giuliano

giuliano
IL TOMO

domenica 16 settembre 2012

CACCIA e PESCA




























(Con dedica all'astuto ....cacciatore.... pesce spada saporito.....lungo

 questo cammino. E' sempre prosa dedicata al mio amico ....aguzzino..)






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Dietro i grossi baffi spioventi e gli zigomi sporgenti di
Vanzetti, si nascondeva una fisionomia dai lineamenti
buoni e sensibili.
Era un uomo di temperamento riflessivo, ben noto nel-
la colonia italiana di North Plymouth. Non era sposato.
Abitava a pensione dai Fortini, in Cherry Lane. Faceva
il pescivendolo ambulante. Andava in giro, ogni giorno
spingendo il suo carretto con la bilancia dai piatti di ot-
tone, che risuonavano ad ogni sobbalzo, a vendere ...
merluzzo, passera o pesce spada alle famiglie di italiani
o portoghesi nella zona di Cherry Lane, Cherry Court e
Standish Avenue.
Aveva anche una clientela fissa, per la quale il pesce già
avvolto in giornali, sui quali segnava il nome e il prezzo.
Gl'italiani, a North Plymouth, lavoravano in gran parte al-
la corderia locale. Vi aveva lavorato anche Vanzetti per
diciotto mesi, tra il 1914 e il 1915; ma si era licenziato,
perché lo avevano trasferito, assegnandogli mansioni all'-
interno dello stabilimento.
Preferiva lavorare all'aperto, sui moli di Plymouth.
Durante uno sciopero per motivi salariali, scoppiato nel gennaio del 1916, aveva fatto
parte della commissione di mutuo soccorso tra scioperanti. Gli operai prendevano allora
otto dollari la settimana, e le operaie sei; ne chiedevano rispettivamente dodici e otto, ma
finirono con l'accordarsi su un aumento generale d'un dollaro.


In seguito, Vanzetti non lavorò più per la corderia, e nemmeno tentò di farsi riassumere.
Nella primavera del 1919, pur
di guadagnarsi da vivere in
modo indipendente, senza pa-
droni né capisquadra, aveva
comprato il carretto, la bilan-
cia e i coltelli di un amico che
rientrava in Italia.
Dai Fortini, egli scendeva a
pianterreno ogni mattina in
pantofole, prendeva le sue
grosse scarpe, poste sulla
lastra di zinco sotto il forno
a carbone, se le infilava, e
faceva colazione.
Col suo carretto a mano si recava in seguito al molo, oppure alla stazione
ferroviaria, e tornava con la sua partita di pesce. Per pulirla, aveva a dispo-
sizione la cantina dei Fortini.
Se scarseggiava il pesce, andava a raccogliere molluschi sul lido, nel tratto
aperto tra il molo e la corderia.
L'aria di mare gli piaceva.
Tutti, compresi i poliziotti yankees, conoscevano 'barba bert', il pesciven-
dolo, nelle viuzze che egli percorreva abitualmente.

I bambini gli volevano bene.
A mezzogiorno, era sempre il benvenuto al
desco familiare dei suoi connazionali, nel
quartiere. Nelle loro cucine, seduto con i
gomiti sulla tovaglia di cotone a quadri, be-
veva caffè (mai desiderava altro oltre quel-
la sua tazza preferita). Mentre gli altri but-
tavano giù bicchieri e bicchieri di alcol fat-
to in casa.
Gli piaceva parlare e leggere.
Era riuscito a leggere Darwin, Marx, Spen-
cer, Hugo, Tolstoj e Zola, perseguendo, di-
sordinatamente ma con tenacia, lo scopo di rimediare alla mancanza di un'istruzione.

Naturalmente, aveva letto i testi dei patriarchi
anarchici, Kropotkin, Proudhon, Malatesta, es-
sendosi presto convinto che soltanto l'anarchia
potesse spezzare le catene che tengono l'uomo
prigioniero.
Ma i suoi libri preferiti erano la Divina Comme-
dia e la vita di Gesù di Renan. Nei rapporti col
prossimo, non poneva l'intransigenza e il fanati-
smo propri di altri anarchici. Una volta, aveva
anche seguito un corso serale, tenuto a Plymouth
da un pastore protestante di idee democratiche.
Sacco, invece, non avrebbe messo piede in chie-
sa, a nessun costo.
Come l'amico, apparteneva al gruppo anarchico
del New England, che faceva capo a Galleani:
un gruppo mediocramente organizzato, del resto.
Aveva una coscienza di classe accesamente in-
transigente; ma, in tema di vita privata, la sua mentalità puzzava di piccolo-
borghese lontano un miglio.

A differenza di Vanzetti, era estremamente sensibile
alle gioie della famiglia, dell'intimità domestica.
Abitava, con la moglie Rosina e con il figlio di sette
anni, Dante, in una specie di villino di cinque locali;
glielo affittava Mechael Kelley, proprietario del cal-
zaturificio Three-K, in cui era impiegato.
La moglie, che aspettava un altri figlio, era una tipi-
ca italiana del Nord, dai capelli biondo-castani; co-
me gran parte delle sue connazionali, lasciava che
di politica si interessasero gli uomini. Era rimasta cat-
tolica praticante.
Sacco era operaio specializzato; lavorando a cotti-
mo, arrivava spesso a guadagnare fra i 60 e i 70 $
settimanali. Era piccolo di statura, muscoloso.
Non leggeva quasi nulla, all'infuori del giornale e del
monotono materiale di propaganda anarchico. Prefe-
riva dedicare il tempo libero a curare il suo orto: nel-
la buona stagione si alzava molto presto per coltivarlo, prima di andare in fabbrica; e terminata
la giornata, tornava a occuparsi dei suoi ortaggi fino a buio.
Qualche volta, diede a Mecheal Kelley fagioli, granoturco, pomodori, da distribuire a
famiglie bisognose del quartiere. Kelley lo stimava.
Durante i mesi freddi, gli dava modo di fare qualche piccolo straordinario, affidandogli
il compito di badare alla caldaia del riscaldamento, allo stabilimento.
Sacco come Vanzetti, era giunto negli Stati Uniti nel 1908......

(Francis Russell, La tragedia di Sacco e Vanzetti)




Prosegue in:

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http://dialoghiconpietroautier.myblog.it/archive/2011/12/25/e-la-sua-fine-ricordare.html











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