva, da cotal prima esplosione udita circa il futuro Universo abitato, conferma l’impeto della superba punteggiatura - in onor e merito di ugual ‘parola’ - circa la muta Natura che osservata ne medita e scrive l’opera afflitta e smarrita.  

 

Circa la vera Beatrice di questa tragica Commedia narrata!

 

Dopo la pausa, ovvero dalla ‘virgola’ al ‘punto’, riscontriamo ed evidenziamo solo la soffocata ‘esclamazione’ intonare l’appassito dolore del difficile Passo ma non certo coronarne l’accompagnata Cima (del vigilato Virgilio).




Senza ‘grammatica’ alcuna, come al contrario nel principio dismesso da cui medesima Natura articola e ispira (sacro) Pensiero, il cimitero di guerra impone la propria lingua e con essa tutta la difficile muta inarticolata ‘parola’ di questa strana Storia divenuta tragica Commedia, e con lei la prematura fossa compreso il ricordo della Memoria naufragata nell’abisso della guerra senza più parola alcuna, con estremo riguardo alla suddetta dotta ‘punteggiatura’ con cui seppellirla - per poi articolarla - nella composta unanime ‘grammatica’ con cui condannarla.

 

E porre in essere la dovuta dedotta differenza, fra chi dotato d’Intelletto e (dicono) divina parola (conferita per merito di Dio), e chi muto - per sua misera subordinata povera genetica - osservare cotal strana (e più elevata) meschina natura risorgere e sprofondare nell’Abisso d’una nuova primavera!

 

Da che cosa deduciamo (e differenziamo) Tempo e Parola?

 

Dramma e Commedia?!




E con loro retta grammatica - con cui e per cui -dedurre e comporre il Tempo di questa sgrammaticata Storia?!

 

Le ‘virgole’ si frammentano nel vasto sudario (dall’uomo alla propria Terra donato nel principio o precoce fine di quanto e di nuovo Creato…), e quando si snoda il papiro la scrittura si inerpica al contrario, qualcuno inciampa su uno e molti geroglifici, sono ‘morti tra i vivi’ confermare il breve tormento della stessa ugual Storia procedere alla Primavera d’una morte prematura.

 

‘I vivi non ancora morti’ (del tutto) cercano d’interpretarne la lenta feroce agonia, il sudario e il papiro intonano ed ispirano l’Anima e lo Spirito del senso smarrito e composto della seppur vasta ‘grammatica’ non ancor del tutto decifrata nella propria immutata incorrotta Natura.

 

‘I morti in vita’ (almeno così si annunziano e profetizzano per ugual Stagione) asservono e recitano la sofferta preghiera, il sudario lento diviene segreta pergamena da cui ispirata Via Verità e Vita.




La Rima appesa ad un ramo qual acerbo frutto intona la segreta Poesia, se fu un urlo all’alba d’una strana mattina per ugual Storia, nessun poema ne intuì e capì la segreta silente Strofa.

 

Fu solo, e questo lo ricordo bene, un lieve battito di ali come un Pensiero che dall’Anima (d’un più probabile muto Dio) risorgere alla Prosa di ugual (muta e sgrammaticata) Primavera d’ogni Stagione persa comporre un cantico: un suono a cui - qualcuno o nessuno - con troppa ispirata Storia e composta ‘grammatica’ abdicata alla ‘parola’, presta il proprio ispirato orecchio così come il risorto Spirito: elevarsi dal Ramo sino alla risorta Foglia, dal tronco dell’Albero Maestro sino alla Cima dell’Universo, rimembrando ed insegnando (così come il vero Tempo perso) una lingua troppo antica per essere costretta alla più povera e materiale ‘grammatica’ (fors’anche mai udita ne appresa), smarrita all’alba d’una strana mattina sino al tramonto della corretta pagina ben lavorata nonché rimata, oppure se preferite, come impongono le sragionate ragioni dell’odierno triste accidentato sentiero, miniata e più preziosa di pria…




In quanto, mi dicono dal nuovo convento, ogni miniatura posta al ricco mercato della giostrata avventura richiede un principio di bellezza ornare ogni tomo di ugual fertile terreno, infatti ogni futura ‘parola’ cantata e/o urlata e pregata nei regolati intervalli posti fra ottave e terzine, conferirà al - cor gentile - straziati lamenti di gioia, e al trovatore che la canta e narra con ugual cor gentile, saranno promessi dalla corte incaricata, frammentati spasmi di muto silente dolore dall’amata che nel fuoco del desiderio contraccambia e rinnova l’eterno patto d’amore.

