giuliano

giuliano
IL TOMO

sabato 6 settembre 2014

ACCURATA VALUTAZIONE DI UN IDIOTA








































Prosegue in:

Accurata valutazione di un idiota (2)














E’ grazie alla bontà di Dio che nel nostro Paese disponiamo di TRE cose indicibilmente preziose: la libertà di parola, la libertà di coscienza e il buon senso di non praticare nessuna delle DUE!




DAL DIARIO:

Mi ha chiamato il sig. G. Non lo vedevo dai tempi di Nauheim, in Germania, diversi anni or sono; dall’epoca in cui il colera si diffuse ad Amburgo. Abbiamo parlato delle persone che avevamo conosciuto là, o incontrato per caso; e G. ha detto:
‘Si ricorda di quando l’ho presentata a un conte, il conte di C.?’.
‘Sì. E’ stata l’ultima volta che ci siamo visti. Lei e il conte eravate in carrozza, stavate partendo – in ritardo – per prendere il treno. Ricordo’.
‘Anch’io ricordo, per via di una cosa che accadde dopo, e che non mi aspettavo. Poco prima egli mi aveva parlato di un notevole interessante californiano che aveva incontrato, e che fa parte delle sue amicizie, e disse che, se mai l’avesse incontrato, le avrebbe domandato alcuni dettagli a proposito di questo californiano.
Quel giorno a Nauheim l’argomento non fu toccato, perché eravamo di fretta e non c’era tempo; ma la cosa che mi sorprese fu questa: quando io la presentai, lei disse: “Sono lieto di incontrare sua signoria – nuovamente”. Fu quel ‘nuovamente’ a sorprendermi. Egli è un po’ duro d’orecchi e non colse la parola, e io pensai che lei non lo desiderasse.




Mentre ci allontanavamo, ebbi solo il tempo di dire: “Diamine, cosa sa di lui?”, e io la intesi dire: “Oh, nulla, salvo il fatto che si tratta del più rapido giudice di…” Poi fummo troppo lontani, e non riuscii a cogliere il resto…
Mi domandai che cosa significasse quel suo essere tanto rapido giudice di… Da allora ci ho ripensato spesso e ogni volta mi domandavo di che cosa si trattasse. Ne parlai anche con lui, ma non venni a capo del mistero. Lui pensava che dovessero esserci di mezzo cani da caccia alla volpe, o cavalli, giacché è un ottimo giudice in materia – nessuno è meglio di lui.
Ma lei non poteva saperlo, perché lei non lo conosceva; lei lo aveva scambiato per qualcun altro; dev’essere così, disse, perché sapeva perfettamente che non vi eravate mai incontrati prima. E naturalmente è così, vero?’.
‘No. Io l’ho incontrato’.
‘Davvero? E dove?’.
‘A una caccia alla volpe, in Inghilterra’.
‘Davvero curioso. Diamine, egli non serbava il benché minimo ricordo. Aveste occasione di parlare tra di voi?’.




‘Alquanto. Sì’.
‘Be’, la cosa non gli è rimasta per nulla impressa. Di che gli parlò?’.
‘Della volpe. Solo di questo, credo’.
‘Perbacco, questo è un argomento che gli interessa; avrebbe dovuto restargli impresso in qualche modo. Lui di che parlò?’.
‘Della volpe’.
‘E’ assai curioso. Non capisco. Ciò che disse le è rimasto impresso?’.
‘Sì. Mi mostrò di essere un rapido giudice di… Facciamo così: io le dico tutto, così capirà…. Fu un quarto di secolo fa’ – 1873 o 74. Avevo un amico a Londra, che si chiamava F. ed era appassionato di caccia, e i suoi amici, i Taldeitali, invitarono me e lui a caccia e a essere loro ospiti nella loro tenuta di campagna. 
Al mattino ci furono fornite le cavalcature, ma quando vidi i cavalli cambiai idea e chiesi di venire a piedi. Non avevo mai visto un cacciatore inglese prima, e mi pareva di poter cacciare la volpe con più sicurezza rimanendo a terra. A ogni modo sono sempre stato diffidente nei confronti dei cavalli anche di quelli di normale altezza, e non mi sentivo.....

(Prosegue....)

















Nessun commento:

Posta un commento