giuliano

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IL TOMO

domenica 22 settembre 2013

L' ORO RILUCEVA (65)



































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Gnosi Pagana (64)

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Nell'alchimia della vita (66) &

Corpo Ermetico











Scopo essenziale dell'alchimia è scoprire l'elisir o 'pietra filosofale', capace
di tramutare il piombo e altri metalli vili in oro e in argento.
Nella ricerca di questo elisir gli alchimisti passavano anni a lavorare con
fornelli e laboratori sempre più complessi, tentando di affinare, sublimare,
fondere o trasformare altrimenti i loro vari ingredienti chimici.
Così facendo, portarono molti miglioramenti negli strumenti della sperimen-
tazione; i loro fornelli e alambicchi, per esempio, contribuirono alle tecniche
della futura sperimentazione scientifica...




Come l'astrologia, l'alchimia si basava su principi filosofici formulati nel mo-
do più chiaro e autorevole da Aristotele, e sviluppati dalla Scolastica.
Di particolare importanza era la nozione che tutta la materia sia riducibile a
quattro elementi (terra/aria/fuoco/acqua), ulteriormente riducibili alla 'ma-
teria prima'.
Se tutti i metalli erano composti dagli stessi elementi fondamentali in varie
 proporzioni, perché non dovrebb'essere possibile ricombinare gli elementi
in modo da ottenere altre e superiori forme di materia (qualcosa di molto
analogo si sta tentando ancor oggi con i moderni mezzi a disposizione, ma
i risultati ottenuti in codesti nuovi laboratori alchemici è espressione dell'In-
forme in cui si origina non più il Golem, ma il nuovo Frankestein, e come
lui tutti i drammi riconducibili alla 'Informe' natura del suo 'corrotto' creato-
re....)?




Questo il sogno dell'alchimista.
Gli scritti alchimistici sono spesso oscuri e velati di simbolismo. Di questa
oscurità ci dà esempio un testo classico rivendicato dagli alchimisti come
cosa propria: la 'Tavola smeraldina', serie di detti criptici che sarebbero
stati incisi su una lastra di smeraldo e scoperti nella tomba di Ermete Tri-
smegisto:

'Come tutte le cose furono mediante la contemplazione di una sola,
così tutte le cose nacquero da quest'unica mediante un singolo atto
di adattamento.
Padre di essa è il Sole, madre è la Luna.
Il Vento la portò nel suo grembo, la Terra è la sua nutrice.
Essa è la generatrice di tutte le opere prodigiose in ogni luogo del
mondo.
Il suo potere è perfetto'.
(non stiamo parlando di certo dell'ultimo modello di cellulare palma-
re sesto arto Increato e Forgiato nel nuovo laboratorio alchemico...)




Gli scritti europei di astrologia e alchimia raggiungevano probabilmen-
te nel XV secolo un pubblico abbastanza vasto, ma di rado erano desti-
nati alle masse.
Al contrario, gli autori di questi scritti spesso si sforzavano di restrin-
gere il loro pubblico. Ciò vale specialmente per gli alchimisti, ma anche
gli astrologi a volte indossavano il manto della segretezza.
La grande opera astrologica di Alberto Magno, 'Lo specchio dell'astro-
nomia', ammonisce solennemente di tenere segreto il suo insegnamen-
to, e per ovvie ragioni 'Picatrix' insiste in modo ossessivo sullo stesso
punto.




E' questo un tema comune delle opere di magia in genere. Nel suo trat-
tato sulle gemme, Marbodo di Rennes dice che se il volgo venisse a
conoscenza dei loro poteri misteriosi, il valore dei misteri diminuirebbe.
Ruggero Bacone cita questo testo e altri a favore del mantenimento del-
la segretezza, e suggerisce vari modi di preservare il carattere occulto
della conoscenza sulla natura.
Chi scrive di queste cose dovrebbe usare frasi enigmatiche, inventare
parole e alfabeti segreti, mescolare insieme più lingue diverse, abbre-
viare il più possibile, eccetera.
La segretezza della magia era anche materia di leggende: Alexander Ne-
ckham (1157-1217), per esempio, racconta che Aristotele fece seppel-
lire con sé alcune delle sue opere più sottili, in un sepolcro così ben na-
scosto che nessuno l'ha trovato; forse quei libri potrà leggerli l'Anticri-
sto, quando verrà.




Gli scrittori medievali usavano il termine 'occulto' in riferimento ai pote-
ri nascosti della natura e non per indicare branche speciali del sapere,
o 'scienze occulte'.
Quest'ultimo termine è tuttavia utile, anzitutto come una sorta di abbre-
viazione per 'scienze attinenti ai poteri occulti', ma in secondo luogo co-
me caratterizzazione di quel sapere, che era riservato a pochi e celato
ai molti.
Coloro che studiavano queste cose studiavano poteri nascosti, e a vol-
te (non sempre) tenevano celata la loro conoscenza di tali poteri.
Gli autori di testi alchimisti dicono costantemente che le loro opere non
devono cadere nelle mani sbagliate.
Il trattato 'Sull'alchimia' attribuito ad Alberto raccomanda di non rivela-
re i segreti dell'arte a nessuno (perché in tal modo il volgo ignorante
ne trarrebbe le ragioni non della saggezza ma della più vile stoltezza),
e particolarmente agli 'sciocchi' o più volgarmente gli 'idioti', che falli-
ranno nei loro sforzi e, delusi, inviederanno coloro che cercano e rie-
scono (fino a carpire o derubare, o peggio, pretendere la saggezza mai
da loro coltivata...).




Thomas Norton insiste ancora di più su questo punto.
L'arte dell'alchimia è sacra e va insegnata oralmente, sotto il suggello
di un 'solennissimo e terribile giuramento', e i suoi segreti più profondi
non devono mai essere messi per iscritto.
A un certo punto Norton teme di dire troppo, e aggiunge:

'Mi trema il cuore e la mano, quando scrivo di questa cosa segretissi-
ma'.

L'alchimista, invecchiando, può confidare il suo sapere a un allievo a-
datto, ma a uno soltanto. Altrimenti (come già espresso) i malvagi si
impadroniranno di questo sapere e lo useranno non solo per turbare
la pace della natura, ma anche per rovesciare i suoi schemi precosti-
tuiti....
E di conseguenza rovesciare i Sovrani Legittimi ( a favore del male..),
siano essi Profeti o Monarchi, Re dei Cieli o della Terra.

(Kieckhefer, La magia nel Medioevo)

(Prosegue....)












  

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