IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

lunedì 16 dicembre 2019

EREMITI NELLA TAIGA (dieci anni dopo...)




















Prosegue con gli:

Eremiti... (2)

'Dossier Eremitico' (completo)

Prosegue nella...:

Legge immutabile della Natura (4)














DAL LIBRO DEL GIORNALISTA:



Era il febbraio del 1982.

Mi telefonò Nikolaj Ustinovic Zuravlev, un etnografo regionalista di Krasnojarsk, che di ritorno dal Sud faceva tappa a Mosca per tornare in Siberia. Mi chiese se il giornale sarebbe stato interessato a una  vicenda umana straordinaria. Un’ora dopo mi trovavo già nel centro di Mosca, al suo albergo, e ascoltavo con attenzione il racconto del visitatore siberiano.

Il succo della storia era questo:

…nelle montagne della Chakasija, in un punto sperduto e inaccessibile del Sajan occidentale, erano stati scoperti degli uomini rimasti per più di quarant’anni completamente isolati dal mondo. Una piccola famiglia. I due figli non avevano visto nessuno fin dalla nascita, salvo i genitori, e non sapevano nulla del mondo degli uomini se non dai loro racconti.





Chiesi subito a Nikolaj Ustinovic se sapesse tutto ciò per sentito dire o se avesse visto gli ‘eremiti’ coi suoi occhi. L’etnografo disse di avere prima letto della casuale ‘scoperta’ dei geologi in una nota di servizio, d’estate poi era riuscito a raggiungere l’angolo sperduto della taiga.

‘Sono stato nella loro baita. Ho parlato con loro come adesso con lei’.

‘La mia impressione?’.

‘L’epoca anteriore a Pietro il Grande mescolata all’età della pietra! Il fuoco lo fanno con la selce… Con schegge di legno… D’estate vanno scalzi, d’inverno si calzano di scorza di tiglio. Vivono senza usare sale. Non hanno pane. La lingua non l’hanno persa. Però i più giovani della famiglia si fatica a capirli’…





Adesso sono in contatto con un gruppo di geologi e paiono contenti dei loro incontri con gli uomini, per quanto brevi. Non diversamente da prima, comunque, si comportano con circospezione, e non hanno mutato pressoché nulla nella vita quotidiana, nel loro modo di vivere.

La ragione della loro vita eremitica va ricercata nel settarismo religioso, le cui radici risalgono ai tempi anteriori a Pietro. Alla parola Nikon… SPUTANO e si fanno il segno della croce a due dita, di Pietro I parlano come di un nemico personale. Gli eventi della vita più recente sono loro ignoti. L’elettricità la radio, gli sputnik sono al di là della loro comprensione.





Furono scoperti nell’estate del 1978, durante una ripresa aerea geologica, si erano notati dei giacimenti ferrosi lungo il corso superiore dell’Abakan. Un gruppo di geologi stava per venirvi calato a fini esplorativi, stava scegliendo dall’alto il punto d’atterraggio. Il lavoro era meticoloso. Gli aviatori perlustrarono più volte in volo la profonda gola per valutare dei banchi pietrosi fosse il più adatto a un atterraggio.

Durante una discesa lungo il versante della montagna i piloti scorsero una cosa chiaramente simile a un orto. All’inizio pensarono a una falsa impressione.

Che orto poteva mai esserci, se la regione era considerata disabitata?

Il più vicino punto abitato, giù lungo il corso del fiume, distava 250 chilometri. Eppure era un orto! Lungo il declivio si potevano distinguere le strisce scure dei solchi, si sarebbero dette patate. E poi una radura nello scuro massiccio di cedui e pini non poteva spuntare da sola. Un disboscamento. Per giunta di antica data.





Abbassandosi il più possibile sulle vette montane i piloti scorsero vicino all’orto qualcosa di simile a un abitacolo. Descrissero un alto cerchio, e videro una catapecchia! E di lì anche un sentiero che conduceva al fiume. Anche dei ciocchi di tronchi tagliati e messi a seccare. Uomini, comunque, non se ne vedevano.

Strano!

Sulle carte degli aviatori in tali luoghi qualsiasi punto abitato, perfino il rifugio invernale di un cacciatore che resti vuoto d’estate, viene sempre indicato. E lì c’era addirittura un orto! (Prima parte pubblicata nel blog il 2010 in riferimento al libro dei primi anni 90)

(Vasilij Peskov, Eremiti nella Taiga)






Riproporre 'codesto Tomo' con il vasto argomento e dibattito che suscita e sottintende, dopo dieci anni dalla sua proposta in questo Blog, mi sembra doveroso non meno che attuale per esaminare, senza tante complicate inutili parole di troppo, soprattutto in questi tempi, i termini non solo di una scelta di vita, ma anche di un più vasto e saggio intendimento della stessa nei principi difesi e nella fuga - dovuta fuga per poterli al meglio salvaguardarli.

