IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

martedì 24 dicembre 2019

LE BUONE 'MANIERE' (precetti per la vigilia nonché santa festività) (1)








                                      IL COME ASSETTARSI NELLE BUONE MANIERE

                                      ALLA PROPRIA QUANTO ALTRUI TAVOLA

                                                              Ovvero consigli del Croce


                                             Ai nobilissimi ed illustrissimi suoi concittadini



















Prosegue nella...:

Girandola dei pazzi (2)












Padri, che avete figli, e che bramate
Ornarli di creanza, e cortesia,
Quando a qualche convito gli mandate,
Udite (ve ne prego), questa mia
Monizione, ovvero avvertimento,
Che del proceder vi darò la via.

Cinquanta gentilezze sono intento
Da tavola, mostrarvi, se l’udienza
Grata darete al mio ragionamento;
Perché chi è mal creato, oltre che senza
Biasmo non parte, i convitati assai
Offende, com’uom pien di negligenza.




I. Però dunque, figliuol, quando tu andrai
A tavola, se sei giusto, ed umano,
Del pover prima ti ricorderai.

2. E se a sorte darai l’acqua alle mano,
Cerca darla con grazia, destramente,
Che tu non sij accusato per villano.

3. Ancora ti bisogna aver ben mente
Non ti poner nel luoco più onorato,
Che non t’incontri qualch’inconveniente.




4. Innanzi ch’il boccone abbi pigliato,
Guarda come fan gli altri, e sarà bene,
S’ aspetti ancora, che ti sia assegnato.

5. Poi star ben su la vita ti conviene,
E non curvo, né storto, e i pié tenere
Dritti, ché dal suo lato ogn’un gli tiene.

6. Non ti porre appoggiato; né à giacere,
Con le braccia, e col corpo sulla tola,
Ché daresti da dir a più potere.




7. Guarda di non t’empir troppo la gola,
Ma temprati; perché, se ti bisogna
Risponder, ch’abbi schietta la parola.

8. Parla poco alla Mensa, ché vergogna
Potresti aver, ché spesso nel convito
Si dicon cose piene di menzogna.

9. Prima che bevi, fa che tranghiottito
Abbi il boccone; e nettati la bocca,
Acciò che tu non sij mostrato a dito.




10. E se la sete troppo non ti tocca,
Lascia di ber: perché si perde il vino;
Oltre che spesso il ragionar s’incocca.

11. Se per sorte colui, che ti è vicino,
Non può torre il bicchier senz’il tuo aiuto,
Porgigliel tu: ma cerca far pianino.

12. Se ti dà bere un qualche dissoluto,
Ch’empia troppo la tazza, mi contento,
Che la pigli à due man, fin c’hai bevuto,




13. E, similmente, se colui è intento
A dar la coppa, e tu non abbi sete,
Pigliala, e dalla a un altro ch’io’l consento.

14. Mentre che mangi con le voglie liete,
Se giunge un, pur ch’à te non sja maggiore,
Non ti mover da Mensa, e sta in quiete.

