CHI DELLA FOLLA, INVECE,

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30 MAGGIO 1924

martedì 19 agosto 2014

CRISTIANI e PAGANI (Eretici 9)


















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Sia come cronografia, sia, più tardi come ‘breviaria’, le compilazioni cristiane si proponevano esplicitamente di portare un messaggio; è invece lecito pensare che la maggior parte delle compilazioni pagane non abbia inteso portare messaggi di sorta.
Sulpicio Severo e Orosio combattevano per una causa, e bisogna ricordare che Sulpicio Severo espresse l’indignazione provata da Ambrogio e da Martino di Tours per il ricorso al braccio secolare durante la controversia priscilliana. Se era perciò estremamente facile trasformare un manuale pagano in uno cristiano, era quasi impossibile rendere pagano ciò che era stato creato come cristiano.
Proprio perché questa tendenza è così chiara, possiamo forse avanzare l’ipotesi di un caso storico di facile trasformazione dei ‘breviaria’ storici pagani in manuali cristiani. Vi sono molte incertezze a proposito della prima parte dell’ ‘Anonymus Valesianus’, una breve vita di Costantino chiamata ‘Origo Constantini Imperatoris’. E’ tuttavia molto probabile che risalga al secolo IV, così come sembra chiaro che i pochi passi cristiani sono interpolazioni più tarde, ricavate da Orosio.




Se le cose stanno così, la ‘Origo Constantini Imperatoris’ è un ottimo esempio di una breve opera pagana, resa cristiana con la semplice aggiunta di pochi passi. I cristiani potevano impossessarsene facilmente a causa della tinta relativamente neutra del testo originale. I pagani dal canto loro si tenevano ben lontani dalle idee esplosive dei cristiani.
Si pone allora la questione se i cristiani abbiano dominato incontrastati sul piano più alto dell’opera storica originale e se anche in questo campo abbiano dato prova della loro abilità di assimilare idee altrui (certamente non cristiane…), senza essere a loro volta assimilati.
Se questa domanda dovesse avere una semplice risposta affermativa non varrebbe la pena di porla. Le forme tradizionali della storiografia più alta non attirano i cristiani. Essi ne inventarono di nuove e queste invenzioni sono i contributi più importanti alla storiografia che si registrano dopo il secolo V a.C. e prima del secolo XVI. I cristiani però permisero ai pagani di rimanere i maestri delle forme storiografiche tradizionali..




Per dirla in breve, i cristiani inventarono la storia ecclesiastica e la biografia dei santi, ma non cercarono di rendere cristiana la storia politica tradizionale e influirono sulla normale biografia meno di quello che ci sarebbe potuto aspettare (purtroppo se esaminiamo i passi di taluni scritti dei padri della Chiesa, in confronto agli Eretici, questa affermazione dell’autore viene immediatamente a cadere…). Le conseguenze da tirare sono chiare. Non vi era una storiografia cristiana basata sull’esperienza politica di Erodoto, Tucidide, Livio, che potesse venir tramandata al Medioevo.
Tutto ciò è già chiaro nel secolo VI, quando uno storico militare e politico come Procopio rivela concezioni e tecniche sostanzialmente pagane. Nei secoli XV e XVI, quando gli umanisti riscoprirono Erodoto, Tucidide, Livio, Ammiano, riscoprirono anche qualcosa per cui non vi era nessun chiaro succedaneo cristiano. Bisogna, quindi, porre in rilievo il fatto che le condizioni che resero possibile un Macchiavelli e un Guicciardini erano già state poste nel secolo IV d.C.
I modelli della storiografia politica e militare rimasero necessariamente pagani. Nella storiografia di più alto livello non vi è nulla che si possa paragonare al facile adattamento cristiano ai ‘breviaria’ pagani.
L’influenza del cristiano Eusebio fu decisiva.




Eusebio uomo di cultura, sapeva bene che cosa fosse la storia. Sapeva che era un’opera retorica con la massima quantità possibile di discorsi (e calunnie…) inventati e con il minimo numero possibile di documenti autentici. Dal momento che egli ha invece preferito darci un gran numero di documenti e si è astenuto dall’inventare discorsi, vuol dire che si era proposto di scrivere qualcosa di diverso dalla storia comune. E’ possibile che egli volesse compilare una raccolta di materiale per una storia? E’ difficile crederlo. In primo luogo, gli avvenimenti storici erano limitati per lo più a fatti contemporanei. In secondo luogo, Eusebio parla come se egli stesse scrivendo una storia, e non raccogliendo materiale per una storia futura.
Eusebio sapeva anche troppo bene di scrivere un nuovo tipo di storia. A suo modo di vedere, i cristiani erano una nazione e pertanto egli scriveva storia nazionale. La sua nazione però aveva un’origine trascendente. Benché fosse apparsa sulla terra al tempo di Augusto, pure era nata in cielo ‘con la prima legge che riguardava Cristo stesso’. Una nazione siffatta non combatteva le solite guerre.
Le sue lotte erano le persecuzioni e le Eresie!
Dietro la nazione cristiana vi era Cristo, proprio come dietro ai suoi nemici vi era il diavolo (certo questo non ci è di conforto… riguardo la storiografia cristiana…). La storia ecclesiastica doveva necessariamente essere diversa dalla storia comune (e quindi fuori dalla verità storica…), perché era la storia della lotta contro il diavolo, il quale cercava di insozzare la purezza della Chiesa cristiana, garantita dalla successione apostolica.