giuliano

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IL TOMO

giovedì 5 luglio 2012

IL REGIME E LA PROPAGANDA




































Una informazione poco 'propagandata':

http://www.antoniodipietro.it/2012/07/230-miliardi-di-armamenti-mentre-si-taglia-la-sanita

Prosegue in:

http://dialoghiconpietroautier.myblog.it/archive/2010/07/14/noi-ascoltavamo-django.html









La 'propaganda' di Mussolini è parte integrante della sua politica estera.
Ed ebbe gran successo finché i disastri militari del 1940-43 svelarono il
suo bluff. E anche dopo quei disastri, il bluff continuò a dominare molti
spiriti.
La politica inglese e americana verso l'Italia del 1940 in poi non si capi-
sce se non si prendono in considerazione gli effetti psicologici della ven-
tennale spettacolosa 'propaganda' mussoliniana.
(Merito anche e soprattutto di taluni giornali foraggiati dal 'regime', che
nella parvenza di una nobile 'genetica' democratica, nascondono in seno
loro i peggiori istinti di 'romana' memoria fascista.)
Per conseguenza una rassegna della politica estera di Mussolini non gli
renderebbe giustizia, se non tenesse conto delle sue attività nel campo
della 'propaganda all'estero'.
Mussolini disse una volta che 'non gl'importava un fico secco di quanto
si diceva e si stampava su di lui all'estero'.
In realtà s'interessava avidamente di quanto pubblicavano su di lui e su-
gli affari italiani anche i meno importanti giornali provinciali della Patago-
nia, e tormentava gli ambasciatori e i consoli (triste figure, burattini di
nero vestiti), che non intervenivano immediatamente a contraddire qual-
siasi affermazione potesse sollevare anche il minimo dubbio sulla sua
infallibilità.





























L'ambasciatore italiano a Washington, De Martino, finì con l'avere 'gli
stessi rapporti col Dipartimento di Stato che una zanzara ha col malato
di malaria'.
I consoli potevano fare più degli Ambasciatori, essendo in grado di te-
nersi a contatto personale con i giornali della loro zona, comprenderne
i bisogni, distribuire decorazioni e fare gli opportuni pagamenti.
Giornalisti francesi e svizzeri si potevano acquistare a poco prezzo.
(Anche perché proprio lì i propagandisti.....)
Degli inglesi un umorista scrisse che grazie al cielo non è possibile né
comprarli né traviarli, ma non ce n'è bisogno, dato quello di cui sono
capaci senza essere comprati.
Quanto agli americani, un uomo come William Randolph Hearst non a-
veva bisogno di denaro per diventare uno dei più attivi tra gli ammirato-
ri di Mussolini.
In qualunque parte del mondo si commettesse un delitto, W. R. Hearst
e i suoi mercenari si precipitavano a salutarne l'autore quale salvatore
del genere umano.
Mussolini era uno di questi salvatori.





























Neppure fu necessario denaro per comperare il 'New York Times'.
Decorazioni e adulazioni servirono allo scopo. L'amministratore del
'New York Times' fu decorato da Mussolini nel 1931. L''esperto' in
questioni italiane, mr. W. Littlefield, fu fatto cavaliere nel 1931 per a-
ver composto una poesia in gloria del fascismo, poesia che Mussolini
stesso si degnò di tradurre in italiano, e nel 1932 fu promosso al rango
di commendatore quale 'grande amico dell'Italia e ammiratore del Go-
verno fascista'.
E avrebbe potuto mrs. Anne O'Hare McCormik nutrire altri sentimenti
che di ammirazione per Mussolini quando era ricevuta in Italia come la
regina Saba in visita dal re Salomone?
Non fa meraviglia quindi se anche il 'New York Times' abbia messo il
massimo zelo nell'ammannire le notizie italiane in armonia con l'interpre-
tazione fascista; metterle in prima pagina, quando facevano onore a
Mussolini; sopprimerle o seppellirle dove nessuno le avrebbe trovate,
se erano tali da fare cattiva impressione; adornarle con titoli che qualche
volta dicevano il contrario della notizia interna; neutralizzare l'effetto di
un'informazione con un'altra; in breve mettere al servizio del Duce italia-
no tutte le manipolazioni, con cui i giornali 'educano' il loro pubblico.
Con la Germania nazista fece molto .....ma molto di più.....
La conquista del 'New York Times' ebbe un grande valore per Musso-
lini. Mentre la stampa di Hearst avvelenava l'animo delle classi meno
colte, ciò che sapevano delle questioni italiane uomini quali il dottor N.
M. Butler, presidente di Columbia University e gli altri personaggi ame-
ricani di alto fusto, proveniva quasi esclusivamente dal 'New York Ti-
mes'.



















Occorsero alcuni anni a Mussolini per irreggimentare tutti i corrispon-
denti di giornali stranieri. Ancora il 23 febbraio 1925 questi ebbero il
coraggio di votare un ordine del giorno per protestare essere 'intollera-
bile che i corrispondenti stranieri dovessero essere oggetto di sistematici
attacchi di carattere violento e tendenzioso'.
Reclamavano 'il diritto dei corrispondenti stranieri di attingere le loro in-
formazioni alle fonti più svariate senza essere accusati di partecipare a
una lotta politica, dalla quale erano e intendevano restare semplici spet-
tatori'. E minacciarono 'che se l'attuale stato di cose continuava, l'Asso-
ciazione della stampa estera avrebbe deferito la questione alle associa-
zioni consorelle, in vista di un'azione comune'.
Un po' alla volta la situazione mutò.
Quelli che mandavano ai loro giornali notizie 'parziali' o 'inesatte', erano
trattati in modo tale da render loro impossibile ogni lavoro. Il 1° luglio
1926 Grandi, allora Sottosegretario agli esteri, fece la seguente dichiara-
zione ai giornalisti stranieri:
'Io respingo l'accusa che il fascismo eserciti un severo controllo sull'atti-
vità e sui telegrammi dei corrispondenti stranieri. I telegrammi vengono
attentamente esaminati con la frequente conseguenza di un ritardo nella
trasmissione. Ma la trasmissione non viene rifiutata'.
La verità era che i telegrammi, che andavano a genio ai fascisti, erano
trasmessi subito; la trasmissione degli altri non era 'rifiutata', ma 'ritarda-
ta' di uno o due giorni. Quindi giungevano a destinazione dopo che era
stata fatta circolare la versione fascista, e la versione non fascista, essen-
do ormai invecchiata, non aveva più interesse di novità.
Questo fatto era noto a tutti i giornalisti, in Italia e fuori.
Un esempio di informazione non pervenuta o 'ritardata' .....

http://www.antoniodipietro.it/2012/07/230-miliardi-di-armamenti-mentre-si-taglia-la-sanita

(Gaetano Salvemini)










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