giuliano

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IL TOMO

martedì 30 aprile 2013

LA COMMEDIA DELLA VITA (3)






































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della morte

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La notte successiva all'incontro con la Morte, don Chisciotte
e il suo scudiero la trascorsero sotto gli alberi alti e ombrosi
(in attesa di qualcuno...), dopo che don Chisciotte, convinto
da Sancio, ebbe mangiato qualcosa dalle provviste che c'era-
no sull'asino; e durante la cena disse Sancio al suo signore:
'Che stupido sarei stato, signore, se avessi scelto come rega-
lo le spoglie della prima avventura compiuta dalla signoria vo-
stra anziché la figliata delle tre cavalle!.
E' proprio vero, val più un uccello in mano che due nel bosco'.
'Tuttavia', disse don Chisciotte, 'se tu, Sancio, mi avessi la-
sciato attaccare, come io volevo, ti sarebbero toccate come
spoglie, a dir poco, la corona d'oro dell'Imperatrice e le ali
colorate di Cupido: che io gliele avrei staccate a contropelo
e le avrei consegnate nelle tue mani'.




'Gli scettri e le corone degli imperatori da farsa', rispose San-
cio Panza, 'non sono mai state d'oro, ma di similioro o stagno-
la'.
'E' vero', replicò don Chisciotte; 'poiché non sarebbe giusto
che gli apparati delle commedie fossero autentici, anziché fal-
si e di pura apparenza, come è la stessa commedia, con la
quale, Sancio, io voglio che tu resti amico, e l'abbia nella tua
grazia, e di conseguenza anche quelli che la rappresentano e
quelli che la scrivono, perché son tutti strumenti per far del
bene alla società, in quanto ci pongono a ogni passo uno spec-
chio davanti, in cui si vedono al naturale le azioni della vita
umana, e non c'è nessun termine di confronto che ci rappre-
senti più vivamente ciò che siamo e ciò che dobbiamo esse-
re come la commedia e i commedianti.




E se no, dimmi tu: non hai tu visto rappresentare qualche
commedia in cui s'introducono re, imperatori e pontefici, ca-
valieri, dame e altri differenti personaggi?
Uno fa il furfante, un altro l'imbroglione, questo il mercante,
quello il soldato, uno, uno stupido che ha buon senso, l'altro
l'innamorato stupido; e terminata la commedia, e spogliatisi
dei loro abiti, tutti gli attori restano uguali'.
'Sì l'ho visto', rispose Sancio.
'Ebbene la stessa cosa', disse don Chiosciotte, 'accade nella
commedia e nelle relazioni di questo mondo, dove gli uni fan-
no gli imperatori, gli altri i pontefici, insomma, tutti i perso-
naggi che possono introdursi in una commedia; ma arrivati
alla fine, che è quando la vita termina, a tutti quanti la mor-
te toglie di dosso i panni che li differenziano, e restano.....
uguali nella ...tomba...'.




'Bel paragone', disse Sancio, 'anche se non è tanto originale
che io non l'abbia già sentito molte e svariate volte, come
quello del gioco degli scacchi, che finché dura il gioco, ogni
pezzo ha un suo particolare valore, e quando il gioco è finito,
tutti quanti si mescolano, si uniscono e si confondono, e van-
no a finire tutti dentro una borsa, che è come la vita che va
a finire... dentro una tomba....
(Prosegue...)
















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