giuliano

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IL TOMO

martedì 1 ottobre 2019

IL SASSO SCOMPARSO




















Prosegue con:

Il Ghiacciaio scomparso (o quasi!) (2)













Se oggi Courmayeur è quello che è lo deve alle guide alpine e agli alpinisti che videro in quella località l’essenza stessa del salire le montagne, dopo secoli e secoli di disinteresse totale dell’umanità: perché lì è il Monte Bianco, quello più alto di tutti.

Guide e alpinisti, con la loro passione e le loro imprese, hanno creato una nuova sensibilità, quella che ancora oggi, in qualche modo distorto, attira sciatori e turisti e fa esclamare “oohh!” di fronte a certi panorami che, in epoca prealpinistica, suggerivano solo orrore.

Gli alpinisti conoscevano un masso erratico, circondato dai prati. Io stesso lo ricordo bene, eravamo negli anni ’60. Un masso che un tempo era un pezzo di storia e che oggi l’odierna insensibilità e l’assoluta ignoranza hanno circondato di totale disinteresse.




Gianluca Strata:

“Già qualche anno orsono avevo segnalato, anche con foto, lo stato indecente del luogo; dopo poco si prospettò, in quella zona, l’attuale iniziativa di edilizia “prima casa residenti”. Con un paio di amici ci ripromettemmo di fare qualcosa per la salvaguardia e il recupero di quella importante memoria storica (tipo la fessura Kosterlitz di Ceresole). Ne venne fuori un piccolo “topo” con una decina di passaggi (oggi li chiamano di boulder). Ci fu assicurato che anche i proponenti condividevano l’obiettivo: addirittura la società si chiamava Prois! Certo la fonetica aveva giocato un brutto scherzo. Ora, quello che lascia interdetti è che in un’epoca in cui si abusa del termine ‘tradizione’, anche questa memoria storica sia cancellata”.

Era meglio se ne facevano ghiaia. Molto meglio. Se non frega niente dell’alpinismo, se la memoria va colata nel cemento come un testimone scomodo, allora, vi prego, risparmiateci la speculazione verniciata con la pennellata di storia.




Il sasso Preuss, a metà strada tra Courmayeur e Entrèves, è stato un luogo di culto per gli scalatori di mezzo secolo. Si trovavano in mezzo al prato nelle giornate dal tempo incerto e provavano i passaggi come facciamo tutti quando le montagne sono imbronciate.

Il grande Paul Preuss aveva salito il muro impossibile, Gabriele Boccalatte volteggiava sulle sue tracce, pare che Giusto Gervasutti non si esibisse ma magari ci veniva la sera, di nascosto, a provare il boulder anche lui. Adesso il Sasso Preuss è diventato un fastidioso scoglio e resterà lì nel cemento, in un angolo triste del nuovo complesso residenziale, come quei libri soli sullo scaffale vuoto della libreria. Meglio ghiaia, credetemi (E. Camanni).

Ho letto sui Quaderni de La Tsapletta un prezioso servizio sui massi erratici nella valle Courmayeur, residui di enormi glaciazioni del Pleistocene. Mi sono soffermato sulla descrizione, molto valida, del Sasso Preuss scoprendo con sgomento che il mitico Sasso è stato seppellito con qualche camionata di terriccio e ne rimane solamente una ridicola puntina. Non ne capivo il motivo, allora sono andato a curiosare, anche cercando di comprendere l’ottica dei distruttori.




Forse che i costruttori di quella inammissibile ferraglia-condominio, più appropriata nelle periferie metropolitane, che scientemente hanno denominato il condominio ‘Prois’ (beata ignoranza), hanno voluto far sparire le prove di una possibile caduta del masso dal monte di La Saxe alle spalle, per non spaventare i potenziali acquirenti?

Sasso erratico o masso caduto, come possibile, dal sovrastante franosissimo monte, fonte di svariati danni negli ultimi anni, senza risalire al Pleistocene, non meritava certo la sepoltura!

La leggenda del SassoPreuss:

Si racconta, anzi si tramanda, che intorno alla fine del 1800 un contadino, che probabilmente saliva dalla bassa valle a vendere mele con la gerla, fu visto passare per La Saxe dove lasciò qualche chilo di ottime mele e andandosene annunciò che sarebbe salito fino ad Entreves seguendo il sentiero a monte.

Intanto aveva iniziato a piovere forte, ma l’uomo aprì un ampio ombrello che copriva anche la gerla con le mele e proseguì. Dopo una decina di minuti tutti udirono una grande frana rotolare dal monte di La Saxe: un fitto polverone oscurò la mattinata cupa, il rimbombo e l’eco della frana furono uditi lontano, oltre Morgex.

Quando la pioggia cessò di cadere e il polverone si depositò, tutto il paese corse ad osservare l’accaduto. Il monte di La Saxe fumava ancora, una nebbiolina copriva il terreno sottostante dove decine di massi di varie dimensioni ricoprivano il prato a pascolo, Quasi nel centro, esattamente sulla linea del sentiero ora interrotta, troneggiava il Sasso Preuss.

Nessuna traccia del venditore di mele, lo cercarono pure i carabinieri ma i nativi sostengono che sia profondamente sepolto con le sue mele sotto il grande Sasso.




Il misfatto!

Ricoprire di terra il Sasso Preuss è stato come distruggere una tomba dei Salassi o una colonna Romana. Nessuno si sognerebbe di seppellire il Masso Gastaldi, sicuramente un “erratico” arrestatosi nella pianura di Pianezza, monumento e meta di visitatori. Iconoclasta senza giustificazioni chi ha concesso l’autorizzazione per quella devastazione.

Il Sasso aveva una sua storia centenaria di arte arrampicatoria. Grandi alpinisti da Paul Preuss che lo aveva scoperto nel 1912 a Bonatti, da Rébuffat a Diemberger e a Gogna, si sono allenati, hanno scalato, hanno consumato scarponi e dita sulle ruvide asperità granitiche. Molte guide alpine di Courmayeur e della vallata (sottoscritto compreso) nei decenni hanno accompagnato al Sasso i loro allievi.

Ultimamente, migliorate le tecniche di arrampicata, era diventato Sasso per il bouldering, una disciplina arrampicatoria che utilizza massi di modesta altezza ed elevata difficoltà. Dove i moderni climbers testano le loro capacità, senza usare le corde, ma solamente dei materassini da posizionare alla base della via prescelta, per proteggersi da un eventuale salto all’indietro.




Poi sono arrivate le ruspe, hanno costruito un altro ecomostro ad abbellire la panoramica locale e…. crimine supremo, hanno seppellito di terriccio il Sasso.

Si può ancora salvare questo pezzo di storia alpinistica della Valle?

Ebbene sì, se un Sindaco illuminato darà ordine alle ruspe di togliere, con pochi colpi, la terra, far tracciare un sentiero di accesso, segnalare il Sasso sulla strada con un cartello e apporre una elegante targa esplicativa alla sua base.

Sarebbe atto di intelligente restaurazione: recuperare l’avita storia del Sasso Preuss alla storia alpinistica di Courmayeur. Siamo nel mondo dei sogni o… la bellezza salverà il mondo?


(Dedicato a Manuele Ossoli...)













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