Soprattutto oggi ove se pur, l’apparente presunta settaria ‘pazzia’ rilevata contraria alla Storia così come costantemente vissuta numerata contata e conservata, di certo inferiore alla stessa (Storia) nella sua graduale ascesa e vera pazzia innestata e naufragata, sicché ne deriva che se non contraria a taluni principi morali nella sacralità persa, ed ove se pur estremi custodi dalla Storia giudicati non men che scoperti nella propria inoffensiva scelta di Vita, crediamo che talune scelte ‘eremitiche’ vadano difese nonché incoraggiate giacché non apportano ed hanno portato male alcuno nella scelta o se preferite morale del Deserto!

Un Deserto, al contrario, dall’uomo ben seminato non men che coltivato nella reale certificata ‘normale’ pazzia di un degrado morale in cui ogni differente e miglior scelta di Vita appare inconciliabile per come tal senso viene interpretato e difeso.

Possiamo sorridere della loro scelta, ma mai saremmo in grado di eguagliare la volontà incarnata nel Credo.

Possiamo salire con il freddo una montagna e pregare per un secondo ugual  Dio, ma non certo con medesimo coraggio incarnato di una vita intera suddivisa in più generazioni.

Questa forza è simmetrica alla Natura!

Così mi sembra un valido esempio, oltre che di Fede e maggior credo, da riproporre. Quasi unico nell’immensa oggettiva difficoltà di doverlo salvaguardare nonché adottare, nei rigori e termini, in cui il vero Credo della Vita dona il dovuto sostentamento non meno della forza, quando si crede in Lei, e che se pur sacrificata lontana da inutili alieni valori e morali non meno di ‘miti mercificati’, divenire non più fuga ma forza da cui imparare e credere, nel trarre dovuto sostentamento oltre che teologico anche morale, soprattutto quando ogni avversa situazione compromette, non solo l’umana esistenza, ma ogni retta sopravvivenza in essa.

Ragionando e pregando questa volontà morale e non più ‘salmo’ per ogni giorno anche il più avverso lontano dal male, impariamo ad aver forza, io per conto mio, comprendo in medesima taiga in cui esiliato, la forza oltre che Natura anche della Fede in cui ripongo in essa.

E da Lei contraccambiata!

Il male bisogna fuggire e oltre lui l’inutile ingorda materia che lo ha generato,  l'esempio che dagli occhi di questa donna traspare limpido possa insegnarci a non divenire oggetto di medesima 'paradossale' ingordigia, bensì di profonda Fede nella silente meditazione che ci ispira.

Quella Fede nella Natura irrimediabilmente persa.

Quella Fede in Dio abdicata ad una festa senza Spirito né Anima.

Quella Fede nella volontà non più di sopravvivenza ma fuga del male da cui non certo la Vita, ma come pensata o peggio interpretata e conseguentemente adottata.

(Il curatore del Blog dieci anni dopo)








IL GIORNALISTA & GLI EREMITI:

Ovvero: “La civiltà & la Fede!”.

AGGIORNAMENTO AL...

(Sett. 2018)





Un intero gruppo familiare di Vecchi credenti decise nel 1937 di fuggire dal Terrore staliniano e si stabilì lontanissimo da ogni forma di civiltà. Avvistati per caso nel 1978 da un elicottero, hanno preferito restare eremiti.

Ora rimane in vita solo Agafia.

Ha 74 anni e, ovviamente, vive ancora lì.

Abiti di canapa, scarpe di corteccia di betulla, fuoco da accendere con pietra focaia e acciarino. D’estate, tutt’attorno animali selvatici pericolosi, d’inverno gelo e neve fino alla cintura. Niente della moderna civiltà, e il villaggio più vicino a 250 chilometri di distanza.

Quarant’anni fa, volando in elicottero sulla taiga remota, dei geologi sovietici notarono un orto in luoghi totalmente disabitati nella parte alta del fiume Abakan. Si scoprì che nella foresta viveva una famiglia di vecchi credenti, i Lykov: il padre e quattro figli ormai adulti. Per molti anni erano rimasti tagliati fuori dal mondo, ma dopo un trafiletto su un giornale, la famiglia divenne nota in tutta l’Unione Sovietica.






Un paio di anni dopo, nel 1982, raggiunse gli eremiti un giornalista della Komsomolskaja Pravda, Vasilij Peskov. Si aspettava di vedere una famiglia di cinque persone, ma trovò solo il padre, Karp, e la figlia Agafia, e tre tombe da poco ricoperte di terra. A poca distanza l’uno dall’altro, di malattia, erano morti due fratelli e una sorella. Nel 1988 se ne andò anche l’anziano Karp, e solo Agafia rimase nella foresta, rifiutandosi di cambiare il suo modo di vivere.

