CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

domenica 7 maggio 2017

MEMORIA VEGETALE: PSICODRAMMI ovvero UN SOGNO NEL SOGNO (2)


































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Una delle lettere.....

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Un Sogno nel Sogno (3/4)




















Il capitano Parroll Hartroy, trovandosi nella postazione avanzata della guardia di picchetto, stava parlando a bassa voce con la sentinella.
La postazione controllava una strada che tagliava in due l’accampamento del capitano, invisibile da quel punto perché a 800 metri nelle retrovie. Sembrava che l’ufficiale stesse dando istruzione al soldato, o forse gli stava solo chiedendo se da quella parte era tutto tranquillo.
Mentre i due parlavano, si avvicinò fischiettando con aria indifferente un uomo proveniente dall’accampamento, e il soldato s’affrettò a fermarlo. Da come si presentava, l’uomo era un civile: la figura alta, vestito in modo rozzo con quel panno fatto in casa color giallo-grigio, detto ‘noce di burro’, l’unico genere d’abito che indossano gli uomini negli ultimi giorni della Confederazione.
In testa aveva un cappello di feltro a tesa larga, un tempo bianco, sotto il quale pendeva una massa di capelli arruffati, che avevano l’aria di non aver mai conosciuto né le forbici né il pettine.




L’uomo aveva un viso notevole: fronte alta, naso prominente, guance scavate, bocca invisibile sotto la folta barba nera dall’aspetto trascurato quanto i capelli. Gli occhi grandi ed avevano fermezza e pacata attenzione che sovente sono segno di un’intelligenza considerevole e una volontà che non si lascia distogliere facilmente dal proprio scopo; almeno così dicono gli studiosi di antropologia che hanno occhi di quel genere. In complesso, un uomo che non passa inosservato e a cui non si passa inosservati.
Portava un bastone da passeggio tagliato di fresco dalla foresta e gli stivali di cuoio malconcio, bianchi di polvere.

“Fa vedere il lasciapassare”…

…disse il soldato federale con un tono un tantino più imperioso di quanto avrebbe ritenuto necessario se non fosse stato sotto gli occhi del suo comandante, che a braccia conserte osservava la scena dal ciglio della strada.

…“pensavo che si ricordasse di me generale”…  

disse calmo il viandante, mostrando il foglio che aveva tirato fuori dalla tasca della giacca.
C’era qualcosa nel tono, forse una punta d’ironia, che rendeva l’elevazione a un grado superiore del valente guerriero che gli sbarrava la strada, meno gradita di quanto lo sia comunemente in proporzione.

…“Voialtri dovete fare per forza i pignoli”...




Aggiunse, in tono più conciliante, quasi volesse scusare il fatto d’essere stato fermato.
Dopo aver letto il lasciapassare con il fucile a pied’arm, il soldato restituì il documento senza una parola, mise il fucile a spall’arm e tornò dal comandante.
Il civile proseguì in mezzo alla via e quando si fu inoltrato per pochi metri nella vicina Confederazione, riprese a fischiettare e scomparve in breve alla vista a una svolta della strada che, in quel punto, si addentrava in una rada foresta.
D’un tratto, l’ufficiale disgiunse le braccia dal petto, estrasse una pistola dal cinturone e si slanciò di corsa nella stessa direzione, lasciando la sentinella a bocca aperta nella sua postazione. Dopo aver solennemente giurato alla natura nelle sue varie forme di volersi dannare l’anima, il gentiluomo riprese quell’aria stolida che ritengono si addica alla condizione di vigile attenzione militare.




Il comandante Hartroy comandava un reparto indipendente. Le sue forze consistevano in una compagnia di fanteria, uno squadrone di cavalleria e una sezione di artiglieria, distaccate dall’esercito al quale appartenevano per difendere un valico importante dei monti Cumberland, nel Tennessee.
Era un comando da ufficiale superiore affidato a un ufficiale subalterno che aveva prestato silenziosamente servizio nei ranghi finché era stato ‘scoperto’ e promosso.
La sua posizione era eccezionalmente pericolosa; difenderla comportava una pesante responsabilità, e saggiamente gli erano stati conferiti ampi poteri discrezionali, tanto più necessari se si considera la distanza dal grosso dell’esercito, la natura precaria delle comunicazioni ed il carattere imprevedibile delle truppe irregolari nemiche che infestava la regione.
Ai pochi civili residenti di provata lealtà, con cui era auspicabile commerciare e dei cui servizi aveva lui stesso usufruito in varie occasioni, aveva concesso il lasciapassare scritti che li ammettevano all’interno delle linee. E’ facile quindi comprendere che un abuso di tale privilegio nell’interesse dell’amico avrebbe comportato serie conseguenze.
Il capitano Hartroy aveva emesso un ordine secondo cui i rei di tale abuso sarebbero stati fucilati con giudizio sommario.




