giuliano

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IL TOMO

mercoledì 20 febbraio 2013

LEONID KULIK (il padre di Tunguska)










L'evento...

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Tunguska &

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ALH84001  (2)









Leonid Kulik è la figura chiave nella vicenda di Tunguska.
Se non fosse stato per lui, per quella che veniva definita la
sua testardaggine, forse oggi non sapremmo neanche che
in quella zona, nel 1908, un corpo cosmico è esploso ab-
battendo 2000 chilometri quadrati di foresta.
Fu lui a trovare il luogo dell'esplosione.
Trovò il sito in cui l'evento si era verificato, affrontando i
pericoli della taiga e le critiche, feroci, da parte dei colle-
ghi. Nessuno allora credeva alla storia dell'impatto cosmi-
co.




Leonid A. Kulik era nato, in Estonia, nel 1883.
Aveva studiato a San Pietroburgo, all'Istituto forestale, e
si era poi laureato in fisica e matematica all'Università di
Kazan.
Rischiò la vita più volte in Siberia, non aveva paura di con-
trastare l'establishment scientifico sovietico.
Molti dei suoi colleghi pensavano che stesse inseguendo
un fantasma.
Lui sapeva di aver ragione.




Nel '21, a San Pietroburgo, che da poco aveva cambiato
nome per divenire Pietrogrado, il Museo lo incaricò di rac-
cogliere tutto il materiale possibile sui meteoriti eventual-
mente caduti sul territorio sovietico.
Nel 1921, comunque, nessuno metteva più in discussione
il fatto che dal cosmo giungono pericolosi proiettili, e che
la Terra, come qualsiasi altro pianeta, costituisce un ber-
saglio.




Nessuno evento di rilievo però aveva ancora portato l'evi-
denza sotto gli occhi di tutti.
Non si aveva notizia di un incontro tanto ravvicinato da
dimostrare l'enorme capacità distruttiva di un corpo co-
smico di una certa entità lanciato contro la Terra a tutta
velocità.
Kulik, che ne era consapevole più degli altri, sentiva, in
questa sua ricerca, di non dover trascurare nulla; l'incre-
dulità del passato aveva fatto sì che tanti episodi accadu-
ti fossero stati ricondotti ad altre cause; non erano stati




compresi, erano stati trascurati e dimenticati.
Controllava pazientemente ogni rapporto, ogni testimo-
nianza e perfino ogni diceria proveniente dalle più remo-
te regioni del territorio dell'Unione Sovietica. Fu questa
sua fanatica meticolosità a condurlo a Tunguska.
Mentre raccoglieva materiali per la sua ricerca sui meteo-
riti in Russia, un collega gli diede un vecchio calendario.
Sul resto di una pagina qualcuno, anni prima, aveva incol-
lato il ritaglio di un giornale siberiano, il 'Sibirskaja'.




'Nel bel mezzo del giugno 1908', recitava il trafiletto,
'si dice che un grosso meteorite sia caduto nella regione
di Tomsk, poco distante dal nodo ferroviario di Filimo-
novo.
La caduta sembra sia stata accompagnata da un immenso
boato udito fino a 40 verste (poco più di 40 Km) di distan-
za. I passeggeri della Transiberiana si sono terribilmente
spaventati. Il macchinista ha fermato il treno facendo scen-
dere tutti.




Aveva avvertito le rotaie muoversi ed era convinto che si
trattasse di un terremoto. Ma a poca distanza dalle rotaie
giaceva, quasi completamente interrato, un grosso sasso
infuocato...'. 
Dell'intero resoconto giornalistico, l'unica cosa che risultò
poi vera era che il treno si era fermato e i passeggeri era-
no scesi perché il macchinista aveva avvertito forti scosse
e un tremendo boato.
Ma Kulik non buttava mai via niente, doveva accertare
cosa ci fosse di concreto in quella storia e si mise dunque
a scartabellare la stampa regionale dell'epoca.




Cominciò a inciampare in tante indicazioni curiose.
Riguardavano tutte l'anno 1908. Un giornale di Irkutsk, a
 mille chilometri da Tunguska, raccontava che una matti-
na di giugno del 1908 nella cittadina di Kirensk, al di là del
lago Baikal, alcuni contadini avevano visto passare nel cie-
lo 'un corpo troppo splendente per poterlo guardare a oc-
chio nudo, circondato da una luce azzurrina'.
Aveva forma cilindrica e scendeva verticalmente - diceva
il giornale - lasciandosi dietro una spessa nuvola di fumo
dentro la quale si vedeva una lingua di fuoco.




Tutti gli edifici del villaggio avevano tremato e gli abitanti
si erano riversati nelle strade in preda al panico, convinti
che fosse giunta la fine del mondo.
Il corrispondente di Kirensk per il 'Sibir' si era inoltrato
nella foresta per circa due chilometri, e lì aveva sentito
dei colpi, simili a spari, in rapida successione.
Il direttore dell'Osservatorio meteorologico della stessa
città, Kulesh, vide che rullo del suo barografo vibrava
violentemente.
Erano le 7.15 del mattino....
(N. Riccobono, Tunguska)












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