giuliano

giuliano
IL TOMO

lunedì 27 settembre 2021

LA PERCEZIONE DELLA REALTA' ovvero, IL PATRIMONIO NATURALE (44)

 









Precedenti capitoli:


Circa la percezione...   (43)   (42)


Prosegue con la...:


Percezione della realtà, ovvero, 


il Patrimonio Naturale (45)










& La percezione della realtà,


ovvero, LA CREAZIONE









Le riserve naturali sono rammendi, rappresentano il tentativo estremo dell’uomo di fermare il degrado del suolo, il consumo dell’ambiente originario. La forma più complessa e fors’anche dolorosa di astensione dall’operare come sarebbe nella propria ‘natura’:

 

selezionare, purgare, migliorare.

 

Talvolta questi rammendi sono tutela di quel che c’era una volta, di quell’altro mondo selvaggio e oscuro – la selva dantesca – che c’era sempre stato, talora invece si tratta di ri-creazione, ricomporre gli elementi basilari che occorrono per riavviare un’idea di mondo naturale.

 

Esempi del primo caso sono le foreste pluviali, esempi del secondo i giardini oggi storici, iniziati spesso da zero, dal nudo del mondo, dallo spogliato, da un’azione precedente di colui o coloro che hanno cancellato, rimosso, annullando la natura che in seguito si è andata ricercando, ridefinendo, ridisegnando.

 

Così è avvenuto nei parchi delle nostre regge, nelle selve castanili, nelle pinete e nelle abetine dove si coltivano i legni utili alla costruzione di strumenti musicali, e ancora nei boschi che soltanto nel primo Novecento sono stati travolti dalla furia cieca della guerra, abbattuti e ripiantati per le esigenze delle comunità montane.




La natura primigenia è rarissima, essa è stata relegata dalle nostre distinte e ripetute modernità a pochi scarni settori del paesaggio, la natura che ritorna a operare secondo natura invece molto più vasta, ma nondimeno, costantemente in pericolo.

 

Oggi come domani saremo chiamati a scegliere: se desiderare un futuro di padri e madri solitari, piuttosto che un mondo ancora ricco di biodiversità e ambienti naturali, accogliente e da lasciare in eredità ai nostri figli o ai loro discendenti.

 

Quando fisso il tramonto che si incendia in lontananza, fra le vette dei monti, le creste rocciose e gli ultimi avamposti delle conifere[1], mi chiedo se le balene popoleranno ancora gli oceani [2], se le farfalle tesseranno le loro trame sui prati estivi di grano e papavero, se le lucciole coloreranno ancora le notti d’estate, fra cinquanta, cento, o cinquecento anni.

 

Le foreste annose sventoleranno ancora negli occhi degli umani?

 

Dipende anzitutto da noi, da nessun altro dio minore del quotidiano.

 

(Il Principio Ideale, ovvero, T. Fratus, il Bosco è un mondo)

 

[i punti 1 e 2 evidenziati, di seguito esplicitati dalla umana realtà)




  

[1] LA REALTA’

 

26 agosto 2021 

 

I dati forniti dell’European forest fire information system (Effis) mostrano un’Italia assediata da incendi record: dall’inizio di quest’anno sono già andati a fuoco 158.000 ettari, una superficie equivalente alle città di Roma, Napoli e Milano messe insieme.

 

In Sicilia ad esempio, solo dall’inizio del 2021, oltre 78mila ettari sono bruciati, pari al 3,05% della superficie della regione, in Sardegna invece 20mila ettari sono bruciati causando l’evacuazione di centinaia di persone.

 

Una situazione nazionale gravissima, figlia – oltre che della crisi climatica in corso – di una politica senza scrupoli che, anziché puntare sul controllo e la prevenzione ha semplicemente pensato di ignorare il problema, cancellando una risorsa preziosissima come il Corpo forestale dello Stato e privatizzando de facto la flotta di canadair,

 

denuncia in un dossier Europa verde.




 ‘Sono passati vent’anni da quando una legge, fortemente voluta dai Verdi, ha introdotto il reato di incendio boschivo, eppure – si sottolinea nel documento – non si è fatto nulla per aumentare le iniziative di prevenzione e rafforzare il controllo del territorio.

 

Al contrario, con la riforma Madia del Governo Renzi, si è pensato di cancellare e militarizzare il Corpo forestale dello Stato, lasciando che si perdesse un patrimonio prezioso di esperienze e capacità. Il responsabile ha un nome e un cognome e noi non possiamo fare a meno di chiederci cosa stia facendo adesso, dalla sua poltrona al Senato, Matteo Renzi. E il Ministro Cingolani dov’è di fronte all’avanzare del fuoco e, di conseguenza, dell’inesorabile desertificazione del Sud Italia?’.