Mentre la sentinella esaminava il lasciapassare del civile, il capitano aveva osservato quest’ultimo attentamente. Aveva un aspetto familiare e, sulle prime, non dubitò di avergli fornito il lasciapassare che la sentinella aveva trovato soddisfacente. Fu solo quando l’uomo non si vide e non si udì più, che la sua identità gli si impose alla memoria in un lampo rivelatore. L’ufficiale aveva reagito alla rivelazione con la prontezza di decisione del militare.
Per chiunque, salvo che per un uomo dotato di autocontrollo, l’apparizione di un ufficiale dell’esercito, armato di tutto punto e slanciato furiosamente all’inseguimento con una sciabola sguainata in mano e una pistola carica dall’altra, è uno spettacolo senza dubbio sconvolgente: sull’uomo in questo caso, oggetto dell’inseguimento, parve non sortire altro effetto se non quello di aumentarne la calma. Avrebbe potuto facilmente fuggire nella foresta a destra o a sinistra, ma scelse un’altra linea di condotta; si voltò e guardò tranquillamente il capitano, dicendo dogli mentre s’avvicinava:

…“mi sa che deve dirmi qualcosa che ha dimenticato. Che roba è amico?”...

Ma l’amico non rispose, occupato com’era a tenerlo poco amichevolmente a bada con una pistola carica.

“Arrenditi!!”…

Disse il capitano con quanta calma gli consentì la mancanza di fiato per lo sforzo,

“o morirai!!”



Non c’era alcun tono minaccioso nella richiesta, ve n’era già abbastanza nel fatto in sé e nel come veniva sottolineato. C’era, però, qualcosa di non proprio rassicurante nei freddi occhi grigi che guardavano lungo la canna dell’arma. Per un attimo, gli uomini si guardarono l’un con l’altro in silenzio; poi il civile, senza dar segno di paura, e con lo stesso disinteresse di quando aveva accondisceso all’ordine meno severo della sentinella, estraendo lentamente di tasca il foglio che l’umile funzionario aveva trovato soddisfacente e gli aveva restituito, disse:

“Mi sa che questo qui, il lasciapassare del signor Hartroy è…”…

“Il lasciapassare è falso”…

disse l’ufficiale interrompendolo.

- Io sono il capitano Hartroy… e tu sei Dreamer Brune.

Ci sarebbe voluta una vista acuta per accorgersi del leggero pallore sul viso del civile a quelle parole, e l’unico altro segno che ne attestò il senso fu un rilassamento volontario del pollice e delle altre dita dal foglio disonorato che cadde sulla via e, abbandonato, roteò trasportato da un alito di vento per poi rimanere immobile, coperto da un velo di polvere, quasi umiliato dalla bugia che portava.
Un attimo dopo, il civile che continuava a guardare imperturbabile la canna della pistola, disse:




“Sì, sono Dreamer Brune, spia confederata e vostro prigioniero. Porto su di me, come presto scoprirete, una pianta del forte e dei suoi armamenti, un rapporto sul numero e sulla distribuzione dei soldati e una mappa delle vie d’accesso che mostrano la posizione di tutti gli avamposti (non meno della corruzione che in tal luogo alberga…). La mia vita è in vostro potere, ma se desiderate che mi venga tolta in modo più formale che per mano vostra, e se volete risparmiarmi l’umiliazione di marciare nel vostro accampamento sotto la minaccia della pistola, vi prometto che non opporrò resistenza, non fuggirò, non protesterò, ma mi sottometterò a qualunque punizione mi venga imposta”…

L’ufficiale ritrasse la pistola, la disarmò e l’infilò nel cinturone.
…Dreamer avanzò d’un passo e porse la destra.

…“è la mano di un traditore e di una spia”…

disse gelido l’ufficiale, e non la prese.
L’altro piegò il capo.

