CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

sabato 2 maggio 2015

LITIGANO (in pubblico) E POI FANNO LA PACE... 'AMICI COME PRIMA' (bestie intelligenti) (15)








































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Il volo di Jonathan (14)

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Amici come prima (16)














… Abbiamo parlato e discusso, io ho creato il mondo da un pensiero nato, tu hai governato l’evento con l’impeto che contraddistingue la tua natura, l’occhio Polifemo dal quale rimaniamo affranti scossi e persi nell’Inferno della Terra d’improvviso trasformata in disastro…. Erano miei Dèi (Rocce Dèi .. Dèmoni…), perché all’inizio del Viaggio mi narrai Pagano, e forse lo sono ancora dopo quanto visto e udito. Certo potevi essere clemente, ma non posso nulla dinanzi alla tua parola, io creo e compongo scrivo la Rima, la Poesia è l’arte mia antica…. forse più Pagano di prima ora alla vista della tua venuta….




 Ma Giamblico, era assorto e non udiva le parole del discepolo, come parlando a se stesso, gli occhi verdi fissi nelle nuvole che il sole rivestiva di trasparenze dorate, cominciò: ‘Sì, sì, noi tutti abbiamo dimenticato il verbo del Padre, bambini nella culla, noi sentiamo la voce del Padre, ma non la riconosciamo. Occorre che nella nostra anima tutto taccia, la voce celeste e la voce terrestre.
Allora noi lo conosceremo….
Finché la ragione ci illumina il pensiero come il sole meridiano, non potremmo veder Dio… Ma quando la ragione declina, l’estasi, come rugiada notturna, discende nel nostro spirito. Gli spiriti inferiori non possono provare l’èstasi, essa è privilegio soltanto dei saggi, che vibrano e fremono come la sonante lira sotto la carezza divina.
Donde viene questa luce che rischiara la nostra anima?
Non so: essa giunge improvvisamente, quando uno meno se l’aspetta.
Io dico: silenzio!
Ascoltatelo in silenzio!
Eccolo!
Che tutto taccia!
Il mare, la terra, il cielo.
Ascoltatelo!
Egli riempie di se tutto l’Universo, penetra gli atomi, col suo respiro, illumina la materia – il caos, orrore degli dei – come il sole, al tramonto indora le nuvole scure…
Sì, sì, guarda: ella vorrebbe dire il motivo della sua tristezza, ma non può.
E’ muta.
Ella dorme e tenta d’invocare Dio nel sonno, ma la pesante materia glielo vieta, e a stento riesce a contemplarlo in una confusa sonnolenza. Tutto, le stelle, il mare, la terra, gli animali, le piante, gli uomini, non sono altro che Sogni della Natura, che pensa a Dio.
Ciò che essa contempla, nasce e muore.
Ella crea per semplice contemplazione, come in sogno.
E tutto, così, le è facile; per essa non vi sono difficoltà né ostacoli, ecco perché le sue creature sono tanto belle, tanto libere, tanto inutili e divine.
Il corso dei sogni della Natura è simile a quello delle nuvole.
Non ha né principio né fine.
Al di fuori della contemplazione non esiste nulla.
Più è profonda, e maggiormente silenziosa.
La libertà, la lotta, l’azione non sono che contemplazioni divine, indebolite, incomplete o non ancora perfette.
Nella sua grande stasi, la natura crea forme; e le lascia sfuggire dal suo seno materno, una dopo l’altra, come il geometra che non ha altra fede se non nelle sue figure….. 




Tutta la Terra si trasforma così l’ira tace e cancella la Parola antica, è linguaggio di Natura per quanto si dica siamo prigionieri della Terra noi Dèi incarnati nella pietra divenuta sola Memoria. Ma qualcuno immune alla Memoria nella stratigrafia della Vita, pensa ad un monolitico evento lungo ugual via: la sua Parola è troppo giovane per la nostra Infinita Ora. La Terra al pari dell’Universo ha una lunga Storia scritta nel Mito della eterna venuta, perché sempre ho dimorato da Profeta braccato in una grotta, cacciato da un popolo che vuol dispensare parola. E fra il Bene che avanza e il male che crea diversa sostanza, scrissi della Verità che illumina la Rima nella Poesia taciuta del ‘Dio prima di Dio’ in quanto non vi sono concordanze come illumina il dotto saggio, nella non-dualità non v’è Storia non vi è Memoria non v’è Luce contesa fra un’onda ed una particella. In Principio furono molti, poi il Primo narrò la Via quando il male fu padrone della materia; e per quanto dico e leggo, vedo l’errore della presunzione armato al porto di una strana teologia: spiegare e narrare il Mistero in una Simmetria ove se pur qualche erudito prega e svela lo stupore di Dio manifesto nella parola detta…, nell’incomprensione vissuta, la Via Sua rimane taciuta ed in apparenza incompiuta. Cancellata braccata inquisita e per sempre perseguitata, così la Natura del mio Dio (e tanti Dèi) incarnato in questa Vita. Nel perire svela la sostanza di cui la Vita, a te Parola di potenza scritta nell’orrore ed errore della Memoria. Ed io che compongo e scrivo nel Frammento non cerco facile Rima che porti incomprensione alla Vita, non cerco capro espiatorio, perché la mia Parola è sempre un Primo Pensiero assente e Straniero all’odio inventato, istinto dell’uomo non del tutto compiuto. Quando tu gettasti la ricchezza, io da secoli fuggivo il Male, braccato poi dal saio della tua venuta. 