15. Guardati di far strepito, o romore
Col naso, e fantasia non ti toccasse
Di bere il brodo, ch’egli è poco onore.




16. Ancora, se la tosse ti pigliasse,
O lo starnuto, cerca di voltarte
In fuori, che qualch’un non s’aggravasse.

17. Ancor son obligato d’avvisarte:
Di carne, ova, e formaggio non far pane.
Ma cerca in ogni cosa moderarte.

18. Mentre, che mangi con tue voglie umane
Loda il convito sempre, e no’l biasimare,
Come far soglion certe genti vane.




19. E parimente non voler guardare
A la scodella d’altri, s’ella è piena
Più de la tua, ché non si deve fare.

20. A tavola sta sempre con serena
Fronte, et u’ donne son, trinciali innante,
Che per la tema non mangiano è pena.

21. Cerca d’esser ancor destro, e galante,
Col toccar gentilmente le vivande;
Né tôr quel c’ha il compagno tuo davante.




22. Se vuoi ben masticar, mai troppo grande
Non tagliar il boccon; ma fallo onesto,
E non mangiar da tutte due le bande.

23. E di più ti comando e ti protesto:
Se v’è solo un bicchier, non vi pôr drento
Pane, over altro, ch’egli è disonesto.

24. Avrai ancora questo avvertimento:
A Tavola, non dir cosa schivosa,
Ché porgeresti altrui noia, e scontento.




25. Guardati da parola ingiuriosa:
Né poner mai dinanzi al tuo compagno,
Tondo brutto, o scodella, o simil cosa.

26. In questo avviso ancor non sparagno
Di dirti, che non tocchi gatti, or cani,
Ché non sta ben, e non v’è guadagno.

27. Abbi avvertenza ancora con le mani
Non ti tocar il naso, o in altro loco,
Che queste son cranze da vilani.




28. Se brami esser locato, fa’ che poco
O nulla a bere il tuo compagno inviti,
Perché sforzar altrui non è bel gioco,

29. Per esser più cortese nei conviti,
Vo’ ch’usi dar talor’ a chi t’è appresso
I bocconi più grassi, e saporiti.

30. Quest’anco nel tuo petto avrai impresso
Di ricordarti quando un tuo signore
Beve, che bere a te non è concesso,




31. Ancora ti ricordo aver il core,
Di non nettarti i denti con le dita,
Ma aspetta stecchi, ovver quando sei fuore

32. E se qualcun a ragionar t’invita,
A bocca piena non dar mai risposta,
Perche la mensa starà più polita.

33. Mala novella mai non sia proposta
Da te, ma parla sempre d’allegrezza,
Perche l’esser civil poco ti costa.




34. Se vedi nel mangiar qualche bruttezza,
Taci, e attendi a mangiar allegramente
Ché l’uomo savio tal cose non prezza.

35. Mentre il compagno beve abbi pur mente
Di non chiamarlo, ché causar potresti
Ch’ei spandesse la coppa facilmente,

36. A tavola conviene aver bei gesti,
Nel guardar, nel parlar con le persone
Né usar costumi brutti, e disonesti,




37. Fuggi romor, e fuggi confusione,
Tra convitati, e non ti disdegnare
Se ben tu conoscesti aver ragione.

38. Le dita sporche mai non ti leccare,
Ché mostraresti molta villania,
E potresti gli altri far stomacare.

39. E se a tavola doglia, o malattia,
Ti venisse per sorte, abbi pazienza,
Fin che si levi su la compagnia.




40. Se porti piatti in tavola, o in credenza,
Tieni il pollice sempre sopra l’orlo,
Che non avrai di spanderlo temenza

41. Se’l bicchier prendi in man, cerca di tôrlo
Con destrezza ché quello a chi lo dai
Prender lo possa, e tu di poi ritôrlo.

42. E quando dai da ber, non empir mai
Troppo il bicchier, perché sarà più caro
A chi lo porgi, e tu più lode avrai




43. Guardati di colmar troppo il cucchiaro
Ché potresti causar cattivo effetto
Nel riceverlo in bocca, i’ te’l fo chiaro.

44. Cerca a la mensa star polito, e netto,
E 'l naso man in man non ti moccare,
Ma porta teco sempre il fazzoletto.

45. Ne l’orecchio pian non ragionare
Del tuo vicin ma parla ch’ognun t’oda.
Perché porresti dar da sospettare




46. Questa sentenza ancora tien per soda,
Che s’un può tôr la coppa se stesso
Di lassarla pigliar convien ch’io loda

47. Se con l’amico mangi, ti è concesso
Andar bocconeggiando fin ch’ anch’ello,
Abbia finito, e levati con esso.

48. Di poi non riporrai il tuo coltello,
Prima degl' altri, ché forse tassato
Saresti per villan da questo, o quello,




49. E inanzi, che da mensa sij leuato,
Tutto divoto, e con pensieri umani,
Rendi le grazie à Dio che t’ha cibato,

50. Ultimamente: lauati le mani
E cerca sempre star netto e polito,
Ché questa è polizia da cristiani.
Cerchi di stare ogni’un dunque avvertito,
Né prenda a scherzo le parole mie
Ché chi le sprezza al fin sara schernito





Queste son le cinquanta cortesie,
Ch’io v’ho promesso, e se l’osservarete
Trarrete lode per tutte le vie
E se talora vi ritrovarete,
A convito, o banchetto in compagnia
Sempre mai la creanza adoprarete,
E come ben da voi gustata sia
Quest’ammonicion, direte ancora:

“ Chi me l’ha data benedetto sia!”
Qui faccio fin; restate in la buon’ora.

I L F I N E

(G.C.C.)














sabato 21 dicembre 2019

EREMITI (per necessità) (e/o) PER CASO (5)




















Precedenti capitoli:

La legge immutabile  (della Natura) (4/1)

Prosegue nell'...:

Eroe Eremita (per caso) (6)














Di caso in caso esuli dalla cosiddetta ‘normalità’ si costruisce non solo la Storia, ma anche la prospettiva di fuga, fuga dalla civiltà, oppure e all’opposto, come disquisito dal Guenon e non solo,  rifondare l’umanità fuggita e ripensata nella reale prospettiva persa divenuta Spirituale ispirata superiore motivazione.

