giuliano

giuliano
IL TOMO

mercoledì 7 agosto 2019

CHI TANTO VALE DA UN NOBILE (amico) DIFESO (7)












































Precedenti capitoli:

Nella Tana del Lupo con la... (6)

Prosegue nella...















Tecnica del colpo di Stato (8) &















...nella Cancelleria di ciò che mai...Stato... (9)















….Che siano cani, gatti, cavalli o pennuti, una cosa è certa: all’ombra di tantissimi personaggi – condottieri, avventurieri, monarchi, intellettuali, e persino Filosofi – hanno vissuto animali fedeli e super coccolati.

Amici così preziosi che sono diventati famosi…

(All'attenzione delle forze dell'Ordine & Sicurezza allego foto segnaletica...)





Qual trama?

Qual Storia?

Direte voi popolo che suda lavora et impera, soprattutto oggi che regna il nuovo acclamato decreto Sicurezza della devota governante della Storia.

Ed allora mi par cosa lieta annunziare in codesta ‘terra padana’ abitata da valorosi intrepidi sicuri villani una Novella Storia (nuova), come meglio misurare, cioè, la distanza fra il valoroso cane e non più bestia ed il proprio padrone in onor di medesima Foresta.

…Dacché ne deduciamo il giusto distinguo per detto enunciato fra il cane, e non più bestia, ed il risultato del calunniatore e truffatore della Storia… così calcolato…

…Giacché il richiamo dovuto, in questa epica avventura, non proviene dalla dovuta Foresta, là ove dimora Saggia Retta Vera Parola, bensì da un sacco di cemento o cimento con cui si misura e costruisce il letame della Storia, in spalla e di corsa per la futura sicurezza (scortata &) da ognuno votata….

…Talché l’odierna Novella va’ narrata ed apostrofata con i personaggi, i ridicoli personaggi che l’affollano nei particolari dell’amara Storia, con gli incaricati della sicurezza vigilare per ognuno offeso nella quieta che affolla la cassa continua e non più Bancomat in onor della truffa allo Stato da cui il distinguo ispirare fedele nobile ululato, dalla Sicurezza segnalato…

…Come dicevo all’inizio di cotal ‘misfatto’ accompagnato da un valoroso cane, che tanto vale giacché non men del padrone, il quale non ulula alla luna ma talvolta impreca ed abbaia, almeno così dicono gli incaricati della sicurezza dalla disciplina accompagnata, contro i ciarlatani di cotal Terra inviolata e votata, la quale non gradendo la Rima a loro dedicata ed apostrofata, pensano, o almeno vorrebbero, perseguitare il fiero cane il quale per il coraggio mostrato in campo, talvolta là ove esiliato all’interno della propria tana, impreca contro ogni malaffare dalla selva richiamato…

Così l’italica Storia si snoda nei cavillosi, non più processi, ma indubbi intenti di come si vorrebbe tacitare Parola ululato e vera Difesa con la quale il nobile fidato sovente apostrofa il prossimo, non più azzannato, ma reclamato qual Elemento alieno della Natura donde mi dice, il valoroso, o meglio valorosa, proviene il Dio che la comanda.

…Giacché solo un Dio vedendo l’Uomo così perseguitato ha pensato bene donargli un guerriero e non certo pecunia ad allietare il gregge che riposa pascola e lavora…

Il resto del Regime votato alla sicurezza di uno o più Colonnelli che ben rimembriamo nell’epica loro disavventura…

Ma l’Uomo accompagnato dal Nobile pone il ‘fallo’ avvistato!

La parola non men della Rima, o della letteratura non gradita, e là ove dimoro esiliato nel ventre gravido colmo di lardo nell’intestina lotta (futuro sterco della Storia) del popolo padano, ‘intestino’ della grande truffa ai danni dello Stato, reclamare disappunto offesa e disturbo per un fiero prode che abbaia al misfatto e non certo, loro, i padani, almeno dicono ciarlano numerano  e rottano, truffa al malcapitato… qual vero aggredito!

