CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

lunedì 1 ottobre 2012

DI LA' DEL FIUME E TRA GLI ALBERI






























Madonne e putti.... di Chiesa......




Precedenti capitoli:


preghiera per un bambino 1. &

preghiera per un bambino 2









Era stato l'altro ieri.
Ieri era sceso in macchina da Trieste a Venezia per la vecchia strada
che univa Monfalcone a Latisana attraverso la pianura.
Aveva un bravo autista e si era abbandonato tranquillo sul sedile an-
teriore della macchina a guardare la regione che aveva conosciuto
da ragazzo.
E' molto diversa ora, pensò.
Probabilmente perché le distanze sono tutte cambiate. Quando si in-
vecchia tutto sembra molto più piccolo. E poi, ora le strade sono mi-
gliori e non c'è polvere.
Le sole volte che sono passato di qui in macchina è stato su qualche
camion. Altrimenti andavamo sempre a piedi. Probabilmente quel
che cercavo allora erano zone d'ombra per i momenti di sosta, e i
pozzi nei cortili delle fattorie. E fossi, anche, pensò. Quanti ne cer-
cavo di fossi.



















Fecero una curva e attraversarono su un ponte provvisorio il Taglia-
mento. Era verde lungo le rive e qualcuno pescava sulla sponda lon-
tana che precipitava ripida nell'acqua. Il ponte saltato in aria era in
riparazione tra un frastuono di martelli, e a ottocento metri di distan-
za i resti degli edifici e annessi di ciò che ormai erano le macerie di
una villa costruita in passato da Longhena mostravano il punto nel
quale i bombardieri leggeri avevano sganciato il loro carico.
- Guarda,
disse l'autista.
- In questa zona si trova un ponte o una stazione ferroviaria. Poi
si fa un chilometro in qualsiasi direzione e si trova roba di quel ge-
nere.
- Credo che la lezione sia questa,
disse il colonnello,
- non fatevi una villa o una chiesa o se avete una chiesa non fate-
vi fare gli affreschi da Giotto, se siete a ottocento metri da un pon-
te.
- Immaginavo che dovessi esserci una lezione, signor colonnello,
disse l'autista.






















Ormai avevano oltrepassato le macerie della villa e avevano in-
filato il rettilineo con i salici che crescevano lungo i fossi ancora
cupi per l'inverno, e i campi pieni di gelsi.
Davanti a loro un ciclista pedalava e leggeva un giornale reggen-
dolo con le due mani.
- Se ci sono bombardieri pesanti, la lezione dovrebbe dire un
chilometro e mezzo,
disse l'autista.
- Non crede, signor colonnello?
- Se ci sono proiettili radiocomandati,
disse il colonnello
- meglio fare quattrocento chilometri. Meglio suonare a quel ci-
clista.
L'autista suonò e il ciclista si spostò sul lato della strada senza
alzare lo sguardo né toccare il manubrio. Passandogli accanto
il colonnello cercò di vedere che giornale leggesse, ma il gior-
nale era piegato.
- Credo che ormai sia meglio non farsi né la casa né la chiesa
né far venire, chi ha detto che è stato, a dipingere gli affreschi?



















- Ho detto Giotto. Ma avrebbe potuto essere Piero della Fran-
cesca o Mantegna. Avrebbe potuto essere Michelangelo.
- Si intende molto di pittori, signor colonnello?
chiese l'autista.
Adesso erano su un rettilineo e andavano così in fretta che le
fattorie si fondevano, quasi si cancellavano l'una nell'altra e si
riusciva a vedere soltanto quella che veniva incontro alla mac-
china.
Lo spettacolo laterale era soltanto un condensato di monoto-
na pianura invernale. Non so se mi piace la velocità, pensò il
colonnello.
Per Brueghel sarebbe stato un inferno dover guardare la cam-
pagna a questo modo.
- Pittori?
rispose all'autista.
- Me ne intendo abbastanza, Burnham.
- Io sono Jackson, signor colonnello. Burnham è su al centro
di riposo a Cortina. E' un bel posto, signor colonnello.
- Sto diventando stupido,
disse il colonnello.





















- Scusatemi, Jackson. E' un bel posto. Mangiare buono. Ben
tenuto. Non c'è nessuno che dia noia.
- Signorsì,
annuì Jackson.
- La ragione per la quale le ho chiesto dei pittori sono le Ma-
donne. Mi pareva di dover vedere qualche quadro, così sono
andato in quel posto grande a Firenze.
- Gli Uffizi? Pitti?
- "Non so come lo chiamano. Quello più grande. E ho conti-
nuato a guardare quei quadri finché le Madonne hanno comin-
ciato a scapparmi fuori dalle orecchie. Glielo dico io signor co-
lonnello, uno che non sia stato istruito su questa pittura vede
un po' di tutte quelle Madonne e poi non ce la fa più. Sa la
mia teoria? Sa che vanno tutti matti per i bambini, e meno han-
no da mangiare più hanno fatto bambini e ne stanno facendo?
Be', secondo me questi pittori probabilmente erano grandi in-
namorati di bambini come tutti gli italiani.




















Non conosco quelli che ha nominato lei adesso, dunque non
li includo nella mia teoria e può correggermi. Ma mi pare che
queste Madonne, e ne ho viste proprio un mucchio, signor
colonnello, mi pare che quei pittori che fanno solo le solite
Madonne fossero una specie di manifesto, direi, di tutta que-
sta faccenda dei bambini, se capisce quello che voglio dire".
- Oltre al fatto che erano limitati a soggetti religiosi.
- Signorsì. Allora crede che ci sia qualcosa di buono nella mia
teoria?
- Certo. Però credo che le cose siano un po' più complicate.
- Si capisce, signor colonnello. Questa è soltanto la mia teoria
preliminare.


























- Hai qualche altra teoria sull'arte, Jackson?
- Signornò! Quella teoria dei bambini è il mio punto di arrivo.
Quello che vorrei, però, è che avessero dipinto qualche bel qua-
dro su quelle montagne intorno al centro di riposo di Cortina.
- Tiziano è venuto di lassù,
disse il colonnello.
- Almeno così dicono. Sono andato nella valle e ho visto la
casa dove dicono che sia nato.
- Era qualcosa di eccezionale, signor Colonnello?
- Non proprio.
- Be', se ha dipinto qualche quadro di quelle montagne lassù
intorno, con quelle rocce color tramonto e i pini e la neve e i
campanili aguzzi....
- Campanili,
disse il colonnello.
- Come quello lì davanti a Ceggia. Significa torre per la campa-
na.
- Be', se ha dipinto qualche bel quadro di quelle montagne, com'-
è vero Dio lo scambierei con quegli altri......
(Hemingway, Di là dal fiume e tra gli alberi)



Prosegue in:


quando persi

mio figlio







   

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