‘Fuga’ non solo quale malessere naufragato ed ereditato e nei geni comuni identificata, bensì ereditaria nonché necessaria stabile volontà di conoscenza oltre che medesima sopravvivenza affine e simmetrica all’evoluzione in cui ci riconosciamo come un’Anima unica con la Natura e il Mondo albergato, o almeno dovremmo se solo fossimo buoni turisti quanto onesti albergatori.  




Necessaria fuga adottata ed intrapresa dai tempi non troppo remoti di Omero (e ancor prima) e altresì ben sperimentata dai nostri valorosi esploratori polari che proprio con i greci iniziarono l’estrema avventura ‘commerciale’; non meno da valorosi alpinisti intrapresa e adottata quale rimedio e dottrina di Vita giacché nell’arrampicare c’è sempre qualcosa affine alla genetica, con il risultato che la trasformazione dai tempi dei greci agli odierni nella successiva e conseguente nuova civilizzazione ha apportato il danno necessario e sufficiente per il ‘rimpianto’ di cui il Guenon appare l’alpinista più fidato.




La guida più severa.

Il montanaro o l’indigeno più saggio e selvaggio.

L’eremita più contemplativo.




‘Fuga’ non solo qual principio e regola ed ultima ancora di salvezza come per la diletta Eremita non meno di altrettanti accompagnati nel loro luogo di transito o duraturo esilio, la qual fuga comporta certamente un diverso stato d’animo; innanzitutto e con una lieve nota di umorismo, oppure, di cinico sarcasmo, proprio in ragione (e conseguente) al torto subito da cui ne deriva presenza non gradita, quindi Stato nell’animo con lui non partecipato, animo privato del dovuto Stato, così come fu anche per Trotsky (e con lui molti altri da ambo le parti del muro) nell’ultimo sofferto respiro oppure esilio…

Per ogni Eretico fuggito.




Così pur la remota ispirazione per conto del nome che porto non ancora del tutto ufficialmente battezzato o affogato, e nel deserto accompagnato oltre che dall’istinto di rimanere preservato ed immune (per non essere da sano curato, mentre i pazzi vagano tranquilli e iperconnessi) da tanta volgar materia al libero mercato offerta, ma quantunque sempre motivato nella costante ugual medesima volontà, ieri come oggi avversata, nel voler rifondare corretta Ragione - ormai da circa trenta e passi anni -, oppure e ancor peggio, da svariati Secoli e non più anni, esiliata non men che calunniata, da quando cioè porto quella famosa barba da filosofo pur non essendo barbone del tutto privo di ‘rasato’ Pensiero (ancora non rimosso per il dovuto collettivo ‘Stato d’Animo’ detto) nello Spirito temprato non men che contrariato da tanta ma non nuova diligente ipertecnologica ‘organizzata’ offesa.

E ieri come oggi ai miei più che amati concittadini dedico e scrivo tal breve operetta…




Per fuggire ignoranza ed offesa sia morale che spirituale si tenta dovuto riparo accompagnato e difeso dalla ‘bestia’ di turno, per ‘bestia’ in questa sede intendesi essere cogitante di superiore specifica simmetrica lupina natura in globale connessione con Madre Natura (anche un po’ digiuna giacché gli agnelli son stati tutti divorati dalla pecunia, i rimanenti negli intervalli di tempo vengono sgozzati e ibernati per l’immolazione della successiva festa o mito del sacrificio, dacché ne deriva e consegue, che allevare un lupo mi par logico onore alla Dèa Natura oltre la fortuna per  l’agnello sacrificato al tempio di Dio…), nei remoti collegamenti accompagnati da dovute esplorazioni, ed in compagnia, non mi sembra neppure il caso di dirlo, del buon Dio, il fondatore segreto della Apple, seminata raccolta ed evoluta sino al palmare della foglia formato prestampato ultra piatto compatibile per tutte le stagioni con varietà di colore e luminescenza… a scelta!

Che Nikon ci perdoni per il desolante panorama offerto…




L’importante leggere – nei restanti intervalli di tempo fra un secolo e l’altro delle dovute connessioni - le remote istruzioni per non essere perseguitati da virus (ex batteri) in coloniale libera fondazione abbaiare a comando e futuro istinto: ripetere ciò che si deve dire prima ancora del cogitare dalla foresta centrale lentamente avanzare e comandare: cosa meglio urlare ed essere, quindi ululare o non essere al miglior prezzo convenuto e concesso dalla spettabile Compagnia?

Questo il dilemma!