Civiltà distruttiva!

Persone che erano all’oscuro di come fossero andate davvero le cose, iniziarono ad accusare proprio il giornalista Peskov della morte dei Lykov, per i rischi che rappresenta un contatto con il mondo esterno per persone abituate a vivere in isolamento. Il giornalista soffrì molto di questo, anche perché lui era intenzionato a difendere la famiglia dall’invasione di sfaccendati e curiosi. Per molti anni tornò in visita ai Lykov, aiutando e portando loro utensili da cucina, medicinali e persino una capra, affinché gli eremiti avessero sempre latte fresco.





In uno degli ultimi incontri con Agafia Lykova, l’ora scomparso Peskov le chiese se secondo lei fosse stato un bene che quei geologi avessero trovato la sua famiglia. Agafia ammise di pensare che quelle persone fossero state un vero dono di Dio. E che se non fosse per loro, sarebbero morti ben prima.

‘Che vita facevamo: tutti logori, con i vestiti pieni di toppe. Fa paura ricordarlo, mangiavamo erba e cortecce’,

…raccontò Agafia alla Komsomolskaja Pravda.

Come sono diventati famosi i Robinson Crusoe siberiani Dopo gli incontri con i Lykov, Peskov scrisse una serie di reportage. E la storia degli eremiti conquistò moltissime persone: a ogni uscita si formava la coda ai chioschi dei giornali.

Peskov raccontò ai suoi amici di aver saputo che la moglie di Breznev aveva mandato una persona in edicola all’alba a comprarle la “Komsomolskaja Pravda”, perché non vedeva l’ora di leggere la continuazione della saga degli eremiti siberiani. Più tardi, i reportage di Peskov furono riuniti in un libro, “Taezhnyj tupik”, che è stato tradotto anche in italiano, con il titolo:

 “Eremiti nella taiga”.





Perché i Lykov si inoltrarono nelle foreste?

In tutta la Russia c’erano molte persone che fuggivano e si nascondevano per via delle credenze religiose (e ancora oggi, di tanto in tanto, i media scrivono di casi come questo). I vecchi credenti in Russia sono sempre stati perseguitati, e solo lo zar Nicola II mise fine alla loro oppressione. Ma dopo la rivoluzione, il governo sovietico la riprese con rinnovata forza, costringendoli a unirsi nei kolkhoz, le fattorie collettive, o imprigionandoli.

Rifiutando la collettivizzazione, la famiglia Lykov si spostò lontano nella foresta, fino sul territorio di una riserva boschiva. Negli anni Trenta, le autorità della riserva proibirono loro di cacciare e pescare.





Una volta arrivò una denuncia anonima che accusava i Vecchi Credenti di essere dei bracconieri. Le guardie della riserva andarono a controllare e, accidentalmente, spararono al fratello di Karp Lykov. Tuttavia, l’indagine si insabbiò e, anzi, si sostenne che i Vecchi credenti avessero opposto resistenza armata.

Nel 1937, l’anno più terribile del Grande terrore staliniano, arrivarono dai Lykov degli agenti dell’Nkvd, e cominciarono a interrogarli. I membri della famiglia si resero conto che era meglio tagliare la corda. Così si inoltrarono ulteriormente nella taiga, cambiando costantemente il luogo dove si fermavano, e cancellando le loro tracce.

Ora Agafia ha 74 anni e vive totalmente da sola da 30 anni nella foresta.





L’unica volta in cui ha cercato di entrare in contatto con la civiltà è stato nel 1990. La donna andò ad abitare nella cappella di un monastero, professandosi fedele dei Bespopovcy (una delle due maggiori confessioni dei Vecchi Credenti, che rifiuta le gerarchie ecclesiastiche e molti riti liturgici, tra i quali l’eucarestia) e decise persino di farsi monaca. Tuttavia, l’opinione sulla fede di Agafia si rivelò poi diversa e tornò al suo insediamento. Nel 2011, i rappresentanti della chiesa ufficiale dei Vecchi Credenti hanno battezzato Agafia secondo le regole canoniche.

Le autorità locali sostengono Agafia, e il governatore della regione di Kemerovo Aman Tuleev (che ha lasciato la carica il 1º aprile scorso, dopo oltre vent’anni al potere) ha ordinato che l’eremita abbia tutta l’assistenza necessaria. L’interesse per l’anziana cresce di anno in anno. Arrivano troupe cinematografiche, giornalisti, medici e volontari.

Nel 2015, una troupe cinematografica britannica, guidata dalla regista Rebecca Marshall, è arrivata da Agafia per girare un documentario sulla sua vita:

“The Forest in Me”.

