giuliano

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IL TOMO

martedì 18 dicembre 2012

L'INDUSTRIA DELL'INFORMAZIONE & IL SALVATORE DELLA GUERRA













































Accanto all'industria dell'intrattenimento tipicamente 'hollywoodiano', c'è
l'importante ruolo in ogni società dell'industria dell'informazione....
In questo caso specifico l'operazione manipolativa è più sottile di quella
cinematografica.
La televisione è un mezzo molto più freddo del cinema, e il suo appello
alla verità dei fatti è diretto. La guerra non viene fatta accettare attraver-
so messaggi di propaganda aperta, ma per mezzo di un dosaggio molto
preciso delle inclusioni e delle omissioni.















Il tono dei reportage dalle varie zone di conflitto è spesso neutrale, per-
ché ciò che viene taciuto è più importante di quello che viene comunica-
to.
I principali network dell'informazione globale evitano accuratamente di
mandare in onda le immagini delle vittime civili dei bombardamenti da
diecimila metri di altezza e delle distruzioni di interi quartieri e villaggi
durante gli interventi delle truppe amiche, e non parlano delle perdite u-
mane di maggiore entità, che sono quelle che si verificano tra le popola-
zioni civili per malattie, malnutrizione e distruzione di servizi e infra-
strutture essenziali.



















Un'altra omissione costante riguarda l'orrore dei campi di battaglia e i
traumi e le menomazioni psicofisiche dei soldati che ne sono la diretta
conseguenza.
Se i telespettatori potessero vedere qualche fotogramma di ciò che è
accaduto davvero in uno scontro ravvicinato, dove sono state ammaz-
zate delle persone, e ascoltare il frastuono reale delle armi e le grida
dei combattimenti e delle vittime, l'evento cambierebbe natura.
Non consisterebbe nello sciocco videogioco che i telegiornali manda-
no in onda ripetutamente, e le guerre dei 'bravi ragazzi' diventerebbe-
ro ancora più impopolari.


















Una carenza ancora più grave, inoltre, è quella di tacere sulle alternative
all'uso della forza militare che sono disponibili durante la crisi. Chi cono-
sce le dinamiche del gioco diplomatico corrente sa che oggi non esisto-
no guerre che non possono essere evitate attraverso la mobilitazione
della diplomazia e degli strumenti di pressione non-violenti a disposizio-
ne della comunità internazionale.
Se i mezzi di comunicazione fossero al servizio della verità, essi dovreb-
bero dar conto dell'intero arco delle opzioni che sono in campo durante
ogni grave crisi internazionale, e non mobilitarsi solo se c'è odore di.....
guerra.

















Il grande inganno è fatto anche di superficialità e scarsa memoria.
Emergenza e drammi presentati come problemi di suprema rilevanza,
perché riguardano ordigni nucleari (o armi leggere) e piani di aggres-
sione imminenti, compaiono sugli schermi per qualche tempo e poi
svaniscono senza lasciare traccia.
La minaccia nucleare posta dai regimi canaglia della Corea del Nord
e della Libia, per esempio, ha angosciato i cittadini del pianeta per va-
ri anni, prima di dissolversi (per poi tornare ingiustificatamente alla ri-
balta) senza una spiegazione.


















La dilatazione delle minacce e l'ingigantimento della statura degli avver-
sari fino e oltre il confine del ridicolo è una costante dell'informazione
manipolata (a cui non si sottraggono neanche i più autorevoli giornali
democratici e laici...) assumendo quei caratteri di hollywoodiana me-
moria. (come detto all'inizio del presente post...).
Le imprese private dell'informazione si vantano della loro indipenden-
za dai governi. Ma se fossero state davvero indipendenti (e non sog-
gette al 'contributo di stato' come qui in Italia), avrebbero colleziona-
to una serie così lunga di 'incidenti' in luoghi di conflitto come l'Af-
ghanistan, l'Iraq, il Kosovo, il Ruanda, la Somalia, Timor Est, l'Ame-
rica centrale, la Georgia?




















In tutti questi casi, l'informazione fornita al grande pubblico è stata sca-
dente, distorta e incompleta.
La differenza con l'informazione di guerra del passato sembra consiste-
re solo nel fatto che il servilismo verso il potere viene coperto da una
coltre più spessa di ....MENZOGNA....
Durante la mia esperienza di dirigente delle Nazioni Unite tra il 97 e il
2002 ho avuto accesso a fonti di informazione autonome dai media oc-
cidentali sulle tragedie di paesi coinvolti nella guerra.
La rete dei nostri uffici e le centinaia di funzionari operanti sul posto
erano una buona sorgente di informazioni e analisi.
Ebbene, solo poche volte ho constatato una corrispondenza tra le in-
formazioni che venivano fornite dai grandi media al pubblico planeta-
rio e la realtà degli eventi sul terreno.





















