giuliano

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IL TOMO

mercoledì 1 agosto 2012

UNA CITTA' DRAMMATICA: HARBIN










































Harbin (460.000 abitanti) è nata nel 1896, quando il Governo di Pietroburgo,
che tendeva ad espandersi in Asia, obbligò la Cina ad accordare il diritto di
costruire una ferrovia in Manciuria.
Il Trattato, imposto con le baionette al decrepito Impero dei Figli del Cielo,
riconosceva alla Russia anche la concessione di una 'larga striscia di terreno'
sulle due rive del fiume Sùngari per costruirvi una città, destinata agli impiega-
ti ed operai ferroviari ed alle loro famiglie.
L'anno medesimo il Governo russo fondava la famosa 'Chinese Eastern Rail-
way' che doveva rappresentare una parte così importante sul teatro politico
dell'Estremo Oriente. I lavori della strada ferrata furono iniziati con molta
pompa.
La Russia degli Czar vedeva grande.














Il piano ferroviario prevedeva la valorizzazione agricola di intere province e
la costruzione di una 'capitale' per la quale la Cina dovette accordare la con-
cessione di 44 milioni di metri quadrati di terreno. Nel pensiero del Governo
di Pietroburgo la nuova città doveva essere una affermazione della potenza
russa in Asia, contro il Giappone allora appena nascente ma già aggressivo,
e contro l'Inghilterra, allora rivale tradizionale ed implacabile.
I giornali russi parlavano addirittura di una 'nuova Mosca d'Oriente'.


















Lo Stato, l'aristocrazia di Pietroburgo e gli ebrei fornirono i capitali.
Migliaia di russi migrarono verso il nuovo Eden asiatico che apriva le sue
porte dorate e vi portarono il loro amore del fasto, la loro sete di piaceri, il
caratteristico slancio slavo per tutto ciò che è nuovo.
Alla posa della prima pietra di Harbin la Corte imperiale mandò un Grandu-
ca. Gli Czar non immaginavano certamente che con quella cerimonia la Rus-
sia collocava anche la prima pietra della....guerra russo-giapponese e, per
concatenazione, della Rivoluzione bolscevica del 1917.
Nel 1900 Harbin era in piena crescenza.






















La Cina fu obbligata ad accordare una nuova concessione di 33 milioni di
metri quadrati. Tre anni dopo, anche questi erano insufficienti a contenere
la nuova città che aveva già 150.000 abitanti ed il Governo di Pechino ce-
deva altri 56 milioni di metri quadrati.
Alla vigilia della guerra russo-giapponese la Concessione russa di Harbin
aveva una estensione di ben 134 milioni di metri quadrati ed una popola-
zione bianca di 200.000 persone.
Un giornale del tempo scriveva:
'Al ritmo di un aumento di 5.000 abitanti all'anno marciamo irresistibilmente
verso una Harbin di un milione di abitanti! Abbiamo alle spalle tutta la forza
propulsiva della Santa Madre Russia! Abbiamo su di noi la benedizione del
Piccolo Padre, lo Czar'.






















La disfatta russa del 1904 frenò lo sviluppo impetuoso della 'Nuova Mosca'
ed i voli asiatici dell'aquila dei Romanof.
Da base 'offensiva' di una espansione politica, militare ed economica che pa-
reva travolgente, Harbin diventava la base 'difensiva' di una espansione impe-
riale che aveva avuto le ali troncate sugli sfortunati campi di battaglia di Muk-
den e di Port Arthur e nelle acque di Tsuscima.
Lo sviluppo di Harbin si fermò.
La città però si raffinò, si abbellì, investì nel lusso e nelle eleganze gli abbon-
danti capitali che ritraeva dai lucrosi traffici fluviali sul Sùngari e sull'Amur, dal
taglio delle foreste manciuriane, dallo sfruttamento delle miniere d'oro, dai
pingui commerci delle lane e delle pellicce con la Mongolia e con la Cina.
La Chiesa ortodossa tenne ad erigervi basiliche festose che fossero una spe-
cie di proiezione di Santa Sofia verso le immensità dell'Asia.






















Su questa città fortunata e gioiosa si abbatté come un ciclone la rivoluzione
bolscevica del 1917.
In un primo momento la rivoluzione risparmiò Harbin.
L'assenza di un proletariato slavo locale evitò che la rivoluzione scoppiasse
sul posto e vi insanguinasse le strade. Quando Mosca era già a ferro e fuoco,
Harbin conservava intatte le sue pasticcerie.
A Harbin cercarono, anzi, rifugio tutti i ricchi che riuscivano a scappare dalla
Siberia, portandovi i denari che avevano potuto salvare, i gioielli, le loro pel-
licce di zibellino e di ermellino, le loro abitudini di prodigalità e di lusso, i rac-
conti drammatici delle loro peripizie, il loro odio per la rivoluzione, la loro cer-
tezza in un rapido ritorno dello Czar sul trono di Tutte le Russie.
Si accolsero a Harbin anche gli ufficiali di tutte le guarnigioni di Siberia che
si erano rivoltate contro il Governo e vi si adunarono quei battaglioni cosacchi
che, sopraffatti militarmene dalla eruzione popolare, rimanevano spiritualmente
fedeli all'Imperatore ed alla bandiera.
....Harbin visse mesi intensamente drammatici, tra la febbre rivoluzionaria, le
passioni politiche ed i dolori familiari, in mezzo ad una confusione straordinaria
di strati sociali e di stati d'animo.
(M. Appelius, Al di là della Grande Muraglia)


Prosegue in:

http://dialoghiconpietroautier.myblog.it/archive/2012/08/02/harbin-2.html &

http://paginedistoria.myblog.it/archive/2012/08/02/olga-mikhailovna.html











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