giuliano

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IL TOMO

giovedì 4 giugno 2020

CERCATORI D'ORO (29)






































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Dei cercatori d'oro (27/8)


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Cercatori d'oro (30)













Dawson è stata messa in contatto diretto con il mondo esterno dall’ingresso del telegrafo, e sin dai primi giorni di ottobre i messaggi hanno navigato liberamente in mare fino a Skaguay. È vero che un tratto senza fili di centinaia di miglia separa ancora questa città dal porto di rilevante importanza più vicino al continente, ma senza dubbio molto prima verrà colmato anche questo vuoto nella linea di comunicazione. Può essere prima di quanto immaginiamo per mezzo della telegrafia senza fili, poiché si ipotizza che il governo canadese guardi con favore alla sperimentazione del sistema Marconi; o, cosa più probabile, la fine desiderata sarà determinata dalla posa di un filo continuo. La straordinaria rapidità con cui sono state posate le cinquecento - seicento miglia di filo di terra - cinque e sette miglia al giorno - dialoga bene con il morale del progresso al servizio dell’ingegneria canadese.




Nei suoi aspetti commerciali e residenziali la città ha compiuto notevoli progressi. I giorni in cui era inghiottita dal fango sono praticamente finiti e da un’estremità all’altra, si può tranquillamente percorrere le strade sui bordi dei marciapiedi sicuri. Non solo la strada principale è adeguatamente asfaltata, ma anche diverse strade che corrono parallele ad essa, e parti di strade che si incrociano ad angolo retto. Un saggio piano regolatore ha spazzato via le baracche e le cabine dal lato del fiume della strada principale, e ora si gode una vista quasi ininterrotta della sponda opposta del torrente, già costellata da gigantesche insegne pubblicitarie annunciando vendite a buon mercato in articoli e dirigendo a negozi particolari nella metropoli del Nord.




I negozi di Dawson hanno raggiunto la dignità degli stabilimenti con coperture in ferro ondulato, facciate in vetro piano e mensole e banconi in sequoia. Seguendo da vicino le costruzioni pionieristiche quali grandi magazzini, o depositi di merci, dell’Alaska Commercial Company & della North American Trading and Transportation Company, la Alaska Exploration Company, la Ames Mercantile Company e la Yukoner Company.




Molti negozi espongono una linea diversificata di merci, mentre altri sono limitati ad una singola tipologia di prodotti, quattordici dollari per un paio di pantaloni realizzati su ordinazione colpisce l’immaginazione oltre che il portafoglio, quando una qualità di prima scelta di stivali o scarpe può essere ottenuta per cinque dollari e sei dollari.




Pasti davvero buoni possono essere consumati quasi ovunque da un dollaro a un dollaro e mezzo, e i migliori Hotel forniscono ventuno pasti per venticinque dollari, senza nuocere alla qualità del prodotto offerto.





Il latte di mucca può ora essere aggiunto regolarmente al caffè, poiché la mungitrice lavora a pieno regime in tutto il paese. Il prezzo delle camere negli Hotel rimane ancora alto - da quattro a sei dollari a notte, senza pasti - ma il servizio di queste camere è notevolmente migliorato. In alcuni locazioni di carattere strettamente privato, l’alloggio per un certo periodo di permanenza può essere ottenuto per quindici dollari la settimana o, dove le condizioni dell’ambiente circostante non sono attentamente esaminate, per ancora meno. Un Hotel nuovo e capiente, l’Hotel Metropole, cresciuto dalla ricchezza del ‘Re dei Klondike’ - Alexander Mac Donald - è stato recentemente aggiunto a quelli con il design meno pretenzioso che ha servito la comunità ‘pellegrina’ l’anno scorso.




L’esplosione del 26 aprile, con la quale un quarto della parte commerciale di Dawson è andata a fuoco, ha dato l’opportunità di introdurre miglioramenti, e il più importante di questi è quello che ha portato alla rimozione di case e resort di cattiva reputazione sorte nel cuore della città.




Le donne più raffinate possono ora sfilare per le strade senza che la loro delicata sensibilità sia offesa dall’intrusione pubblica degli immorali del mondo inferiore. Il tono dei pubblici luoghi di divertimento, i teatri e le case da ballo, sono stati anche in una certa misura elevati, anche se lungi dall’essere sufficientemente all’altezza, e qualche talento reale occasionalmente brilla dietro le luci della ribalta.

