giuliano

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IL TOMO

mercoledì 31 ottobre 2012

IL RISVEGLIO DEL MORTO NEL MONDO DEI FOLLI































Prosegue in:

il genio

e (la loro) follia







........Poiché il delirio è il sogno delle persone deste........
bisogna strappare coloro che delirano a questo dormiveglia, richiamarli
dalla loro veglia fantastica, abbandonata alle immagini, a una veglia au-
tentica, nella quale il sogno si cancelli davanti alle figure della percezio-
ne.





















Questa struttura di irruzione della veglia è una delle forme più costanti
tra le terapeutiche della follia.
Essa assume talvolta gli aspetti più semplici, i più carichi di immagini e
insieme i più accreditati di poteri immediati. Si ammette che un colpo
di fucile sparatole da vicino abbia guarito una ragazza dalle convulsioni
ch'ella aveva contratto in seguito a un violento dispiacere.
Senza giungere fino a questa realizzazione immaginaria dei metodi del
risveglio, le emozioni improvvise e vive ottengono lo stesso risultato.
In questo spirito Boerhaave ha operato la sua famosa guarigione dei
convulsari di Harlem.



















Nell'ospedale della città si era diffusa un'epidemia di convulsioni.
Gli antispasmodici, somministrati in forti dosi, rimangono senza effet-
to.
Boerhaave ordinò 'che si portassero alcune padelle piene di carboni
 ardenti e che vi si facessero arroventare dei bastoncini di ferro di una
certa forma; poi disse ad alta voce che, poiché tutti i metodi usati fino
allora per guarire le convulsioni erano stati inutili, ormai non conosceva
altro che un rimedio da usare, e cioè bruciare fino all'osso con un ferro
arroventato una certa zona del braccio della persona, ragazzo o ragaz-
za che avesse un attacco della malattia convulsiva'.



















Più lento, ma anche più certo della verità a cui introduce, è il risveglio
che deriva dalla saggezza stessa e dal suo cammino incessante, impe-
rativo, attraverso i paesaggi della follia.
A tale saggezza, nelle sue diverse forme, Willis chiede la guarigione
della follia.
Saggezza pedagogica per gli imbecilli.
'Un maestro zelante e devoto deve educarli completamente'; bisogna
insegnar loro, a poco a poco e molto lentamente, ciò che si insegna ai
ragazzi nelle scuole.



















Saggezza che si modella sulle forme più rigorose e più evidenti della
verità (cristiana), per quanto riguarda i malinconici: tutto quanto c'è di
immaginario nel loro delirio si dissiperà alla luce di una verità incontesta-
bile (cristiana); per questo 'gli studi matematici e chimici' sono loro così
vivamente raccomandati.
Quanto agli altri, la saggezza di una vita ben ordinata ridurrà il loro de-
lirio; non c'è bisogno d'imporre loro una verità diversa da quella della lo-
ro vita quotidiana; restandosene a casa, 'devono continuare a occuparsi
dei propri affari, a governare la famiglia, a tener ordinata e a coltivare
la proprietà, giardini, frutteti e campi'.



















Ma solo l'esattezza di un ordine sociale imposto dall'esterno, e, se è ne-
cessario, con la forza, può riportare progressivamente lo spirito dei ma-
niaci alla luce della verità:
'Per questo l'insensato, posto in una casa speciale, sarà trattato, sia dal
medico che dagli assistenti, in modo tale che si possa sempre conservar-
lo nel suo dovere, nel suo buon comportamento e nei suoi buoni costumi,
con avvertimenti, rimostranze, e punizioni subito inflitte'.
A poco a poco, lungo l'età classica, questo risveglio autoritario della fol-
lia perderà il suo significato originario, limitandosi a non essere più che
una rammemorazione della legge morale, un ritorno al bene, una fedeltà
alla legge.



















Ciò che Willis interpretava ancora come riallacciamento alla verità, non
sarà più del tutto compreso da Sauvages, che parlerà di lucidità nel rico-
noscimento del bene:
'Così si può richiamare alla ragione coloro che l'hanno perduta a causa
dei falsi principi della filosofia morale, a patto che vogliano esaminare
con noi quali siano i veri beni, quali siano quelli che bisogna preferire a-
gli altri'.
Il medico non dovrà già più agire come lui che risveglia ma come morali-
sta. Tissot pensa che, contro la follia, 'una coscienza pura e irreprensibile



















è un eccellente profilattico'. Ed ecco ben presto Pinel, per il quale il risve-
glio alla verità non ha più senso nella guarigione, ma solo ne hanno l'obbe-
dienza e la cieca sottomissione:
'Un principio fondamentale per la guarigione della mania in un gran nume-
ro di casi consiste nel ricorrere anzitutto a un'energica repressione e poi
alla benevolenza'.
(M. Foucault, Storia della follia; libro consigliato Diario di un guardiano)












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