Forse per chi di truffa si intende, di truffa vorrebbe tentate o meglio attentare al ‘mal capitato’ indifeso, così non posso che rimare di contrasto al prossimo intento di codesta buffonata dagli incaricati della Sicurezza scortata, veicolata e navigata al porto della Rima corrisposta, per dir loro che se molestati dal prode fedele intelligente scudiero, ne deduco e calcolo che la Ragione cammina con l’istinto, giacché l’umano a differenza della Natura…  ‘mente’.

Cioè, pur l’eccelsa ‘mente’ che il lamento circa la dovuta sicurezza ispira e difetta, e non solo della detta intelligenza, giacché ho già espresso che la distanza fra stupidità e follia (non certo  genialità come il Lombroso insegna, ma pura idiozia mutata in insana collettiva demenza divenuta isteria) colma istante e momento (e futuro movimento) non men del passo (e futura oca) il qual si fa breve e talvolta condiviso (come la cronaca e la statistica enumera) fra un ubriaco un pazzo ed un calunniatore formare dovuto Tempo e Secolo in medesimo ‘passo’ transitato offeso e molestato, accompagnato dall’insana difettevole pretesa d’esser un normale tutore e servitore dell’ordine nella normalità con cui si cinge e figura per ogni marittima, nell’umanità con cui si palesa, nella sicurezza con cui votato, si prefigge e prefigge oscuro destino e non solo per il fiero Lupo reclamato.

…Chi tanto vale, come presto leggerò, possiede di certo un nobile ‘amico’ il quale con questa mia  gratifico circa quanto dalla Sicurezza imputato ed inquisito…

…E se i fieri umani (putti e ciarlatani) i quali il Lupo giornalmente divora, ‘pecunia’ truffata allo Stato nel loro odierno raggiro (futuro Sterco della Storia), dico loro con questa mia, che ogni truffa misfatto e ciarlatana ipotesi ora raccolta e da loro additata, o peggio incaricata, sarà dal sottoscritto al meglio pubblicizzata in quanto padrone del fiero Lupo non men della sua parola la qual Rima ispira…

Promettendo a lui e solo a Lui la vera Difesa…

…Negata!

…Lo difenderò per ogni ‘pecunia’ azzannata et anco apostrofata così la potranno contare per ogni notte votata alla Sicurezza preferita. Per ogni putto accompagnato divorato nell’alto Serio Villaggio in cui ogni scemo di guerra mostra il proprio ed altrui fiero coraggio…

…Spero che questa mia non offenda gli ‘offesi’ incaricati e votati alla sicurezza e la disciplina difenderò la Natura e con Lei l’intera selva dal muratore aggredita in libera corsa per ogni foresta non del tutto divorata, anche e se accompagnato con i tutori dell’ordine di stato (purtroppo) incaricato, ricordando loro che difficilmente li priverò di cotal nobile compagnia allontanando semmai il morbo della loro normal pazzia…

…Ed in ultimo, se il Lupo della Foresta temete potrebbe esser un Serio problema non del tutto curato, problemi d’una infanzia affissa ad uno sguardo dalla culla ad un letto transitato, non guardate il Lupo nel letto del Fiume accompagnato al nobile suo creatore, semmai, abdicate la vista al vostro canale preferito ove gli stupidi della Storia non men della vostra dubbia e ciarlatana Sicurezza compongono la futura pazzia ad ognuno donata…

Qual motto e araldo imperare e trionfare…

…Sì! Ripeto meco, ai fatto bene mia amico ad abbaiare la tua Strofa verso gli imbecilli di questa e futura Storia…    
   




CAPRICCI IMPERIALI.

Ne sapeva qualcosa l’imperatore romano Onorio (384-423 d.c.), passato alle cronache per essersi preoccupato più della sua voliera che dell’impero. Secondo lo storico Procopio di Cesarea, quando nel 410 d.c. un eunuco lo avvertì che Roma era caduta, il sovrano gridò:

“ma se poc’anzi ha mangiato dalle mie mani!”.

Tra i suoi volatili c’era infatti un’enorme gallina da lui battezzata Roma, a cui era affezionatissimo. Rassicurato sulle condizioni del pennuto, tirò un sospiro di sollievo, mentre l’urbe veniva devastata dal barbaro Alarico.

 Ancor più celebri le bizzarrie di Caligola, crudele con i sudditi quanto premuroso col suo cavallo Incitatus. Secondo Svetonio, “non solo gli assegnò una stalla di marmo [...], coperte di porpora e finimenti tempestati di pietre preziose, ma gli regalò un palazzo e [...] progettò di nominarlo console”.