 

Come ben leggete vedete et udite genti qui fuggite alla tavola rotonda senza più tavola e cucina, ogni èvo nato o sepolto (dipende molto dai punti di vista), all’eterna anima della rima sottratta al corpo che la scrive e ispira, e mai sia qui detto - o in più alto cielo annunziato - che l’opera miniata non ricomponga ogni gesta e membra straziata dell’ultima poesia riunita.        

 

Qualcuno, in verità e per il vero, forse ben sapeva  coniugare così come interpretare ogni motto icona e lingua scolpita e ben incisa, come coniata per incarico della vil moneta per ogni strada maestra misurare il difficile passo della Storia narrare se medesima al mercato della Ragion persa.




Che fosse latino greco o antico geroglifico, ogni motto arguto inno della Memoria, dal tempio al ponte sino al mercato, e da lì alla strada maestra, sapea intendere e correttamente volere circa il potere della ‘parola’. La ‘grammatica’ e ogni successiva composta lingua e simmetria non avea indecifrato segreto al tramonto di ugual Via.

 

E hora - invece - se appoggi (con le dovute stampelle date dalle protesi delle ‘parentesi’ appena donate al bivio della rossa croce di codesto calvario) l’assente sguardo su ugual lapide non ricorderai bene quando ebbe ad intendere e volere l’ugual identica tua natura.

 

Volea intendere e volere ogni antico sapere, ogni segreto del mestiere, ogni simmetria di quella difficile ‘grammatica’ per ogni Storia dimenticata. Lenta - hora - attraversa e risale identico Fiume o frammentato frammento di papiro; risale la sbiadita consumata Cima o pagina del secco arido Tomo, ove l’inchiostro del sangue - senza più vita né linfa - ne rimembrano le evoluzioni per ogni Stagione comporre il quadro d’una prematura morta Natura.

 

Il cuore fermo e smarrito!




Sublime codesto panorama antico, - hora - che all’ombra dell’Albero maestro scorgi di nuovo quell’urlo sofferto come un ‘punto esclamativo’ non ne ricordi più la ‘grammatica’, forse perché fu il tesoro o la tragedia d’una vita passata.

 

Hora i rintocchi d’una Lingua mai udita, forse Linfa o  sangue della vita, si confondono all’ombra d’un  ruscello, come un tuono o un antico Dèmone della Terra precipita a valle senza più alcun Dio pregarne la memoria persa con cui la grammatica e il verbo si distinguono nella Genesi della Stagione all’uomo donata,  imporre il proprio rancore dall’alto del monte:

 

…un urlo soffocato come un ghiacciaio che scioglie la propria muta lingua al sole, come tante troppe ossa rotte, apre la pagina ad una diversa ‘miniatura’ annunziare la sofferta Primavera, scritta e dettata alla difficile ‘grammatica’ d’un muto ‘punto esclamativo’  appeso ad uno strano uncino…




Hora divieni quel ‘punto esclamativo’ come una difficile via senza più ritorno, volgere la sofferta silente preghiera d’un antico sudario alla sua prima Lingua smarrita all’alba d’un’Infinita mattina, così come l’eretico karma di ugual Via per ogni Sentiero di codesta difficile esistenza, rinascere e comporre ogni Stagione persa, seppur ben scritta nella composta ‘grammatica’ da  più incerta e visibile strada da cui l’acclamato Passo dell’identica ugual Storia.

 

Lento cammino e procedo per questa strana Storia e con essa la composta Geografia che ne deriva, e ogni volta ne dimentico l’ordinata e altrettanto composta ‘grammatica’ con cui scritta e coniata la difficile altolocata ‘parola’ sino alla Cima!

 

Un uomo volea fuggire da quell’oscura sofferta pagina divenuta pergamena, poi prezioso antico tomo ben rilegato e stampato. Correva lungo un invisibile ‘rigo’ o  ‘miniata’ mulattiera al margine d’un bosco ben dipinto, forse procedeva ad incidere e evidenziare non men risaltarne l’oculo dell’aggraziata vista, la precisa punteggiatura nata circa la composta ‘grammatica’ per ogni sofferta hora pregata: il mastro libraio ne farà richiesta ristampa in pregiata rara pergamena: copiano e poi stampano dall’eremo alla piazza del mercato, ne faranno conservata compiuta giacenza agli scaffali d’una immutata Storia.