Agafia considera la solitudine la via principale per la salvezza dell’anima.

Anche se lei non si considera sola.

“Accanto a ogni cristiano c’è sempre un angelo custode, così come Cristo e gli apostoli”,

…ritiene.









venerdì 13 dicembre 2019

COSA E' IL TEMPO? (14)




















Precedenti capitoli:

Dossier Artico (13/1)

Prosegue in:

Cos'è il Tempo (Seconda Parte) (15)

Anche in formato Fotoblog...:











Cos'è il Tempo?














Pur l’argomento da ‘Tempo’ sollevato, ed apparentemente replicato in tutte le sue sfumature nelle tinte e note dell’urgenza e non solo della Natura che l’uomo in lei regolamenta (o vorrebbe), con ugual ‘Tempo’ nelle ‘linee portanti’ e successive applicazioni nello spazio Geo-politico occupato legiferando in merito; ci sembra però doveroso, con tutta la Verità nello stesso (Tempo) contenuta, riportarlo al vasto pubblico (se ve ne fosse in codesto ugual Tempo irrimediabilmente ed apparentemente perso, grado e giudizio di come vissuto e/o percepito), o Teatro dal ‘politico’ coniugato (medesimamente percepito pur diluito nella clessidra a ‘polvere’ accumulata e spesso rigirata nel medesimo ‘contesto’ evidenziato formare identica ‘dottrina’ tutte le volte che pur mossa, non distillando il ‘Tempo’ ivi contenuto, semmai formare improprio secolare contenitore di quanto per sua Natura scorre ed evolve e mai immobile, o peggio, soprammobile!).




Sicché vista, la paradossale situazione italiana in cui lo Stato si trova, sia per i vasti impegni e obblighi economici, accompagnati da crescenti e pressanti preoccupazioni industriali per i traguardi ottenuti e pattuiti e in qual tempo ‘mantenuti’ e/o da ‘mantenere’, non ci dispensa e priva dell’urgenza detta nella capacità, ugual medesima capacità economica di saperli, oltre che al meglio intenderli e coniugarli con il ‘Tempo’ detto, anche accoglierli nell’urgenza degli impegni che detto ‘Tempo’ pretende per meglio valutarli ed altresì dar corretta manifestazione nello svolgimento che suddetti traguardi abbisognano per l’inarrestabile ‘conquista’ che per sempre ‘differenzia’ l’uomo, oppure nobilita e/o squalifica del tutto, nella vasta corsa così come la rimembriamo in tutte le sfumature che la contraddistinguono dal grande Fiume nel Congo belga, al mare ghiacciato ed incamminato da prodi e coraggiosi pionieri accompagnati e trainati da cani, oppure, morti da eroi motorizzati. 




Quindi credo che per ogni reale, quanto duratura Rivoluzione (e non più industriale quando la corsa detta compresa la polare iniziava…), le condizioni del ‘Tempo’ siano imprescindibili per poter solo sperare o maturare la volontà con la corretta Morale da adottare.




Giacché, se pur Greta giovane, non dobbiamo o possiamo dimenticare che una determinata Evoluzione culturale e sociale ben radicata nelle motivazioni che la contraddistingue - evolve e matura - nei Principi difesi, i quali Principi formano un (comune) ‘Tempo’ di reciproca appartenenza, oltre che ‘atmosferico’, anche e soprattutto, se pur apparentemente scisso e non più derivato da questo (come il vero sano ‘Tempo’ pretende), ‘sociale’ e ‘psicologico’ nel qual ‘Tempo’ ne determina l’urgenza e simmetrica pretesa nella medesima volontà morale tradotta nei nuovi (forse antichi difesi) Principi persi; accompagnati dalle dovute pretese di esser ‘riformulati’ e ‘ripensati’ nell’efficacia della primordiale, e non più antica cultura, essenza tradotta nell’immutabilità dell’Elemento primario soffocato, cioè morto ancor prima d’esser nato, quindi ben venga la giovane ed appena nata Greta…




Principi, come più volte espresso, anche e soprattutto nel contesto ‘pedagogico’ nella ‘morale’ in cui evidenziati, che per l’appunto, li ‘principia’ e contraddistingue (o dovrebbe), dalla Società vilipesa e soffocata che impara a leggere e scrivere come  correttamente camminare; se così non fosse si creerebbe una Frattura e divario fra i reali desideri umani e quindi dalla Natura derivati, e quelli carponi ‘innestati’ ed alieni frutto d’una e più errate interpretazioni così come applicazioni nella caverna del nuovo Progresso; quantunque tutti indistintamente frutto del ‘Tempo’ nella relativa globale Materia il quale lo coniuga e crea nel Primo Principio da cui la Vita nata e difesa, oppure e al contrario, offesa.  