Le formiche elettriche in questo sogno senza apparente via d’uscita oltre l’amata Eva divenuta penitente Eremita mi divorano lo stomaco, però sono contento di partecipare all’Apple iper-connesso…   

Di disturbati accompagnati da idioti non provo uguale cristiana umiltà non ancor del tutto redenta o convertita, per ciò, di cui loro malgrado portatori nella completa ignara carenza e strana patologia, ringrazio Madre Natura oltre la pregata Madonna, nei dovuti intervalli di Tempo, quando Giano mio fidato amico, mi riporta all’Unica Ragione della sana corretta preghiera invitandomi, per quanto possibile, di non sporgermi in Vista alla finestra giacché, Giano il mio amico, mi aggiorna anche circa una nuova guerra stellare scorrere fra la cometa e la grotta…




E dalla grotta di rimando fin su alle comete ormai prive di cielo e limpido cristallo!

Il vecchio saggio Pitagora ci ha sempre ammonito circa l’armonia corrotta!




…E noi che credevamo al povero Porfirio, anche lui ben esiliato oltre che caduto in ugual grotta, in compagnia della Ninfa in attesa dell’ultima spot non ancora hot del momento: Nikon in offerta con scheda pixel incorporata e prepagata con  foto annesse e connesse non c’è neppure bisogno del Viaggio lontano dai Proci, basta formulare il numero verde alla Rete Wi-Fi (noto esploratore ex cinese passato ai russi poi rivenduto agli inglesi, ora lo si può trovare ai mercatini di Natale di Bergamo e dintorni, dicono faccia il doppio gioco anche quando connesso perché viene dal freddo, i francesi fra un suicidio e l’altro sembrano interessati all’affare, i russi stanno barattando le ultime offerte del Natale ortodosso in cambio della prossima poltrona presidenziale)…




(Pietro rimane a guardare!)

…Insomma il nostro Wi-Fi è più che degno esploratore speriamo non arrivi la zarina fra un intervallo di tempo e l’altro, lei ne ha tre e non sono addetti ornitologi…

Riporto la mia amata Eremita dalla breve gita fuori grotta entro la Foresta, son certo che lì dati e memoria al gelo e al freddo saranno ibernati, quando scongelati potremmo camminare in un mondo nuovo più sabbia che gelo, ed ove finalmente sgorgherà solo torrenti di oro nero, mi correggo, olio nero, il gas lo potremmo respirare ed inalare negli intervalli di tempo fra una Compagnia e l’altra permettendo, e quando prima di esalare l’ultimo muto respiro da dietro la maschera accompagnata dal saio ci abbracceremo e ci riconosceremo non più operetta o teatro naufragato, ma il dramma intero inscenato aver superato quanto dal veggente rivelato, mentre gli spettatori urlano ed abbaiano a comando…

Fra un intervallo e l’altro… 
       




E la vita nei boschi sarebbe una fuga?

Fuga è il nome che le persone incagliate nelle secche dell’abitudine danno allo slancio vitale.

Allora un gioco?

Certo!

Come chiamare altrimenti un periodo di reclusione volontaria in terra straniera, con una cassa di libri e un paio di racchette da neve?












giovedì 19 dicembre 2019

LA LEGGE IMMUTABILE DELLA NATURA





















Precedenti capitoli:

Eremiti nella taiga

Prosegue in:

La legge immutabile della Natura (formato PDF) (4)












Il perché nel proporre per intero questo capitolo del Guenon mi sembra ovvio, sia per l’immensa capacità da cui l’‘Ispirazione’, “elevata Ispirazione”, di cui l’autore non solo appare quale precursore, ma anche ‘apostolo’ di una più concreta Verità affermata in tutta la propria essenza e causa irrimediabilmente persa.

Disconosciuta, nella propria funzionalità, così come la foglia sta al proprio ramo e questo all’Albero che la alimenta e sostenta, funzione per un più elevato compito e ciclo da cui la Vita.

…Ed ancora, alla Terra e radice che lo coniuga all’intero Universo nel proprio ed altrui ciclo a cui dobbiamo retta sopravvivenza seminata e raccolta quale sano principio evoluto e purtroppo dismesso oltre che irrimediabilmente compromesso a beneficio di altro: ‘materia’ abdicata alla capacità – manifesta capacità - così Guenon disquisisce -, di farla meglio intendere in tutta la propria ed altrui limitata intelligenza prossima alla reale ‘deficienza’ confusa barattata e addirittura comprata quale ‘artificiosa ispirazione’ coniugata al caos da cui limitato limitante progresso...

…Successiva all’Ispirazione detta - e di cui non mi astengo nel riproporla soprattutto in questi giorni di festa -, la Rivelazione anticipatrice della Verità ben delineata nell’Apocalisse a cui assoggettati nostro malgrado, assoggettati alla più bassa condizione in cui schiavi e non certamente artefici del nostro destino; schiavi senza reale condizione di causa a cui destinati e di cui nostro malgrado facenti parti…

Del resto un meccanismo prossimo alla regolazione nella specifica conta del Tempo esula e difetta dallo stesso, divenendo un meccanismo preciso, in cui, cogitando la pretesa come al meglio coniugarlo e costruirlo, divenendo parte del meccanismo stesso, abbiamo dismesso irrimediabilmente la relativa universale capacità da cui la funzione dello stesso.

