giuliano

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IL TOMO

venerdì 1 febbraio 2013

DRAMMI DELLA LUNGA NOTTE (un moderno 'esploratore')











Faccio colazione al Gran Cafè: fra i clienti c'era Ibsen....
Edvard Munch, da un tavolino d'angolo gli fece il ritratto col lapis; il vecchio
Henrik ha l'occhio teso, il testone fiero, 'una montagna coronata di cipressi
carichi di neve', e forse segue il passeggio elegante oltre le vetrate.




La vita di allora è affrescata sulle pareti; gentiluomini in tuba con la crinolina,
qualche landò.
E' l'altera Norvegia dei borghesi, rigida e protestante.
Di fronte al Teatro Nazionale c'è il ritrovo degli artisti, e di qualche bella signo-
ra: ci capitava anche Grieg, e Munch disegnò poi il manifesto per la prima pari-
gina del 'Peer Gynt'.




Ibsen confessò poi lealmente:
Sono stato più un poeta che un filosofo sociale come molti inclinano a
 credere.
Dai connazionali è stato chiamato 'un esploratore di coscienza', e mi par giusto,
specialmente qui dove tutti hanno cercato di scoprire qualcosa...




...Così, nell'inquieto pantheon scandinavo, c'è un professore di anatomia com-
parata, che attraversò la Groenlandia sugli sci, o il figlio di un armatore, respin-
to dall'esercito perché troppo miope, che affrontò per primo il favoloso Passag-
gio a Nord-Ovest, e un archeologo che, per dimostrare le sue intuizioni, si era
messo in testa di andare per oceani con barche fatte di giunchi....




La faccia onesta di Fridtjof Nansen compare anche sui francobolli.
La sua impresa che ha più peso nella storia è quella legata al nome di un ba-
stimento di 400 tonnellate battezzato 'Fram', che vuol dire 'Avanti'.
Era capace di resistere, per la linea quasi rotonda, come un mezzo uovo, o
un guscio di noce, alla pressione dei ghiacci: guizzava, si sollevava anche fi-
no a dieci piedi...




Lo armò secondo le sue idee e i suoi studi, scelse tredici concittadini, tra cui
il capitano Otto Sverdrup, che era stato con lui in quella specie di gara di fon-
do durata alcuni mesi, e lo nominò comandante.




Avevano deciso di seguire una determinata corrente, e di lasciarsi trascinare
alla deriva: puntavano a Nord, volevano raggiungere il Polo.
Vagavano in acque insidiose, riempendo la lunga giornata, quando rimaneva-
no bloccati dai lastroni o dagli iceberg, con lavori di falegnameria: costruiva-
no slitte, zoccoli, oggetti di legno, preparavano cavi per lo scandaglio, per in-
gannare la prigionia.

'Qui' scriveva Nansen nel diario 'sono bellezza e morte'.




Poi c'è il mito moderno: Thor Heyerdahl.
E' uno studioso, un etnologo, un ricercatore di memorie preistoriche che, per
sostenere le sue tesi, affronta non solo la prova della dialettica, ma quella del-
la pratica.




Nel 1947, su una zattera, il Kon-Tiki, varca l'Oceano Pacifico dal Perù alla
Polinesia; vuol rifare il tragitto di certe remote emigrazioni.
L'imbarcazione è fatta di tronchi di balsa e Heyerdahl, con i suoi cinque com-
pagni di bordo, si ciba soltanto di noci di cocco, carne secca, pesce tirato su
al momento.......




Hanno chiesto ad Heyerdahl:
'A che cosa pensava?'.
'Alla stupidità umana, guardando un oceano quasi tutto inquinato'.
'E lei che cosa teme?'
'Un uomo stupido accompagnato ad uno che non sa ridere...'
(E. Biagi, Scandinavia)











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