giuliano

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IL TOMO

mercoledì 18 aprile 2012

SESSANT'ANNI FA













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Un manoscritto tibetano di Tuen-huang intitolato 'Esposto sul cammino 
del morto', descrive le direzioni da evitare, come tali figurando anzitutto 
quella verso il 'Gran Inferno' che si trova ottomila 'yojana' al di sotto 
della terra e il cui centro è fatto di ferro incandescente.
'All'interno della casa di ferro in inferni d'ogni specie, legioni di demoni 
torturano ed affliggono bruciando, arrostendo e facendo a pezzi'.







Vorrei adesso descrivere il Kar-gyu gompa (il monastero Kar-gyu).
Non è grande, non è molto antico, non è celebre meta di pellegrini e non è un
organismo il cui capo abbia importanza politica, ma appunto per questo è forse
più interessante; è il monastero qualunque; uno come ve ne sono tanti a centina-
ia, nel paese delle nevi.
Ci vivono circa sessanta monaci, compresi i seminaristi che sono una trentina.
E sulle pareti dei suoi templi e delle sue cappelle compaiono raffigurati, in affres-
chi od in sculture, circa 280 divinità diverse.





















Il Kar-gyu gompa consiste di varie costruzioni erette sopra un limitato ripiano,
nel pendio generale del monte, dove si levano alcuni alberi fronzuti, avanzo di
foreste che dovevano rivestire un tempo quei luoghi. La valletta è sacra da se-
coli, ma il monastero è recente.
Dinanzi all'ingresso c'è una fontana dove gli animali si fermano a bere.
Si ricordi che nell'universo buddista ci sono 'esseri viventi', e che nessuna distin-
zione categorica separa il mondo animale da quello umano. Tutti sono degni della
finale salvazione, tutti sono santi in potenza.
















L'animale è semplicemente un essere più limitato dell'uomo, una coscienza meno
individuata e tutta presa dalle necessità elementari ed abbrutenti del cibo, del son-
no, della riproduzione; ma scintilla, l'essenza, che oggi dorme in un bue o in un
mulo, domani brillerà in un uomo o si farà luce cosmica in un Budda.
La storia del mondo è dunque fondamentalmente ottimista; non v'è distinzione
finale di eletti o reietti, né tantomeno predestinazione calvinista. O piuttosto pre-
destinazione c'è, sì, ma nel senso che, alla fine delle fini, dopo fiumi di millenni,
ogni essere verrà illuminato, sarà Budda e si dissolverà nel tutto.







































L'acqua della fontana fa ruotare, scorrendo, un mulino delle preghiere e questo
ad ogni giro tocca un campanino dalla voce allegra ed acuta.
Il mulino vero e proprio consiste in un cilindro alto mezzo metro, rivestito di tela,
su cui sono dipinte in oro delle lettere sanscrite. Dentro stanno innumerevoli stri-
sce di carta strettamente arrotolate con migliaia di formole impresse a xilografia.
La formula più comune è quella celebre: 'Om Mani Padme Hum', che usualmente
viene tradotta così: 'Om (salve), Mani (o gioiello), Padme (nel fiore di loto), Hum
(salve).


















Il gioiello, secondo l'interpretazione corrente, sarebbe 'chen-re-zi', ossia il Dalai
Lama. Ad ogni giro del cilindro è come se la formula contenutavi venisse davvero
ripetuta tante volte con la viva voce quante volte sta lì dentro scritta.
Siccome il mulino lavora, per forza idraulica, ventiquattro ore su ventiquattro, si
faccia il calcolo di quante giaculatorie vengono 'dette' in un mese o in un anno.
Del resto dappertutto nel Tibet si trovano applicazioni ingegnose di simile indu-
stria della preghiera. Prima di riderne si consideri ch'è una manifestazione minore,
popolare del lamaismo: ogni religione che penetri profondamente fra gli uomini
e le donne meno abituati a riflettere od a criticare, ha per necessità degli aspetti
come questo.



















All'ingresso del monastero ci è venuto incontro un lama pasciuto dall'aspetto di
fattore a cui vanno bene gli affari; evidentemente ci attendeva; era l'Om-tse, il
prefetto Yul-gye (Vittorioso sul paese). Avrà avuto una cinquantina d'anni, era
forte alto energico, un po' grossolano; se rideva era badiale, quando si muoveva
pareva dovesse salire una montagna o prendere un demone pel collo; certo
costituiva un terrore per i seminaristi del convento.
Sorrideva a me perché ero lo straniero con le rupie in tasca, ma se l'osservavo
quando si credeva fuori del mio sguardo vedevo i tratti del volto indurirsi, e col-
legavo subito mentalmente la sua mandibola quadrata con le manone delle dita
noccherute, come dovevano fare istintivamente anche i ragazzi del monastero.


























I quali infatti giravano al largo non sapendo ancora se cedere alla curiosità d'-
osservare da vicino lo straniero, e farsi avanti, od alla paura dell'om-tse, ed
andarsene.
Alcuni scrittori europei sembrano dare l'impressione che i lama  costituiscano
una popolazione formata soltanto da saggi pensosi o da asceti capaci di cose
del tutto straordinarie.
Niente di più falso: il mondo ecclesiastico tibetano è vivo, vario, ricco di perso-
nalità d'ogni timbro, forza e colore; è del resto tanto simile al mondo ecclesiasti-
co cattolico che, già fin dal 1845, il missionario Huc ne restò colpito. Trovi, sì,
l'asceta che ha macerato il corpo fino a ridurlo strumento sottile di nascoste
forze psichiche, quasi un sensibilissimo tentacolo umano e naturale, nel sovru-
mano e nel soprannaturale, ma trovi anche il furbo abate ben pasciuto che ti
quadra una situazione psicologica o un problema economico in due balletti;






































trovi l'acido ed antipatico disciplinarista ed il semplicione bonario; trovi il gran
dottore che conosce a fondo il 'Kangyur' ed il 'Tangyur' pur mancando di
scintilla interiore, e trovi il benedetto da dio che s'ubriaca, canta, gioca, fa all'-
amore ed ha nella sua follia saggezza (istinto eretico mai morto) (ed infine
troverai la più atroce ortodossia del dogma della religione senza principio
eccetto che il materialismo incarnato, lontano da ogni dio, da ogni eretico,
da ogni uomo, si chiamerà comunismo o intolleranza, ma è la peggiore orto-
dossia che regnerà negli anni a venire dalla presente).
Ma non è meglio mille volte che sia così?
Chi può provare interesse per delle astrazioni, quando ci sono uomini in
carne ed ossa da conoscere! I lama non sono 'come vorremmo che fossero',
non sono delle figurine irreali dipinte sull'avario o la pergamena - cose da
museo - sono esseri vivi, coi loro difetti, le loro qualità, la loro sagoma inte-
riore, nella luce sottilmente diversa d'una civiltà fondata su premesse diverse.
(Fosco Maraini, Segreto Tibet; foto e disegni di Sven Hedin)













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