  

Un valido economista americano, se non ‘erro’ Rifkin, aveva già, quasi vent’anni fa’, postulato ed evidenziato divergente frattura e non certo asimmetria, fra falsi bisogni ‘innestati’, e reali concreti ‘biologici’, anzi oserei dire ‘chimici’ oltre che psicologici, di cui l’umano dalla Natura derivato necessita e abbisogna per il corretto proprio ed altrui naturale ‘ciclo evolutivo’ il quale nella psiche si snoda e pensa (o almeno dovrebbe!). Così come evidenziato nel corretto svolgimento sia dell’Elemento e ciò che da lui derivato. Giacché anche lui non solo soffocato ma altresì posto al rogo dall’urgenza del detto e già citato progresso nella necessità di esplicitare e mettere in essere l’economica pretesa (sempre al grafico posta) nello sfamare ‘soffocando’ e non solo l’uomo nella paradossale divergenza e frattura detta. 





Ma altresì vero che se tale condizione umana difettare per falso o gnostico principio seminato e dilettevolmente interpretato, fosse del tutto mutata nello svolgimento del conseguente danno nel ‘Tempo’ rilevato a beneficio di un ‘rimosso’ antico sentimento, e/o, più certo e sicuro reciproco intendimento d’una comune genetica discendenza ed appartenenza, per quanto, non solo reclamato e legiferato in questi ultimi 50 e 100 anni dall’èra della rivoluzione industriale, e quanto inerente alla nostra evolutiva capacità di, non solo ‘relativo’, ma globale intendimento e simmetrica appartenenza non meno di univoca dipendenza, per ciò di cui l’uomo accompagnato dalla Natura può e deve sviluppare quindi rimettere in Essere…, ed in cui dovremmo tutti insieme imparare - e di nuovo - non solo a camminare ma anche correttamente scrivere e pensare… e correttamente Creare!




Se pur in coro uniti e nel Parlamento divisi, e dalla ‘piccola grande’ Greta rappresentati, non possiamo e dobbiamo sminuire l’innata capacità oltre del dovuto intendimento anche del Pensiero rettamente applicato quanto cogitato nel non divenire inconsapevoli strumenti di invisibile potere di indissolvibile comune ‘materia’ di globale appartenenza evoluta e ben radicata, la quale essendo tale e dal ‘Tempo’ coniugata non meno che numerata, esprimere la propria ed altrui condizione (oltre che Fisica) e pertinenza nella progressione numerica in cui la si pone nello ‘Spazio-Tempo’ nato.




Va da Sé che lo Spirito se pur apparentemente invisibile quindi immateriale per propria Superiore (o per taluni materialisti difettevole) Natura: freddo come un sospiro o soffio di vento, e talvolta o troppo spesso riposto riproposto e codificato secondo parametri puramente materiali (esaminando freddo e vento inerenti agli Elementi esulare di Intelletto o Intelligenza da un motore unico derivata) i quali vogliono essere sempre specificati non men che quantificati dalla e nella ‘materia’; non del tutto ben compreso dedotto e (spiritualmente) codificato qual secolare principio e sacro donde proveniamo, quindi giammai potremmo correttamente intendere dovuto pedagogico futuro cammino quale beneficio dall’immateriale derivato e nell’immateriale compreso se pur ‘la materia’ dettare  universali condizioni di Spazio e Tempo da quando nata.

E dicono nell’umano essere cogitante evoluta!




Esulando ed in qual tempo sovvertendo - il chi e il come - qual Superiore Pensiero pensato e giammai ben compreso nell’invisibile immateriale Disegno per ogni Opera pensata pensante posta.

Priva di ciò in cui l’uomo abbonda o difetta!

Purtroppo le nostre esigenze psicologiche - quindi spirituali - appartengono ad una sfera la quale anche se appagata dalla materia divenuta improprio mito dal nuovo progresso innestato esulare dalla universale sacralità in cui ogni gene scritto, ed altresì ‘connesse’ ad una spiritualità abdicata decodificata e dedotta, ma sempre ‘dalla e nella’ materialità in cui tali innate esigenze (anche) algoritmicamente reinterpretate, difettano e pretendono come socialmente stiamo assistendo aspirare (e non solo correttamente respirare) verso quella ‘sacralità’ dismessa persa soffocata nel corretto svolgimento del Superiore Pensiero ed Elemento. Funzione d’un corpo sano divenuto malato e non solo per ciò di cui leggiamo dalla materia decodificato, ma soprattutto nello Spirito corrotto se non addirittura negato (e come detto abdicato a ben altro). 
    




