giuliano

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IL TOMO

lunedì 26 novembre 2012

NEGROMANTI E I LIBRI PROIBITI




















......Si sa, nel cuore  del Monte della Sibilla si apre un 'paradiso',
sia pure infernalmente illusorio, ma sempre un 'paradiso', mentre nel Lago di
Pilato aleggia sinistramente il re delle tenebre con i suoi amici negromanti.
Già fin dalla prima notizia del Lago, fornita da Pierre Bersuire, si avverte che
vi spira una sulfurea atmosfera demoniaca.
Pierre, che assicura di aver attinto i fatti da un 'prelato degnissimo di fede',
scrive che il Lago, fin da antichi tempi, è consacrato ai diavoli che vi abitano
in forma sensibile; che nessuno può avvicinarvisi - eccetto i negromanti - senza
essere ghermito dalle loro branchie micidiali; che vi è stato costruito un muro
di cinta all'intorno, perché nessuno, neppure i negromanti, possa accedervi.





















Ma ciò che fa raggelare il sangue nelle vene è il sentire che la città di Norcia
ed i suoi alleati (dei norcini....), per evitare di essere distrutta dalle tempeste,
deve ogni anno scegliere un suo abitante e gettarlo in pasto ai demoni del
Lago, che famelici subito lo sbranano.
Memorie classiche e medioevali circolano in questa narrazione, come il mito
del Minotauro - cui gli Ateniesi erano obbligati a offrire in pasto sette fanciulli
o sette fanciulle ogni nove anni - o come la descrizione dantesca delle bolgie
infernali, segnatamente quella delle Malebranche.
Questo carattere demoniaco e tragico del Lago si riscontra anche nel De La
Sale, il quale narra come un prete, sorpreso lassù da alcuni montanari duran-
te i suoi esercizi negromantici, fosse stato condotto a Norcia e, quindi, tortu-
rato e bruciato vivo; e come un altro, per lo stesso motivo, fosse stato fatto
a pezzi e gettato nel lago, che sempre più, così, andava colorandosi di sangue.





















Arnolfo di Harff, poi, ci informa che sul sentiero diretto al Lago era una forca,
quasi tragico ammonimento agli audaci stregono che vi si recano di nascosto.
....Guai se le autorità li avessero pescati sul lago: la forca era lì, pronta per l'-
immediata impiccagione!
Il Graf riferisce una predica in latino di fra Bernardino Bonavoglia da Foligno,
vissuto nel secolo XV, nella quale è descritto l'inquietante cerimoniale seguito
dai negromanti nel Lago di Pilato.





















Il negromante, di paesi vicini e lontani, appena giunto al lago forma tre cerchi
concentrici e, postosi nel mezzo del terzo con qualche offerta destinata allo
spirito maligno, chiama per nome il demonio desiderato, leggendo il libro ma-
gico che vuol consacrargli. Segue un clamore infernale che si fa voce e dice:

Perché mi chiami?

E il negromante risponde:

Voglio consacrarti questo libro, e voglio che tu ti impegni a eseguire 
tutto ciò che vi è contenuto, ogni qualvolta te lo richiederò!
Vuoi sapere il prezzo?
Ti do l'anima in contanti!



















Ecco allora che il diavolo afferra il libro tracciandovi sopra segni misteriosi e
impegnandosi ad attuare ogni sorta di male quando esso vien letto dal negro-
mante.
Un patto irrevocabile, per l'eternità.
Si vocifera che di quei cerchi magici uno fosse stato inciso addirittura da Virgilio
(che nel Medioevo era considerato anche un mago) e un altro da Cecco d'Ascoli.
Secondo fra Bernardino da Foligno, una volta, a un negromante che sul Lago invo-
cava il nome di un diavolo, fu risposto dalle acque fra gorgoglii strozzati che quel
tal 'farfarello' era andato ad Ascoli Piceno, impegnato a far perire di spada alcuni
fuoriusciti e giovinastri della città.
Sceso immediatamente ad Ascoli, il negromante seppe da un santo frate frances-
cano che in città, la notte precedente, erano stati impiccati trenta fuoriusciti e che
molti cittadini delle due opposte fazioni si erano scannati tra loro.





















Non occorre neanche notare che, secondo il predicatore, il negromante rinunciò
per sempre ai suoi esercizi diabolici. E certo occorreva scoraggiare i dilettanti o
i professionisti delle arti magiche, che salivano lassù, al Lago di Pilato, a schiere,
fossero astrologi intenti a decifrare i geroglifici dei loro libri per prevedere il futu-
ro, o fossero maghi in cerca di nuove ricette infernali per i loro incantesimi, o...
fossero negromanti, o streghe, o eretici, insomma, chiunque di quella genia votata
anima e corpo allo spirito del mistero non svelato......
(G. Santarelli, Le leggende dei Monti Sibillini)

(Prosegue in: http://dialoghiconpietroautier.myblog.it/archive/2012/06/15/i-libri.html &

 http://paginedistoria.myblog.it/archive/2012/06/15/proibiti.html)


















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