…“Avanti”…

…disse il capitano,

…“andiamo al campo; non morirete sino a domani mattina”…

Voltò le spalle al prigioniero, e quei due uomini enigmatici ripercorsero la stessa strada, e in breve oltrepassarono la sentinella che espresse la propria comprensione degli avvenimenti con un saluto inutile ed esagerato al suo comandate.
All’alba del mattino seguente gli eventi narrati, i due uomini, il prigioniero e chi lo aveva reso tale, sedevano nella tenda di quest’ultimo. Tra di loro c’era un tavolo su cui si trovavano, in mezzo ad una quantità di lettere ufficiali e private scritte quella notte dal capitano, i documenti compromettenti che la spia aveva su di sé. Il gentiluomo aveva dormito per tutta la notte in una tenda adiacente, senza sorveglianza. Terminata la colazione, stavano fumando…

…“Signor Dreamer”…

…disse il capitano Hartroy,

“forse non sapete come ho fatto a smascherarvi e come mai so il vostro nome…”…

“Non ho cercato di saperlo, capitano”…

…replicò il prigioniero con calma dignitosa.




“Vorrei tuttavia che lo sapeste… se la storia non vi offende. Apprenderete che la mia conoscenza della vostra persona risale a migliaia di anni fa… A quell’epoca eravate non meno di adesso, anche se ben mascherato, un soldato semplice nel reggimento e senza alcun reggimento… senza parte e materia in fatto di guerra in questa scacchiera del quale io fedele servitore non meno che soldato coraggioso e fidato. Con sorpresa e dolore dei vostri superiori e compagni, disertaste e passaste al nemico di uno Spirito fuggito…. Poco dopo, veniste catturato in una scaramuccia, mia consapevole materia e riconosciuto (qual incorrotto eretico), processato a una corte marziale e condannato alla fucilazione. In attesa che la sentenza   venisse eseguita, foste confinato, non legato, in un ‘vagone merci’ vicino ad una vecchia pista su in binario morto e privo di qualsivoglia sogno circa il futuro della vita…”…

“Nel vecchio bosco di faggi vicino…”…

…“lasciamo da parte i nomi…”…

…disse Dreamer, scrollando la cenere dal sigaro col mignolo della mano che lo reggeva, e senza alzare lo sguardo.

“Sì proprio in quello ed in molti altri”…

…ripeté il capitano orgoglioso, nulla all’occhio vigile sfugge a codesta parabola…

…“Una notte buia e tempestosa, vi fu messo di guardia un soldato appena tornato da una lunga marcia spossante. Sedeva su una cassa di buste di gallette e mangime vicino allo sportello, con un fucile carico ultima generazione interfaccia connessione super veloce display illuminato… e la baionetta innestata… Voi sedevate innocuo in spirituale meditazione e gli ordini erano che vi avrebbero ucciso se solo aveste tentato (spirituale) parola…”…




…“Ma se io avessi chiesto di elevare spirituale principio ed alzarmi come il vento… e per mio ed altrui medesimo nome fuggire…, questi avrebbe certamente chiamato il caporale di guardia”…

“Sì!! Man mano che passavano le lunghe ore silenziose, il soldato precipitò e si elevò in medesimo sogno e volo di spiritual natura, dormì un sonno antico per essere qui rimembrato… tanté ch’egli andò non meno di voi incontro alla medesima pena inflitta in codesta patria tradita per aver osato dormir immateriale sogno al confino cui posto….”…

“ERAVATE VOI!”…

“COSA? MI RICONOSCETE? MI AVETE RICONOSCIUTO SUBITO?”…

Il capitano si era alzato e andava in su e in giù per la tenda (e/o sulla finestra di una diversa vista), visibilmente eccitato. Aveva il viso in fiamme e gli occhi grigi avevano perso lo sguardo freddo, spietato di quando Dreamer li aveva visti oltre la canna della pistola; si erano ammorbiditi in modo stupefacente.

…“Vi ho riconosciuto”…

…disse la spia dell’ortodossa dottrina…, con la calma che gli era abituale…

 “nel momento in cui mi avete affrontato ingiungendomi di arrendermi. Date le circostanze, non sarebbe stato conveniente rammentare il fatto. Forse sono un traditore della materia da voi perseguitata ed offesa, certamente sono una spia di quanto di questo loco celebrate e violate e torturate in nome e per conto della mia ed altrui Natura difesa… e non sono di certo né un vile né un corrotto codardo…”…




Il capitano aveva smesso di camminare e stava di fronte al prigioniero. Quando riprese a parlare, la sua voce s’era arrochita in modo singolare.