Proprio ora che ci stiamo preparando a celebrare il Sacro Evento dobbiamo saper meditare l’urgenza filosofica correttamente posta, non men della Teologica evoluta con la Pedagogica, nella connessione e premessa dell’Uno esplicitato soggetto-oggetto pensato-pensante e non scisso nei successivi termini ‘analizzati’ ma ben radicato qual corpo (incarnato non men che successivamente sacrificato) unico nell’Anima-Mundi di univoca spirituale globale universale reciproca appartenenza; nella pretesa di una corretta simmetria fra gli umani bisogni, e quelli, come dicevo, derivati, o ancor peggio, innestati nell’invisibile virtualità in cui esplicitati, accorgersi dell’inganno è compiere e vincere di conseguenza l’antica lotta fra il Bene da cui derivati ed il male impropriamente nella ‘materia’ evoluto.

Per compiere questo ‘millenario’ passo bisogna saper imparare di nuovo e correttamente a camminare e percepire il dovuto ‘Tempo’ conteso, ed in qual tempo non divenirne ‘marionette’ di un invisibile teatro il quale per sua indelebile ‘tragedia’ inscena e concretizza nello svolgimento del dramma detto la propria ‘materia’ tradotta non men che interpretata con il dovuto ed astuto margine di profitto nella stessa concretizzato; bensì esulare dall’intero contesto storico nella millenaria sacralità in cui convenuti e di cui apostoli di uno spirituale, e come dicevo, superiore intendimento nella necessità a cui ogni  essere appartiene e deriva.

  


Perché chi sa intendere e ben leggere nel ‘profondo’ del Dossier Artico e non solo, intuisce l’altrettanto ‘profonda’ vastità interpretativa che l’argomento esplicita e disciplina, o vorrebbe, nella fattispecie della vecchia quanto nuova regolamentazione su, oltre il mare detto, vasto territorio polare, il quale però cela anche fini e pretese della stessa materia dedotta oggetto di nuova  conquista umana, giacché tutti gli ‘attori’ come sopra detto dell’evoluzione, si riconoscono anche in questa specifica dimensione.

Da cui taluni asseriscono povertà o ricchezza.

Lotta e Conquista sempre nel vasto campo conteso della ‘materia’.

Saper correttamente codificare questa differenza è compiere il ‘millenario’ passo e non solo oggettivare la Spiritualità di cui ogni Essere dotato, ed altresì esplicitare quella capacità di Pensiero ben derivato e motivato  indicare il teatro rappresentato, mal rappresentato tutte le volte che abbisogniamo della Verità tradotta nella consapevolezza di corretti valori morali non inscenati, ma vissuti senza differenza di sorta fra la Vita e l’impropria sua ed altrui rappresentazione anche e soprattutto nel ‘reale’ Sogno cui ognuno abbisogna.





E giammai assistere e divenire - attivi o passivi - strumenti della materia, univoca materia di cui si pensa indistintamente abbisognare in reciproca lotta e contesa, giacché qui si parla di Superiore Spirito e successivo pedagogico  intendimento nella capacità evolutiva di una nuova globale Rivoluzione superiore all’industriale nata, senza per questo rinnegarla, semmai quale nuove sacre meteore da un più profondo mare nate abbattere quei dinosauri, ovvero tutti quegli alieni ed avversi mostri divenuti. Protendersi verso una involutiva forma culturale ove non solo l’intera società fagocitata nella sacralità dei propri secolari principi mutati, ma anche divorati da esseri, dicono, viventi nel graduale disfacimento ed impropria appartenenza per i termini della loro, e dicono, altrui sopravvivenza; quindi procedere alla loro e non certo nostra (ed inconsapevole) graduale estinzione di massa.   

(Il curatore del Blog)

(Prosegue)












lunedì 9 dicembre 2019

DOSSIER "ARTICO" (11)




















Precedenti capitoli:

Ciò che in verità stanno facendo (1/10)

Prosegue nella Seconda Parte (12)

Il Dossier completo (13)













Negli ultimi anni, la regione artica è tornata alla ribalta della discussione internazionale. Ciò è dovuto soprattutto all’abbondante disponibilità di risorse energetiche, minerarie e marine.

In effetti, secondo le stime dell’U.S. Geological Survey, i ghiacciai e fondali stivano circa 90 miliardi di barili di petrolio e 1.669 trilioni di metri cubi di gas naturale, il 40% delle riserve mondiali, l’84% in aree marittime, concentrate in Alaska, Mare di Beaufort, Isole Regina Elisabetta, Mare di Kara e Mare di Barents. Inoltre, la regione possiede il 30% delle riserve naturali mondiali, soprattutto di uranio e terre rare e non sono trascurabili nemmeno le risorse ittiche.

A tal riguardo, per preservare la fauna marina e per placare le pretese territoriali, nel 2010 i paesi artici e quelli asiatici hanno siglato un accordo per una moratoria sulla pesca nelle acque internazionali artiche in attesa di capire le dinamiche biomarine di un ecosistema in piena evoluzione.