Meraviglioso l’orologio nell’aula da cui fuggiti, meraviglioso il meccanismo del pendolo nella ‘scuola’ in cui fanciulli di nuovo nati contemplarne il meccanismo al di fuori, oppure ed ancor meglio, ‘fuori-tempo’ alla cui deriva in cui approdati esiliati dimenticati e successivamente sacrificati.

Li ricordiamo questi maestri del Tempio.

Con loro apostrofammo ogni nota del Tempo creato.

Con loro azzardammo ed avversammo scribi e farisei, maestri del Tempio.

Con loro discutemmo la Legge, la vera Legge del Tempo!

Offendemmo il Dio pregato meccanismo preciso da loro creato.

Dio fu crocefisso prima e dopo esser nato in ciò che pur aveva Creato!

(Questo post dedicato a quella Donna fors’anche Madonna di cui la scelta della sofferenza nel non voler confondersi nella ‘materia’ ma intenderla e coniugarla ‘con e per’ ‘l’intera Natura’ rimane valido insuperabile superiore insegnamento, e con lei ‘l’intera Natura’ presieduta pregata ed incarnata, e nella quale compirà l’intero ciclo da cui Universo e Dio per ogni Infinito Elemento:

…Rinascerà in questa Terra, anche se l’età avanzata dal rigido Inverno, giacché giovane immutabile la foglia per ogni Stagione da cui la Vita…

…Incontrerà e scorgerà un uomo sotto la Verde Chioma e lui la riconoscerà, l’adotterà perché non solo l’ha sognata ma anche respirata e a lei donerà nuova Vita per ogni Sogno incarnato e mai fuggito…

Gli farà compagnia e lo proteggerà come solo sa fare Madre Natura…

Vedrà Albe e Tramonti, scorrerà per ogni torrente, inciamperà al suolo come soffice neve…

…Poi…

Apostroferà ogni Poesia e Rima pur non conoscendone la scrittura, sarà una Infinita Simmetria così come l’imperscrutabile disegno del Dio pregato…

…Incarnerà ogni suo Elemento soffierà come e più del vento, diverrà una Dèa per ogni suo Tempio: un oracolo, una santa, costruirà una nuova Storia, sarà eterna come l’intero Universo di cui  incarna ogni desiderio e preghiera…

È Tempo ‘mutabile-immutabile’ fuori dal proprio incompreso meccanismo fuggito: combatterà il male avversato da ogni preghiera ogni volta che lo vede e riconosce come e più del Diavolo…

Sarà Elemento ‘pensato-pensante’ Infinito al Tempo da loro così mal Creato…

Qualcuno, rettamente ispirato la riconoscerà e saprà coniugarla al mondo rettamente pensato ed in lei scorgerà tante vite che a numerale si perderebbe il conto del Tempo apostrofato…

…Si edificherà il Sacro così come Dio comanda e per sempre comandato ed imperato, e forse nel suo grembo ricomporrà un Sogno dismesso e giammai consumato, solo mutilato, per il Bene dell’intera Terra in cui Sacrificato…

…Solo per dirci che l’umano ingegno limitato rispetto al sacrificio mal coniugato fors’anche invisibile e giammai compresa la Via come questo nostro Dio Sogna Pensa… E ne diventa Eremita!




Come si è visto l’insegnamento di tutte le dottrine tradizionali sono unanimi nell’affermare la supremazia dello Spirituale nei confronti del Temporale, e nel considerare normale e legittima soltanto l’organizzazione sociale in cui tale supremazia sia riconosciuta e si rifletta nei rapporti dei due poteri corrispondenti a questi due ambiti. D’altra parte, la Storia mostra chiaramente come il mancato riconoscimento di quest’ordine gerarchico porti con sé, sempre e ovunque, le medesime conseguenze:

Squilibrio sociale, confusione delle funzioni, egemonia di elementi via via inferiori, insieme al declino intellettuale, oblio dei principi trascendenti dapprima, per arrivare poi, discendendo la china, fino alla negazione di ogni vera conoscenza.

Va peraltro notato che la Dottrina, che permette di prevedere come le cose debbano inevitabilmente seguire questo corso, non ha in sé bisogno di una simile conferma a posteriori; tuttavia, se crediamo opportuno insistervi, è perché essendo i nostri contemporanei particolarmente sensibili ai fatti a causa delle loro inclinazioni e delle loro abitudini mentali, ciò può indurli a riflettere seriamente, e anzi forse questo è l’unico modo per spingerli a riconoscere la Verità della Dottrina.