Per questo crocefisso nell’assenza di ogni peccato. Fu detta e narrata Eresia nel Tempio che urla, in verità è lo Spirito braccato dalla materia che per sempre fugge via. E nella parabola dell’evento tu preghi il tuo Dio scritto e scolpito venerato e pregato nella materia quanto dal sogno creato. Ricordi la Storia, ricordi la Via? Nel male è costruita l’Occidentale tua ‘ortodossia’. Prega un Dio dal Verbo risoluto, condanna e punisce, così è scritto, talvolta benedice nella parola della sua via divenuta Chiesa ricca e festosa, nell’interesse di quel Dio cui trae nutrimento. Io sono Pensiero Primo, così la Vita anche nel triste accadimento, e sono ancor più convinto nell’Eterna Ora, ora che gli Dèi mai periranno al fuoco e tormento dell’accadimento. La Vetta si innalzerà a nuova altezza, una zolla, un Frammento, uno strato di Terra si è scontrato con l’indomita risoluta ed intollerante per quanto monolitica certezza che ‘sora morte’ non detta o cancella la lontana venuta. Assiso in èstasi contemplo l’Eretica Parola nel bene e male che divide la comune via: Dio scritto e ripetuto in ugual preghiera e muto come un Buddha svela la Terra… materia scolpita… opera incompiuta… Ed in essa nella ‘parabola’ nascosta, vedo l’uomo evoluto del nostro comune tempo. Ora cammina retto, ma un Tempo più antico camminava chino, voleva conquistare il mondo Creato arrampicando e violando ogni Dio celato, muto e nascosto in ogni pietra del cammino vetta della sua evoluta conquista. Ogni grotta e pietra e cima dove ogni anima perita torna a nuova vita, prigioniera del peso della dura conquista della Natura così evoluta, prigioniera della materia così transitata alla conquista della cima nel segreto della comune via….




Sì, certo, uomini e materia, ma io vedo nella (tua) pupilla riflessa, nel momento che parlano e mostrano la Materia del loro progresso, la nuova crosta evoluta che si dibatte nell’aula (dove ogni legge è discussa nella ‘democrazia’ raggiunta): stratigrafia della legge che disciplina e regola la terrena vita, nello specchio di un Dio e nella falsità della parola al popolo rubata. La conquista del male antico che inchiodò la Parola del Primo Dio al Teschio della materia, per pretenderne di svelarne e spiegarne il Frammento nascosto in ogni grotta del sentiero. Nella grande piazza scolpita pretenderne legge e bene: moneta e preghiera ben esposta di ciò che mai si svela, la ‘vita prima della vita, Dio prima di Dio’, e l’orango della Parola scimmiotta dispensa e distribuisce la ‘fede’ da un ramo in attesa del pellegrino, conta e benedice i denari nella materia coniati e nel Teschio della Vita contati e difesi da chi nel Tempio difese l’antica dottrina dopo l’offerta ricevuta assicura il Paradiso del suo Dio…
Sono amici come prima e più di prima nell’inganno della parola dalla ‘parabola’ ben distribuita al ‘canone’ della strana Natura… così evoluta…




