giuliano

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IL TOMO

sabato 25 agosto 2012

BUDDY BOLDEN (il temporale)


































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Negli anni che videro nascere il jazz, intorno al 1900, New Orleans non era
famosa soltanto per le sue fanfare le tipiche danze dei nativi, o per i pitto-
reschi funerali, per le festose parate durante le celebrazioni carnevalesce
del Mardi Gras, che duravano otto giorni.
Era famosa anche per i raduni a suon di musica, per i balli all'aperto luogo
soprattutto al Lincoln Park, che aveva preso il posto della Congo Square
nella vita sociale della città.



























Il re del Lincoln Park - ma anche di tutti i luoghi 'uptown' in cui si faceva
musica - era Buddy Bolden, un cornettista, nato nel 1878, che dirigeva un'-
orchestrina il cui organico sarebbe divenuto convenzionale nel jazz delle
origini: tre o quattro strumenti a fiato - una o due cornette, un trombone,
un clarinetto - e tre strumenti ritmici - un banjo o una chitarra, un contrab-
basso e una batteria. Nella formazione non c'era pianoforte, troppo pesan-
te per essere trasportato all'aperto.



















Pare che debba essere riconosciuto a Bolden il merito di aver utilizzato
per primo, nelle esecuzioni orchestrali, materiale tratto dal folklore mu-
sicale negro-americano.
A lui comunque la tradizione attribuisce la paternità dell''hot blues', e
cioè del blues eseguito orchestralmente, con variazioni improvvisate.
E' sicuro ad ogni modo che la popolarità di Bolden nei pochi anni in cui
fu attivo come musicista, era grande: le donne non sapevano resistergli,
e lui non sapeva resistere né a loro né al whisky.


















A causa della sua vita sregolata finì per perdere il senno: nel 1907 fu
rinchiuso in un manicomio della Lousiana, dove morì molti anni dopo,
nel 1931.
Se fu davvero l'inventore del jazz non poté mai rendersi conto del suc-
cesso ottenuto dalla 'sua musica'. Come suonasse e quanto valesse qu-
sto primo 're del jazz' non sapremo mai.
Forse era davvero uno strumentista un po' rozzo, come lo definì Louis
Armstrong (che però era un bambinetto di sei anni quando Bolden smi-
se per sempre di suonare....); forse era un musicista ma soprattutto
uno showman, un uomo di spettacolo, esibizionista, come dichiarò
Sidney Bechet.



















Anche se non fu 'la più potente tromba della storia', come proclamò
solennemente Jelly Roll Morton, che esagerava spesso, fu però proba-
bilmente un caposcuola, un iniziatore.
Un altro trombettista veterano, di New Orleans, 'Papa Mutt' Carey,
ha detto: '...l'uomo che ha dato il via a tutto il jazz è stato Buddy Bol-
den. Sì, era un trombettista potente, e un buon trombettista, anche.
Penso che gli si debba riconoscere il merito di aver dato inizio a tut-
to quanto'.





















Louis Armstrong nella sua autobiografia parla di lui in questi termini:
'Dopo un paio di settimane mia madre, completamente ristabilita,
andò a lavorare presso alcuni ricchi signori bianchi che abitavano
dalle parti del cimitero a City Park.
Felice di rivederla in buona salute, cominciai a rendermi conto di
quello che succedeva intorno a me, e ciò che mi colpì maggiormen-
te furono gli 'honky tonk' nei pressi di casa nostra, così diversi da
quelli della zona di James Alley che avevano solamente un piano-
forte.






















A Liberty Street, Perdido Street, Franklin Street e Poydras Steet
c'erano locali a ogni angolo e in ciascuno di essi si suonavano stru-
menti di ogni genere.
All'angolo della strada in cui abitavo io c'era il famoso Funky Butt
Hall, dove per la prima volta sentii suonare Buddy Bolden.
PAREVA UN TEMPORALE.
In quel quartiere non mancava nulla e anche se logicamente a noi
bambini era vietato l'ingresso al Funky Butt, potevamo sempre a-
scoltare l'orchestra dal marciapiede.
A quei tempi, quando c'era una festa danzante, l'orchestra suona-
va per una buona mezz'ora davanti all'ingresso del locale prima di




















entrare per accompagnare le danze. Questo si faceva ovunque in
città per attirare il pubblico, e di solito funzionava.
Buddy Bolden suonava con tanta forza che io mi domandavo se
avrei mai avuto tanto fiato nei polmoni per suonare la cornetta.
In fin dei conti Buddy Bolden era un attimo musicista, ma secon-
do me soffiava un po' troppo forte e, anzi, forse non soffiava nem-
meno come si deve.
Comunque finì per diventare pazzo, ....e non c'è da stupirsi.....'.
(A. Polillo, Jazz & L. Armstrong, Satchmo la mia vita a New
Orleans)















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