Secondo gli studi, infatti, l’aumento della biomassa marina generata dal riscaldamento renderebbe le acque del Mare di Bering e del Mare di Beaufort zone altamente pescose, quindi a forte rischio di contese internazionali.




Eppure, il principale nodo strategico del futuro saranno le rotte mercantili. Attualmente, esse hanno un’importanza commerciale relativa inferiore a quelle asiatiche, ma valgono comunque 4,7 milioni di tonnellate di merci nel 2012. In effetti, il Mar Glaciale Artico costituirebbe la via più breve per l’Europa dai principali porti orientali degli Stati Uniti, risalendo verso nord la costa fino a Terranova o alla Nuova Scozia per poi puntare al Canale della Manica e ai trafficati scali dell’asse Nord Europa Anversa – Rotterdam –Amburgo.

In virtù dei summenzionati elementi di cambiamento, nella regione in questione è ripresa la corsa ai diritti territoriali e marittimi. Infatti, in quest’area, si concentrano accese dispute giuridiche, contrasti diplomatici e rivendicazioni che hanno come fine il riconoscimento del miglior titolo legale sul continente.

È bene specificare che si tratta di aree che vanno dai fondali al Polo Nord, al mare lontano delle fasce costiere, una regione di per sé difficilmente definibile, a differenza dell’Antartide, a causa della sua doppia natura marittima e terrestre.




Quindi, l’attuale e rinnovato confronto politico internazionale sull’Artico si sostanzia come conflitto di pretese che assumono la forma di rivendicazioni di sovranità su ampi settori del continente e per il controllo delle vie marittime lasciate libere dai ghiacci. Tuttavia, i riconoscimenti alle pretese territoriali sono estremamente discutibili e ciò comporta delimitazioni arbitrarie, complesse, informi ed incerte.

Così come l’arena politica che ne deriva risulta essere multiforme, multisettoriale e peculiare sia nelle sue forme di negoziazione che in quelle di conflitto, potenziale ed attuale. Di conseguenza, negli ultimi vent’anni, l’Artico, e le regioni polari in generale, hanno rivestito un ruolo sempre più attuale nell’evoluzione del diritto internazionale. Nonostante ciò si continua a non pervenire ad un parere univoco rispetto allo status giuridico dell’Artico che resta multiforme a differenza dell’Antartide.




Ovviamente, ciò non significa sostenere che le pretese territoriali dei vari Stati coinvolti si svolgano in un vuoto giuridico. Come si vedrà, infatti, il regime giuridico dell’Artico poggia su Convenzioni, raccomandazioni, atti di soft law e consuetudini. La regione diventa un terreno di confronto e di scontro potenziale fra potenze rivierasche, sulle quali potrà verificarsi una rivoluzione spaziale e giuridico-politica di portata forse epocale. Da un punto di vista geopolitico, la ripartizione dell’Artico appare obsoleta e alcune potenze regionali, come la Russia, sembrano non accettare più lo status quo. Ne discende che l’Artico acquisisca un ruolo centrale nel teatro mondiale di una nuova lotta di conquista e spartizione del mare e di un confronto per il controllo di un oceano ormai di rilevanza planetaria.

Prima di indagare il regime giuridico dell’Artico, occorre comprendere esattamente cosa si intenda per regione artica.

Al giorno d’oggi, in effetti, la dottrina fatica a trovare una definizione univoca. Quindi, prescindendo dai vari criteri funzionali di volta in volta adottati a seconda dell’analisi da condurre, in questa sede si userà un criterio meramente geografico.




L’Artico comprende l’insieme di terre e acque, ghiacciate e non, che circondano il Polo Nord. In particolare, si tratta della regione a nord del Circolo polare artico che si estende su un sesto della massa terrestre e con 30 milioni di chilometri quadrati. Essa è abitata da circa 4 milioni di persone: Inuit, Yupik, Aleuti, Jakuti, Komi, Nency, Tungusi e Sami.

Oltre agli abitanti autoctoni, vi sono altri 8 attori statali nella regione.

In primis, vi sono gli Stati che si affacciano sul Mar Glaciale Artico: la Norvegia, la Federazione Russa, gli Stati Uniti (l’Alaska), il Canada, la Danimarca (precisamente la Groenlandia) e, infine, gli Stati non costieri cioè Svezia, Finlandia e Islanda. Inoltre, tale regione è formata in gran parte dal Mar Glaciale Artico che ne occupa la parte centrale. Esso è collegato all’Oceano Pacifico tramite lo Stretto di Bering mentre meno visibile è il collegamento con l’Oceano Atlantico perché determinato da una serie di catene montuose sottomarine che si estendono dalla Scozia alla Groenlandia e da qui all’isola di Baffin.

