giuliano

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IL TOMO

giovedì 10 dicembre 2015

CARL SAGAN (& l'infinito inverno nucleare) (5)









































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...Legato alla vita o conservazione di questa, ed a ritroso nella freccia del Tempo assente alla nostra comune opera condivisa - cui il Sagan ci illumina - arriviamo ed approdiamo al fisico detto…, padrone dell’Universo ammirato…)

…La magia (di ogni natura essa sia…) richiede una tacita cooperazione del pubblico col mago, un abbandono dello scetticismo o quella che è descritta a volte come una sospensione volontaria del dubbio… Ne (con)segue immediatamente che, per comprendere i meccanismi della magia, per svelarne i trucchi, dobbiamo cessare di collaborare…(*)

(*) (questo è sicuramente vero, in quanto per comprendere antica e moderna magia divenuta certezza e fondamento di ogni economia, dobbiamo, quali Stranieri alla via, cessare di prestare la retta e dovuta collaborazione così da rilevarne e rivelarne meglio gli esiti più o meno evidenti. Più o meno virtuali. Più o meno quantificabili, ma di cui comunque sia, ne godiamo il frutto marcio ed appassito ne respiriamo il corrotto principio…)…

…Come si possono fare ulteriori progressi nella comprensione di un argomento sicuramente difficile, controverso e carico di tensioni come quello dei presunti rapimenti da parte di alieni (così come simmetrici fondamentalismi in stati e regioni terreni appartenenti alla comune galassia terra di cui non comprendiamo forma genetica lingua ed aspetto? Ciò pare immenso mistero al pari del grande alieno…!). Come si esprime John Mack, ‘ci sono fenomeni abbastanza importanti da meritare serie ricerche, e la metafisica del paradigma scientifico occidentale dominante potrebbe essere inadeguata a sostenere appieno questa ricerca’. In tali rapimenti c’era qualcosa che per anni sollecitò invano la ‘nostra’ memoria. Infine riuscì a ricordare. Era un libro del 1954 che avevo letto ai tempi dell’università:





                   THE FIFTY-MINUTE HOUR


….L’autore, uno psicanalista di nome Robert Lindner, era stato chiamato dal Los Alamos National Laboratory per curare un brillante giovane fisico nucleare il cui sistema di idee deliranti cominciava ad interferire con le sue ricerche per il governo. Il fisico (cui l’autore assegna lo pseudonimo di Kirk Pietro…) aveva, come poi risultò, un’altra vita oltre al lavoro alle armi nucleari. Egli confidò ad amici che nel lontano futuro pilotava (o avrebbe pilotato: in questo caso i tempi dei verbi diventano un po’ incerti – la freccia del tempo come detto! Ricordate?) veicoli spaziali interstellari. Aveva avventure straordinarie su pianeti di altre stelle.
Era il ‘signore’ di molti ed altri mondi!
Forse lo chiamavano l’Eretico capitano Pietro Kirk.
Non solo riusciva a ‘ricordare’ quest’altra vita, ma poteva entrare in essa (anche e soprattutto in Rima…) ogni qual volta che lo voleva. Pensando nel modo giusto, poteva spostarsi attraverso gli anni-luce (Tempi di comune Memoria…) e attraverso secoli e millenni.

In un qualche modo che non riuscivo a comprendere – per così dire solo desiderandolo – avevo attraversato le immensità dello spazio, ero uscito dal tempo e mi ero fuso con quel distante e futuro Sé, ero letteralmente divenuto quel Sé… Non chiedetemi di spiegarvelo. Non ci riesco, anche se Dio sa quanto mi sia sforzato.

Lindner trovò Kirk Pietro intelligente, sensibile, amabile, gentile e perfettamente in grado di far fronte agli obblighi della vita quotidiana. Ma – riflettendo sugli aspetti esaltanti della vita fra le stelle – era un po’ annoiato della sua vita sulla Terra, pur essendo impegnato in un compito tutt’altro che banale, come la costruzione di armi di distruzione di massa. Quando i suoi supervisori in laboratorio lo richiamavano a sognare di meno ed a impegnarsi di più nel lavoro, assicurava loro che avrebbe speso più tempo su questo pianeta.
Fu a questo punto che essi si rivolsero a Lindner.
Kirk Pietro aveva scritto dodicimila pagine (e altrettante in perfetta Rima…) sulle sue esperienze nel futuro (quanto nel passato…), e decine di trattati tecnici sulla geografia, la politica, l’architettura, l’astronomia, la geologia, le forme di vita, la genealogia e l’ecologia dei pianeti di questa come altre stelle. Possono darci un’idea del tenore di tali materiali alcuni titoli delle sue ‘monografie’. Lo sviluppo cerebrale unico dei Cristo-podi di Srom Norba X, Venerazione del fuoco e sacrifici su Srom Sodrat II, La storia dell’Istituto Scientifico Intergalattico e L’applicazione della teoria dei campi unificati e della meccanica della propulsione stellare al volo spaziale.
Affascinato, Lindner esaminò quei materiali.
Kirk Pietro non era affatto riluttante a presentare i suoi scritti a Lindner o a discuterli nei particolari. Imperturbabile e intellettualmente formidabile, sembrava non cedere di un pollice alla terapia psichiatrica di Lindner. Falliti tutti i suoi tentativi, lo psichiatra tentò un nuovo approccio:

cercai… di non dargli in alcun modo l’impressione di voler entrare a far parte dell’elenco di coloro che volevano dimostrare che era psicotico, e che ci sarebbe stata una sorta di tiro alla fune fra noi due sul problema della salute mentale. Cercai invece, essendo chiaro che tanto il suo temperamento quanto la sua formazione erano scientifici, di trarre partito io stesso dall’unica qualità che egli aveva dimostrato in tutta la sua vita… la qualità che lo aveva spinto alla carica scientifica: la sua curiosità… Ciò comportò che… almeno provvisoriamente, io ‘accertassi’ la validità delle sue esperienze… In un improvviso lampo d’ispirazione ebbi l’idea che, per separare Kirk Pietro dalla sua follia, era necessario che entrassi io nella sua fantasia e che, da quel punto, lo liberassi dalla psicosi.

Lindner cominciò a mettere in luce certe apparenti contraddizioni nei documenti e a chiedere a Kirk Pietro di risolverle. Questa richiesta imponeva a Kirk Pietro di rientrare nel futuro o (in totale assenza della freccia del tempo detta) nel passato per trovare le soluzioni. In conseguenza di questo modo di procedere, Kirk Pietro arrivava ad ogni sessione con un documento di chiarificazione scritto nella sua bella grafia. Lindner si trovò ad attendere ansiosamente ogni incontro, per poter essere coinvolto ogni volta di più da quella visione di grande ricchezza di vita e di intelligenza nella Galassia.
 Insieme, riuscirono a risolvere molti problemi di coerenza.
Poi accadde una cosa strana: ‘i materiali della psicosi di Kirk Pietro e il tallone di Achille della mia personalità si incontrarono e ingranarono come le ruote di un orologio’. Lo psicanalista cominciò ad avere una parte attiva di sostegno del delirio del suo paziente. Egli cominciò a rifiutare le possibili spiegazioni psicologiche della storia di Kirk Pietro.
Come possiamo essere certi che le sue storie non siano vere?
Si trovò a difendere lui stesso la nozione che si potesse entrare in un’altra vita, quella di uno Straniero nel remoto passato e poi proiettato nel lontano futuro, con un semplice sforzo della volontà. Infine, però, accadde qualcosa di ancora più strano: preoccupato per la salute del suo terapeuta, e padroneggiando mirabili riserve di integrità e coraggio, Kirk Pietro confessò: si era inventato tutto!
Quella vicenda affondava le sue radici nella sua infanzia quanto nel lavoro svolto…
Leggendo l’esposizione di Lindner, non sono del tutto certo che quello di Kirk Pietro fosse un vero delirio!
Sicuramente elevata condizione sciamanica (aggiungo io!). (*)




(*) Ed ora in codesta espressione equazione enunciato della via, riproponiamo ‘simbolo’ precedentemente espresso del quale la freccia del Tempo in cui evoluto cotal ingegno dal Sagan raccolto: se sia una ‘croce’ (segno positivo dal Secondo nato, o il meno, qual negazione da un Primo sogno rilevato e rivelato, sempre opposto o comunque avverso al negativo cui ogni rogo nato: giacché il meno del nostro enunciato riferito all’antimateria di ogni dimensione invisibile al comune creato così pregato) e  più non venga detto in quanto codesta ‘favola’ di altro Universo terreno alla porta di un diverso e certo paradiso può illuminare verità pensiero ricerca anche chi lo Spirito nega, e scorgere in cotal mirabile intento l’Anima dell’Universo…

‘Siamo molto lontani dal permettere a uomini adulti di ascoltare tali favole. Persino ai nostri bambini, quando piangono disperati, non abbiamo l’abitudine di raccontare storie favolose per calmarli’.

Una prospettiva molto diversa per qualcosa di simile alla vita eterna fu suggerita una volta da un versatile fisico, questi immaginò un lontano futuro in cui le stelle saranno tutte spente e lo spazio sarà riempito principalmente da un gas freddo, molto rarefatto, come una fitta… Nebbia… Tuttavia, se attenderemo per un tempo abbastanza lungo, si produrranno fluttuazioni nella densità di tale gas. Nel corso di periodi di tempo immensi le fluttuazioni saranno sufficienti a ricostruire un Universo simile al nostro.
Se l’Universo ha un’età Infinita, suggerì il fisico, ci sarà un numero Infinito di tali rigenerazioni. Perciò, in un Universo Infinitamente antico, con un numero Infinito di apparizioni di galassie, stelle, pianeti e forme di vita, dovrà riapparire una terra identica, nella quale noi e tutte le nostre persone care ci ritroveremo.
E ciò accadrà non una volta ma un numero Infinito di volte. Ed in questa riflessione, però, ho sottovalutato il significato della parola ‘Infinito’ (caro Carlo Infinito = a Dio; e con ciò ci offri mirabile visione di un probabile credo dall’ateo espresso…). 
Coloro che desiderano fortemente credere nella vita dopo la morte potrebbero e/o forse dovrebbero quindi dedicarsi alla cosmologia, alla teoria della gravità...



















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