 

Oltre a un provvedimento che ripristini il Corpo forestale al di fuori del perimetro militare, da Europa verde chiedono di porre attenzione alla paradossale situazione che vivono troppi Comuni italiani, non dotati di un catasto incendi aggiornato.




La legge quadro in materia di incendi boschivi n. 353/2000 definisce divieti, prescrizioni e sanzioni sulle zone boschive e sui pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco prevedendo la possibilità da parte dei comuni di apporre, a seconda dei casi, vincoli di diversa natura sulle zone interessate. In particolare, la legge stabilisce vincoli temporali che regolano l’utilizzo dell’area interessata ad incendio: un vincolo quindicennale, un vincolo decennale ed un ulteriore vincolo di cinque anni. Inoltre, sulle zone boschive e sui pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco, è vietata per dieci anni la realizzazione di edifici nonché di strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive.

 

Ma com’è possibile avere precisa cognizione dei territori da sottoporre a vincolo, se non c’è un catasto degli incendi aggiornato?

 

‘La questione che intendiamo sottolineare in questa nostra analisi – concludono nel merito da Europa verde – è rappresentata dal fatto che in molte regioni il dato del catasto non è aggiornato da anni. Secondo i dati forniti d l’Arma dei Carabinieri, solo nel 2020, il 44% dei Comuni non ha presentato la richiesta del catasto degli incendi. Considerando che nello stesso anno 53mila ettari sono andati in fumo nel territorio italiano per via degli incendi, quasi 25mila ettari non hanno ricevuto la tutela che la legge gli avrebbe garantito. Se abbiamo catasti fermi da anni significa che abbiamo centinaia di migliaia di ettari che non sono sotto tutela, e dove paradossalmente è consentita l’attività venatoria, è consentita l’attività di pascolo e, cosa ancor peggiore, sono consentite le attività di trasformazione urbanistica’.

 

(GreenReport)




COSA DOBBIAMO E POSSIAMO FARE 

 

Le foreste coprono oltre un terzo della superficie nazionale, svolgono un ruolo fondamentale per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico, forniscono molteplici utilità ecosistemiche e possono contribuire allo sviluppo della bioeconomia circolare, in particolare nelle aree interne e montane.

 

La conservazione di questo prezioso patrimonio si deve incentrare su una gestione che tuteli la diversità strutturale e funzionale delle foreste, come premessa per la salvaguardia ambientale e per la valorizzazione del settore forestale e delle sue filiere nello sviluppo socioeconomico del Paese, nel quadro degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU 2030, del nuovo Green Deal europeo, della Strategia Forestale europea e di quella nazionale in corso di finalizzazione.

 

In questo scenario è utile fare il punto della situazione al fine di supportare efficacemente, tramite una base di conoscenze aggiornata e la prospettiva di adeguamento degli strumenti operativi, le esigenze dei molteplici portatori di interesse.




La salvaguardia del Capitale Naturale ha assunto negli ultimi anni un ruolo importante al livello planetario in quanto rappresenta la conservazione dell’intero stock di beni naturali includendo organismi viventi, aria, acqua, suolo e risorse geologiche.

 

Negli ultimi anni ed in particolare con il 2021 inizia il periodo di 10 anni che dovrebbe sancire la sostenibilità del capitale naturale, facendo seguito a quanto sottoscritto nel 2015 da tutti i paesi del mondo con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e l’indicazione dei suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e dei 169 target.

 

Ovviamente le foreste ed in generale gli ecosistemi forestali rappresentano uno dei punti chiavi del capitale naturale soprattutto in paesi come l’Italia che rappresenta uno dei principali “hot spot” dei cambiamenti climatici e il principale paese in Europa per ricchezza di biodiversità ed endemismi.

 

Per questo motivo il quarto rapporto sullo stato del capitale naturale ha rivolto grande attenzione agli ecosistemi forestali identificando alcune priorità per il prossimo futuro come quello di potenziare il contributo delle foreste italiane alla mitigazione dei gas climalteranti, puntando su una gestione sostenibile degli ecosistemi forestali e sull’adattamento ai cambiamenti climatici.




Si è anche sottolineato il ruolo al livello urbano della forestazione per supportare il miglioramento ambientale e per massimizzare i servizi ecosistemici sia nell’ottica degli obiettivi del Green Deal Europeo che del PNRR italiano che peraltro già prevede risorse specifiche al riguardo.

 

La gestione sostenibile delle foreste orientata alla massimizzazione della produzione di molteplici servizi ecosistemici (dalla produzione del legno alla protezione della biodiversità) richiede un gran numero di informazioni. Le principali tradizionali fonti di dati per la valutazione dello stato delle foreste sono gli inventari forestali nazionali, che si basano sull’acquisizione di dati di campo raccolti in un campione molto piccolo della superficie forestale totale.


(Prosegue...)









 

Nessun commento:

Posta un commento