Mi sono gradualmente convinto, allora, che dietro ogni guerra recen-
te (oltre ad altre notizie connesse con quegli stessi eventi) si nascon-
de una menzogna.
Più o meno grande.
Più o meno oscena...
Dipende (forse) dalla qualità della confezione...


















....Lo scontro finale tra chi reclamava il dividendo della pace e
chi cercava di salvare il complesso militare-industriale dalla ro-
vina, tuttavia, non ci fu.
Una delle ragioni più importanti del mancato 'showdown' fu la po-
litica della presidenza Clinton, che si focalizzò sul sostegno alla cre-
scita economica e alla liberalizzazione dei mercati globali senza in-
tervenire sulle spese della difesa con un esplicito programma di ri-
duzione e di rinconversione dell'industria militare.
Il budget militare americano, in ogni caso, era iniziato a diminuire
già prima di Clinton, e con la nuova presidenza il suo declino si
accelerò fino a toccare nel 1998 il suo minimo storico di 328 mi-
liardi di dollari in cifra assoluta (ai valori del 2005), e a raggiunge-
re nel 1999-2000 il suo minimo impatto percentuale sul Pil (3,1%).






















Le spese militari americane sono diminuite in cifra assoluta da 484
miliardi di dollari nel 1998 a 329 dieci anni dopo (-32%) e nello stes-
so arco di tempo sono passate dal 5,8 al 3,2% del Pil. Si trattò di un
declino (-45%) silenzioso, ma quasi uguale a quello auspicato da Mac-
Namara e dai pacifisti.
Tra il 1988 e il 200 il volume delle spese globali per la difesa diminuì,
secondo le cifre della Us Arms Control and Disarmament Agency,
del 35%, passando da 1310 a 852 miliardi di dollari, e la loro inciden-
za sul Pil mondiale passò dal 4,7 al 2,4%.


















...Visto la situazione fin qui delineata, non è esagerato affermare
che lo sceicco Bin Laden ha salvato il partito americano della
guerra da una situazione che diventava di giorno in giorno più al-
larmante.
L'immenso contraccolpo di rabbia e di paura provocato dall'11
Settembre è stato la base su cui è avvenuto il rilancio di un grup-
po di potere emarginato negli ani 90 e tornato alla ribalta con l'-
amministrazione Bush Jr.


















Grazie a Bin Laden, i soci del 'progetto per un nuovo secolo ameri-
cano' - Cheney, Rumsfield e Wolfowitz in testa - sono riusciti non so-
lo a far sì che gli Stati Uniti invadessero l'Afghanistan e l'Iraq, ma a
rendere credibile un piano di ridisegno della geografia politica mon-
diale sotto l'egidia militare americana.
L'attentato al World Trade Center ha provocato quasi 3000 vittime
in un paese che non aveva conosciuto grandi stragi prima di allora.
Dopo quella data si è sviluppata una dinamica apparentemente scon-
certante.
Nonostante non ci fossero dubbi sulla responsabilità dello sceicco
saudita e del suo gruppo, al-Qaeda, come autori dell'attentato e no-
nostante la loro pericolosità fosse nota da tempo ai massimi livelli
delle agenzie antiterrorismo, la reazione degli Stati Uniti non si è
concentrata contro di loro.


























....Dal 2001 al 2006 il bilancio americano della difesa è cresciuto
del 53%, arrivando alla monumentale somma di 529 miliardi di
dollari, pari al 46% delle spese militari mondiali.
Queste sono le cifre Sipri, che non includono molte spese militari
sparse qua e là nel bilancio federale degli Stati Uniti.
Secondo Robert Higgs, se al bilancio del Pentagono aggiungiamo
quello del Department of Homeland Security creato dopo il 2001
per la difesa dal terrorismo internazionale, nonché il costo del man-
tenimento delle armi nucleari, dell'amministrazione dei  veterani, del-
l'intelligence e degli interventi del Dipartimento di Stato, della Giusti-
zia e del Tesoro a sostegno di operazioni militari all'estero, la spesa
raggiunge i 728 miliardi di dollari nel 2006 che raggiungerà i 1027
miliardi di dollari nel 2007........
(Pino Arlacchi; libro consigliato: P. Arlacchi, L'inganno e la paura)










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