“Signor Dreamer, in qualunque modo la vostra coscienza vi giudichi, mi avete salvato la vita credendo di averlo fatto al prezzo della vostra… Sarei perito di (t)umore maligno se voi non aveste accennato alchemico intuito… Se voi non aveste ‘sogno nel sogno osato e parlato’ Eretico verbo posato… Vi ho creduto morto fino a ieri, quando la mia sentinella ‘Nokia 51’ vi ha fermato, pensavo; pensavo che aveste subito la sorte alla quale grazie al mio crimine, avreste potuto facilmente sfuggire ed osare vostro vil nome Dreamer braccato e inquisito… Non dovevate fare altro che scendere dal vagone e lasciare che prendessi il vostro posto davanti al plotone d’esecuzione. La vostra compassione FU EROICA… Avete avuto pietà della mia stanchezza. Mi avete lasciato dormire nei vostri sogni privati della mia eterna presenza divisa e misurata in spacio tempore materia composta… Anzi avete qual Eretico vigilato su di me, e quando stava per giungere il momento del cambio della guardia che mi avrebbe colto in flagrante, mi avete svegliato con questa nuova Intelligibile Idea. Ah… Dreamer, fu davvero ben fatto…. Fu grande…. Fu…”…

…Al capitano si spezzò la voce; sul viso corsero le lacrime di un antico ricordo nella barba e sul petto. Si risedette al tavolo, seppellì il viso tra le braccia e singhiozzò…
Tutto il resto fu silenzio…
Improvvisamente s’udì uno squillo di tromba che suonava il motivetto nello spartito di universale palcoscenico e dalla materia riconosciuto nel proprio ed altrui Tempo eccetto da chi Straniero… per questa comica buffonata dalla materia annunciata o ammucchiata imposta…
Il capitano trasalì e alzò il viso bagnato di lacrime, mortalmente pallido. Fuori, alla luce del sole, si udivano muoversi fra cannonate baionette e dubbi intenti nati… morti ingiurie… insomma una scomposta grammatica di vita che certo non è né Rima né Poesia, un plotone di cinesi ingaggiati dalla Confederazione…




Ed il capitano parlò ancora tra un colpo di mortaio ed un altro… (fra loro si confondono e compongono privati di qual si voglia coscienza… che non sia materiale dottrina con cui nutrire la carne dalla carne privata di ugual vita…):

“Per poter raccontare la storia della vostra Eresia, avrei dovuto confessar la mia colpa; avreste potuto ottenere in cotal modo la grazia e sognare ancora… Cento e più volte mi rivolsi a farlo, ma la vergogna me lo impedì. D’altra parte, la vostra condanna era giusta ed equa per chi attenta siffatta materia… Che il cielo mi perdoni! Non dissi nulla, e di lì a poco il mio reggimento fu inviato nel Tennessee e non ho sentito più parlare di voi”…

…“Nulla di male”…

…disse Dreamer, senza manifestar emozione fra uno schioppo di rivoltella ed uno di cannonne…

“Al primo sole tornai al mio esercito linfa di vita… a voi non certo gradita”…

In quell’attimo, un tenente, l’aiutante, comparve nell’apertura della tenda e salutò:

“Capitano!”

…disse…

“i cinesi sono pronti”….

Il Capitano si era ricomposto… Si voltò verso l’ufficiale e disse:

…“Tenente, andate dal capitano Barabbie ed assuma il comando del plotone dei cinesi”…

Così per concludere, mentre Barabbie modello clonato futura generazione derivata attendeva l’entrata dei cinesi, i due uomini visti dalla finestra di un diverso mondo sottratto della propria ed altrui Ragione e nella tenda posto si scambiarono cerimosiamente un inchino, poi Dreamer si ritirò…




Mezzora dopo, un vecchio cuoco negro, l’unica persona rimasta in campo oltre al comandante, fu così scosso dalla raffica di cannonate miste a fucilate contro chi osa tanto e troppo Pensiero, provenire  da un plotone ben composto e ordinatamente armato… E se non fosse stato per taluni fuochi scomposti emessi tra le braci dal contenuto di un terreno bollitore avrebbe potuto udire a pochi passi anche il singolo colpo di pistola con cui il capitano rinunziava alla medesima vita dall’ombra ornata e miniata: foglia & corteccia di saggio faggio ammirato da imprecisata distanza scrutata, che nulla, in verità e per il vero si scorge… di quanto narrato… nella solerte grammatica annunziata… comporre futura araldo non meno della parola…
Nell’epilogo di ugual simmetrica storia composta si narra che l’ufficiale Secondo al comando nella successione con cui materia conia il potere non meno del dovuto comando, e non meno vigile da chi comandato nella successione di chi al comando posto, fu seppellito come  spia e disertore di ugual verbo annunciato nonché privato dei dovuti onori con cui la materia conia propria ed altrui moneta, ed i due, in nome di un sol Dreamer dormono un comune sogno troppo antico per essere dalla nuova ‘parabola’ appena intuito… e fors’anche capito…

(Liberamente ispirato da un racconto di A. G. Bierce, Storia di una coscienza…)















        

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