SOLDATI CON GLI ZOCCOLI.

Stravaganze a parte, i grandi condottieri hanno sempre avuto un debole per i cavalli, a partire da Giulio Cesare, che conquistò le Gallie in groppa ad Asturcone, suo fedele destriero con, dice sempre Svetonio, “piedi simili a quelli di un uomo e con le unghie tagliate a forma di dita”, al quale eresse una statua nell’urbe.

Quasi due millenni dopo, a varcare le Alpi dalla Francia all’Italia sarà Napoleone in sella a Marengo, suo proverbiale “cavallo bianco”, il cui scheletro è conservato al National Army Museum di Londra. Lo splendido stallone arabo restò con Bonaparte fino alla battaglia di Waterloo (1815), quando fu portato in Gran Bretagna, dove morì alla veneranda età di 38 anni.

A godersi la “pensione” nell’isola di Caprera insieme al padrone fu invece Marsala, giumenta donata a Giuseppe Garibaldi appena sbarcato con i Mille in Sicilia (1860). Il vecchio generale si circondò anche di altri quattrozampe, tra cui muli, asini e cani da caccia, divenendo un pioniere dell’animalismo (è a lui che si deve la fondazione, nel 1871, della “Società Protettrice degli Animali contro i mali trattamenti che subiscono dai guardiani e dai conducenti”, antenata dell’ente Protezione Animali). La giumenta dell’eroe dei due mondi si spense a trent’anni, e a nulla valse il tentativo di rianimarla facendole bere... del marsala.

Tra gli equini più celebrati di sempre, nessuno supera però Bucefalo, inseparabile “commilitone” di Alessandro Magno (356-323 a.c.). Offerto inizialmente al padre Filippo II, era così selvaggio da risultare inavvicinabile. Finché Alessandro, adolescente, intuì che cosa non andava: l’animale aveva paura della propria ombra. E così, tra lo stupore degli astanti, riuscì a domarlo. Bucefalo lo seguì nella conquista dell’impero persiano, nel corso della quale venne persino rapito da banditi dell’ircania, nel Nord dell’odierno Iran. Spirò a trent’anni nella vittoriosa battaglia sul fiume Idaspe (326 a.c.). Addolorato, il macedone lo seppellì con tutti gli onori e fondò in sua memoria la città di Bucefala (oggi Jhelum, in Pakistan).

DINASTIE CANINE.

Le attenzioni di Alessandro riguardarono anche un altro fedele amico a quattro zampe: il cane Peritas, così amato da guadagnarsi anche lui, una volta morto, il nome di una città. Secoli dopo salì invece agli onori delle cronache Math, imponente levriero di Riccardo II Plantageneto, re d’Inghilterra dal 1377 al 1399. Stando al cronachista Jean Froissart (1337-1405), la bestia seguiva solo il padrone, finché un giorno non lo abbandonò per legarsi al duca Enrico di Lancaster, suo cugino. Il sovrano pensò si trattasse di un presagio funesto, e in effetti poco dopo il Lancaster lo spodestò.

Da allora a oggi, i regnanti d’oltremanica non hanno mai perso l’abitudine di circondarsi di cani, e in tempi più recenti tra i maggiori cinofili spiccano due regine: Vittoria ed Elisabetta II. La prima, sul trono dal 1838 al 1901, allevò numerosi cagnolini e patrocinò la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals, primo ente di protezione animali britannico. Nel suo lunghissimo regno, iniziato nel 1952, Elisabetta II è stata invece affiancata da un’intera

Alessandro Magno amò così tanto il suo destriero che gli dedicò una città: Bucefala!

DESTINI DIVERSI.

Nel novero dei cani “eroici” un posto d’onore spetta a Titina, fox terrier dell’esploratore Umberto Nobile (18851978), oggi imbalsamata al Museo storico dell’aeronautica di Vigna di Valle (Roma). Quando nel 1928 il dirigibile Italia si schiantò sui ghiacci del Polo Nord, la cagnetta fu tra gli otto superstiti che riuscirono a tornare a casa, dopo 40 giorni di sofferenze in mezzo ai ghiacci.