Se tale Verità fosse riconosciuta anche da un ristretto numero di individui, sarebbe un risultato di notevole importanza, perché soltanto così può cominciare un cambio di orientamento che conduca alla restaurazione dell’ordine normale; tale restaurazione, quali ne siano i mezzi e le modalità, prima o poi avrà necessariamente luogo; è su quest’ultimo punto che occorre dare ancora qualche spiegazione.

Il potere temporale, dicevamo, riguarda il mondo dell’azione e del cambiamento (corrispondente all’odierno antico progresso); ora, il cambiamento, non avendo in sé la propria ragione sufficiente, deve ricevere da un principio superiore la sua legge, in virtù della quale soltanto si integra nell’ordine Universale; quando invece si proclama indipendente da ogni principio superiore, non deriva che disordine puro e semplice  (così e finalmente correggiamo il Tempo rimettendoci a questa formula quando seppur il potere temporale incarnava la duplice volontà, assoggettata però, allo stesso cambiamento non del tutto compreso ma altresì integrato in tutta la consistenza storica coniugata, riconoscendo l’errore possiamo rettificare il Tempo da cui corretto intendimento nel non perseguire ugual medesimo errore, dacché l’evoluzione, anche nel Sacro si intende e coniuga in questa filosofica capacità interpretativa…).

Il disordine è in fondo la stessa cosa dello squilibrio, e nell’ambito umano si manifesta con quella che viene chiamata ingiustizia, poiché esiste identità tra le nozioni di giustizia, ordine, equilibrio, armonia o, meglio, esse sono soltanto vari aspetti di un’unica cosa, vista da diverse e molteplici angolature a seconda degli ambiti ai quali si applica…




[vedi Giuliano l’Apostata… un valido esempio storico…, giacché e paradossalmente ricercando l’ordine perso avverso al nuovo Sacro adottato, ma evoluto nella stessa volontà, manifesta volontà di intendimento da cui l’Essere Uomo, non ebbe il necessario dovuto Tempo di coniugare, quanto, seppur intuito, ma psicologicamente rigettato circa il ‘quando’ delle avverse situazioni storiche da cui l’infanzia ferita avvertita e percepita nel dolore celato e successivamente coniugato nella costante pretesa di libertà, tradotta nei termini della vecchia dottrina e dovuta ‘Spirituale’ salvezza. Così se pur il paragone azzardato, equivale alla nostra più che amata Eremita, la quale declina l’offerta e torna precipitosa ai rigidi inverni dell’Infinito Tempo. Solo e in questo modo possiamo e dobbiamo intendere Dio nel Giano d’ognuno… adottando altresì i termini di quella legge universale difettevolmente intesa interpretata e coniugata in reciproca apparente discordanza di cui la Storia, tanto dal filosofo pagano, tanto dalla nuova filosofia nella Storia evoluta. La capacità cioè d’intendere gli apparenti, se pur univoci opposti, dell’Uno pregato… e senza per questo scadere in ugual medesimi paradossi in cui riconosciamo la Storia oltre che di Giuliano anche dell’Eremita…]




Ora, secondo la dottrina estremo-orientale, la giustizia è costituita dalla somma di tutte le ingiustizie, e nell’ordine totale ogni disordine viene compensato da un altro disordine; per questa ragione la rivoluzione che abbatte la regalità è allo stesso tempo la conseguenza logica e il castigo, cioè la compensazione, della precedente rivolta della regalità contro l’autorità spirituale. La legge è negata nel momento stesso in cui è negato il principio dal quale emana; ma i suoi negatori non hanno potuto sopprimerla veramente, ed essa si ritorce contro di loro; così il disordine deve alla fine rientrare nell’ordine, al quale nulla può opporsi se non apparenza e in modo affatto illusorio.

Certo, si obietterà che la rivoluzione, sostituendo il potere delle caste inferiori a quello degli Kshatriya, non è che l’aggravarsi del disordine, e cioè è senz’altro vero se si considerano soltanto i risultati immediati; ma è questo stesso aggravarsi ad impedire che il disordine si perpetui indefinitivamente. Se il potere temporale non perdesse la sua stabilità proprio non riconoscendosi subordinato all’autorità spirituale, non vi sarebbe alcuna ragione perché il disordine cessi, una volta che sia penetrato nell’organizzazione sociale; parlare di stabilità del disordine è però una contraddizione in termini, poiché esso non è che il cambiamento ridotto a se stesso, per così dire: sarebbe in fondo come cercare l’immobilità nel movimento.