Zoo… della Camera monitor 5 canale 3: il popolo distratto affranto ammira il nuovo Naufragio, ove nessuno si è smarrito, ove nessuno al passo evoluto del Dio Taciuto ha perso la piccozza al ramo, ove ad ogni ‘scalo’ ed aeroporto del terreno volo si narra più uomo e saggio ed evoluto di prima. Certo, ha camminato chino come l’antico antenato, e per un rifugio sicuro avrebbe donato ogni soldo guadagnato e dalla materia fuggito in questa parodia paradosso della segreta ‘via’. Peso della fatica di uno zaino, di un’emozione in cerca della Vita, soldo al peso cui reggo il passo di questa difficile Via… Fra un frutto ed una nocciolina in attesa del nuovo evento della vita: la ricchezza è sola e degna parola all’espo-sizione della Natura evoluta ma così affranta nel Secondo di questa ‘parabola taciuta’. E il gorilla così cresciuto allo schermo della vita contempla la parola cui destina il senso della via racchiuso nella Camera che disciplina ogni politica di vita per ogni conquista della cima cui aspira. Voto e scelta della vita allo zoo di codesta difficile salita nel pil della grande economia raggiunta e scritta. Giungla della perenne fuga in cerca del Tempo della Memoria ove ogni Frammento è perso e crollato perito nel fuoco amico della  materia… Ma il politico, l’orango più saggio del villaggio globale giammai crollato al disastro della fatica di codesta avventura, si agita e scompone, dando saggio allo zoo della vita di chi maestro della via per la segreta saggezza nel pil della cima. Ringrazia per la fiducia ottenuta dopo la baruffa, teatro della materiale parola al popolo (ora di nuovo e come prima) proibita. Lo spettacolo così evoluto dell’orango in ognuno taciuto si compone alla vista…, e poi…, ‘amici come prima’… La pagnotta al telecomando della vita ci ridoni la vista certezza della parola per sempre tradita e dalla busta nutrita. Non si fraintenda al fuoco dell’eterna ora: la busta delle noccioline ove sfoga il Secondo del diletto allo zoo della vita è quella consumata con avido gesto al palato e sciolta dalla lingua. Perché ogni orango e gorilla al di o di quà della gabbia è sempre un onesto e bravo cittadino così cresciuto… e nella poltrona evoluto. La banana solo il telecomando ove destinare il sogno di questa vita affidando al palato la ricetta dell’anima taciuta, al vino la qualità grado di una vista incompiuta nell’attesa della nuova puntata dello scalatore della cima…: non è morto annuncia la ‘parabola’ della vita e mai morrà al Teschio di questa Eresia…



  
…. Un cesto di mele in una mano, una telecamera dall’altra, mi avvicino all’isola degli scimpanzè. E’ il regno di Nikkie, maschio dominante di quella che è considerata la più grande colonia di ‘Pan troglodytes’ del mondo. Ed è Nikkie che farò arrabbiare, anche se il suo comportamento aggressivo nei confronti di un altro membro della comunità mi importa relativamente: non sono qui per studiare la guerra, ma la pace.
Esiste tra gli animali?
E quale può essere il significato di una eventuale riconciliazione dopo una lotta?
Quale utilità evolutiva di gesti in tutto e per tutto equivalenti alla nostra stretta di mano?
La mezza mela vola verso gli scimpanzè (la guardano e la studiano, la osservano e scrutano… come al Tempo Antico, loro padroni del creato nel peccato così consumato nel ramo condannato…). Hennie, una femmina adulta, la afferra. Nikkie resta a bocca asciutta. Hennie si siede a sgranocchiare su un vecchio copertone (cosa mi posso inventare con questa mela…? Cosa ne posso ricavare? La mangio in odor di peccato e inganno così il terreno Paradiso che saprò aver conquistato e nella ‘parabola’ di questa dieta sfamerò la verità non certo vissuta non certo compiuta ma sempre rubata ad una Eterna Natura… ‘Mangia la mela assapora la Rima… di chi mai ti privò della vita…’). Nikkie non sopporta l’affronto: si avventa sulla femmina, cerca di colpirla e di morderla (non è ancora arrivato Dio o chi per Lui a spiegare l’uguaglianza dei diritti e doveri…), la insegue fin sugli alberi. Poi si ferma, torna lentamente sui suoi passi, si ferma di nuovo, si volta e fissa Hennie immobile all’estremità di un ramo.
Parte il cronometro, comincio a filmare.
Che succederà?
Hennie si avvicina a Nikkie che continua a guardarla. 
Giunta a circa due metri da lui, gli tende la mano con il dorso rivolto in alto; l’altro si avvicina e, dopo qualche minuto di incertezza, le fa il baciamano. E’ il momento della pace: subito dopo, l’abbraccio e il bacio sulla bocca, il gesto riconciliatorio per eccellenza tra questi primati (talvolta anche sulle guancie… dopo il ‘baciamolemani…’). Sono passati dieci minuti dall’inizio...
















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