Per quanto il contesto geopolitico odierno sembra mettere in discussione la sovranità territoriale nella regione Artica, in realtà, le delimitazioni territoriali nell’area ivi menzionata sono sostanzialmente risolte, eccetto alcuni casi minoris generis.




Quindi, non si può affermare che le relazioni artiche si svolgano in un contesto di vuoto giuridico. Invece, si può affermare che non esista un regime giuridico ad hoc dell’Artico sul modello Antartico ma, comunque, essendo una regione di mare circondata da Stati, si applica il diritto del mare, anche con i suoi principi di natura consuetudinaria; non bisogna dimenticare un rilevante numero di accordi bilaterali e multilaterali su specifiche tematiche.

Inoltre, specie nel diritto internazionale, occorre tener presente le norme a carattere meta-giuridico poste in atto dagli Stati e dalle organizzazioni intergovernative che partecipano alla gestione dell’Artico attraverso l’elaborazione di strumenti cosiddetti di soft law. Al riguardo bisogna citare l’iniziativa di Murmansk, volta a tutelare le popolazioni autoctone per il tramite del processo di Rovaniemi. Si tratta delle prime iniziative di cooperazione artica in tema ambientale che hanno portato, nel 1996, all’istituzione del Consiglio Artico: un foro intergovernativo di cui fanno parte Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Federazione Russa, Svezia e Stati Uniti.




Nonostante l’auspicio della cooperazione, ad oggi, l’unico testo normativo convenzionale che ha un ruolo decisivo nell’area riposa sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Convenzione di Montego Bay): un trattato con cui gli Stati costieri hanno esteso notevolmente la propria giurisdizione sugli spazi marini adiacenti alle proprie coste. Una corsa alla territorializzazione dovuta alle ricchezze del Mar Glaciale Artico.

In effetti, considerando che tutti gli Stati artici, eccetto gli Stati Uniti, hanno ratificato la Convenzione, essi ne hanno tratto vantaggio per stabilire il tracciato della linea di base del mare territoriale. Ciò opera per dividere le acque interne dal mare territoriale e, di conseguenza, consente di sfruttare le risorse nella piattaforma continentale. Inoltre, la Convenzione permette di dichiarare, partendo dalla linea di base, una zona economica esclusiva (ZEE) di 200 miglia per sfruttare le risorse ivi presenti. E, ancora, gli Stati artici firmatari si sono avvalsi della facoltà di estendere la propria piattaforma continentale da 200 a 350 miglia dalla linea di base, presentando regolare domanda dinanzi alla Commissione sui limiti della piattaforma territoriale.




Ciò premesso, si comprende perché Montego Bay se da un lato sistematizzi il regime giuridico del Mar Glaciale Artico, dall’altro ne acuisca alcuni problemi:

Non vi è accordo riguardo la delimitazione della piattaforma continentale tra Stati Uniti e Canada nel Mare di Beaufort, né sui confini marini tra Canada e Danimarca nello stretto di Nares e né tantomeno sulla definizione del margine esterno della piattaforma continentale degli Stati costieri artici.

Tuttavia, non esistono controversie internazionali al riguardo anche a causa della Dichiarazione di Ilulissat del 2008. Con quest’ultima, infatti, i 5 Stati permanenti del Consiglio Artico hanno dichiarato di voler limitare al massimo i conflitti, di voler cooperare ai fini di un coordinamento in materia ambientale ed energetico partendo proprio dal diritto del mare.




Sebbene figuri un richiamo espresso al diritto del mare come unico regime globale applicabile all’Artico, esso non è sufficiente in virtù del fatto che gli Stati Uniti non hanno ratificato la Convenzione. Si è già scritto quanto Montego Bay sia importante ai fini della gestione politica della regione ma occorre citare anche altri trattati multilaterali applicabili all’Artico:

la Convenzione sulla prevenzione dell’inquinamento marino da immersione di rifiuti e altri materiali del 1972 (Convenzione di Londra);

la Convenzione internazionale per la sicurezza della vita umana in mare del 1974 (SOLAS);

la Convenzione MARPOL sulla prevenzione dell’inquinamento da navi;

…ancora, sono da annoverare gli accordi bilaterali in specifiche materie. Inoltre, non bisogna dimenticare una serie di strumenti tecnici non vincolanti approvati dall’International Maritime Organization (IMO) tra cui linee guide per le navi che operano nell’Artico, regole in materia ambientale come la Strategia per la protezione dell’ambiente artico, successivamente adottata dal Consiglio Artico.  

Al contrario, il principale problema dell’Artico è la questione dell’irradiazione della sovranità sulle acque da parte dello Stato costiero, in considerazione del fatto che la maggior parte degli Stati della regione si affaccia direttamente sul Mar Glaciale Artico...

(Prosegue)