Molto più tranquilla, invece, l’esperienza di Fala, scottish terrier del presidente americano Franklin Delano Roosevelt (1882-1945), immortalato accanto a lui nel Roosevelt Memorial di Washington. Intelligente e vivace, divenne il beniamino della stampa, guadagnandosi il grado di “soldato onorario” dopo che la Casa Bianca stanziò una cifra simbolica a suo nome per sostenere lo sforzo bellico nella Seconda guerra mondiale.

Intanto, in Germania, Adolf Hitler si faceva immortalare con Blondi, femmina di pastore tedesco a cui insegnò persino dei giochi di abilità. Già dai tempi in cui era un semplice caporale, durante la Grande guerra, il Führer aveva una predilezione per i cani, tanto da aver adottato un trovatello di nome Fuchsl (Volpino). Quanto a Blondi, quando Hitler si ritrovò assediato nel bunker di Berlino, decise di ucciderla con una fiala di cianuro, eliminando anche i cuccioli, per poi suicidarsi.

POTERE FELINO.

Tra i potenti del passato non sono mancati anche “gattofili”, come il cardinale Richelieu, padrone dei destini di Francia dal 1624 al 1642. «Inflessibile e dal cuore di ghiaccio, ebbe solo due amori: il potere e i gatti, al punto che per andargli a genio era necessario apprezzarli, scrive Marina Alberghini nel libro Gatti di potere (Mursia). ‘I loro nomi passarono alla storia: Mounard il Focoso, Soumise, Serpolet, Gazette, Ludovico il Crudele, Felimare e Lucifero’.

Tre secoli dopo, sensibili al fascino felino furono persino due nemici come Benito Mussolini e Winston Churchill. Del primo sappiamo che possedeva uno splendido gatto d’angora di nome Tobia, al quale si dice fosse molto affezionato, mentre tra i numerosi mici del secondo rimase negli annali Nelson, che lo accompagnò a Downing Street quando fu nominato primo ministro (1940).

Lo stesso Churchill descrisse il loro incontro: “Lo vidi una volta cacciare un grosso cane dall’ammiragliato. Decisi allora di adottarlo e di chiamarlo come Nelson, il nostro grande ammiraglio”. Giunto nella nuova residenza, il gatto espulse un proprio “concorrente” appartenuto all’ex premier Neville Chamberlain: la “rivalità felina” non sfuggì alla stampa, che la paragonò all’inimicizia tra lo stesso Chamberlain e Churchill. Il sodalizio tra gatti e premier britannici è d’altronde una vera tradizione, tanto che ancora oggi esiste la carica di “Capo cacciatore di topi per l’ufficio di Gabinetto” (“Chief Mouser”) per i felini che occupano il numero 10 di Downing Street.

ISPIRAZIONI.

Spesso animali e padroni si sono assomigliati. Poll, pappagallo cenerino del presidente americano Andrew Jackson (17671845), ereditò per esempio dal proprietario l’abitudine al turpiloquio. La cosa imbarazzante è che sfoggiò le sue “abilità” oratorie nientemeno che al funerale del suo padrone,

“eccitandosi e iniziando a bestemmiare”,

raccontò il parroco.

Ben più colto fu invece Grip, corvo chiacchierone dello scrittore britannico Charles Dickens, citato nel romanzo Barnaby Rudge (1841). Si dice che dopo la lettura di quest’opera, Edgar Allan Poe ne trasse spunto per la poesia Il corvo (1845).

Due anni prima, la “musa” ispiratrice del racconto Il gatto nero era invece stata la sua amata gatta Cattarina. A fare compagnia a Poe e Dickens furono letterati, artisti e attori come Ernest Hemingway, Pablo Picasso, Salvador Dalí e Anna Magnani. E dobbiamo proprio a un letterato, John Byron (1788-1824), la spiegazione perfetta del motivo per cui tanti “vip” della Storia e dell’arte amarono così profondamente i loro amici animali. Nei versi in memoria del suo terranova Boatswain, il grande poeta lo lodava affermando che “possiede tutte le virtù dell’uomo senza i suoi vizi”.

Nelson, il gatto di Churchill, partecipava al Consiglio dei ministri su una sedia personale…

(Focus)















Nessun commento:

Posta un commento