giuliano

giuliano
IL TOMO

domenica 29 settembre 2013

GENTE DI PASSAGGIO (71)
















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Gente di passaggio (72) 

...e la saggezza dei libri:

Forse per questo divenni viandante

... e la storia vidi sfilare

così in un lontano mare ti voglio portare

.... e la creazione del mondo narrare....











Noi stettemo poco dopo le parole del cavaliere a montare
a cavallo, e la sera ci fermammo ad un borgo detto Erce
assai buono.
L'osteria bene assettata, e per ostessa trovammo una gen-
til fanciulla. Ponemmoci a cena Luca, Borso, ed io, e secon-
do me fummo trattati bene ed appena ebbemo finita la cena
che venne il famiglio di Borso con un maniscalco del luogo,
e disse al padrone che aveva fatto mettere un ferro nuovo
al cavallo, e che dasse al maestro quattro crazie.
Questo Borso era il più iracondo uomo che io praticassi mai
e sebbene faceva al presente l'esercizio di mandatario e tra-
matore diceva essere stato soldato e tagliava e' nugoli, e udi-
to quello gli diceva il famiglio non avvertendo che era vicino
ad Italia a una giornata , e che quivi intendevano tutti l'italia-
no......




come lui, cominciò a saltare, e bestemmiare divotamente con
dire che ammazzerebbe, e taglierebbe, e che aveva ad esser
lui l'utriaca de tedeschi, e sempre aveva la mano sulla spada,
in modo che il maniscalco, e certi altri che v'erano risponden-
do certe poche parole in loro lingua si partirono.
Borso rimase sempre sbuffando, e diceva al famiglio che non
voleva gettare i denari , e che bisognava mostrare il viso agli
uomini come aveva fatto lui, e stando in su queste parole u-
dimmo per la villa suoni di Tamburo.
Io pensai lo facessero per festa, sendo Domenica, ma pre-
sto comparvero nella stanza, dove eramo i circa cento Fanti
armati come se avessero a combattere, con corsaletti, alabar-
de, e schioppetti, ed uno se n'accostò a me, e mi disse non
dubitassi.
Messer Luca ed io paurosi aspettavamo il fine di questa co-
sa. Borso era diventato tutto pallido e tremante, e cosi lo
presero, e con grida, e tumulto la condussero dicendo volerlo
darlo nelle mani del capitano di Tirolo, perchè aveva bestem-
miato Cristo.




Io veduto questo feci dire all' oste per un tedesco avevo meco,
che Borso era uomo nobile mandato all' Imperatore dal marche-
se di Mantova per faccende importanti, e che non si poteva ne-
gare che fosse un poco collerico, ma che guardassero che l'Im-
peratore non avesse per male quello avevano fatto, e che chi e-
ra mandato a lui, esso lo poteva gastigare, e non era convenien-
te fosse castigato dai popoli.
L'oste udito il mio Tedesco andò a parlare agli altri del Borgo, ed
in effetto la notte Borso stette in prigione. La mattina lo rendero-
no dicendo che lo concedevano a noi; ne so se quest'atto fece ri-
mutare Borso, perche io giudicandolo uomo da non potere conver-
sarsi seco mi partii la mattina senza aspettarli , e mi posai a Ma-
rano, che è un borgo come un grosso castello.




L'oste mi tenne bene, e ne' più de' luoghi buoni dela Magna quelli
che fanno l'osteria sono ricchi in modo possono trattare bene chi
va a torno.
Dopo mangiare capitò nell'osteria uno ciurmatore, e giuocolatore
di bagattelle che aveva gran seguito di gente, e sebbene parlava
italiano adoprava più le mani che la lingua, di sorte che ragunò
con questa sua articella qualche somma di crazie ; quello facessi
non dico perchè noi altri siamo tanto usi a vedere simili cose che
scriverle saria superfluo, ne aveva in tutto finito di raccorrei de-
nari, e rassettare le sue bagattelle che sopraggiunsero quivi for-
se dodici famigli e con furia lo legarono , e lo menarono.
Domandai l'oste della causa dissemi: tu cavalcherai per Allema-
gna, e la troverai piena di denaro al contrario di quello che voi
credete in Italia, e questo intervienile perchè noi Alemanni ab-
biamo gran considerazione di curare che del Paese non eschino
denari per conto alcuno.
Costui era qui, e conquesti modi li portava via , ed ancorché
fossino pochi venne a notizia del Borgomastro, e vi ha provve-
duto in questo modo........

(G. Osti, Attraverso la regione trentino-tirolese nel Cinquecento)














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