(A. Heilprin)




Cominciai la carriera del conferenziere nel 1866 nella California e nel Nevada; nel 1867 tenni conferenze a New York una volta, e diverse volte lungo la vallata del Mississippi; nel 1868 feci l’intero giro del West pensavamo addirittura, nel 1899, di approdare anche in Alaska; e nelle due o tre stagioni seguenti, a questi miei viaggi si aggiunse anche l’Est.

A quei tempi era in pieno splendore il circuito delle sale per conferenze e l’ufficio di James Redpath in School Street, a Boston, ne aveva la direzione in tutti gli Stati del Nord e nel Canada. Redpath forniva le conferenze in serie di sei od otto alle sale di tutta la nazione per una media di circa cento dollari per sera e per conferenza. Le sue provvigioni erano del dieci per cento; ogni conferenza veniva tenuta all’incirca centodieci volte in una stagione. Disponeva di una quantità di nomi che attiravano il pubblico…




…Come nel minstrel show, in principio il presidente mi presentava al pubblico, ma le presentazioni erano adulatorie in modo così grossolano che mi vergognavo, e inoltre dovevo cominciare il mio discorso in condizioni di grande svantaggio.

Era un’abitudine stupida, superflua e insopportabile.

Chi presentava era di solito un somaro e il discorso che si era preparato in anticipo era un’accozzaglia di volgari complimenti e di desolanti tentativi d’ironia; sicché dopo la prima stagione mi presentai sempre da me: e mi servii, naturalmente, di una parodia dell’antica e frusta presentazione. Il mutamento non fu bene accolto dai presidenti di comitato. Alzarsi solennemente di fronte a un numeroso pubblico di concittadini e pronunciare il loro piccolo e diabolico discorso era la gioia della loro vita, e vedersela sottratta non era facile a sopportarsi.




La mia autopresentazione fu per un po’ un avvio efficacissimo, ma in seguito non servì più. Doveva essere composta con grandissima cura e declamata con zelo, così che tutti i presenti che non mi conoscevano fossero indotti a credere che io fossi soltanto il presentatore e non il conferenziere; e anzi restassero nauseati dalla fiumana di elogi smisurati, alla fine, quando lasciavo cadere casualmente una frase e dicevo che il conferenziere ero io e avevo parlato di me stesso, l’effetto era assai soddisfacente.

Ma la carta fu buona soltanto per un po’, come ho detto; infatti ne parlarono i giornali, dopo di che non potei più giocarla, perché il pubblico già sapeva ciò che sarebbe successo e conteneva le proprie emozioni.




Tentai allora una presentazione ricavata dalle mie esperienze californiane. La faceva con grande serietà un lungo e goffo minatore del villaggio di Red Dog. Il pubblico lo spingeva, suo malgrado, a salire sul podio e a presentarmi. Stava lì a pensarci un momento, poi diceva:

Di quest’uomo io non so nulla. So solamente due cose: una è che non è mai stato in un penitenziario, e l’altra...

…seguiva una pausa; poi quasi con tristezza:

non ne so il perché.

La cosa funzionò per un po’, finché i giornali non ne parlarono e le tolsero tutto il sugo; e da allora lasciai perdere ogni specie di presentazione.

Ogni tanto mi capitava qualche piccola avventura che poi ricordavamo solo con grande sforzo.




Una volta si giunse in ritardo e non si trovò all’arrivo né il comitato né la slitta. C’infilammo in una via nella gaia luce lunare, vedemmo una fiumana di gente dirigersi tutta da una parte, pensammo si recasse alla conferenza - giusta supposizione - e ci unimmo ad essa. All’ingresso nella sala cercai di farmi largo e di entrare, ma fui fermato dall’uomo che ritirava i biglietti.

Il biglietto, prego.

Mi piegai verso di lui e sussurrai:

Tutto in regola. Sono il conferenziere.

Ammiccò come in segno d’intesa e disse in modo da poter essere udito da tutti:

No, non me la fate. Ne sono entrati già tre finora, ma un altro, se vuole entrare, bisogna che paghi.

Naturalmente, pagai; era il modo più disinvolto per trarmi d'imbarazzo...

(Twain, Autobiografia)
















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