giuliano

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IL TOMO

martedì 24 settembre 2013

LA FUGA DI OSVALDO (67)
















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Nell'Alchimia della vita (66)

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Il poeta guerriero (68)












Nel tumultuoso regno di Federico 'Tasca vuota' si inserisce, dominante, la
figura singolarissima del massimo poeta atesino (colui che è amato sopra
ogni altra cosa dal fiero popolo.... tirolese..., scusate l'emozione....): O-
svaldo di Wolkenstein.
Nacque nel 1377 (c'è qualche dubbio su questa data...) alla Trostburg (Ca-
stel Forte) che domina oggi l'abitato di Ponte Gardena.
Nella loro eccellente opera sulla letteratura tedesca, tradotta magistral-
mente da Gustavo Balsamo Crivelli, Vogt e Koch ne tracciano il seguente
interessante profilo:




"Nato da una nobile famiglia tirolese, egli si mise in viaggio, fin da
quando aveva 10 anni, con tre soldi in tasca, per vedere il mondo.
E in qualità di valletto, di cuoco, di mercante, di pellegrino, di can-
tore e di cavaliero, correndo avventure, torneando in diverse spe-
dizioni terrestri e marittime, se ne andò poi dalla Russia sino alla
Spagna, dall'Arabia e dalla Persia sino alla Scozia ed alla Svezia.
Egli ha così attraversato impetuosamente la vita, facendo il diavo-
lo a quattro, poetando e cantando.
Infatti anche in casa, quando ebbe con i fratelli diviso i terreni (in
millesimi) non riuscì a trovare quiete. Assembrato spesso con l'im-
peratore Sigismondo, così negli spassi come nella politica e nelle
spedizioni guerresche, difese apertamente e segretamente gli in-
teressi di questo sovrano e della nobiltà tirolese, che aspirava alla
diretta dipendenza dall'Impero e venne così a trovarsi col suo feu-
datario Federico in rapporti ostili che gli fruttarono, col mutarsi
della fortuna, un duro carcere, prima che finissero con una risolu-
zione pacifica.
Ma a questi casi si inframmezzan le avventure d'amore e le arden-
ti passioni dell'uomo che non ebbe mai posa: ricerca e felicità d'a-
more, gravi affanni fisici e spirituali, che a lui prepara, con una tri-
ste prigionia, la perfidia di una donna già amata e in una descrizio-
ne pittorescamente umorista i piccoli dolori del padre di famiglia
nelle sue quattro pareti".




Osvaldo fu davvero così come i due studiosi lo descrivono, una specie
di terremoto permanente.
Era più che undicenne quando giunse alla corte dell'Imperatore e gra-
zie alla sua appartenenza ad una delle famiglie notevoli del tempo ot-
tenne d'essere assunto come valletto.
Partecipò ancor giovanissimo alla guerra contro i Turchi e fu fatto pri-
gioniero. Con uno dei molti strattagemmi, che dovevano reiterarsi nel-
la sua vita movimentatissima, fuggì e riparò in Danimarca, giusto in
tempo per partecipare ad una seconda guerra e raccogliervi allori ed
esperienza.




Dalla Danimarca affrontò per la prima volta il mare trasferendosi in
Inghilterra, ove si mescolò ai pasticci con quei cani degli Scozzesi...
Ma dal Lussemburgo l'imperatore Sigismondo, figlio di Carlo IV, lo
richiamò dalle sue 'distrazioni scozzesi' per partecipare ad una Cro-
ciata in Palestina.
Era ormai amicissimo dell'Imperatore, e dopo avere assistito alla sua
incoronazione quale re di Ungheria, lo seguì passo per passo nelle con-
trade del vicino oriente.
Alla battaglia di Nicopoli le speranze cristiane naufragarono e lo stes-
so Sigismondo riuscì a stento a sottrarsi alla cattura. Narra così la sto-
ria che Sigismondo e Osvaldo poterono, con qualche fatica, porre ma-
no ad una imbarcazione e raggiungere Costantinopoli....




La leggenda narra invece di un Osvaldo rimasto solo o quasi solo sul
campo di battaglia, raggiungere le sponde del Mar di Marmara, butta-
re in mare una botte vuota e attraversare con questo strano mezzo lo
specchio d'acqua sino a raggiungere la salvezza sulla (botte..) opposta!
Ma a queste pagine di leggenda si sovrappone una cronaca non meno
romanzesca.
Tornato al castello paterno, incontra una donna, Sabina Jeger Vela, de-
stinata ad esercitare una influenza fatale sulla sua esistenza. Se ne in-
namora e la donna lo attira nel suo castello vincolandolo con lacci dora-
ti.




E' il periodo in cui Osvaldo nella forzata inerzia dà il via al suo prepoten-
te estro poetico. Alla corte di Sigismondo e nei suoi viaggi aveva appre-
so ben dieci lingue, imparato a suonare la viola e raccolto un mondo di
impressioni e di suggestioni.
Già era noto come menestrello di alto valore. Presso Sabina, egli com-
pone le sue più belle rime e canzoni d'amore che di anno in anno si fan-
no più malinconiche, travagliato com'è dalla passione per la donna e dal-
l'ansia di moto e di libertà.
Finalmente Sabina capisce che egli è come un uccello in gabbia e lo la-
scia partire.




Torna in Egitto, va sino a Gerusalemme, sale in pellegrinaggio il Monte
Sinai, percorre tutta l'Arabia e quindi torna ancora una volta alla Trost-
burg ove giunge appena in tempo ad abbracciare il babbo morente.
Poiché le disgrazie non vengono mai sole, subito dopo la morte del pa-
dre, il Poeta apprende che Sabina non lo ha atteso ma ha sposato un
ricco mercante incontrato nel bel mezzo della grande selva....
Per Osvaldo, anima romantica, è un fiero colpo e riparte subito da quel-
la terra desideroso di dimenticare.
Soggiorna a lungo presso i Visconti di Milano, indi torna in Alto Adige
per contrarre matrimonio con una giovane di squisita bellezza, Marghe-
rita, e con lei raggiunge la corte di Sigismondo.




Ma sull'Alto Adige si addensano le nubi, Federico Tascavuota, dopo le
sue disavventure al Concilio di Costanza, ha fatto ritorno a Merano e in-
tende contendere alla nobiltà i privilegi che essa nobiltà ha ottenuto nel
periodo in cui Federico era stato scomunicato e bandito dall'impero.
Da questo duello ad armi corte nasce la lega degli Elefanti, e che contrap-
pone al Duca tutta o quasi tutta la nobiltà atesina.
Per Osvaldo non v'è dubbio di scelta.
Federico è nemico tenace dell'Imperatore, di quel Sigismondo di cui O-
svaldo è amico e protetto. Federico tende ad annullare la nobiltà altoate-
sina per fare dell'Alto Adige un dominio incontrastato degli Asburgo.




Osvaldo è invece favorevole ad una diretta dipendenza della terra fra i
monti dell'Impero. Il poeta guerriero lascia Castel Hauenstein ove, di ri-
torno dal Portogallo si era ritirato con la moglie, depone la viola e la pen-
na d'oca, per dar piglio alla spada.
Osvaldo è fra gli alfieri della Lega. E' l'eroe della difesa di Castel del Gri-
fo e di questo avvenimento lascia un poema di rara bellezza ed efficacia
descrittiva....
(Prosegue....)











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