giuliano

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IL TOMO

martedì 5 febbraio 2013

E' BUIO SUL GHIACCIAIO













Nanga Parbat!
Sillabe evocatrici per tutti gli alpinisti.
E per milioni di altri uomini.
Gli sono stati dati molti nomi: Montagna del terrore, Montagna del Destino.




Un gigante che si spinge fin nelle nuvole e ha già inghiottito 31 esseri umani.
Che prende solo vittime e nulla offre in cambio.
Sovranità spietata, che incatena gli uomini al suo fascino e non li lascia più
liberi.




Eravamo abbastanza forti per tentare la grande avventura?
Avremmo potuto seguire le orme degli altri che prima di noi erano andati
lassù per combattare, attaccare, difendersi e, da ultimo soccombere?
Avremmo saputo portare a compimento l'impresa in cui altri erano falliti?




Domande angosciose, dominate però da una gioia bruciante.
La gioia della grande, sublime avventura e la gioia di dar prova nel nostro
valore. La fantasia costruiva un'immagine della montagna, ci faceva pregu-
stare le peripizie che vi avremmo vissuto.
Molto ci attendeva, ma la realtà superò ogni nostra aspettativa....




Il primo colpo d'occhio lo ebbimo dall'aeroplano.
Il bimotore Dakota ci trasportò dalle bassure umane nel mondo delle ab-
baglianti e scintillanti vette della terra. Poi, d'un tratto, esso ci apparve.
La sua vista ci annientò e per alcuni minuti nessuno aprì bocca.




Che presunzione pensare di volgere i nostri passi a quella cima!
Quando mi ritorna alla mente questa prima impressione, il pensiero che
poche settimane dopo potei giungere fin lassù mi sembra quasi una fiaba
o un sogno, un magnifico sfrenato, irreale sogno.




L'avvventura da me vissuta su quella montagna fu così grande e violenta
che mi riesce difficile stenderne un racconto ben concatenato.
Sempre nuove immagini mi si presentano a sconvolgere l'ordine cronolo-
gico degli avvenimenti. Immagini che sovrastano il contingente evento u-
mano, che splendono e attirano, fanno ardere il cuore e dimenticare tor-
menti, pene e delusioni.




Ho dinnanzi agli occhi il campo base. E' già ben alto, secondo la nostra
mentalità alpina: quasi 4000 metri sul livello del mare. Ma per l'Himalaya
è ancora pianura.
Infatti esso è situato in una valle morenica, sul bordo di un gigantesco fiu-
me di ghiaccio....
La mia patria e le sue montagne sono a 10.000 chilometri di distanza.




Un'enorme collina morenica.
Si direbbe che la natura provvidente l'abbia messa lì per proteggere il
campo dalle minacciose valanghe che spazzano con fragore di tuono la
parete nord di questo monte regale.
Lo schiantarsi del ghiaccio, i crepitii, i boati, i rimbombi delle valanghe
riecheggiano attutiti al campo base, come se venissero da lontano.




Qui è ancora un soggiorno degli uomini e gli Dèi non hanno su di essi
alcun potere.....
Ma al di sopra della morena s'erge l'immane precipizio di ghiaccio,
alto quasi 4000 metri: la parete nord del Nanga Parbat!
Il ghiaccio brilla sui suoi pendii, mentre uno spesso strato di neve rico-
pre le rocce.
Al sommo si delinea il disegno cuneiforme di un ghiacciaio pensile.




una cresta di neve delicatamente cesellata scende sulla destra.
Dal suo filo sormontato da cornici, costoni nevosi e canali di ghiaccio
di forma stupenda precipitano per migliaia di metri, con un salto che
sembra verticale, sul ghiacciaio di Ganalo.
Una meraviglia della natura, scolpita dal sole e dalla bufera.
Ogni cresta di neve è già per sé...un'opera d'arte....
(H. Buhl, E' buio sul ghiacciaio)













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