CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

venerdì 9 novembre 2012

UN GENIO AL SERVIZIO DI QUALE DIO?



























Precedente capitolo:

Cartesio: il genio e la contraddizione

Prosegue in:

Seconda argomentazione  &

Terza argomentazione






Prima argomentazione contro Cartesio....





E' sempre stato difficile per gli umani riflettere con obiettività sulla
natura dei non-umani.
Un problema spesso sottolineato è che abbiamo la tendenza ad an-
tropomorfizzare, e ad assimilarli troppo a noi stessi. Una difficoltà di
segno opposto, più raramente messa in evidenza, è connessa al fatto
che, anche quando tentiamo di essere obiettivi nei confronti degli ani-
mali, noi siamo gravati dalla necessità di giustificare le relazioni mora-
li che abbiamo stabilito con loro.
Uccidiamo gli animali per scopi alimentari; li usiamo come soggetti
sperimentali nei laboratori; li utilizziamo come fonti di materie prime
quali il cuoio e la lana; li impieghiamo come forza-lavoro - la lista è
interminabile.


















Tali pratiche sono vantaggiose, e noi non intendiamo abbandonarle.
Quando cerchiamo di capire chi siano gli animali, siamo dunque por-
tati a concepirli in termini compatabili con il tipo di trattamento che
riserviamo loro.
Poiché, se gli animali sono visti come esseri intelligenti e sensibili,
tale trattamento può apparire mostruoso, abbiamo motivo di oppor-
re resistenza all'idea che essi siano intelligenti. Talvolta questa resi-
stenza ha assunto forme estreme.
Nel XVII secolo, un periodo di rapidi e impressionanti progressi nel
campo della fisiologia, si cominciò per la prima volta a comprendere
sia il funzionamento degli organi principali che il meccanismo della
circolazione del sangue.




















Ma tali risultati venivano ottenuti attraverso procedure sperimentali
che sottoponevano gli animali ad atroci torture. I cani, per esempio
venivano immobilizzati - di solito si inchiodavano le zampe al tavolo
e poi venivano sezionati in modo che fosse possibile osservare il la-
voro dei loro organi interni.
Ciò accadeva molto tempo prima che si scoprissero gli anestetici,
cosicché talvolta si tagliavano loro le corde vocali per evitare che le
loro urla disturbassero gli anatomisti. Nel caso in cui qualche scien-
ziato avesse avuto dei problemi, le dottrine morali tradizionali erano
pronte a offrire rassicurazioni.



















Pensatori come Tommaso d'Aquino avevano a lungo sostenuto che
'la carità non si estende alle creature irragionevoli' e che gli animali
bruti esistono soltanto per essere usati dall'uomo. Tali rassicurazio-
ni potevano tuttavia sembrare insufficienti: dopo tutto, a prescinde-
re dalla questione se gli animali fossero o meno razionali, così come
dalla questione se fossero stati destinati all'uso umano, restava il fat-
to che venivano loro imposte sofferenze terribili.
Questo solo sarebbe stato bastato a imporre qualche esitazione.
Per eliminare ogni senso di colpa, era necessario negare agli anima-
li la capacità di provare dolore. E, per strano che possa sembrare
oggi, questo è proprio ciò che alla fine avvenne.
I semplici animali, si disse, sono così diversi dagli umani da non es-
sere neppure in grado di soffrire.



















Cartesio, comunemente definito 'il padre della filosofia moderna',
fu il più deciso fautore di tale tesi.
Per Cartesio, la mente e il corpo sono due tipi di entità radicalmen-
te diversi: la mente è di natura del tutto immateriale, mentre il cor-
po non è altro che una sorta di macchina. Gli umani, avendo non
solo il corpo ma anche la mente, sono in grado di pensare e senti-
re; ma i meri animali non hanno mente, e pertanto non sono altro
che automi, incapaci di qualsiasi sorta di stato cosciente, sofferen-
za inclusa.



















'La mia opinione' scrive Cartesio 'non è crudele verso gli animali,
come è indulgente verso gli uomini...dato che li assolve dal sospet-
to di crimine quando mangiano o uccidono gli animali'.
....Era indulgente anche verso i fisiologi, i quali non dovevano più
preoccuparsi delle 'sofferenze' dei loro soggetti sperimentali.
La tesi di Cartesio fu entusiasticamente adottata da diversi labora-
tori.
Nicholas Fontaine descrive nelle sue memorie, pubblicate nel 1738,
la visita a uno di tali luoghi:




















"Somministravano percosse ai cani con perfetta indifferenza, e de-
ridevano chi compativa queste creature come se provassero dolo-
re. Dicevano che gli animali erano orologi; che le grida che emette-
vano quando venivano percossi erano soltanto il rumore di una pic-
cola molla che era stata toccata, e che il corpo nel complesso era
privo di sensibilità. Inchiodavano poveri animali a delle tavole per
le quattro zampe, per vivisezionarli e osservare la circolazione del
sangue, che era grande argomento di conversazione."

Vi era un'altra ragione per cui i pensatori predarwinisti trovavano
conveniente negare qualsiasi rilevante capacità psicologica agli a-
nimali: la loro sofferenza costituiva infatti un serio problema teolo-
gico.




















Un Dio giusto e onnipotente non avrebbe creato degli esseri per-
ché patissero senza uno scopo. La sofferenza degli umani poteva
essere spiegata (o almeno così si riteneva) in connessione con la
dottrina della Caduta: i patimenti umani sono una conseguenza del
peccato di Adamo.
....Ma gli animali non discendono da Adamo, e non hanno una par-
te nel peccato originale; inoltre, essi non possono sperare in un pa-
radiso che possa riscattare le loro sofferenze terrene. Le loro pene
sono pertanto un problema teologico apparentemente intrattabile.
Ecco la prima grande contraddizione di Cartesio, forse dettata an-
che e soprattutto da reazione umane dovute al clima della sua epo-
ca.



















E' facile, guardando indietro, trovare la tesi di Cartesio semplice-
mente ridicola...
Com'era possibile credere seriamente che gli animali non avvertis-
sero dolore? Dopo tutto virtualmente noi abbiamo della sofferen-
za animale le stesse prove che abbiamo della sofferenza umana.
....La tesi di Cartesio era estrema perfino per il suo tempo, e no-
nostante la sua vasta influenza venne respinta dalla maggior parte
degli autori coevi. Nondimeno, si tratta di una tesi che era possi-
bile allora in un senso in cui non lo è più ora.
La ragione per cui la concezione cartesiana degli animali non è
più sostenibile oggi - la ragione per cui ci sembra così ovviamen-
te sbagliata - è che tra Cartesio e noi c'è stato Darwin....
(Rachels, Creati dagli animali; libro consigliato:
 James Rachels,  Creati dagli animali)








Nessun commento:

Posta un commento