CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

lunedì 12 novembre 2012

FORSE CIO' CHE CI GOVERNA E' SOLO UNA ROSA BELLA










































.....La stampa è il mio nuovo
sacramento,
il convento la mia sola fede,
la bisaccia nutre così l'onesto
e ricco banchiere.
Ora conta i denari
e ne presta a chi ne chiede,
con alto interesse nominato
dovere.
Questo il suo ed il mio mestiere,
la fede è cosa seria,
e la parola del profeta,
vale qanto l'oro di un'intera
congrega.
Veste la mia sposa ci dona ricca
stoffa,
la indossiamo nel giorno
in cui l'intera folla,
celebra il rito come sola strofa
dell'unico libro dell'intera storia.
Dentro una chiesa che urla opulenza,
fuori c'è chi domanda moneta.
Chi prega un tozzo di pane,
chi un miracolo vicino all'altare,
chi la tomba del santo....
per un miracolo che attarda
ad arrivare. (14, 9)





















...Lungo la via la stessa donna
mi dona una rosa,
sulle braccia uno strano fagotto.
Mi ferma il cavallo,
sembra l'ombra di un peccato mai
raccontato.
La guardo,
la mano tocca la seta di un suo
ricordo,
mi dice che quella è solo la veste
di un giorno mai morto,
quando ornava un corpo troppo bello
per esser mostrato alla luce del giorno.
Mi dice che quello è il suo ornamento,
dono e tesoro di un uomo,
è passato un giorno senza tempo
divenuto sogno mai morto.
Ha sostato sull'uscio della sua porta,
l'ha accarezzata per l'intera notte
parlando di cose mai udite:
perdono umiltà e amore,
diverso da un corpo nutrito
e vestito
dalla sera al mattino.
Uno spirito risorto e forse mai morto,
ecco cos'è quell'Uomo e il suo lungo
discorso....(14, 11)

























...Mi disse senza muovere
le labbra,
di seguire un diverso destino,
che non sia lavoro distesa
su un letto di spine.
Chi la rosa vuol rapire dal suo
giardino per sempre fiorito,
convinto così di coglierne
il profumo.
Ruba solo l'amore di un minuto,
in un sogno perduto,
non cogliendo la rosa
e il suo eterno profumo.
Ma l'eterno dolore
del tempo che avanza,
e orna muto la ricca creanza
fatta materia,
per ogni profumo della sua
stanza.
Chi coglie la rosa e il suo petalo,
dona a me solo le spine,
e all'uomo che qui narra la sua
strana preghiera,
una corona della stessa fine.
Nel giardino dell'amore
a loro mai rivelato,
e nel profumo...
....del loro primo peccato. (14, 27)
(Giuliano Lazzari, Frammenti in rima)











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