Ogni volta che il disordine aumenta, il movimento subisce un’accelerazione, giacché viene fatto un passo avanti nel senso del cambiamento puro e dell’ ‘instantaneità’; è per questo che, come dicevamo prima, quanto più gli elementi sociali sono di qualità inferiore, tanto meno dura la loro egemonia. Come tutto quello che ha un’esistenza solo negativa, il disordine distrugge se stesso; è nel suo stesso eccesso che si può trovare rimedio ai casi più disperati, perché la crescente rapidità del cambiamento avrà necessariamente fine; e oggi non sono forse già molti coloro che cominciano ad accorgersi, più o meno confusamente, che le cose non potranno andare avanti così indefinitivamente?

Anche se al punto in cui si trova il mondo non fosse più possibile un ‘raddrizzamento’ senza una catastrofe, è forse questa una ragione sufficiente per non prenderlo, malgrado tutto, in considerazione, e rifiutarsi di farlo non sarebbe un’altra forma di oblio dei principi immutabili che sono al di là di tutte le vicissitudini del ‘temporale’ e che, di conseguenza, non possono essere inficiati da nessuna catastrofe?




Guenon è (stato) estremamente intelligente nell’aver intuito il ‘paradosso’ in cui volutamente o no ‘precipitato’.

Colgo nell’affermazione ‘autoreferenziale’ tradotta nel linguaggio proprio della Fisica, e ben specificata da Godel, lo zero creato.

Ciò che significa o vorrebbe significare?

Che ciò di cui (apparentemente) afferma   successivamente nega!

È noto che lo zero e con lui l’Infinito nato nella teologica sacralità nella ‘Regione’ (non men che Ragione) storica e sociale ove il promettente filosofo trae, esplicitando ed argomentando, al pari e non meno di un antico se pur moderno neoplatonico dal pitagorico derivato, pur essendo di diversa formazione e finalità, quantunque nell’affermare (da filosofo) e di cui rileva e rivela una condizione ‘duale’ come, per chi ha letto l’intero libro, nel capitolo precedente al presente, esplicitata nel Cristo-Giano, e in cui nello stesso modo lo identifichiamo (nel passo o presente capitolo).

Tendiamo la corda in nome e per conto dell’antica se pur attuale condizione filosofica a cui entrambi partecipiamo per giammai precipitare nella falsa volontà interpretativa…  

Integrare codesto elevato ‘apparente’ paradosso, indica il limite della Parola che dal Numero deriva, ossia se intendiamo e percepiamo Dio e Natura qual condizione sì perfetta ma altresì anche nella successiva volontà di volerne circoscrivere e delineare l’invisibile spiritualità di cui portatori, di superiori ‘valori’ in un contesto prettamente linguistico o filosofico che discerne da insignificanti fatti privo di linguaggio e simmetrici alla parola che circoscrive descrive, o vorrebbe, ma quantunque limitati dalla stessa ‘superiore’ condizione in cui dedotta l’osservazione o volontà di voler al meglio intendere e specificare.

Ciò che vuol significare?

Oppure, contestualmente evolvere con gli stessi mezzi metafisici e nel qual Tempo affermare?

Che immateriale e Spirituale se pur percepito e nei geni umani (e non) incarnato, eppure nella propria specifica derivata appartenenza in cui scritta la Vita per ogni Essere umano (e non), qual Spirito ed Anima Mundi di non certa successiva manifesta ‘povertà di mondo’ - sempre dalla filosofia esplicitata, formare univoco Pensiero e con lui il Mondo apparentemente presieduto nella costante pretesa, così come per l’Universo intero, di poterne dedurre calcolare scrivere ed indicare: forma moto ed energia, se non purtroppo ed altresì impossibilitati da siffatta pretesa in costante atto: immobile, o al contrario, continuo costante movimento (alieno e contrario, oppure contestualmente partecipe al Sacro), nella ‘meccanica’ e non solo ‘quantistica’ (ma anche filosofica) in cui dedotto l’uomo e con lui la Natura che così lo esplicita e lo illumina, nella impossibilità di poter affermare se questa (e con lui) onda oppure particella…

Ne consegue che l’intendere lo Spirituale dalla ‘materia’, se pur elevata sia in Filosofia che dalla Fisica derivata, comporta oltre che dei limiti anche certi paradossi, non volendo introdurre lo ‘zero’ semmai la condizione di cui esplicita la funzione di Infinito diversa dal Nulla.

Relativizzare l’Infinito dal Finito (così come la materia) è cosa appartenente alla dimensione e non solo umana, semmai affermare che la ‘dimensione’ non percepita ma solo ‘intuita’ nell’‘Ispirazione’ divenuta ‘Rilevazione’ prefigura quel ‘caos’ fuggito, oggetto di ampia odierna verità, divenuta improprio gnostico motivo adottato e conseguente falso mito pregato, il quale così difficile d’intendere e combattere da non poterci permettere fraintendimenti.