Lento il difficile Passo divenire umile intonato rimato volgare da un più dotto latino e greco nato approdare alla Cima della saggia dotta composta Lingua; lui in verità e per il vero, da ogni elevato papiro o miniato ricco frammento che sia, fuggiva per cantare scrivere e narrarne la più saggia composta ‘grammatica’, e con lei, la ‘parola’ mai scritta né capita.  

 

Hora di nuovo lo vedo, piano al suo cospetto, io che come lui ho smarrito e perso il senso come il senno della difficile Rima circa l’intera Commedia, composta nell’inarticolata ‘grammatica’ - dalla terzina all’ottava - di sfigurata pregiata miniatura onorata nonché unanimemente recitata. Come lui muoio su un pregiato rigo composto e introdotto all’hora nona della dipinta Lettera della ‘ciclata’ illuminata pagina  (come fosse una primitiva bicicletta o velocipede con cui decorare la pagina) in difetto dell’armatura circa l’asfaltata e più nobile  corrazzata strada.




Strana quella ‘minuscola-virgola’ fuggire dall’altrettanto ‘minuscola’ che lo bracca insegue e brama; a ‘capo del rigo’ volea fuggire dalla pregiata grammaticata hora del Tomo: una composta dritta smarrita riga nella via ne conferma lo sbaglio - all’hora decima o nona - di questa difficile preziosa divina Commedia narrata, ove una impropria ‘ciclata’ (scusate loro Signori circa questo strana cicala o ciclato essere alato al margine del rigo…) figura miniata facea la sua modesta immobile scomparsa approdata al più nobile attento religioso tempo scritto in pregiata grammatica all’hora Prima dell’Impero, e con lei la parola data che ne disegna e ordina l’arguta ordinata geografia nella specificata grammatica per ogni rigo e confine impropriamente oltrepassato e giustamente e più gradevolmente miniato.

 

Lo sbaglio di stampa dall’Impero rilevato, ne cancellerà (fors’anche correggerà…) ogni provenienza o sgrammaticata lingua impropriamente attraversata, non conforme al lume del dovuto sano Intelletto, da cui il nobile segreto del fuoco della Ragione tramandata nonché ben conservata nella Geografia della pregiata Opera posta.  




In quest’hora pregata et conservata al lume della Ragion detta e al fuoco dell’Intelletto, l’alato essere fuggiva - sì è vero - dal rigo come dalla pagina ben miniata et anco pensata, questo lo riconosco, infatti come dicevo in una precedente ‘fuga sinfonica’, lo incontrai appeso come un frutto acerbo - e di certo non gradito - all’hora nona o decima della corte riunita in preghiera. Appeso ad un Ramo come si suol vegliare i frutti della Primavera in fiore, rigato di sudore resinato senza neppur aver assaporato o gradito il vino che da tal pregiata botte si distilla per ogni damigiana dell’Impero,  donare e propiziare la morta Primavera.     

 

Come in uso all’antico popolo della Selva!

 

Smarii senno rigo pagina tomo e ‘grammaticato’ ricordo, il libro dettato della più severa Natura impone l’ispirazione persa, implora la ‘grammatica’ per ogni stagione rinata.




Lenta ed impercettibile cresce per ogni Natura smarrita, incide il Sentiero della difficile Via, mi insegna ogni Strofa abdicata al Tomo morto come lui quel giorno e fuggito da una strana Storia.

 

Mi insegna la segreta via maestra e con essa la lingua persa per cantarne la retta saggia grammatica dimenticata e rinata all’Albero d’un ‘punto esclamativo’ implorare la Natura dall’uomo afflitta all’urlo di ciò che rinascerà alla più saggia Strofa per ogni Primavera pregare il suo Dio.

 

La cerco come un antico ritrovato trovatore per ogni Tronco e alla corteccia di questa smarrita Via o più sano Intelletto.

 

Ad ogni anello dell’Albero ne conto le ‘pagine recise’ dell’antico Tomo posto al rogo della falsa ragione.

 

Ad ogni Ramo ne distinguo la punteggiatura.

 

Ad ogni tronco ne scorgo il frutto come un ‘punto esclamativo’ rinascere al cantico della sofferta medesima ugual Storia riscrivere se medesima alla Strofa e Rima d’una diversa incompiuta Poesia, ‘grammatica’ e preghiera d’un diverso Dio rinascere alla Ragion persa dell’uomo…     

 

(Giuliano)   







      

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