giuliano

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IL TOMO

lunedì 9 febbraio 2015

IL RUOLO DELL'INTELLETTUALE

















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Il ruolo dell'intellettuale (2)












A questo punto l’Epistola si interrompe e nasce un diverso dibattito, più ampio, su più piani connesso, così come è la Natura del mio dire, della mia ‘scienza’ che non si limita allo studio ‘micro’ o ‘macro’ dell’oggettivo e soggettivo argomento trattato, ma fedele a quei canoni di Universalità che rendono il Sapere e la cultura, connessi, con più stratificazioni dall’origine (dei tempi) fino alla formazione e successive modificazioni o evoluzioni che ne caratterizzano la struttura. E come già detto, il nostro essere anche nelle diverse manifestazioni di ‘stress’, quindi, dell’ambiente malato in cui questa sintomatologia manifesta le sue cause. Perciò un diverso confronto fra l’ortodosso (scienziato) e l’Eretico filosofo. Le argomentazioni potrebbero quasi apparire un pretesto, e sicuramente lo sono (di cui te, come altri autori, offri stimolo - consapevole o non - e riflessione, nel vasto laboratorio del Sapere non ortodossamente espresso nel panorama della Storia; e di cui offri un’immagine del Tempo. Io che tal principio disconosco, mi limito, come espresso nello Straniero, ad offrire buon albergo non lontano da critiche, o se vuoi, meditazioni o solo accenni ironici o autoironici che addetti ai lavori sapranno e avranno colto), o forse solo, una volontà di ‘provocazione’ (in senso costruttivo, se proiettata nella ‘chiralità’ e successiva ‘achiralità’ del mondo vivente… come già detto…); perché le argomentazioni che affiorano non come iceberg, ma singole o collettive stratificazioni (con intenti sicuramente ‘positivi’ - come lo furono le Rime di quel Cecco arso al rogo di ugual intolleranza - nel doppio senso del termine così come comunemente adoperato nella grammatica del sapere ad uso scientifico quanto teologico e non per ultimo filosofico) celano ampie considerazioni che superano le premesse delle argomentazioni dell’Epistola stessa. Sia riflessa nelle singole motivazioni che l’hanno originata, sia gli argomenti trattati, come ‘scusante’ per studiare con ugual acume scientifico da te adoperato, immutate connessioni (e, come detto e rilevato, monolitici arroccamenti Ortodossi).




Argomento, quest’ultimo, più volte oggetto e spunto di riflessioni nella sua verità storica accertata e presente nell’humus culturale di una società non ancora immune da questa visione della realtà (la verità si nasconde, ho spesso imparato, nei fatti meno manifesti o volutamente celati come quel Dio aspirazioni dei molti che pretendono essere i tramiti di una singola ‘Parola’, cancellate le ‘false’ a beneficio di un opposto Cristo, che come un Tempo veniva identificato nelle alte gerarchie ecclesiastiche - o scientifiche - la sostanza del principio non muta i termini discorsivi o parametri della futura equazione che andrò ad introdurre). Argomento questo, che ripeto e traduco in termini matematici nella verità storica accertata, - considerando la Storia come la manifestazione e l’evolversi di quella spirale da cui la Terra, luogo delle nostre mortali esistenze, ha avuto origine, se posta entro i termini di una parentesi di cui la Storia rappresenta la curvatura di contenimento (io sostengo che in realtà vi è Storia anche là dove non vi sono prove documentali, ma bagaglio più o meno rilevato nei nostri Geni così come nel nostro subconscio in cui manifesta l’essere ed appartenere al mondo non solo con le ‘evoluzioni’ evidenti dell’organismo con i suoi successivi adattamenti e sviluppi in milioni di anni, ma anche con connessioni talvolta invisibili con lo stesso Spirito o 'Anima mundi' che ci ha generato, quindi un’Anima Immortale….), si apre con una curvatura (spazio temporale - nell’ortodossa visione dell’inizio dell’Universo…) e si conclude con ugual premessa (se i termini non vengono abbreviati dalla Natura umana in questa ‘presunta evoluzione’ che include anche successive ‘visioni cosmologiche’ non Einsteiniane, compresa quella Meccanica Quantistica che ha rivoluzionato il nostro bagaglio scientifico), entro un simbolo, un numero, una parola (che ne delineano anche il limite stesso e l’impossibilità entro la parentesi della vera conoscenza e successivo sviluppo) che raccoglie forma e sostanza della Storia.




Ma, come detto, la Storia è monopolio dei Vincitori (giammai della verità, neppure quella scientificamente accertata, perché oggetto costante di aggiornamento evoluzione o errata interpretazione, così come le teorie più geniali che hanno caratterizzato il nostro Sapere, sempre mutevoli di fronte ad una variabile che naviga fra un’onda ed una particella, inesprimibile di fronte alla verità di quel Dio, conteso fra una particella di monolitica e profetica certezza, e un’onda di Duplice Prima verità) e nell’ambito di questo singolo contesto sociale inteso come Vita Terrena si sviluppano tutti i rintocchi del Tempo, inteso come Secoli, che caratterizza la sua imperturbabile immutabilità nelle espressioni ‘evolutive’ accertate entro il numero che lo evidenzia caratterizza conta e contiene, impossibilitato e/o limitato, però, dal limite stesso della sua specifica funzione, come ebbe ad evidenziare Godel in una verità scientifica espressa nel Tempo e che noi connettiamo al Tempo di una verità Scientifica al servizio della Storia.
Ragione per cui, fedele al tuo linguaggio, non certo immune, traduco il tutto entro i termini di una equazione ed abdico alla parentesi il ruolo storico di contenere i numeri della nostra comune Memoria entro quella verità accertata ma più volte tradotta e conservata nella grande Biblioteca della comune Parola intesa come numero ad uso dei vincitori, quindi limitata al valore oggettivo del limite stesso che la contiene o vorrebbe contenere. 
















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