Il ‘caos’, come prefigurato dal Guenon proprio della misera natura e condizione umana giammai sovrumana, la quale difetta così in cielo come in terra, nostro il compito, difficile compito, evolverne intuizione e rilevazione apostoli d’una globale filosofia, senza però, sprofondare nel mito spirituale quanto temporale del capro espiatorio derivato.

Superare codesto intento e combattere il male è condizione, oltre che vera salvezza, anche di più profonda preghiera, in nome e per conto del Dio pregato…




…Se simili previsioni sembrano troppo azzardate, e tali in effetti potrebbero apparire a chi non abbia dati tradizionali sufficienti per fondarle, si possono almeno ricordare gli esempi del passato, i quali mostrano chiaramente come tutto ciò che regge soltanto sul contingente e sul transitorio sia fatalmente destinato a scomparire, come sempre il disordine svanisca, e alla fine si ristabilisca l’ordine, sicché, se anche il disordine sembra talvolta trionfare, tale trionfo non potrà essere passeggero, e tanto più effimero quanto più il disordine sarà stato grande.

Senza dubbio la stessa cosa accadrà, prima o poi, e forse prima di quanto si sarebbe tentati di supporre, nel mondo occidentale, dove il disordine si è spinto, in tutti gli ambiti, più lontano di quanto non sia mai accaduto da nessun’altra parte; anche qui è opportuno aspettare la fine; e anche se il disordine dovesse estendersi per un certo tempo a tutta la terra, come si ha qualche motivo di temere, ciò non modificherebbe le nostre conclusioni, giacché si tratterebbe soltanto della conferma delle previsioni a cui accennavamo poco fa circa la fine di un ciclo storico, e la restaurazione dell’ordine in questo caso dovrebbe solo verificarsi su una scala molto più vasta che in tutti gli esempi noti, ma sarebbe anche incomparabilmente più profonda e integrale, poiché rappresenterebbe il ritorno a quello ‘stato primordiale’ di cui parlano tutte le tradizioni.

La fretta febbrile così caratteristica della nostra epoca prova che infondo i nostri contemporanei si limitano sempre alla prospettiva temporale, anche quando credono di averla superata, e dimostra che, nonostante le pretese di qualcuno, non sanno affatto che cosa sia la spiritualità pura.

Del resto, anche fra coloro che si sforzano di reagire contro il ‘materialismo’ moderno, quanti sono capaci di concepire la spiritualità al di fuori di ogni forma specifica, più in particolare al di fuori di una forma religiosa, e di svincolare i principi da ogni applicazione a circostanze contingenti?

Quanti, fra coloro che si pongono come difensori dell’autorità spirituale, immaginano che cosa possa essere questa autorità allo stato puro, come dicevamo sopra?

Quanti si rendono veramente conto di quali sono le sue funzioni essenziali e non si fermano ad apparenze esteriori, riducendo tutto ad una semplice questione di riti o addirittura di falsa ‘giurisprudenza’, che è cosa puramente temporale?

Quanti fra coloro che vorrebbero tentare una restaurazione dell’intellettualità non la riducono al livello di una semplice ‘filosofia’, intesa questa volta nel senso comune e ‘profano’ del termine, e capiscono che ‘intellettualità’ e ‘spiritualità’ sono, nella loro essenza e realtà profonda, esattamente la stessa cosa con due nomi diversi?

(R. Guenon, Autorità spirituale e potere temporale)





…Per far ciò dobbiamo correttamente interpretare il fin qui detto, ed evolverlo anche al grado successivo dalla ‘materia’ dedotto ed esplicitato nei termini estremi (divenuti per taluni ‘estremi’ ed ‘impropri’ intellettuali, giacché intellettualità significa innanzitutto ‘comprensione’ e la Storia difetta della dovuta necessaria interpretazione) in cui l’autore intende manifestare l’autorità quanto l’urgenza propria della superiore e non più ‘propria opinione’ esposta, semmai dedotta.

Giacché molto spesso ‘progresso e democrazia’ degenerano nell’opposto di cui affermato (guardiamo al democratico capitalismo come al suo opposto), suggerendo il ‘paradosso’ precipitato di cui accennavo e non solo del Guenon correttamente interpretato.

Se non deduciamo correttamente la volontà del Guenon - come Uno fra i tanti o quanti - non precipitiamo in una impropria autoritaria deriva fraintesa (non men che adottata in ciò di cui non compreso), semmai nell’urgenza manifesta di reciproca salvezza ed (intellettuale) intesa il cui appello raccogliamo ed evolviamo… per ciò di cui intuito ma ben celato o peggio occultato…

Qual univoco caos seminato e raccolto!

(il curatore del Blog)